Nonsolomamma

8 marzo

"tu sei la mia puntzina" (= tu sei la mia pulcina. ebbene sì, anche io che sono un uomo duro, anzi durissimo, anche io che lancio sguardi torvi e obliqui, anche io che non devo chiedere mai e se chiedo uso solo l’imperativo, beh, anche io ogni tanto posso avere un piccolo cedimento. anche io posso lasciarmi andare. perché ci tengo a dirti che non mi sei totalmente indifferente. in fin dei conti sei mia madre, è anche normale no?)
lei non crede alle sue orecchie. si emoziona, deglutisce.
"nano! ma che bella cosa hai detto. anche tu sei il mio pulcino", gli sussurra in un orecchio così nessuno può sentire.
lui sorride, allunga una mano sudaticcia e le accarezza la guancia.
raramente con lo hobbit piccolo si raggiungono vette di intimità così alte.
"macché pulcina e pulcina! la mamma è la gallina. la nostra bella gallina!", dice lo hobbit grande, improvvisamente materializzatosi sul lettone per rompere la magia di un idillio.
"zà! la mamma è la gallina che fa li uovi e poi li cozina!" (= già! che sciocco. come ho fatto a sbagliarmi così? la mamma è la gallina che fa le uova e poi le cucina in mille modi fantasiosi)
"a proposito mamma, ci fai le uova sode?"

qualcuno un giorno disse a elastigirl che le madri di maschi sviluppano una maggiore autostima, un ego più solido, una femminilità più consapevole.
e lei ci aveva pure creduto.

55 pensieri riguardo “8 marzo

  1. Pellys… una persona vi scrisse una fanfic(Le fiction riscritte dai fan) su i due protagonisti di un telefilm… mi hai fatto venire voglia di rileggerla.

    Consigli preferisco non darne…. ma come le altre anche io mi sono emozionata nel leggere il tuo racconto, e… se per caso lui legge elasti(non si sa mai) ora ti ha quasi scoperta!

    In bocca al lupo!
    (disse il coniglio con istinti suicidi)

    Ti passerei il link alla fanfic, ma non vorrei che… bah!

    Io te lo passo tu leggi solo se ti va.

    http://web.archive.org/web/20071216031005/www.jagoffice.com/Tutte+le+parole+che+non+ti+ho+detto.htm

    Se non si apre il link, sul mio blog ci sta il link le fanfic sull’office, è di Alexandra e si intitola:

    Tutte le parole che non ti ho detto.

    spero non passi per spam… non me ne viene niente, anzi magari ad alexandra potrebbe anche scocciare!

    (Nel senso che non le domandato il permesso di linkare al di fuori del mio blog, e anche li… link l’office mica lei)

    Buona giornata.

  2. Elasti, Puntzìna, ho bisogno di te.
    Avrei bisogno di un tuo parere dato dall’esterno, di una tua visione arguta, della tua ironia che sa essere acuta e dolce.

    Prima di perdermi in parole, alcune cosette:
    – molto orgogliosa per i due milioni e passa di visitatori; te li meriti. Colgo comunque l’occasione per dire loro: “A belli, io c’ero da prima!” 🙂
    – Sono una fan sfegatata di Hobbit Piccolo.
    – Non ce l’abbiamo ancora fatta, ma un giorno ci incontreremo ad una tua presentazione, abbi fede. Mi metterò anche un po’ di eyeliner, per te.

    Vengo al punto dolente.
    Mi sa che mi sono un po’ innamorata.
    Lo scrissi anche tempo fa: “Potrei dire che non so se mi sia successo com’è successo a Claudia, che ascoltando una canzone molto trash dei Gipsy Kings da Tower Records a Londra ha alzato lo sguardo, l’ha visto e ha pensato: “Merda, è lui e non c’è via di scampo”. So che per certi versi è tutto molto sciocco, e che niente ha molto senso, in verità. Ma ho riconosciuto la sua faccia, e in effetti ho pensato Merda.
    E se Merda significa amore, forse vuol dire che ci siamo.”

    Ci conosciamo direi di vista, anche se forse è dire quasi troppo.
    Può darsi che lui sappia chi sono io, ecco.
    Ma io so chi è lui.
    Abbiamo un amico in comune che come gancio (per usare slang giovanilistici) è pessimo, poiché fanfarone e bellimbusto.
    Dovevo pertanto sbrigarmela da sola, col sostegno delle amiche fraterne che tifano sempre per me, ma senza ganci (ancora slang giovane).

    E allora ho agito.
    Ho agito a settembre e da settembre.
    Mi son mossa col mio stile felpato e timidozzolo, un po’ folle, un po’ inutile, un po’ da Amélie Poulain torinese.
    Dal mare, mentre ero in Francia con la mia migliore amica, gli ho mandato una cartolina con un albero e una distesa di lavanda.
    Una cartolina anonima che diceva “Sei bellissimo. Credici di più. Un bacio”.

