Nonsolomamma

un popolo dicchiù

qualche tempo fa elastigirl ricevette un messaggio di posta elettronica che iniziava così: "cara elastigirl, mi chiamo nicôla e manco a farlo apposta sono di bari, come tuo marito…".
lei lo lesse a mister incredible, per telefono, e lui commentò laconico: "siamo proprio un popolo dicchiù" (= noi baresi siamo superiori, fichissimi, ineguagliabili).
questa è la storia di
nicôla:
 
nicôla viene da bari, ama le orecchiette, le cicorie, le cime di rapa, il caffé e una ragazza finlandese che chiameremo, per comodità, tuulikki, ché in finlandia hanno nomi agili e di facile pronuncia.
nic
ôla, per motivi ignoti ai più, è iscritto all’università di poznan, in polonia, dove studia interlinguistica seguendo a distanza corsi in esperanto. si definisce linguista marxista, ha imparato a ordinare la birra in polacco e, durante i rituali di socializzazione, rigorosamente alcolici, erudisce gli amici slavi con universali e indispensabili passepartout come la canzoncina: "c tu marì, vué ben a mmé u cor mé u dok a ttéé".
tuulikki studia islandese e italiano all’università di reykjavík e nicôla, passionale e impulsivo come ogni barese che si rispetti, si è trasferito lassù per stare accanto all’amata.
nicôla e tuulikki comunicano nella lingua dell’amore che, nella loro personale interpretazione, è l’esperanto.
nicôla si mantiene in islanda facendo il ragazzo alla pari e accudendo un vichingo di anni uno che emette suoni gutturali e incomprensibili. "dopo aver cambiato da solo il pannolino al vichingo nano mi sono sentito invincibile e indistruttibile" – racconta – e la lacerante nostalgia per le cime di rapa si è fatta sopportabile.
nel frattempo l’islanda è andata in bancarotta, il governo è crollato e
nicôla si è iscritto ad un corso accelerato di islandese, dove la maestra gli fa i complimenti per la pronuncia, "ma non c’è niente di più facile per un barese, le vocali sono come nel mio dialetto".
il sogno di nicôla è una casetta in islanda, in campagna con una serra in cui coltivare cime di rapa e cicorie, "e in un angolo delle rose rosa, che piacciono tanto a tuulikki".

41 pensieri riguardo “un popolo dicchiù

  1. siamo sicuramente un popolo temerario e avventuroso, passionale e ottimista… la “razza barese” è un mix di popoli che sono passati dalla notra terra nei secoli, e ci hanno lasciato la loro forza… e la passione per la conquista 🙂

    ErY

  2. Dicchiù da la che di qua ……..
    Non ci stanno con la testa questi baresi, loro e le loro cime di rapa!
    – avvocato preferito –

  3. Nicola è meraviglioso veramente! E’ proprio dicchiù!
    Ho provato a pensare me stessa medesima nelli panni di Nicola, l’Islanda, il freddo becco, i nani vichinghi, e la casetta ner bronx innevato e mi è parso un eroe.

  4. Elasti!
    Ho pensato che, sempre che non lo conosca, al tuo amico esperantista ni ci farebbe piacere leggere il blog dell’amico mio Irnerio – ribattezzato nella lingua dell’amore “Kateninda Frenezulo”,ovvero: pazzo da legare, – che appunto è scritto metà in italiano e metà in esperanto (lui voleva solo l’esperanto ma non se lo cagava manco Nicola:)
    questo è il link.

    http://fortikajxuloesperantablogo.blogspot.com/

  5. rifletterei anche sul fatto che Nicola bada un bambino di un anno!! solo nei paesi nordici un uomo è considerato alla pari di una donna veramente (bada bene non il contrario!).
    da noi può succedere di lasciare un bambino con IL babysitter? nooooooo,perchè il ruolo materno è sacro e semmai delegato ad altra otenziale madre!
    grande Nico , grande islanda, grande Claudia che ci hai fatto conoscere questa storia.
    evviva le cime di rapa island!
    paola

  6. e vai….
    oggi si mangia cime di rapa,cavatelli (migniuicch) e alici da buona barese e alla salute del bravo Nicola.
    Forza…che ce la fai
    Ciao Antonietta

  7. Quotone al #10 !
    A mio parere, da noi, il femminismo di barricata ha sostanzialmente portato le donne, esseri ineguagliabili ed irrangiungibili, ad imitare malamente i maschi mutuandone i lati peggiori, una sorta di regressione evolutiva, in pratica (non tutte le donne beninteso, ma troppe probabilmente sì).
    Da loro, nei paesi del nord europa, la civiltà ha fatto invece crescere gli uomini portandoli quasi al livello delle donne.

    Antropologicamente parlando, sono avanti anni luce 🙂 !

  8. Evviva Nicolaaaa!!! Mi piace, mi piace, mi piace…. io sono giá il prodotto di un euromix quindi adoro i viaggiatori astrali!
    Per le cime di rapa in giardino peró temo il peggio… giá qui dopo 10 giorni di temperatura sotto zero il mio caro limone si é reincarnato in un limone di Amalfi… snif!

  9. Ci si può innamorare dell’amore degli altri?

    Il mio Nicôla è Nicòla, ed io non mi chiamo Tuulikki, anche se ho un nome relativamente raro. Ma la loro storia d’amore mi ricorda tanto quello che sto vivendo.

    Grazie per aver condiviso con noi queste splendide parole

    G.

  10. eppure cominciano piano piano anche in Italia i “tati”. io personalmente, quando cercavo baby-sitter, ho ricevuto una telefonata da un ragazzo, ma non me la sono sentita… che fifona!

    I.

  11. Caro Colìn, e che ne dici di piantare pure due polpi e qualche cozza pelosa? Elasti, per favore, ora che sei VIP, fai arrivare a Milano un po’ di “crudo” per tuo marito…vedrai che tonerà più spesso da Londra! 😉
    Antuan

  12. un suggerimento per nicôla:
    ha mai pensato di offrire alla nordica fidanzata una variante della tiella (per i comuni mortali pataterisoecozze), magari mettendoci la famosa salsa di lamponi che trovi all’ikea al posto del pomodoro?
    Sarebbe perfetta! Un piatto fantastico, che potrebbe chiamare ‘aarnakaarnabeestarna’.
    Non trovi?

  13. sono d’accordissimo con Max Hunter (commento #13) trovo anche io che per molte donne, purtroppo, l’idea di parità si sia tradotta nell’emulare i lati peggiori degli uomini e di spacciare questo come baluardo di libertà. non sono la sola a pensarlo, dunque!

    bellissima storia, ad ogni modo =)

  14. Inquipoloniamon amour,
    ma perché la ragazze delle rose non scende a Poznan? La Polonia di Zamenhoff è la patria dell’esperanto! E a Cracovia c’è un centro fichissimo dove organizzano delle gite semigratuite in giro per il mondo dentro un autobus, tanto l’importante è parlare esperanto, quindi il bus macina km mentre sui suoi sedili si esperanta amabilmente.

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