C’era il sole. Nel quartiere di Noailles abbiamo pranzato per strada con delle crêpes algerine (scopro ora che si chiamano Mhadjeb) a base di spinaci e pomodoro e aglio. Sneddu ha preso anche una pagnottina fritta, ripiena di patate e di una proteina non meglio precisata. Poi, al Vecchio Porto, si è reso conto di avere ancora spazio, così ci siamo seduti in un caffè con vista mare, come due veri signori, e ha ordinato una crêpe al caramello e burro salato, perché a 16 anni il metabolismo è un derviscio rotante.
Camminavamo felici perché Marsiglia ci mette di buon umore e, proprio sotto il Fort Saint-Jean c’era una luce bellissima e ho detto a Sneddu: “ti faccio una foto” e lui mi ha redarguito: “Cla!” e così gli ho proposto di farla lui a me. È stato allora che sono comparsi. Una coppia, lui e lei, sulla settantina, abbastanza eleganti, locali e incontenibili: “Ve le facciamo noi le foto! Ma non lì, qui! Ehi, spostatevi tutti ché questa madre e questo Sneddu devono mettersi in posa”. Lui ci ha regalato una cartina della città e poi ci ha spiegato cosa avremmo dovuto vedere, fare, mangiare. Lei snocciolava prezzi degli autobus, ubicazione dei bagni pubblici, gratuità dei musei, in un frullatore di consigli e parole. E il vortice ci ha risucchiati. Liberarci dai nostri nuovi amici non è stato semplice. Ci siamo inerpicati sulla fortezza, ci siamo nascosti negli angoli, abbiamo strisciato contro i muri, ci siamo finti morti e alla fine li abbiamo sorpresi a irretire altri turisti ma senza dolo, senza secondi fini, con il solo scopo di stordirli di parole, amabilmente. Forse di mestiere fanno questo.
Nelle prime ore a Marsiglia, siamo rimasti incantati dalla street art, dai tavolini in piazza, dalla gente che si gode il privilegio del mare, dalla tettoia di Norman Foster che ribalta il mondo, dai colori dolci del pomeriggio, dai tavolini nelle piazze, dalle scale, dai tunnel, dalle baguette, dalle cento città in una città.
A cena eravamo ancora satolli dal pranzo e abbiamo mangiato pomodori e cioccolato sul divano, sotto una coperta pelosa di un appartamento, trovato grazie allo scambismo di case che è un’invenzione magnifica, quasi come Marsiglia.