Nonsolomamma

sulle barricate

hanno lavorato tutti i giorni, sant'ambrogio e immacolata compresi, perché le borse non si fermano di fronte a niente. erano lì dalle 7 del mattino, perché i mercati finanziari non dormono mai e, se dormono, si svegliano all'alba. sono i giornalisti dell'open space, elasti compresa. incuranti delle festività, degli affetti a casa, della pioggia fuori dalle finestre, del riscaldamento che funziona a singhiozzo e fa un freddo cane, dei colleghi in vacanza che si sollazzano sulle piste da sci mentre qui, sulle barricate, non c'è tregua. Sguardo fisso sugli schermi, indefessi, concentrati e professionali. paladini della redazione, sempre.

ieri, festività dell'immacolata concezione, ore 8,30 le piazze europee stanno per aprire, le piazze asiatiche hanno appena chiuso, il presidente del fondo monetario, strauss-kahn, ha dichiarato che il futuro è più incerto che mai.
"ma secondo voi… i capelli trapiantati diventano bianchi?"
"…", lo sconcerto serpeggia nell'open space.
"cioè, i capelli trapiantati sono vivi o morti?"
"bella domanda…"
"secondo me morti"
"però crescono… o no?"
"già, crescono…"
"quindi sono vivi"
"e chi lo sa…"
"se crescono invecchiano"
"… e quindi diventano bianchi"
"non saprei"
"ma i capelli trapiantati si lavano normalmente?"
"e soprattutto, tutti possono donare i capelli per un trapianto?"
"che tema affascinante".

45 pensieri riguardo “sulle barricate

  1. pure sotto accasa mia, nella piazza deppaese, si liticavano ipparoco e ibbarbiere pè la storia dei capelli bianchi……
    io d'ò raggione apparroco pecchè ibbarbiere mi sta antipatico.

  2. Occhei, abbiamo capito il "cazzeggio" da lavoro festivo, ma… effettivamente… che tema affascinante!
    Oddio, avendo ascoltato, in circostanze di lavoro analoghe (non faccio la giornalista, ho lavorato in un museo) disquisizioni filosofiche sui particolari anatomici della starlette e della velina in auge all'epoca… al confronto qui siamo tra Platone e Aristotele

    Floralye

  3. Mi sembra una curiosità legittima – anche se a dire il vero non mi sono mai interessata alla donazione di capelli. In un certo periodo mi sono interessata alla compravendità perchè ne ho tantissimi, e ero affascinata a sapere che un certo istituto di sismologia a roma, per un suo ammennicolo archeologico io credo, ne comprava un tot a ventimila lire.
    Ma vaffanculo biondi e lisci! All'istituto di sismologia i capelli je piaceno ariani e quindi i miei giudo riccioli castani non andavano bene.

  4. lavorare nei giorni festivi è una delle cose che non sopporto del mio lavoro, soprattutto da quando sono diventata mamma.

    per il dilemma sull'imbiancarsi o meno del capello trapiantato non so darti ne darmi risposta, non ci avevo nemmeno mai lontanamente pensato prima di ora…

    lo scopriremo solo vivendo…

    http://www.noelya.splinder.com

  5. ahahhah… non mi sono mai posta la domanda! intanto ci sono due tipi di trapianti.
    Quelli che "crescono" e sono della stessa persona a sè stessa! (li prendono dalla nuca, dove sono più numerosi e li piazzano sul capo o verso la fronte), un pò come se disseminasero quelli esistenti. Questi crescono, perché sono strapiantati con la pelle…(fa un pò schifo detto così).

    Poi ci sono quelli sintetici. Questi non crescono, e non diventano bianchi.
    Non si trapiantano mai capelli veri di un altra persona. Come per gli organi, ci sarebbe il "rigetto".

    Ad un mio amico, palesemente con capelli trapiantati (si vedeva dalla strana attaccatura) e troppo giovane per averli bianchi… noi amici eravamo sempre lì e vedere se e quanto crescevano e se li avrebbe tagliati… avevano un ché di artificiale… quello che era certo era che erano trapiantati… il resto è rimasto un mistero.

