Nonsolomamma

questa casa non è un albergo

da qualche tempo lo hobbit grande è un pensiero improvviso (dov’è finito? sono tredici ore che nessuno lo vede), una traccia labile su un registro elettronico, una figura evanescente, fauci voraci che saccheggiano il frigorifero e svaniscono nel nulla.
di lui si hanno notizie vaghe: la sconfinata generosità di un messaggio whatsapp che buca inaspettato il silenzio delle comunicazioni (“non contatemi per cena”), la sua giacca in manifestazione dentro una foto su Instagram, la consapevolezza che è sfrenato e felice, la voce della compagna M all’ingresso, per un momento troppo breve.
elastigirl e mister i hanno fatto un giuramento solenne. non diranno mai, nemmeno sotto tortura, la fatidica frase: “questa casa non è un albergo”. eppure è un mantra che risuona nelle loro orecchie e che prima o poi esploderà in tutta la sua diabolica e reiterata inefficacia, generazione dopo generazione.
è tutto normale. «tranquilla, madre”, dice lui incrociandola.
ieri lei gli ha fatto un agguato. lo ha colto di sorpresa in cucina e lo ha baciato tantissimo. lui ha detto “non farlo mai più”. ma lei lo rifarà ancora. e ancora. e ancora.
perché contro l’adolescenza dei figli c’è una  sola arma: resistere, resistere, resistere.

19 risposte a "questa casa non è un albergo"

      1. Baci al posto della fatidica frase? Non pensare di scappatella così. Prima a più la direte: quando non te lo aspetti sentirai la tua voce che le pronuncia e sarà troppo tardi 😄

  1. ieri per sbaglio mi sono ritrovata in borsa un taccuino appunti iniziato nel 2006 e tra le varie annotazioni di clienti, lavoro, idee, c’erano alcuni pezzi di cuore sui figli allora 4 e 2 anni, tra cui una loro breve descrizione, chi sono, cosa fanno, come reagiscono al mondo. Be, figlio 1 sta ancora lì, per fortuna, ci vogliono certi reminder a volte prima di cominciare a credere agli alieni che te li hanno rapiti. Brava Elasti, magnatelo di baci, l’alieno è ancora tra noi

  2. Probabilmente qui l’alieno sono io, non so, però davvero sono l’unica a pensare che a 16 anni (ma non solo a 16, sempre e comunque) sparire per ore ed ore non è giusto?
    Che non può bastare un messaggio per dire “non torno a cena”, e che a prescindere dovrebbe essere una richiesta e non una comunicazione?
    Che partecipare a menifestazioni dovrebbe essere frutto di una discussione con la famiglia a quell’età?
    Non so,la penso in una prospettiva futura di relazioni personali, scelte ed obbligate, e non mi sembra che lasciar pensare che questo atteggiamento sia corretto possa esser formativo.
    Accetto tutti i pareri, davvero mi sento una aliena 😦

  3. io la penso esattamente come te ma…con la consapevolezza di combattere una battaglia persa. Io continuerò a pretendere rispetto (perché questo è comunicare e chiedere permessi alla famiglia) ma tra sbuffi e borbottii faranno sempre più ciò che vogliono, semplicemente perché l’abbiamo fatto anche noi.
    Per adesso però almeno fino alla maggiore età, TENIAMO DURO!

    1. Io non ho fatto quel che volevo, non in questo senso è sono molto ma molto lieta di aver avuto questo genere di rapporti familiari.
      Davvero, non è solo una questione di rispetto perché credo che si possa trasmettere e manifestare in molti diversi modi, la vedo proprio nell’abitudine ad una disciplina che ad un certo punto.diventa indispensabile.
      Se facendo molta fatica riesco ad immaginare un rapporto con una fidanzata o con gli amici fondato su questa “libertà” (che poi per me libertà è altro, ma veniamoci incontro e comprendiamoci lo stesso), non riesco ad immaginarlo lavorativamente ad esempio, o nella gestione dei figli futuri.
      Mi si dirà: certo ma è un adolescente e capirà da solo. Condivido, ma perché bisogna fargli fare il quadruplo della fatica per adattarsi poi a qualcosa che fino a quel momento non gli appartenuta?
      Sia ben chiaro che son convinta che gli hobbit son seguiti e che hanno una famiglia che non li lascia allo sbaraglio. La mia è solo una riflessione da 42enne senza figli che si pone delle domande rispetto alle tendenze che vede attorno a sé.

      1. I rapporti con i genitori e con il resto del mondo sono cose diverse, molto diverse.
        Il fatto di comportarsi in un certo modo in famiglia non implica affatto che non ci si sappia comportare in modo diverso con amici e tutti gli altri. Sono in gioco dinamiche diverse. Almeno secondo me.

  4. Per questo per noi papà è molto più difficile….se ci provo io con il mio quasi diciottenne più alto di me di oltre 20 centimetri penso che gli instillerei il dubbio di essermi impazzito. Oppure ubriacato. E non so mica quale sarebbe meglio. No, per voi mamme è molto più facile (almeno con i maschi!)

  5. Bello essere riuscita a sbaciucchiarlo! Io ho sofferto la sera che ha rifiutato il bacio della buona notte dicendo “vade retro satana”, sì che la frase era uno scherzo, ma il bacio non l’ha più voluto e quel ch’è peggio : il fratello ( 5 anni di meno, stessa camera) non l’ha più voluto neppure lui per sentirsi grande pure lui…

  6. Daglieli i baci …quanti ne vuoi !!!
    Loro si discosteranno un po’ a quelle etá ma poi ne impareranno il significato e quando saranno adulti sapranno ridarteli loro con uguale tenerezza !!!
    ( una mamma di figli …quarantenni !😘 )

  7. Non ho figli ma ricordo con vergogna certi “eccessi” adolescenziali (niente di che: qualche manifestazione e qualche abito troppo scosciato, battute osé e un po’ di arie che mi sono data). Sono rientrata nei ranghi da sola e provo pena per quelli che invece, a quarant’anni, sono rimasti e scrivere sui giornaletti di partito e vanno al centro sociale convinti di essere vittime della società e arrabbiati con il mondo, per quelle che a 40 anni stanno ancora a scambiarsi i vestiti per cercare di fare colpo, o che si fanno le arie per sentirsi migliori degli altri. L’adolescenza mi ha traumatizzato così tanto che non voglio riviverla neanche attraverso un figlio!

  8. In effetti, a una domanda del Figlio adolescente: ” Eh! Mamma, cosa dici, questa casa è come un albergo?”
    Ho risposto: “Questa casa non è un albergo, mi sembra di più la Stazione di Milano . . . chi va, chi viene, amici che arrivano, gruppi che escono . . . bagagli smarriti o depositati momentaneamente . . . cucina sempre in fermento (tutti e tre i figli, sia figlie che figlio, sanno cucinare anche per una piccola comunità!) . . . quando capita, persino chi dorme sul divano!”

    Poi, sono cresciuti e, non ci crederete, qualcuno se n’è andato prima e qualcuno poi. Qualcuno è tornato . . . e sono arrivati i nipoti! Non sono ancora riuscita a sentire la famosa “sindrome del nido vuoto” . . . anche se ci sono periodi in cui la famiglia si riunisce e, pur essendo un paio di regioni più a nord, mi sembra di leggere le tue cronache dalla casa dei nonni di Bari!!! Un allegro caos di gente e di discorsi.

    Ciao, Fior

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