Nonsolomamma

quando la notte non c’è

Ogni sera, da quando siamo in Islanda, ho una piccola vertigine. Un brivido euforico, apparentemente immotivato ma puntuale. I primi giorni non ci facevo caso. Sarà che siamo qui da soli, a Reykjavík, che siamo contenti, che domattina non mi devo svegliare all’alba, che ho scoperto i cinnamon roll e i sacchetti con il pesce secco al posto delle patatine, mi dicevo.
Ma tutto questo, che pure era moltissimo, non bastava a giustificare quel tuffo al cuore.
Così, l’altro giorno, intorno alle 21 mi sono appostata ad aspettarlo, per vederlo arrivare. E provare a catturarlo. Ero sul divano, in ascolto. Guardavo fuori dalla finestra. E finalmente ho capito.
Nel mondo a cui siamo abituati a un certo punto, presto o tardi, cala il buio e si fa sera. E ogni volta, senza accorgercene, sperimentiamo un piccolo, quotidiano epilogo.
Le tenebre sono un primordiale memento della nostra caducità.
Nell’estate islandese non fa mai buio. Il sole tramonta poco prima di mezzanotte e sorge poco dopo le tre. Nell’interregno il cielo non fa in tempo a spegnersi, resta abitato da una luce livida e vigile. Nell’estate islandese il giorno non muore mai. E nemmeno noi. Per questo ogni sera si viene colti da straniamento. È lo stupore per l’assenza di margini, di confini, della parola fine.
L’estate islandese è una sorprendente illusione di eternità.

3 pensieri riguardo “quando la notte non c’è

  1. Pensa che personalmente trovo insopportabile già il fatto che qui d’estate non si veda traccia di buio fino a sera inoltrata, mi disturba moltissimo.
    Sono una creatura crepuscolare io. Non credo reggerei quell’estate.

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