Nonsolomamma

vicina e lontana

ho tre figli, due adolescenti e uno piccolo, che ha quasi tre anni.
il piccolo non lo abbiamo cercato, è arrivato. e quando io ho scoperto di essere incinta di nuovo ho avuto paura. perché era un altro maschio, perché mio marito ed io avevamo appena ricominciato a respirare, perché il mio corpo si sarebbe trasformato di nuovo e non sapevo se mai sarebbe tornato come prima. ho avuto paura di affrontare tutto di nuovo, da capo, quando ormai mi sentivo libera, quando avevo ricominciato ad andare al cinema, a uscire a cena e a pensare a me.
il piccolo è nato in un posto dove tutto era facile.
poi siamo arrivati a milano e qui la vita è dura.
qui manca la cultura dell’accoglienza, qui non parlano le lingue, qui sono diffidenti.
diffidano perché hai una famiglia numerosa, perché hai il capo coperto, perché non mangi il prosciutto, perché non sei identico a loro, perché non ti capiscono.
noi cambiamo città ogni tre-quattro anni, siamo stati a dubai, a parigi, a bruxelles e a hong kong e mai ho trovato la chiusura che ho trovato qui.
ho imparato l’italiano perché è una lingua che amo ma nessuno mi ha mai aiutata qui, nessuno mi ha mai fatto sentire a casa, nessuno mi ha mai teso la mano. adesso va meglio rispetto ai primi tempi, ma tutto costa molta fatica.
hasem l’anno prossimo andrà all’asilo francese perché non voglio che soffra e lì so che sarà più semplice.

ha il capo capo coperto, un corpo minuto, lo sguardo sfrontato e una passione per proust. vorrebbe fare la mediatrice culturale e per questo ha studiato. suo marito è diplomatico e lei lo segue, in giro per il mondo. è gaudente e perplessa, curiosa e incredula, lucida e sfuggente, vicina e lontanissima.
è la mamma di hasem, il bambino tunisino, compagno di nido dello hobbit piccolo.
quando parla così vorresti chiederle scusa, per tutta quella strada ancora da percorrere.

135 pensieri riguardo “vicina e lontana

  1. come ti capisco, la diffendenza verso gli stranieri è una cosa che non sopporto ed è orribile sapere che l’Italia ne è così impregnata…
    Sarina 86

    ps: primo commento!è un record per me…

  2. ma basta elasti dai e bastaaaaaaaa
    con questo tipo di atteggiamento….perche’ massacrare cosi’ Milano?

    L’italia quando all’estero e’ peggio …basta pero’…noi se dobbiamo andare all’estero dobbiamo rispettare le tradizioni , e parlare le lingue …e’uguale ovunque…

    basta con questo atteggiamento assurdo

  3. Qui’ non ci trovi d’accordo mamma del leader….A londra chiedilo al mister come e’ la situazione…
    2 discepoli licenziati a cui e’ stato negato il sussidio perche’ italiani…quindi….e adesso via con tutti i commenti buonisti…

  4. è così in ogni posto d’italia, temo. uno straniero è sempre qualcuno del quale diffidare, anche se è un bambino di 7 anni, regolarmente adottato da una coppia italiana. e parlo di una cosa che mi ha vista coinvolta personalmente….

  5. Cara elasti,
    non ho mai scritto su un blog ma questo tuo ultimo post mi ha fatto molto riflettere.
    Io credo che Milano non sia così chiusa e inospitale come dite.
    Credo che ci siano davvero tanti programmi di integrazione promossi dalle scuole, dalle associazioni e dai singoli cittadini che credono e vogliono una Milano multietnica.
    Milano accoglie..l’ha sempre fatto…forse con un pò di diffidenza iniziale ma accoglie tutti quelli che sanno mettersi in gioco.
    Milano è altruista..non a caso è la capitale del volontariato…
    Milano è una scommessa…da vincere o da perdere…
    Mi spiace che la mamma di Hasem non abbia percepito tutto questo.
    Io sono qui..pronta ad accoglierla a braccia aperte e a farle conoscere il vero volto della nuova milano
    Mamma marta

