Nonsolomamma

L’Avana in superficie

Quattro giorni non bastano. Forse nemmeno quattro mesi o quattro anni.

Infatti io, dell’Avana, non ho ancora capito nulla. Però prendo appunti. Appunti superficiali, impressioni, numeri, scemenze, parole.

Ci sono zone dove manca la luce, anche per varie ore. Non a casa nostra,  perché siamo in una zona di ospedali, ci hanno spiegato. Per questo abbiamo scelto questo appartamento al primo piano.

Il wi-fi è un problema. C’è ma è a tempo e si prende solo in un angolo estremo della cucina, appollaiati su uno sgabello o accoccolati su una piastrella. La linea è lenta e discontinua. Credo sia un problema comune ovunque. 

Oggi, nelle mie peregrinazioni, ho raggiunto una zona all’apparenza elegante, non lontano dall’Hotel Nacional che è un’istituzione. Un ragazzo portava enormi bocce di acqua. “In quest’area manca. Non esce dai rubinetti”.

L’acqua corrente, che un tempo si poteva bere, oggi non è potabile. Bisogna prendere quella in bottiglie di plastica da mezzo litro: 150 pesos, circa 33 centesimi di euro, l’una. Oppure bollire quella del rubinetto per tre minuti. Abbiamo cominciato a bollirla ma sul fondo restano pietruzze di calcare. 

Le farmacie non hanno le medicine anche se gli ospedali restano un’eccellenza. 

Una lezione di yoga di gruppo costa 100 pesos, circa 20 centesimi.

Ieri siamo andati al cinema. Abbiamo visto un film di zombi cubani. Era una critica feroce, non esattamente velata, alla società cubana. Molto divertente e molto amaro. Si chiama Juan de los muertos ed è prodotto dall’Icaic, l’istituto del cinema cubano che mostra una certa libertà e parecchia autoironia. L’ingresso al cinema costa 10 pesos, 2 centesimi di euro, 15 volte meno di una bottiglietta di acqua. La cultura a Cuba è quasi gratis, come la salute e l’istruzione.

Per muoversi ci sono gli autobus ma non sono affidabili (“puede venir como no puede venir” diceva oggi un signore) oppure i taxi collettivi che si possono fermare per la strada e costano circa 200 pesos per 5 km (50 centesimi) o quelli privati, dieci o venti volte più cari. 

Io cammino perché mi piace. Ma dalle 12 alle 15 non è possibile: si rischia di star male per il caldo. E anche negli altri orari andare a piedi è una pratica estrema.

La città è piena di spazzatura, ovunque, e di persone che frugano nei cassonetti alla ricerca di cibo, cose, chissà. 

L’impressione è che qui niente sia facile ma tutto sia possibile. 

Un pensiero riguardo “L’Avana in superficie

  1. La badante di mia mamma è cubana, e i suoi racconti sono sconfortanti. Lei vive a l’Havana, e non si azzarda ad uscire di casa dopo il tramonto. Troppi drogati, mi ha spiegato. Aggrediscono le persone.

    A Cuba si muore letteralmente di fame, ma non nelle zone ricche, dove ci sono i turisti. Lì ci sono corrente, acqua, e guardie che impediscono ai disperati di entrare.

    La badante ha un nipotino di due anni. Prima lo stato passava il latte artificiale, poi le dosi si sono ridotte. E il latte artificiale dello stato spesso è allungato da sostanze che fanno male alla salute. Quindi va comprato il latte online, che costa caro.

    Nei negozi manca tutto, olio, farina. Niente gas, quindi si cucina con l’elettricità. Ma in molte zone di Cuba l’elettricità non c’è.

    Anche i medici stanno scappando da Cuba. Una oncologa, amica della signora che mi parla di Cuba, stanca di diagnosticare mali non curabili, per mancanza di medicine, è scappata in Messico. Da lì spera di arrivare negli USA.

    Per poter fare il cesareo, la figlia della signora, ha dovuto comprare, online, un kit da consegnare ai medici dell’ospedale. Probabilmente con quel kit, che doveva bastare per una sola persona, sono nati altri bambini.

    Tutta la famiglia della badante sta scappando, chi verso l’Italia e chi verso gli USA, dove comunque la vita non è facile.

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