Ehi tu,
bambino, ragazzo, uomo. Già, perché questa rotondità numerica ti rende un uomo, pare. Ogni anno, a ridosso della tua festa, il glicine germoglia sul balcone ed esplode all’improvviso. Il suo tripudio mi coglie sempre di sorpresa, come un fuoco d’artificio. Per evitare che mi succedesse anche con questo tuo compleanno, nelle ultime settimane ho fatto un viaggio. L’ho fatto per te, per me, per arrivare preparata, un passo per volta, ai tuoi vent’anni, per non farmi travolgere dalla tua fioritura. Ho ripercorso le fotografie, ho scandagliato primi piani, ho riletto le parole scritte per te, ho camminato in equilibrio sul filo teso del tuo tempo. E, tra i pezzi del puzzle, ho ritrovato tutto: la follia, la leggerezza, lo stupore, la curiosità, l’incanto, l’inquietudine. Ho ritrovato le spinte centrifughe, gli slanci di affetto, lo smarrimento, la gentilezza, il talento di stare al mondo come su un divano comodo. Ho trovato un assurdo abito a stelle e strisce, una improbabile camicia a fiori, una faccia impiastricciata di gelato al cioccolato, una botta di narcolessia dentro un piatto di pasta al pomodoro, il diploma dell’asilo, il tuo primo amico, un interrail con i compagni di scuola, un libro letto in braccio al nonno, il mio pancione che ti conteneva.
Ehi tu, che, unico in famiglia, vieni risparmiato dalle frecce avvelenate di tuo fratello grande, «Perché -spiega lui – il Medio è buono.» Credo abbia ragione. Hai un candore inconsapevole, una curiosità porosa, la permeabilità degli entusiasti, la grazia dei disarmati, l’acutezza tagliente di uno sguardo sghembo.
Ehi tu, che insieme andiamo a teatro e al cinema e poi ne parliamo per ore e le tue chiavi aprono porte invisibili. Tu che mi accompagni nelle occasioni mondane e insieme ridiamo durante e dopo. Tu, che mi vieni a prendere in bicicletta la sera tardi in stazione perché non vuoi che vada in giro da sola, che mi proteggi anche da me stessa. Tu, che non hai ancora preso la patente, che ti sei iscritto a Giurisprudenza per provare e hai scoperto di amarla, che fai il Sudoku hard del New York Times in quattro minuti mentre io non riesco nemmeno in quattro ore. Tu, che mi dici che hai troppo spazio e troppo tempo liberi, che sei un baby sitter professionista, che sei gaudente e sfrenato ma ogni tanto fai penitenza.
Ehi tu, che ami il cinema e fai maratone interminabili per colmare lacune. Tu, che colonizzi aule studio, che pratichi un’indefessa socialità, che prepari pancake la domenica mattina, che appena arrivi a casa ti metti il pigiama, che come me ami le pantofole e le fragole.
Ehi tu, lieve e irresistibile, sbrindellato e impeccabile, ai miei occhi bellissimo, grazie per i tuoi sogni, per i tuoi pensieri, per la tua testa matta, per questi psichedelici vent’anni insieme.
Tanti auguri, medio preferito.
La tua mamma