Nonsolomamma

87

“A due minuti da qui sta una delle pizzerie migliori di Napoli però c’è sempre una fila enorme. Ma voi potete prendere il biglietto con il numerino, venire in camera a rilassarvi e poi tornare quando è il vostro turno”, aveva detto il padrone del b&b.
Così ieri sera abbiamo seguito il consiglio.
Avevamo il numero 12 e servivano il 14. Al cento ripartivano da zero. 98 numeri davanti a noi. Davanti alla pizzeria un girone dantesco di gente in attesa. Ci siamo sentiti furbissimi e siamo andati a farci la doccia e a poltrire.
Quando siamo tornati erano al 26. 14 numeri oltre il nostro. Avevamo sottovalutato il pizzaiolo. Anzi, i pizzaioli perché erano uno squadrone, come io mi immagino i fuochisti del Titanic.
Ma a quel punto mangiare quella pizza, servita in sole due varianti (Margherita e Marinara) uguali a se stesse dal 1870, era diventata questione di vita o di morte. “Prendiamo un altro biglietto”. Il giovane all’ingresso non ha battuto ciglio: 87. “Che vuoi che sia? Solo 61 numeri”. Erano le otto e mezza. “Da qui adesso non ci schiodano nemmeno le ruspe”. Siamo naufragati nella massa in attesa: due ragazze iraniane velate che facevano ciao alla madre su Skype, un’americana seminuda, una decina di energumeni locali molto prestanti, una ragazza tedesca sola e placida, svariati francesi, tre amiche napoletane, un olandese che ha cercato di corrompere il ragazzo dei numeri con dieci euro. Gente elegante, gente improbabile, gente sprovveduta, gente inserita, un coreano che ci ha regalato il suo 81 perché una comitiva di beneventani gli aveva dato il 72 in un traffico probabilmente illecito.
“Scusate, Come funziona?” ha chiesto un ragazzo sui vent’anni. Aveva un amico, un accento del nord e l’aria stordita e candida dello hobbit di mezzo. “Potrebbe essere uno dei nostri figli”. Mister I si è intenerito. “Va bene. Allora prendo il numero e ci mettiamo, il mio amico e io, a giocare a carte poco più in là”.
Nel frattempo erano le nove e tre quarti e io ero passata a livello “trascendenza estatica”. Non mi importava più dell’ora, del tempo, della stanchezza (ero sveglia dalle 410 del mattino). Galleggiavo trasognata sulla folla. Mi sono seduta per terra. Accanto a me due tizie inglesi divoravano due Margherite da asporto leccandosi le dita. Ero felice. Non lontano, i cassonetti dell’immondizia. Poi mi sono ricordata dei topi, della regola (o leggenda metropolitana?) dei quattro metri di distanza certa tra un essere umano e un topo nei contesti urbani. Forse in quel punto i metri diventavano pure meno. Mi sono alzata.
Alle dieci e mezza hanno chiamato l’81.
La pizza era commovente.
“Ce l’abbiamo fatta anche noi! Buon appetito!”. Al tavolo accanto si è seduto il ragazzo stordito e candido, ci ha sorriso e salutato.
“Non cercare di impedirmelo!”, ha sibilato Mister I. “Perché dovrei?”
Così, alla cassa, lui ha pagato anche le pizze e le birre del ragazzo e del suo amico, di nascosto, e poi se ne è andato, senza voltarsi.
“Poteva essere uno dei nostri figli. E mi piacerebbe che anche con loro le persone fossero gentili in modo inaspettato. Il karma funziona così, sai?”

8 pensieri riguardo “87

  1. Sottoscrivo totalmente l’ultima frase. Mi comporto allo stesso modo. Anche io spero che le mie figlie incontreranno gente gentile e bella sul loro cammino.

  2. Che meraviglia la gentilezza, chissà se i ragazzi ne faranno tesoro e ricambiranno una piccola gentilezza ad altre persone e così a catena.😍

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