  6. Non credo che Elasti parli male dell’Italia, o di Milano. E la testimonianza della signora non mi sorprende molto. Noi italiani abbiamo questo fardello della storia, della tradizione, l’identità e la cultura. Che sono poi quello che ci fa (ha fatto?) essere un grande paese. Ma il fardello ci impedisce anche di essere aperti, leggeri, accoglienti. Ci sono paesi dove l’immigrazione è stata, e è tuttora, la principale risorsa culturale. Senza il peso di una grossa identità sanno accogliere e cogliere il meglio da chi arriva. Dovremmo imparare un po’ da loro, per non morire sotto il peso della nostra storia, per continuare a essere un paese che crea arte e cultura. Insomma, non faremmo solo del bene agli altri.

    lely

  7. Purtroppo sono situazioni che si vivono quotidianamente, dappertutto…
    E’ la paura del “diverso” che porta a dimenticare che anche “loro” sono persone come noi, con le nostre stesse aspettative e le stesse speranze per un futuro migliore.

  8. CARA MAMMA DI HASEM…TI CAPISCO SAI,ANCHE SE SONO ITALIANA,LE COSE CHE HAI DESCRITTO LE HO PROVATE IN PRIMA PERSONA PROPRIO NELLA MIA ITALIA..ANCHE SE NON HO IL CAPO COPERTO E PARLO QUESTA LINGUA,SONO STATA TANTI ANNI ALL’ESTERO,A DUBAI,E AL MIO RITORNO HO VISTO LA CHIUSURA CHE C’ERA QUI…LA DIFFIDENZA SE SI PARLAVA DI ALTRE CULTURE E I SORRISI IRONICI SE SI DICEVA CHE I MIEI FIGLI PARLAVANO BENISSIMO L’INGLESE,OLTRE AD AVER STUDIATO IL FRANCESE E UN PO’ DI ARABO….FATTI CORAGGIO PERCHE’ NON TUTTI SONO COSI’….
    SABRINA

  9. caro anonimo del commento numero 2, forse lei vive in un’altra città. o forse il buonista è lei, che fa finta di non vedere gli sguardi sospettosi che le persone lanciano a qualunque straniero incontrato ovunque, in metropolitana, sul marciapiede, al supermercato.
    l’atteggiamento assurdo è il suo, che rifiuta l’evidenza dei fatti. quando noi andiamo all’estero rispettiamo le tradizioni? e gli stranieri qui non le rispettano? ma che discorsi sono?

    cara mamma di hasem, mi dispiace che abbia incontrato gli italiani che, a detta di molti, non esistono. mi dispiace che abbia incontrato persone sbagliate. spero che all’asilo francese il suo piccolo possa sentirsi abbracciato dalla comunità che frequenterà. Io ho vissuto le stesse sue sensazioni a soli 150 km da casa, spostandomi da Milano verso una città poco più a sud. E sono scappata a gambe levate dall’ottusità e dalla pigrizia mentale. Io, italiana tra italiani.
    Un abbraccio
    Laura

  10. Faccio un solo esempio.
    Abito in case popolari della provincia.
    La provincia ha le sue graduatorie, credo si guardi al redditto, a dove si sta, se si è in situazione di sfratto, se si sta in un garage, se si è in tanti i famiglia con un solo stipendio.

    Ebbene quando hanno assegnato le case, e parlo di più di dieci anni fa, alcune erano famiglie di origine straniera, e ci sono stati degli italiani che hanno rifiutato la casa.

    Non volevano avere vicino di pianerottolo uno straniero.

    Ovviamente agli stranieri non gliene pote fregare di meno di avere dei vicini italiani.
    così mano a mano saliva il numero degli stranieri e rimanemo un po’ meno di italiani.

    Il colmo fu che ci sta gente che se ne esce a dire: che la provincia non da le case agli italiani.

    E anche quando spiego la storia delle graduatorie e di come diversi miei vicini, sia italiani che non, siano saliti per il rifiuto di altri, tutti italiani.

    Che però fuori si lagnano.