  6. Quando sei a casa coi bambini e incontri altre mamme con carrozzina o passeggino e parli di cacca, rigurgiti e gormiti, pensi: "Quando tornerò a lavoro parlerò di cose più importanti…". E invece ti ritrovi a disquisire sui capelli trapiantati… Abbiamo sempre bisogno di leggerezza.

  7. pensa quello là: trapiantato e ppure colorato che si sa che la colorazione è una schiavitù, che poi c'è da gestire la ricrescita. son problemi, in effetti. però bel clima nell'open space!

  8. Anche una persona che conosco io subiva questo dilemma. Pensa un po', imbiancavano gli altri, quei pochi supersiti naturali… Ovviamente nei soli giorni festivi di borse aperte (io, però, mi chiedo perchè dobbiamo lavorare quando ci sono le festività americane o giapponesi e italiane e i primi due popoli festeggiano con le borse chiuse…).
    Roberta

  9. Elasti sei grandiosa, amavo i tuoi pezzi sul giornale e poi ho scoperto il tuo blog. Ho letto il tuo post in risposta a Giovanna ( e anche mooolti altri) e voglio dirti che fa bene al cuore leggere i pensieri di qualcuno come te. Ti fa sentire meno sola. Qualcuno che combatte, ogni giorno per essere un individuo, fatto di tante cose, di figli, di passione, di lavoro, di amore e anche di momenti in cui vuole fuggire a cinisello balsamo pur di stare sola. Oggi sembra che al posto delle mamme di una volta esista solo la scelta fra famiglia e carriera, come se le due cose non possano convivere. Ammiro il tuo voler essere tutto, come se fosse una cosa normale, anche se poi non si può certo definire normale la vita che fai quando vuoi quello che ti spetterebbe di diritto e non riesci ad averlo. Di come sia una fatica costante, lottare contro gli stereotipi maschili, ma anche quelli femminili. Ho fatto lezione con le patacche sulla giacca, fissato appuntamenti rigorosamente prima delle tre, pagato babysitter che non mi potevo permettere e non certo per arrivismo o carrierismo, ma per rivendicare il mio diritto ad essere una mamma, una donna che lavora e che pensa. Ho "soltanto" una bambina di tre anni e voglio un altro figlio, anche se so che mi ritroverò fra vomito, notti insonni e crisi isteriche due giorni prima di consegnare un articolo. Mi servirebbe un pò quella tua ironia speciale, quando mi cade il carrello nell'acqua, sotto la pioggia, la bimba piange, lo zainetto rotola, perdo il vaporetto e mi squilla il telefono per una cosa importantissima e non posso rispondere…ma ci sto provando e voglio riuscire a ridere invece di piangere. Magari proverò a pensare a te dal biciclettaro che non sai cosa rispondere e pensi all'hobbit grande che torna a casa in macchina! Riderò sicuramente fino alle lacrime!

  10. Comunque e’ abbastanza incredibile il potere di questo blog, tutti domandiamo ad Elasti informazioni cruciali sulle sorti dei pannolini lavabili, pappe di carote, asili e pisellologia per bimbi medi e carriera scolastica per bimbi grandi. E a nessuno, neanche a me prima d’ora, viene in mente di chiedere: – che vuol dire che il futuro e’ più incerto che mai? Dovremmo emigrare i. Paesi emergenti? Andare a vivere in una fattoria autosufficiente ( io per non sbagliare già l’ho fatto)? Quanto durerà, secondo voi addetti ai lavori, questa crisi? Ne usciremo mai? rots

  11. ARTU'

    Andare a vivere all'estero in Paesi onesti è una fuga singola, anche se sono parecchi a fare così, ma non cambia il nostro Paese e gli italiani.
    Dobbiamo diventare più onesti, non a parole ma nel profondo del nostro animo. Ad esempio che compra voti o li vende commette un reato, e dovrebbe venir perseguito dalla Magistratura, i tempi però sono lunghi.
    Dobbiamo diventare più colti, studiare di più, e non per il professore ma per noi. Una persona colta ha più probabilità di far carriera di un ignorante.
    Dobbiamo smettere di fare i furbetti, di venir meno ai nostri impegni, di imboccare sempre la via più facile, e sguiscionare via con trucchi trucchetti e trappole. Queste cose non pagano, ci costano soltanto, e l'esempio che diamo ai nostri figli li rende sempre meno preparati ad affrontare il mondo.

