Nonsolomamma

un’inondazione in mezzo

il problema, quando si sta da soli con i figli in un luogo lontano da casa con una routine insolita, frequentazioni ridotte, abitudini e supermercati diversi, un lavoro casalingo un po’ cerebrale e lo hot yoga ogni tanto, non è il lato pratico della vita. quello si risolve, bene o male. i piccoli tasselli che compongono la giornata nella città di A – svegliarsi, accompagnare sneddu al campo estivo, controllare che lo hobbit grande studi, scrivere, mangiare, riprendere sneddu, fargli fare i compiti e la doccia, svegliare il grande che nel frattempo si è addormentato, chattare con il medio al campo estivo great  books, preparare la cena, vedere una serie con sneddu – sono abbastanza facili da comporre.
quello che  pesa, ogni tanto, è la fatica di trainare, la responsabilità non condivisa, la mancanza di interazione con un mondo più grande di loro. certo, lei potrebbe buttarsi fuori di casa e frequentare qualcuno, un’amica, altre mamme, ma poi si dice che deve lavorare e non può perdere tempo e si lascia  inghiottire dai vortici dei suoi pensieri.
il difficile è essere sempre felici e propositivi e di buon umore e disponibili e accoglienti. e chiacchierare, anche quando l’adolescente sta zitto, e sorridere, anche quando il grande è antipatico con il piccolo e il piccolo provoca il grande, e lei vorrebbe gridargli addosso che sono due ingrati e che aveva persino preparato la pizza per loro in quel forno da cui esce un fumo che per poco non soffocava.
quello è il difficile.
comunque mister i è atterrato a hartford connecticut, non troppo lontano dalla città di A, massachusetts. pare che sulla strada ci sia un allarme inondazione. ma in qualche  modo, a un certo punto, tornerà. sperabilmente.

16 risposte a "un’inondazione in mezzo"

  1. Ma si può anche non essere sempre felici e propositivi (che poi “felici” è una parola enorme). La grande verità è che nessuno ne morirà! Abbassare le performances materne è fondamentale per la sopravvivenza

  2. Hai descritto i miei sentimenti e la mia vita. Tutti si aspettano che siamo forti e sminuiscono gli effetti fella lontananza.
    Te lo dicono pure :”ma come sei brava…e ma tu sei forte”. Ma per piacere, semplicemente mi tocca e quindi lo faccio. Credo che sia un diritto essere un po’ giù, un po’ sole e/o malinconiche, quello di essere sempre felice è una specie di dovere ( fa parte di quell’insieme di regole di essere giovani e belli e felici). Non dobbiamo essere wonderwoman, ma solo woman!
    Abbraccio a tutte.

    1. Lo dico, nel mio minuscolo, anche io: si fa fronte alle necessità che si incontrano via via. Sperabilmente con un sorriso che aiuta a vivere meglio, ma mica incollato alla faccia!
      La fatica si sente ed è pure doveroso manifestare.

  3. Interessante! Io non ho figli, e non immaginavo questi doveri ehm professionali. La fatica di trainare la capisco, una famiglia non è un gruppo di pari. Ma se non ti mostri felice e propositiva e di buon umore, cosa succede?

  4. Cara Elasti, mi colpisce sempre la profondità che sta dietro ogni tua parola e ogni tuo pensiero. Con stile fresco e apparentemente scanzonato comunichi grandi verità. Oggi quella che ho colto io, anche se non menzionata esplicitamente, può ricondursi ad una categoria, molto scomoda ma irrinunciabile, quella del sacrificio. Ha scritto un autore contemporaneo: “Chi si sacrifica sa amare e consegnarsi completamente senza badare a quanto possa costargli. Si sacrifica solo colui il quale comprende cosa significa sentire, pensare, agire e vivere in nome di un’altra persona avendo come premessa il benessere della stessa. Tuttavia, il sacrificio, a differenza di quello che pensano alcuni, non causa dispiacere né disagi; quando è autentico, porta con sé pace spirituale, benessere ed estasi. La felicità vive anche nel sacrificio”. Cara Elasti, tu sei madre e le madri come te sono quelle che queste cose le sanno meglio di chiunque altro.

    1. che il sacrificio porti a pace spirituale, benessere ed estasi avrei qualcosa da dire. E’ che con il passare degli anni diventa sempre più difficile trainare se si vede che intorno c’è il disinteresse per non dire altro. Le mamme sono persone come tutti gli altri e non esseri soprannaturali immuni da stanchezza, nervosismo e malumore. Se poi vogliamo raccontarla così per coprire l’assenza dei padri allora è un altro discorso.

      1. Beh signore, è tutta una questione di prospettive. Immagino che il senso sia (o quanto meno io lo interpreto così) che si operano delle scelte, tra cui il famoso sacrificio, e ci si aspetta in modo legittimo che queste scelte siano le migliori possibili. In questo caso accanto alla stanchezza non può non esserci una massiccia presenza di benessere, altrimenti la scelta non era quella giusta.

  5. Cara Elasti,
    Mi ritrovo spesso in quel che racconti e in tutto quello che fai per te e la tua famiglia. Pur non avendo figli ma figlie e un compagno che fa un lavoro assai meno prestigioso di quello di tuo marito, ti capisco: gestire, motivare, calmare, interessare, consolare… è stancante. Un marito (straordinario e che amiamo), che avete seguito in America per lavoro, che se ne va anche solo per qualche giorno e ci fa ripiombare nella quotidianità, non fa arrabbiare, ma scoraggia. Per una come me, è perfino peggio.
    Coraggio, tanto poi passa, e lo sai (sappiamo).

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