    L’altro giorno al consiglio comunale il vice sindaco se ne esce a dire: le case prima agli italiani.
    (eravamo in un palazzetto dello sport)
    C’è stato un boato di applausi.

    Io avevo la macchina fotografica in mano e… ho avuto paura a dire la mia.

    Paura delle reazioni di chi giudica senza conoscere.
    Di chi si sente forte nel branco.

    Già… un coniglio!

    Ma non ho applaudito.
    Anche se ho barato tenendo ben stretta la macchina fotografica, nel senso che non ho manco fatto capire che non volevo farlo.

    I miei vicini di posto lo sanno… zitta io mai… anche se un po’ spaventata del tutto silente io mai.

    Quasi mai.

    😦

    A chi dice che all’estero è uguale, oh sì, ma non siamo all’asilo: maestra lo fa anche lui, voglio pure io!

    Anzi…visti certi adulti, mi sa che all’asilo hanno più buon senso.

    Perdonate il papiro.
    (E anche gli errori, non mi va di rileggere o mi sa che lo cancello!)

  11. In relazione al commento di “lely”: la questione del fardello storico non penso sia la pista giusta: Francia e Inghilterra hanno una identità culturale ben più forte e radicata della nostra, ma questo non impedisce loro di essere terra di accoglienza. Per quanto mi riguarda (vivo in Francia da 5 anni) la differenza sta tra un paese che, pur tra mille difficoltà, crede che la solidarietà e l’accoglienza siano un valore e un paese il cui valore sembra essere diventato quello di “essere cattivi” (dalle parole di un noto responsabile politico italiano).

  12. Il lato peggiore è che la situazione sta peggiorando, il razzismo sta giungendo anche in luoghi come quello dove abito , mentre prima non si conosceva o quasi.
    Credo sia anche frutto della paura, che viene coltivata a scopi politici…

  13. commento n 10 non siamo anonimi siamo discepoli dello hobbit piccolo elasti ci conosce.
    Viviamo a Londra da parecchio e mi creda cara signora qua’ la situazione non e’ molto differente…certo voi pensate che l’estero sia la mecca, ma ve ne state sedute con il culetto sulla vostra poltrona e non vi azzardate ad uscire dal vostro pseudo-paradiso, troppo facile puntare il dito senza sapere…e senza recarsi in uffici dove ci si deve sentire dire ma perche’ chiede il sussidio lei che e’ italiano!

    una discepola incazzata

  14. commento #14# io punto il dito senza sapere? e lei cosa sa, di me, cara signora invece? la realtà descritta dalla mamma di Hasem la conosco bene, e per tanti motivi.
    io dico che invece è troppo facile fare finta di nulla e dire che non è così brutto come lo si dipinge.
    lei viene aggredita quando chiede il sussidio? qui gli stranieri vengono aggrediti per i sussidi, le case, la religione, il cibo, i negozi che arono… provi a recarsi lei in qualche ufficio italiano in cui agli stranieri viene detto “mi rubi la casa”, “torna al tuo paese”.
    Ho viaggiato, e forse l’estero non è il paradiso, ma le assicuro che in alcuni Paesi è se non altro meglio.
    io il mio culetto lo alzo, tutti i giorni. grazie per essersene preoccupata.
    Laura

  15. Paragonare l’Italia, quanto a grado di accoglienza e di buona disposizione verso lo “straniero” ad altri grandi paese come la Francia o l’Inghilterra mi pare davvero ottimistico.
    Forse non ci rendiamo conto che l’attuale politica molto ha fatto per fa percepire lo straniero come il nemico, chiunque sia.
    L’Italia, non solo Milano, in questi anni culturalmente è cambiata tanto e non in meglio.
    C’è più grettezza, più semplicismo più chiusura. Non vogliamo più fare la fatica di capire l’altro, di farlo sentire a casa, di arricchirsi anche delle sue differenze.Siamo più brutti e più cattivi.
    Perchè in fondo è più facile.
    Insomma siamo terribilemnte pigri.
    Elisa

  16. l’ho raccontato più di una volta
    mia mamma era straniera
    proveniente da un paese meno “scomodo” di quello dlela mamma in questione
    ma proveniva da un paese “spocchioso e superbo”
    questa etichetta se l’è portata dietro fino a che è vissuta…insieme a tutta una serie di preconcetti….
    ed è una tristezza infinita.