    Si potrebbero dire mille e mille altre cose, ma invaderei questo blog.
    L'importante è pensare con la propria testa senza prendere per buono nulla. Dobbiamo porci delle domande e se non si trova una risposta dentro di noi dobbiamo chiedere ad altri, ma non solo a coloro che si sono arricchiti in fretta, ma a coloro che hanno faticato lavorando.

    Cordiali saluti

    artù

  12. ciao elasti,
    se ti può consolare ho lavorato anche io. qui non è festa l'8 dicembre.
    vivo in germania e non mi sono manco accorta che fosse festa da noi, l'ho realizzato solo quando ho guardato il calendario verso le 4, nella pausa caffè…
    complimenti per il blog 🙂

    a.

  13. Caro Artù,
    lei è un gentiluomo, ahimè, d'altri tempi. E coloro di cui parla sono gentiluomini d'altri tempi come lei. Mi hanno insegnato a chiedere proprio a persone così per capire come stare al mondo, tanto tempo fa (nemmeno poi tanto, ma sembra passato un secolo). Vengo da Parma, la prima città ad innalzare barricate contro il fascismo, la seconda a chiudere i manicomi, dopo Trieste, e ad aprire spazi urbani dove ex-degenti e "sani di mente" s'incontrassero nella quotidianità, considerando la diversità una risorsa. Vengo da Parma, Emilia rossa, dove le scuole erano all'avanguardia e venivano studiate e copiate nel resto del mondo, perché mettevano i bambini al centro per costruire il futuro, insegnando a creare, pensare, non solo ad ubbidire. Per tre anni di medie la mia classe incontrò partigiani (molti nostri nonni) e scrittori di guerra ed Olocausto per toccare con mano come certi uomini avessero combattuto un mondo infernale, rimettendo poi insieme i pezzi, con sogni, senso pratico, fatica fisica e morale. E fu un'esperienza che andò molto al di là dello studio, perché erano racconti di vita, esempi concreti, attivi. Per tre anni, un giorno a settimana, leggevamo insieme un'edizione della Costituzione che, per ogni articolo e comma, riportava discussioni e schieramenti della costituente, così da capire come si fosse cercato, dopo una dittatura, di includere ogni posizione con giustizia e la volontà di scongiurare in futuro la possibilità di ripetere gli errori del passato. In un clima del genere s'impara, sin da piccoli, che la società è un organismo vivo, eterogeneo, che a tutti dona, a tutti chiede, a patto di partecipare sempre, in ogni ambito della propria vita, impegandosi e rispettando. Sono cresciuta orgogliosa di tutto questo, convinta che fosse la base, che non si potesse mai tornare indietro, ma andare solo avanti. E invece no. Vede, anch'io, che ho 38 anni, mi sento una gentildonna d'altri tempi. Metto a confronto il mio universo e quello dei miei figli e vedo la stessa distanza che c'era tra me e mia nonna. Non è solo perché quando avevo 7 anni non c'erano pc, internet, cellulari, tv 24h al giorno, tutte cose che modificano la visione e la partecipazione al mondo, ma soprattutto perché davvero siamo tornati indietro. Ovunque. E' paradossale, ma trent'anni fa certi aspetti della nostra società erano più moderni di oggi. Mr Incredible potrebbe forse fornire studi e grafici a riguardo, ma credo che la crisi economica mondiale non sia stata così accidentale. Forse è servita al capitalismo per non crollare e ristrutturarsi. Forse tutto questo è servito per cancellare in brevissimo tempo diritti acquisiti e rendere maggiormente sfruttabile, perché ricattabile, la forza lavoro. Non siamo tutti un po' più simili a schiavi? Magari non lavoriamo in miniera: sono cambiati i tipi di lavoro, ma quali sono le condizioni? Sta succedendo in ogni dove. Da noi, però, avviene con il crollo spudorato di ogni decenza etica, di ogni senso civico. Monicelli diceva che gli italiani amano farsi governare da campioni di grettezza, perché così, nel loro privato, possono auto-assolversi per le proprie, piccole nefandezze… Forse è vero. Ma un tempo, forse perché la povertà vera c'era, la gente si aiutava e c'erano spazi pubblici per incontrarsi e decidere insieme. Oggi? Tutti pensano a come salvare le proprie capre e cavoli, rinchiudendosi in micro-cellule autarchiche, considerando scambio, impegno collettivo, nel migliore dei casi, solo quello delle lamentele, della critica passiva. Le faccio un esempio. Mio figlio, come tutti, va in una scuola dove portiamo tutto da casa, dalla carta igienica in su, dove abbiamo perso, per i tagli della riforma, un pomeriggio (in un anno un'intera materia) e per il quale paghiamo privati che garantiscano almeno un'attività complementare, dove paghiamo rette sempre più alte per la mensa e anche per la sua sorveglianza (prima garantita dagli insegnanti). L'anno prossimo perderemo altre ore di organico, ovvero di didattica. Davanti a tutto ciò cosa fanno i genitori? Si lamentano. Punto. E quando ho provato a dire: "Facciamo qualcosa. Protestiamo. Partiamo da piccole cose e vediamo che succede". Mi è stato risposto: "A cosa serve?". A cosa serve??? Almeno ad insegnare ai nostri figli che quando fanno a pezzi il diritto a studiare, a costruirci una vita dignitosa e ricca, distruggendo così le basi di una società civile, si alza la voce. Non lo si accetta, chiudendosi in casa, come per un brutto temporale. Questa apatia mi fa paura, molto più dei tagli, dei problemi. Io ho respirato un clima costruttivo e, certo, fatto di ideali. I miei figli respirano un clima distruttivo e fatto di rattoppi rassegnati. L'esempio familiare è tanto, ma non tutto. L'onestà nostra e di tante, tante altre persone che frequentiamo è un tesoro, ma può bastare? Io non lo credo più. La prossima estate passeremo forse tre mesi in Canada per il lavoro di mio marito. Ma sarà una prova generale di espatrio. Non perché veda Toronto come l'Eden (per quanto sia una città dove il 52% della popolazione è immigrata e dove la multietnicità è considerata una ricchezza). Ma dover vivere in un luogo altro apre la mente, ti obbliga a lavorare per capire e farti capire. Sarebbe una fuga che mi strazia già da ora il cuore, ma che potrebbe insegnare ai miei figli tante cose che qui non è più possibile imparare. Mi dirà che, così, anche noi pensiamo solo al nostro orticello. Ed è vero. Ma quale alternativa scegliere? Ci sono giorni in cui mi sembra che, da una specie di sottosuolo fertile, spuntino finalmente germogli (penso ai monumenti occupati, agli automobilisti romani che applaudivano gli studenti che impedivano loro di tornare subito a casa, per esempio), ma poi apro i giornali e leggo che Alemanno dichiara: "Su 2500 nuovi assunti dal comune, SOLO 85 sono ricollegabili a me", trovo il listino della compra-vendita di voti parlamentari, palesato come si trattasse del prezzo delle patate… e allora mi torna lo sconforto. Il fascismo non è mica arrivato come un fulmine a ciel sereno. Ci vogliono anni ed anni di microscopici cambiamenti… Piccoli pezzetti di coscienza collettiva che si addormentano, liberando egoismo, arrendevolezza, ignoranza… Potremmo anche restare, resistendo, preparandoci al momento in cui si potrà finalmente parlare chiaramente e lottare per rimettere insieme i pezzi. Ma si può augurare questo a un bambino?  
    Triste Ce

