Nonsolomamma

polli islandesi

In questi giorni in Islanda dormiamo in uno chalet nel mezzo del nulla vicino a un paese di 900 abitanti che si chiama Hvolsvöllur. Intorno alla casa c’è un panorama di vulcani e pace (che sembrano incompatibili ma non lo sono). Il posto è spettacolare, commenterebbe Mister I. Il medio gli ha detto che può utilizzare l’aggettivo “spettacolare” ancora quattro volte in Islanda. Poi basta, al fine di arginare la tendenza all’enfasi del pater familias che tuttavia in questo caso avrebbe ragione.
Appena arrivati, ci siamo sistemati. Io ho svuotato la valigia perché solo cosi riesco a sentirmi a casa, i ragazzi si sono collegati al wi-fi e Mister I ha fatto il bucato perché lui prende possesso cosi dei luoghi.
“Oh! Il terremoto!” ha esclamato il grande.
Effettivamente il pavimento tremava. Sneddu sul soppalco si è un po’ agitato.
In verità a Reykjavik sentivamo continue scosse ma ci avevano assicurato che, con l’eruzione del vulcano lì accanto, sarebbero finiti.
“Ehi! Ancora!” Due terremoti in un quarto d’ora parevano molto molto strani ma abbiamo capito che l’Islanda è piena di sorprese e stranezze. E siamo pure accanto a Eyjafjallajökull, il vulcano che nel 2010 aveva bloccato i cieli di tutta Europa. Dunque perché stupirsi di un paio di scosse?
“Di nuovo! Guardate il lampadario!”
Sneddu è sceso dal soppalco perché non si sa mai.
Eravamo turbati ma anche elettrizzati. Sembrava di stare dentro un museo immersivo sui terremoti.
Non smetteva più, fino a quando Mister I ha chiesto di tirar fuori e stendere i panni dalla lavatrice che aveva fatto andare.
E abbiamo capito che era tutta colpa della centrifuga che faceva vibrare la casa intera.
Siamo dei polli.

3 pensieri riguardo “polli islandesi

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