  17. E poi, aggiungo, perchè è una cosa che mi sta a cuore, ma di quale Italia e Italia si va cincischiando che fino a 150 anni fa eravamo divisi anche politicamente? E che culturalmente siamo un unico paese è ancora una scommessa aperta?
    Sarà che vengo da una città in passato maestra dell’integrazione, ma per me, tutti questi nazionalismi culturali e geografici lasciano il tempo che trovano.
    Potrei anche sentirmi più affine a un algerino piuttosto che a un milanese. Vi pare così sconvolgente?
    elisa

  18. Anche io ho alzato il mio culetto per qualche tempo vivendo all’estero per motivi di lavoro.
    Per motivi famigliari sono dovuta (e sottolineo il dovuta) rientrare in Patria.
    La situazione di asfissia e chiusura mentale che ho ritrovato qui (vivo anche io a Milano, adesso) l’ho trovata forse solo in Austria, ma non in Germania, forse un po’ in Inghilterra (cari discepoli, da quelle parti si viveva un po’ sopra le righe, ovvio che adesso si debba tirare i remi in barca) ma non negli States, almeno non nel New England, parzialmente in Olanda (chi l’avrebbe mai detto?), eccetera.
    Ciò che dispiace e rattrista è che noi italiani siamo stati (e siamo tuttora, ma per altri motivi) un popolo migrante. Abbiamo riempito il mondo con il nostro sangue, sudore, cultura e tradizioni, eppure adesso noi siamo tra le società se non più chiuse di certo tra le più ostili….

  19. dividi et impera.

    e allora?
    1) cercare di superare il blandito “individualismo”.
    2) non delegare tutto. far sentire la propria voce. agire in prima persona. grazie mamma marta.
    3)

    buona giornata. N.

  20. Mi associo al commento # 6. Milano e’ una citta’ generosa con tutti.
    Piuttosto, sono loro chiusi e diffidenti, ai “limiti” della maleducazione (lo dico perche’ anche mio figlio ne ha in classe). Ma loro sono stranieri in un paese stranierio e se lo possono permettere. Intanto i nostri figli non rientrano nelle graduatorie per l’assegnazione dei posti all’asilo perche’ vengono prima loro. E si lamentano anche? Ma per favore….

  21. Al commento #25.
    Complimenti per il condensamento in poche parole di tutti i più beceri luoghi comuni.
    Il tuo potrebbe essere il manifesto del nuovo qualunquismo.
    geniale

  22. Quello che mi fa più arrabbiare è che chi commenta in negativo, chi si lamenta davvero NON HA MAI il coraggio di firmarsi!!!
    Dillo a tutti come ti chiami, urla al mondo la tua “disperazione” e poi ASCOLTA quello che devono patire gli stranieri che poveretti loro arrivano in Italia!
    E forse ti accorgerai che avete molto poco in comune!
    E comunque io di “stranieri” con famiglia maleducati non ne ho mai conosciuti. Tanti tanti italiani invece si.
    Angela Catrani

  23. @Angela: dove leggi disperazione nelle mie parole scusa?
    Ho il diritto anche io di commentare e riportare mie esperienze personali.
    Di poveretti che arrivano in Italia ce ne sono tanti ma non e’ giusto generalizzare e considerarli tutti dei “poveretti”. Buonista!
    Il fatto – ad esempio – che le scuole italiane sono diventate multietniche rispetto a quando io ero piccola (ora ho 30 anni) o che nei luoghi di lavoro ci sono persone di tutte le nazionalita’ e sintomo del fatto che esiste di fatto un’integrazione.

    @#26 invece il buonismoa tutti costi….
    Mi piacerebbe molto vedere cosa fanno quelli che dicono “poverini” per queste persone e per la loro integrazione.

    Ciao
    Laura

    Mi scuso con la proprietaria del blog per la polemica.