  14. Gentile ARTU'
    lei parla di valori diversi! Questi li insegnano i genitori, ma non solo loro. E' una pia illusione credere che siano i genitori a crescere i figli. I figli appartengono alla loro epoca, crescono con TUTTI gli esempi che vedono (certo il più importante è quello dei genitori), contano gli insegnanti, gli amici, i parenti, e poi c'è la TV (con quello che strasmette… se passa solo trasmissione dove il messaggio è che se sei bello e vendi il tuo corpo hai successo… direi che la cosa diventa davvero triste)  i media (cinema, internet…)
    Anche i politici e i dirigenti del paese sono di esempio, ed è una gran bufala dire che nel privato possono fare quello che gli pare! Quella è incoscienza pura! Non si mette a capo di un paese un uomo che si è arricchito grazie a politici corrotti e intrallazzi con la mafia! Quale esempio è?! Che messaggio passa? e come può un uomo con un etica del genere tutelare gli interessi di un popolo? l'unica salvezza è l'istruzione, una persona che sa decodificare e leggere certi messaggi non si lascia abbindolare dalle parole, e dai trucchi di pubblicitari, perché li sa riconoscere…  oggi c'è la manipolazione dell'informazione. Paradossalmente, siamo più disinformati di prima malgrado tutti gli strumenti che abbiamo! Ma una via di uscita c'è… ed è usare la propria INTELLIGENZA! (unita all'etica!)… io resto ottimista!

