“elasti, lascerai il tuo banchetto in redazione!”
“in che senso, scusa, elasti-capo?”
“nel senso che lascerai il tuo desk, la tua cassettiera, il tuo computer e le tue carabattole. che poi è anche una bella occasione per fare ordine in quella montagna di scartoffie”
“lascerò anche LEI…?”
“certo, lascerai anche la collega”
“ma LEI non è solo la collega. C è la mia amica, la mia compagna, la mia interlocutrice, C mi ha accompagnata a fare la prima ecografia dello hobbit piccolo nella pancia, C legge con me i giornali e commenta il mondo, C oggi aveva delle scarpe bellissime… C è… è come la mia fidanzata!”
“bene, elasti. bando ai sentimentalismi: da domani avrai una tua postazione al centro della redazione. starai in pianta stabile nell’olimpo dei capi”
“vuoi dire che da domani siederò in mezzo al voi senza possibilità di tornare al mio posto? da domani starò nel caos? con i telefoni che suonano senza sosta? le domande da cento milioni di euro a cui non so rispondere? le riunioni in viva voce? le liti, le cazziate, lo sfinimento? da domani sarò seduta lì? dove se prendo un appuntamento dal ginecologo lo sa anche l’ultimo degli stagisti? da domani per sempre?”
“esatto, cara!”
“ma… in cambio di tutto questo… ehm… onore? riceverò qualcosa?”
“elasti, non capisco che vuoi dire”
“beh… no, niente. in effetti non voglio dire niente”
“se vuoi dirmi che sei felice, puoi”
“grazie”
“prego, elasti”