Nonsolomamma

amori nella città di A

arrivano al parco della città di A: lei davanti, sicura e scattante, lui dietro, ciondolante e svogliato.
lei scruta il prato circospetta alla ricerca del posto migliore, lui attende passivo la scelta della sua signora.
lei individua uno spiazzo verde immacolato sotto una quercia e lancia un’occhiata complice a lui che annuisce.
viene steso un lenzuolo bianco e lindo, sui cui si siedono, composta e rigida lei, rilassato e disinibito lui.
lei estrae da un sacchetto una bibita a testa, con ghiaccio, forse cappuccino freddo o magari Baileys, e una scatola di bocconcini di pollo fritti e ketchup.
sono le sei di pomeriggio e, nel new england, è ora di cena.
i due si preparano al picnic e sorseggiano con la cannuccia il loro beverone, occhi negli occhi.
lei si lava le mani con uno di quegli spray disinfettanti, considerati qui un bene di prima necessità, che uccidono tutti i germi e ti rendono asettico come un bisturi di sala operatoria. tira fuori una forchetta di plastica dal sacchetto e infilza un bocconcino per volta. uno a me, un a te, uno a me, uno a te e adesso un sorso di sbobba marrone altrimenti i chicken nuggets si inchiummano a metà strada, come direbbe mister incredible il barese.
ogni tanto lei sorride intenerita e gli sussurra “I love you honey” o “I am so happy to be here with you, sweetheart”, mentre lo imbocca con la loro unica forchetta.
lui la guarda, con i suoi grandi occhi liquidi e ottusi, inclinando la testa in segno di apprezzamento ed emettendo gemiti di piacere ad ogni boccone di pollo e ketchup.
quando hanno finito, lei pulisce, getta i rifiuti in un cestino, ripiega il lenzuolo, lo ripone nella sua borsa rosa e si incammina verso la macchina, con lui, il suo bulldog, al guinzaglio.

62 pensieri riguardo “amori nella città di A

  1. io ero abbastanza vicina e poi ero stregata dal quadretto, quindi ho teso il mio orecchio sano e ho spudoratamente origliato. ps l’orecchio perforato resta perforato ma è ormai in via di guarigione, me lo ha detto christine che ho rivisto

  2. ommioddioooooooo!
    io sono una tonta!
    mi ci sono voluti circa una decina di commenti per realizzare che non stavi parlando per metafore e che il bulldog di cui parlavi non era uomo ma davvero cane.
    c’è nessuno che mi presti un paio di neuroni?

  3. Chi vi parla è la proprietaria di una specie di terremoto di nome Pippo(lasciato in eredità dal fratello partito per l’Inghilterra).
    A Pippo manca la parola ma credo che mi guarderebbe come si guarda una matta se lo imboccassi con una forchetta!
    Anche lui ha la sua dignità canina!!!!!!!!!!!
    Karima

  4. …elasti non ce la racconti giusta!
    erano due supereroi autoctoni in incognito con il tipico travestimento per le missioni più pericolose .
    La concorrenza è dura da mandare giù!
    Vedi a festeggiare il 25 aprile con gli “americani”?
    lalla

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