Marsiglia sono tante città in una sola. Tanti piani, tante scale, tanto vento e tanti chilometri. Marsiglia sono i dolci arabi durante Ramadan, dolci di colori improbabile e la gente che, per comprarli, fa la fila a tutte le ore. È una casa piena di piante e di luce, freddissima fino a quando non abbiamo scoperto come si giocava con il riscaldamento. È un cassetto del comodino aperto per errore, con dentro un bizzarro sex toy di un colore ipnotico. È una vetrina piena di armi, un negozio di cose per la casa (“Voglio tutto, grazie”), murales spettacolari persino sui camini delle case, il sarcasmo di Sneddu e le sue stordite, commoventi attenzioni. Marsiglia è la ricerca di posti buoni dove fare colazione, un ristorante siriano-palestinese, i giochi con Sneddu in attesa del cibo. È una metropolitana, un autobus e un altro ancora per andare a camminare alle Calanques, che sono insenature rocciose spettacolari. È un vento che ci porta via, un sentiero impervio, calette commoventi, mettersi e togliersi la giacca, la disorganizzazione (“Perché non abbiamo portato l’acqua, Cla?”), le scarpe sbagliate per camminare, lo stupore per uno scorcio che toglie il fiato. Marsiglia è la salita a Notre Dame de la Garde e la scoperta che tutti i turisti che non abbiamo mai incontrato sono lì. È ville magnifiche, sentieri ripidi, la primavera tra i rami, il lungomare in festa, sdraiarsi su uno scoglio al sole e fingersi in estate. Marsiglia è una città antica, vicoli stretti, ancora scale, l’acquisto di una felpa, un campo da calcio con il ritratto di un rapper. Marsiglia è una vacanza, il sonno ininterrotto, il tempo sospeso del presente, una medicina, una bolla di felicità.