  24. Non voglio buttarmi nella polemica italiani razzisti o no. Vorrei solo dire che l’atteggiamento di Claudia (posso tralasciare lo pseudonimo per stavolta?) è quello giusto. Non giudicante ma comprensivo e attento. Ogni famiglia vive la sua esperienza e se questa mamma si è sentita così avrà le sue ragioni, anche se non oggettive (anche se secondo me lo sono). Elasti le ha prestato orecchio e anche tempo raccontando di lei sul blog! Brava, sei mitica!
    Stefania

  25. Ciao Laura,
    di certo non mi riferivo solo a te!
    E di sicuro è tuo sacrosanto diritto commentare. Lamentavo solo l’anonimato in genere.
    Poi, prova a capire perché alcuni “stranieri” vengono prima nelle graduatorie delle scuole e poi, se vuoi, giudica!

    E poi, si, hai ragione a chiedere scusa a Claudia per l’invasione del suo blog e mi associo; ma penso anche che confrontarsi faccia bene!

  26. Elasti, elasti, prova a vivere sul serio e non nel tuo mondo incantato, nella tua ampolla della “Milanobene” radical chic, ti puoi vendere a quanti non conoscano le tue frequentazioni ultra snob, il tuo abbigliamento finto povero, i tuoi compagni di liceo con bei cognomi, prova a raccontare come sei stata razzista dinanzi alle amicizie che non erano del solito giro
    Mi firmo non sia mai che l’anonimato nasconda la mia ignoranza
    Domitilla

  27. per Laura #29 per il # 26: Magari non serve neppure far tanto. Basterebbe non avere pregiudizi o ideee già belle pronte e confezionate!
    deborah

  28. Argomento delicato e, come di consueto, foriero di polemiche.

    Sull’accoglienza italiana si potrà dire quello che si vuole ma la libertà e la tolleranza che gli stranieri godono in Italia non esiste in nessun altro paese del mondo (e chiunque abbia varcato anche minimante i confini nazionali lo sa).

    Certo, il disagio di questa donna non è certamente da sottovalutare, ma il problema è che spesso ci si straccia le vesti per problemi “minori” e si ignorano i problemi “grossi” (http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo453501.shtml , senza arrivare a questi limiti estremi spesso la condizione della donna in certe “culture” è la schiavitù e l’assordante silenzio delle donne italiane “evolute” è a mio parere ben peggio della freddezza e diffidenza di altre verso le “culture” che certe cose le tollerano)

  29. Capisco molto bene cosa prova la mamma di Hasem, e sicuramente la politica degli ultimi tempi non agevola lo sviluppo di uno spirito multiculturale. Ma voglio dire una cosa: anche io ho vissuto all’estero, in una Germania multiculturale, con oltre il 10% di cittadini stranieri. Laureata a pieni voti, convivevo con un tedesco, avevo amici tedeschi, ma l’unico lavoro che sono riuscita a trovare è stato quello di cameriera e commessa. Ogni mia richiesta, anche di informazioni, finiva con la risposta: “I suoi titoli di studi non corrispondono ai nostri”,ma non c’era aiuto da parte loro, anzi, mi dicevano a chiare note che dovevo accontentarmi di avere un lavoro. Ma posso anche dire che non tutti erano uguali e che a volte ci scontriamo con l’ignoranza, la paura, l’insicurezza degli altri, che non sanno reagire al nuovo e al diverso.
    A volte mi chiedo: ma se andassi io a vivere in Tunisia o in un altro paese, cosa troverei?
    Detto questo, comunque vivere in un paese straniero comporta sentirsi fuori casa, adattarsi, scendere a compromessi. Mamma di Hasem, non ti arrendere perchè sono tanti, come Elasti, ad essere dalla tua parte.

