se per caso qualcuno fosse passato da un aeroporto del nord o da uno del sud questa mattina e avesse avvistato:
uno hobbit piccolo febbricitante con la faccia coperta da una cuffia da piscina calata sulla testa giù fino al collo, convinto di essere spiderman nero,
uno hobbit grande verde in volto, atterrato dal solito virus intestinale, che cantava un motivetto sconnesso in un idioma incomprensibile, sostenendo che fosse latino,
una tizia con i capelli a carciofo, lo sguardo stralunato e un microbbit riflessivo al collo,
un tizio stravolto, unico in maniche corte in un mondo con il cappotto, che portava una maglietta con la scritta "da vicino nessuno è normale",
avrebbe avuto un incontro ravvicinato con l’elasti-famiglia e con i suoi sgaruppati componenti, in viaggio tra milano e bari, dove sono stati accolti da super w e mister brown, i genitori di mister incredible, e dalla zia matta con aggressive unghie color melanzana.
in questi quattro giorni pugliesi:
lo hobbit grande deve sconfiggere il virus, giocare a soldatini con mister brown e fare i compiti,
lo hobbit piccolo deve farsi passare la febbre, affrancarsi dalla cuffia, ultima delle sue numerose manie, e mandare una cartolina a marìotereso, il suo amico immaginario rimasto dentro il muro della cucina,
il microbbit deve conoscere la nonna memé, la sua bisnonna, e nient’altro perché i minuscoli non devono essere messi sotto pressione con troppi obiettivi,
mister incredible deve spegnere il computer, dormire e portare elastigirl a guardare il mare,
elastigirl deve spegnere il computer, dormire, portare mister incredible a guardare il mare e dipingersi le unghie color melanzana.
close the door scusa non te la prendere, ma sei pesate come un ferro da stiro (ti prendi tanto sul serio!) personalmente a me piace leggere anche qualche post graffiante, anche perché mi pare che nessuno esageri. Antiprefiche è carino, rende l’idea: le adepte (io per prima) sono sempre felici (ottusamente?) di quello che scrive Elasti e se ne rallegrano, proprio l’esatto contrario delle prefiche che piangono sempre. Per quanto riguarda "teruna" mi è sembrato che il tono fosse affettuoso, suvvia non abbiamo sempre paura delle parole.
tabata