    (Credici di più perché lui è uno splendore e non lo sa. Penso che creda poco in se stesso, non saprei dire perché: è adorabile, ma è un timido, anche se non nel senso canonico del termine. Ha un cuore che è una torta Sacher).

    Dopo due mesi, esattamente due mesi dopo la prima, c’è stata una seconda cartolina.
    Recitava: “Se solo sapessi guardare meglio, capiresti di essere una meraviglia. Credici. E credimi. Un bacio”.

    Dopo altri due mesi esatti, la terza.
    Sempre anonima, ma per la prima volta firmata Tua, Signorina Cartolina.

    Pochi giorni fa la quarta, che diceva: “Cerca di non innamorarti di nessun’altra, in questa primavera. Perché un giorno potrei decidere di non arrivare più solo per posta. Un bacio. Sempre tua, Signorina Cartolina”.

    So da fonte certissima che lui si sta dannando per scoprire chi sia la mittente.
    Subito-subito pensava che fosse uno scherzo dei suoi amici.
    Poi si è convinto che forse c’era dell’altro.
    Pare ancora basìto, dopotutto, ma quel “Credici” forse inizia a funzionare.

    La stessa fonte certissima di cui sopra dice anche che sarebbe pronto a pagare chiunque gli fornisse la minima informazione.
    Sono passati sei mesi dalla prima cartolina, e lui ci pensa spesso, senza darsi pace.

    Dopo l’ultima cartolina si è arrabbiato, perché dice che non è possibile non avere nemmeno un indizio, non è giusto, vuole poter fare qualcosa anche lui, e “Non si fa così, cazzo”.

    E poi ha aggiunto: “Se scopro chi è, prima la picchio, e poi la limono come un pazzo”.

    Ti potrò sembrare imbecille, ma io l’ho trovata una frase bellissima, una cosa bellissima.
    Un po’ sciocca, un po’ tardo-liceale, appassionata e romantica.

    Abbiamo 23 anni io e 26 lui, non sia mai che si debba maturare in fretta.

    Ma il punto vero è (e SCUSA per il solito commento interminabile): come può fare la Signorina Cartolina per uscire allo scoperto?
    Come può fare per non arrivare più solo per posta?

    Ho pensato che le cartoline sono una cosa troppo carina (mi dico Chapeau da sola) per essere svilita con qualche banalità.

    Ho pensato che un giorno potrei spedirgli un biglietto, con su scritto di aspettare tre giorni, per poi prendere la posta quando -il terzo giorno- sentirà passare sotto casa sua una macchina che sparerà a tutto volume una canzone, che so, degli Abba.
    E quel primo biglietto che troverà lo condurrà in un posto, dove ce ne sarà un altro.
    E quest’altro lo porterà in un altro posto, dove ci sarà un altro biglietto ancora.

    All’edicola, al caffè sotto i portici, e via così.

    E in ogni posto uno dei miei amici più cari, tutti zitti e muti come tombe e solo sorridenti, a porgergli il biglietto per la tappa successiva.

    Una caccia al tesoro.
    Alla fine della quale raggiungerà una panchina.
    Ci sarà un biglietto che dice “Aspetta cinque minuti. Sto per arrivare”.
    E dopo cinque minuti, effettivamente, arriverò io.
    Che ne dici?

    Ogni idea migliore è ben accetta.

    Perdona lo spreco di spazio.
    Ma sono certa che, se andasse a buon fine, se l’universo cooperasse e se io gli piacessi come lui piace a me, sarebbe una cosa meravigliosa.
    Se la vita può essere sogno, tanto vale sognare di brutto, e far accadere cose che si vorrebbe leggere, scrivere i propri capitoli e metterci nuvole rosa e magia.

    Un bacio grandissimo.

    P.S. Domattina farò un salto alla neuro, va bene.

  3. POST SCRIPTUM ESPLICATIVO:

    La Pellys, dopo essersela fatta sotto ed aver chiesto ad Elasti di cancellare il suo commento per paura di essere scoperta grazie (o per colpa di) Google, ha ascoltato il consiglio di una persona saggia, e deciso che non è giusto censurarsi.
    E se lui, guidato da Google come da un novello Virgilio nelle selve oscure splinderiane, capiterà qui e penserà che io sia una cretina, pazienza.
    Che lo pensi. Vorrà dire che non c’entriamo niente l’uno con l’altro.

  4. P.P.S. O l’unA con l’altro.
    O l’uno con l’altrA.
    Sono pur sempre una mademoiselle, e che diamine.
    Errori di fretta e di tastiere non collaborative.

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