  30. Strano che nessuno abbia ancora detto che gli stranieri vengono a rubarci il lavoro…
    Aggiungerei che l’italiano non è razzista solo verso gli stranieri, ma anche contro chi è di un’altra regione. Quando mi è stato detto che mio figlio deve seguire solo tradizioni di qui, e non quelle che seguivo io da piccola “perché lui abita qui e quindi è toscano e deve seguire tradizioni toscane” sono rimasta di sasso…

  31. forse dovremmo commentare questi episodi non generalizzando e parlando de ” gli stranieri” o “gli immigrati” ma scrivendo di “mamma di Hasem” o di ” Tizio Caio”. Insomma… Persone non Categorie.
    Ci sono già tante difficoltà per chi viene a vivere in Italia da straniero… non ci mettiamo anche noi con il qualunquismo.

    CICCIA

  32. Cavoli, c’è andata giù pesante Domitilla! Ma, scusa, tu Elasti la conosci? Basta con le stigmatizzazioni/santini del radical chic! E’ razzismo/classismo pure questo

  33. Cara elasti,

    leggo sempre il tuo blog, che riesce sempre a strapparmi qualche sorriso…mi piace il tuo modo di scrivere, di disegnare ciò che vedi… ma oggi mi trovo in disaccordo.
    L’Italia non è così male come si dice, qui c’è sempre spazio per tutti, basta guardarsi intorno… L’Italia garantisce istruzione e sanità a tutti, altrove non è sempre così… Viviamo in un Paese pieno di difetti, e questo non è un segreto per nessuno, ma il razzismo in Italia no…non mi sembra proprio che ci sia…

    Dani

  34. Scusate se torno, ma non capisco proprio come si possa dire che in Italia il razzismo non esiste…il razzimo esiste, così come in tutti gli altri paesi del mondo. Purtroppo negli ultimi anni è in forte aumento e per quanto migliaia di persone si stiani adoperando per aiutare gli immigrati e dare loro la possibilità di iniziare una nuova vita ci sono sempre più persone che se dici che vai a mangiarti un Kebab ti rispondono che dovresti mangiare la pizza perchè non sei uno “schifoso arabo”.
    Ecco…
    Sarina86

  35. forse razzisti razzisti no, però di vedute ristrette un po’ sì, secondo me con il fatto di essere sostanzialmente degli stanziali facciamo fatica ad accogliere nella nostra cerchia persone nuove, succede anche tra gli italiani. Certo non si può generalizzare, secondo me la mamma di Hasem un po’ lo fa, dipende tutto dalle persone.
    eleonora

  36. mi trovi d’accordo su tutto cara elasti, e quello che mi sconcerta è vedere che quando racconti la tua quotidianità sono tutti ad applaudirti. Quando però ti allontani da essa, e provi, attraverso le parole di un’altra mamma, a raccontare qualcosa che vada oltre, ecco che le polemiche fioccano…
    Io vivo all’estero da 4 anni… ho vissuto 3 in egitto e uno in germania… Mia figlia è italo-egiziana. Due paesi totalmente diversi, eppure, entrambi, due paesi in cui la gente non è così razzista. Mi spiace per la ragazza che dice che in germania trovava lavoro solo come cameriera. Io faccio un dottorato di ricerca, invece, che in italia non veniva retribuito e qui sì.
    Il razzismo lo vedo anche qui, certo, ma almeno non è giustificato dall’alto, da chi ha in mano dei ministeri. Cara Elastica, quasi mai ho commentato ma qui non potevo esimermi. Troppo soffro quando vedo la gente essere razzista anche con mia figlia, in italia, e non rendersene neppure conto. Siamo un paese profondamente impregnato di razzismo, ma siamo ben pronti a giustificarci a noi stessi dicendo che non siamo razzisti. E allora, se sappiamo che la cosa fa schifo ed è moralmente reprensibile, perché lo siamo?
    avevo pubblicato due post su questa questione qualche tempo fa, perché è un tema che mi sta molto a cuore, come madre di una figlia italiana a metà, e come straniera in germania. te li segnalo.
    http://paceamoreefettuccine.blogspot.com/2009/06/i-diritti-degli-immigrati-lavoratori.html
    e
    http://paceamoreefettuccine.blogspot.com/2009/06/bambini-di-serie-bambini-di-serie-b.html

  37. E che due palle, Elasti. Che due palle. Se la signora si trova cosi’ male,che parli con tutti quelli che invece si trovano molto bene. E che se ne torni a Parigi, se Milano le fa tanto schifo. Anche a me fa schifo,ma per i motivi opposti. E il mio parere vale quanto il suo.Anzi di piu’, visto che sono italiana.
    E sara’ un piacere smettere di leggerti.

