Nonsolomamma

normali mai

a edimburgo l’elasti-famiglia ha dormito nella guest house di johanna che gestiva da sola il traffico di 25 stanze, probabilmente grazie all’aiuto della cocaina. johanna sorrideva sempre e dispensava preziosi consigli di vita.

a callander l’elasti-famiglia è stata ospite della fattoria di rita, una signora ciclotimica che un giorno era garrula e logorroica e un altro ombrosa e acida.

a ullapool l’elasti-famiglia ha trovato l’alberghetto di manfred, un tedesco trapiantato in terre aspre e battute dai venti, per amore. manfred non sorrideva mai e se avesse potuto avrebbe volentieri fatto fuori gli hobbit.

a aviemore l’elasti-famiglia soggiorna nel bed&breakfast di laureen, nevrotica snob, uscita da un film di woody allen.
laureen usa lenzuola di lino e tovaglie ricamate ma a colazione lesina sul latte, concede non più di un toast a testa e quando lo hobbit grande le ha chiesto di avere una doppia razione di coco pops le sono venuti i sudori freddi e si è dovuta sedere.

7 risposte a "normali mai"

  1. Ovvio, Elasti, normali non ci piacciono.

    Ho un amico in germania che d’estate lavora in una ditta che produce coco pops e probabilmente lo pagano in coco pops (non ho mai capito bene e non ho mai approfondito al questione) visto che quando sono andata a trovarlo e ho aperto la porta di casa sua sono stata travolta.
    Se vuoi la prossima volta che vado a trovarlo porto anche il tuo hobbit. Si divertirà 🙂

  2. Uno dei viaggi più belli della mia vita è stato proprio in Scozia.
    Un road trip con una Seat Ibiza affittata su suolo straniero.
    Avevo sedici anni, era l’estate tra la prima e la seconda liceo (classico, oui oui) ed ero con il mio caro papà.
    Una tappa fu proprio Aviemore.
    E poi Inverness, Kyle of Lochalsh, l’isola di Skye, Fort William, Oban, Glasgow ed Edimburgo.
    Che meraviglia.

    Peccato per mio padre, che sosteneva di sapere l’inglese, perché “All’università avevo preso 30 ad un esame d’inglese” (“Sì pa’, ma anche 30 anni fa, però…”) e mi faceva fare figuracce ogni due per tre. Come quella mattina in cui, durante la colazione, accanto al nostro tavolo passò un bimbetto di due anni o poco più e lui, con gli anglosassoni genitori a portata d’orecchio, cinguettò: “Nice DICK!” anziché “Nice Kid”.
    Cioè “bel cazzo” al posto di “bel bambino”.

    Poi ci si chiede perché i figli tentino di nascondersi dietro alle teiere o dentro alle ciotole di porridge.

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