Nonsolomamma

patrimonio collettivo

"non sta scomodo lì dentro?"
"non ha caldo così imbaccuccato?"
"non è coperto abbastanza poveraccio. avrà freddo!"
"dorme. starà bene?"
"è sveglio. non dovrebbe dormire?"
"ma lei lo porta fuori con questo freddo?"
"lo porta fuori con queste polveri sottili?"
"perché lo porta fuori?"
"brava, meno male che lo porta fuori"
"oddio, è in un sacco! gli si addormenteranno le gambe, le braccia, la testa. e se soffoca?"
"bellino bellello! pucci puccello! amore amorello! le dispiace se lo bacio?"
"è suo? non le rassomiglia per niente"
"si vede che è suo. siete identici"
"lo allatta?"
"quanto ha? è enorme"
"quanto ha? è minuscolo"
"mi scusi se mi intrometto, ma sono madre anche io: perché non gli ha messo i guanti? avrà le mani gelate quest’anima innocente"
"non le viene mal di schiena a tenere il bambino dentro quel coso?"
"ha fame"
"ha sonno"
"ha mal di pancia"
"la cacca la fa regolarmente?"
"è il primo figlio, vero? si capisce subito. da come lo guarda"

elastigirl aveva dimenticato l’ebbrezza di portare un microbo a spasso.
aveva dimenticato la vertigine di essere fermata da perfetti sconosciuti e interrogata, giudicata, a volte massacrata.
aveva dimenticato che un neonato incontrato per strada, in tram, nella metropolitana, al supermercato e in libreria è, agli occhi del passante medio, patrimonio collettivo da salvaguardare. persino in un posto come milano.

103 pensieri riguardo “patrimonio collettivo

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