  38. Il commento 44, non sa invece er piacere nostro – nella speranza che si mantenga coerente. Ma mai che ci riuscissero questi zelanti sputatori nei piatti dove mangiano.

    Per il resto, elasti bellissimo post e sottoscrivo quanto dice la signora. Io ho esperienza di Parigi e di Germania che è poco, ma la cultura dell’accoglienza è fortissima, e in genere anche l’attenzione alla maternità che qui manca per tutte, anche per le italiane. In molti posti all’estero è davvero diverso.

    Di alla signora di aprire un blog. Sono sicura che riuscirebbe atrovare su internet un senso di rete e di scambio, che magari non è concreto ok, ma davvero fa tanto. Io credo che per molte di noi è così.

    E poi avrebbe un sacco di cose da raccontare!

  39. Sono una ragazza indiana. Abito a Pavia da 7 anni, con mio marito, anche lui indiano. Abbiamo una bimba di 2 anni. Il mese prossimo, lasciamo l’Italia, per tornare nel nostro Paese, per motivi di lavoro e ci dispiace molto lasciare questo Paese, chè ci ha dato tanto, e ci ha accolto con calore. Voglio condividire la nostra esperienza bellissima in Italia con te, elastimamma, e con i lettori del tuo blog. Ci stiamo stati veramente bene in Italia. Non abbiamo mai affrontato discriminazione o altri tipi di problemi. Mia bimba ha trascorso two anni bellissimi al’Asilo nido ed è stata accolta con amore dalle educatrici, compagni e tutto il personale. Le persone in italia ci hanno trattato sempre con rispetto. Abbiamo tanti veri amici Italiani qui, loro ci hanno aperto cuore e casa e adesso chè torniamo in India, ci mancheranno tanto questi legami di affetto.
    Ci sono persone brave e non ovunque. Forse siamo stati fortunati a vedere solo il lato buono dell’Italia.
    A

  40. davvero?
    e chi è che la guarderebbe male:le mogli degli altri diplomatici o la gente comune per strada?
    insomma, il bel detto “vedi negli altri quello che sei” forse qui casca a pennello.
    se mi avessi detto che suo marito vende kebab e puzza di cipolla, forse ti avrei creduto
    chicca

  41. Arrivo dopo zauberei…e ne sono felice. Perchè, polemiche a parte(me lo fai il piacere di chiedere scusa alla signora da parte mia? anche solo col pensiero…grazie…), la proposta che fa la trovo davvero interessante. Si, un blog crea amicizie non concrete fisicamente…ma aiuta. Vedi questo. E può fare la differenza.
    E poi si…sai che le cose che potrebbe raccontare?! Che meraviglia!!!
    Un abbraccio ad entrambe elasti!

  42. chiedo scusa pure io, per il mio paese che spesso non sa accogliere chi ci abita. in piccolo, molto in piccolo vivo la stessa cosa, trasferita da una grande città ad un piccolo paesino della provincia italiana, dopo 8 anni ancora siamo stranieri…

  43. Mi dispiace solo che il confronto di idee qui si stia scaldando un po’… io sono italiana, come ho già detto sono perfettamente consapevole che in questo Paese i difetti siano tanti…ho vissuto, studiato e lavorato in Germania e sono perfettamente d’accordo con chi dice che l’Italia abbia viva di una mentalità troppo stretta e piccola, questo è vero…
    …ma da qui a dire che qui siamo razzisti no…non mi sembra proprio… io adoro l’integrazione fra le culture, il confronto linguistico e tutto ciò che ne deriva…ma è tanto chiedere di rispettare le nostre leggi? come noi facciamo nei Paesi altrui? ecco, una domanda così banale non mi sembra razzista…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.