«Come state?» «Meglio» «Avete la febbre?» «Non più» «Ve la sentite di andare dai nonni a Bari?» «Sì». Mentre loro, i maschi, sguazzavano nello stagno melmoso dell’influenza K, io – Candy Candy infermiera – mi ero rimpicciolita tra un termometro e uno sciroppo, tra un riso in bianco e una mela a spicchi sottili. Quel sì è stata la luce in fondo al tunnel di vacanze saltate e penombra, di plaid e binge watching.
Il 31 dicembre abbiamo caricato la macchina di pochi regali e troppe borse, perché «tanto mettiamo tutto nel bagagliaio». Siamo arrivati a Bari senza accorgercene, attraversando un bel pezzo di geografia italiana, dalla morbidezza romagnola alle colline marchigiane, costeggiando i boschi abruzzesi delle famiglie neorurali, attraversando il Molise che prima o poi bisognerà esplorare fino ad approdare in Puglia che non vuole dire niente perché è troppo lunga per potersi illudere di avere raggiunto la meta.
La tavola era imbandita di leccornie per Capodanno, compresi i panzerotti. I maschi portavano la mascherina, ciondolando. Gli ospiti ci bullizzavano un po’ ma ci volevano bene. Aspettare la mezzanotte non è stato facile, per noi creature torpide, figlie della variante K.
In questi giorni lenti, il grande scrive la tesi, il medio studia diritto privato, Sneddu sta nel chill, spesso a letto («Ma non hai compiti?» «Tranquilla, Cla»). Io cammino sul lungomare, bevo espressini, mi lascio attraversare dai miei fantasmi, buoni e cattivi. I nonni risolvono problemi, la zia matta impazza prima di tornare in Lesotho, lo zio con l’orecchino al naso ha dovuto disdire il laser game familiare che è uno degli appuntamenti più attesi dell’anno, ma richiedeva molta più energia di quella a disposizione. Mister I è andato un paio di volte nel suo bar libreria di riferimento, ha ribadito la superiorità di questa città e si è ammalato di nuovo, peggio di prima.
Adesso sta al buio, dorme sempre, tossisce spesso e, su consiglio dell’implacabile zio medico, ricorre all’artiglieria pesante della farmacologia occidentale.
Lo lasceremo qui e rientreremo a Milano senza di lui.
Da qui in poi l’anno nuovo non può che migliorare.