Nonsolomamma

il cappotto blu

quando elastigirl e mister i si sposarono era sabato. ma soprattutto era dicembre e sapevano che avrebbe fatto freddo. così la mamma di lui, super w, insistette per comprare, oltre a un abito adeguato all’occasione (“pure le scarpe ci vogliono??? noooo! le scarpe no!” “vuoi andare con quelle vecchie da ginnastica?” “che male c’è?”), anche un cappotto, capo alieno nello striminzito guardaroba del nubendo.
l’acquisto del suddetto cappotto, blu, bellissimo, griffato, aprì uno scontro efferato tra madre e figlio che sosteneva la totale inutilità dell’oggetto paltò e riteneva la spesa un inaccettabile spreco di risorse familiari.
“tu non ti preoccupare! te lo regalo io”, diceva super w.
“non mi interessa! è il principio che conta! io di questo affare non ho bisogno! e poi questo mambrone mi fa schifo”
“e come pensi di presentarti al matrimonio?”
“con la giacca. e dovete pure dire grazie”
“avrai freddo”
“io non ho mai freddo”
“va be’, non mi interessa. te lo compro lo stesso perché un cappotto nella vita bisogna averlo. poi ne fai quello che vuoi”
“sappi che non lo metterò mai. mai in tutta la mia vita. nemmeno se mi torturate”. si concluse così, con questa grande prova di maturità filiale, l’annosa questione del cappotto che fu riposto in un armadio e, in diciassette anni, mai tirato tirato fuori se non per traslocare da una casa all’altra.
ultimamente lo hobbit grande si interessa di moda maschile. E, oltre a preoccuparsi dei suoi muscoli, si interroga sulle combinazioni di abbigliamento che meglio valorizzano la tartaruga addominale, i bicipiti e i pettorali.
“forse è arrivato il momento di avere un cappotto. È un capo elegante che non può mancare nel guardaroba di un gentleman non credi madre?” ha dichiarato domenica scorsa mentre mister i era sul divano, assorto nella lettura del manifesto di due settimane prima perché lui accumula decine di numeri che poi evade tutti insieme.
ed elastigirl ha avuto un’illuminazione.
“credo di avere quello che fa per te. provalo!” ha esclamato trionfante, tirando giù dal secondo piano dell’armadio il cappotto matrimoniale, elegante e nuovo come diciassette anni fa.
“che figo! e come mi sta bene! cosa dici, madre?”
“dico che ti sta benissimo ed è tuo”.
“eh? ce côsa? quello è il mio cappotto!” ha esclamato mister i, destatosi improvvisamente dal torpore domenicale, schizzando in piedi come una marionetta.
“hai giurato che non lo avresti mai messo… sono 17 anni che è chiuso lì dentro”
“e allora? quello è il cappotto mio! da domani voglio mettermelo tutti i giorni”, ha esclamato piccato, prima di ripiombare nelle pagine un giornale troppo vecchio per meritare di essere letto.
“benissimo, amore. come dicevo, questo cappotto da oggi è tuo”, ha ribadito lei.
“che bello, madre. grazie. ma se papà lo rivuole?”
“papà non sa quel che dice, tesoro. non preoccuparti”
mister i ha biascicato qualcosa ancora. lei lo ha minacciato di raccontare tutto a super w e il dossier “cappotto blu” è stato definitivamente archiviato.

14 risposte a "il cappotto blu"

  1. Non posso che ridere, oggi ho minacciato mia madre per acquisti simili, principi un po’ diversi, forse, ma la sostanza è uguale, ho dato prova di maturità filiale anche io… Per fortuna i figli rendono giustizia ai nonni!

  2. Ciao cara Elasti con il cappotto blu hai stuzzicato la mia curiosità: tu che colore indossavi? Io mi sono sposata in comune nel lontanissimo 1970 era una splendida giornata di aprile e avevo un vestitino/soprabito giallo sole con cintura borsa e scarpe bianche …solo pochi anni fa ho scoperto che l’abito (tuttora nel mio armadio) porta una firma oggi famosissima allora sconosciuta così pure la borsa, usata per anni e andata poi distrutta. Ovviamente allora i prezzi erano ben diversi e chi aveva scarse finanze come me puntava alla qualità perché tutto doveva durare! Anche il matrimonio è stato un buon investimento e dura tuttora… un abbraccio da Nonna E

  3. “From each according to his ability, to each according to his needs.” 😉

    Le contraddizioni di mister i…

    P. S. Grazie ancora per il libro!

  4. Allora, Mister I è impagabile come sempre e mi fa morire dal ridere…detto questo, amo leggerti perchè usi parole come nubendo e anche altre più ricercate e chi sa usare bene questa lingua bellissima e difficile che è l’italiano a me piace per principio!!! 🙂 però mi piaci anche perchè usi parole dialettali (ho cercato il significato di “mambrone” su internet :-D) e anche i dialetti hanno la loro dignità oltre a un grande significato per le tradizioni e la cultura di una certa zona e di un determinato popolo (e te lo dice una triestina, città in cui il dialetto è usatissimo, anche quando sarebbe maggiormente opportuno utilizzare l’italiano)… grazie…p.s. ti aspetto a Trieste appena potrai, non perdo le speranze…

  5. Applausi! Ma non ha avuto da obiettare, il pargolo, sul taglio del cappotto? Perché io per esempio ho messo nello staccapanni il mio unico cappotto, che era color pelo di cammello e di fine anni ’00 (ereditato da un’amica più elegante di me), dopo che mio figlio mi ha detto “Sembri una signora degli anni ’80”, arricciando il naso.

  6. Non lo so…le tue fugaci descrizioni di Mister I me lo rendono sempre più simpatico perchè sempre più simile a me [e al mio cappotto rosso ;-)] …

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