Il medio è stato in Cina. Già proprio in Cina, per otto giorni. Il papà di un suo amico doveva andarci per lavoro. Per amore, per generosità, per follia, per grandezza ha deciso di portare con sé il figlio e il medio. Mentre, seduta sul suo letto, lo guardavo preparare i bagagli, ha avuto molto da ridire sulla nostra gestione familiare: «Quando avrò una casa mia, l’organizzazione sarà completamente diversa. In questa casa fate un sacco di errori». «Per esempio cosa cambieresti?» «Comprerei scorte di deodorante: tantissimo deodorante. E anche scorte di dentifricio e di spazzolini da denti. Tipo sette tubetti e dieci spazzolini» «E oltre alle scorte cos’altro cambieresti?» «Il discorso scorte è piuttosto rilevante. È inutile che tu faccia finta che sia cosa da niente».
Poi abbiamo scaricato entrambi Wechat, perché Whatsapp in Cina non funziona, e, all’alba del giorno dopo, lui è andato. Su Wechat si posso fare moltissime cose, come inviare pinguini danzanti e pacchetti rossi con dentro soldi. Tuttavia non ne ho approfittato quanto avrei voluto e potuto.
Faceva videochiamate nella sera di Nanchino o di Shanghai per raccontarmi che lì erano 40 anni avanti e che c’erano musei della rivoluzione e che i bambini lo fermavano per strada e mangiava benissimo a prezzi stracciati. Al ritorno, ieri, è partito da solo e, all’aeroporto di Shanghai, è stato adottato da un gruppo di 60 napoletani che ringrazio.
Nel frattempo il grande ha dato gli ultimi due esami e ha consegnato la tesi, Mister I non è partito per Londra, per Bari o per un imprecisato altrove. Però vive su un fuso orario bizzarro, quasi come il medio in Cina: si sveglia alle 4 e sostiene di essere perfettamente riposato, salvo crollare sul divano alle otto e un quarto la sera, dopo i primi tre minuti del primo episodio di una serie che non riusciremo mai a cominciare. Sneddu è contento perché da Shanghai il fratello oggi gli ha portato dei boxer fintamente griffati che lui può esibire da sotto i jeans, aggiungendo un tocco di classe al suo stile maranza.