  15. Ciao Elasti! Complimenti per il tuo articolo di oggi nell'inserto di "Repubblica": mi piace per come è scritto e per le cose che dici: brava!
    Sabrina Z.

  16. Ciao elasti, nemmeno la comunità dove lavoro io chiude mai, così noi si lavora sempre. Parlai con i miei colleghi, tutti single, comprensivi e accoglienti. "Cari colleghi, desidererei stare a casa il giorno di Natale. Sapete nelle famiglie il 25 arriva Babbo Natale, i pimpi sono felici e raggianti, sarebbe un peccato che la loro mamma non potesse vedere quella luce negli occhietti vispi per stare qui circondata da tredici omaccioni tristi e un poco fusi…"
    Il 25 sarò libera. In compenso lavoro l'8, il 24 sera, il 26 e il 31 sera. Accontentata.

  17. ARTU'

    Cara Triste Ce,
    ho provato a risponderle, ma mi sono reso conto che lei ha già scritto tutto,  e anche tutto quello che penso io, e che mi pesa nel petto.
    Penso anch'io che il fascismo non sia tornato in un baleno. Secondo me bisogna ragionare in senso Darwiniano; i tanti piccoli cambiamenti di cui lei parla sono venuti dopo una mutazione nel modo di pensare e di comportarsi degli italiani, e noi abbiamo assistito ad evoluzione negativa, cioè ad una involuzione del nostro modelle di vita. Siamo più poveri di ricchezze, la nostra vita peggiora, il nostro livello etico-morale precipita, e ci avviamo a divenire un Paese sesto mondo. Tutto questo perchè: perchè un virus mutato si è infilato nei nostri sistemi di comunicazione: alludo all'uso distorto della televione. Si sono spinti i nostri giovani, studenti o meno, a perseguire tette procaci e glutei armoniosi, a fatiche nello studio o nel miglioramento individuale. Perseguendo facili sistemi di arricchimento, a lavori più faticosi.
    Tutto questo ha fatti si che moltissimo sono diventati furbetti, sia del quartierino che del pollaio, senza badare tanto per il sottile.
    Forse  siamo già talmente avanti nel deterioramento del nostro paese che è meglio salire su una scialuppa di salvataggio anzichè cercare di mantenere la barca a galla, non so, come non so cosa farei io se avessi la sua età, signora.
    Le faccio tanti auguri.
    Con stima

    Artù

  18. ARTU'

    Cara JasminAladdin,
    certamente il lavoro degli insegnanti è di insegnare ai bambini a leggere, scrivere, il far di conto, la nostra lingua (cioè a scrivere nel modo giusto) e a condensare il proprio pensiero con frasi successive, i temi che poi potranno diventare relazioni su un particolare argomento; potranno anche insegnare l'etica -intesa come materia scolastica –  ma la formazione morale dei giovani viene plasmata in famiglia, anche allargata, ma sempre in famiglia.
    Chi non è stato capace di insegnare queste cose ai propri figli ha la responsabilità se questi hanno, come si diceva una volta "dato male", cioè se sono divenuti dei birbanti (gradii o piccoli).
    Parlare dei politici in generale o di un politico particolare è come sparare sull'ambulanza. Il danno che lasceranno dietro di loro sarà terribile e ci costerà decenni di lacrime e sangue.  Ma prima li esautoreremo legalmente, s'intende, meglio sarà. Ha ragione Jasmin che bisogna usare la propria intelligenza, e la prima manifestazione sarà di non credere mai più alle loro parole, alle loro promesse e soprattutto di non votarli mai più. Quest'ultimo è stato il primo errore grave commesso dalla maggioranza degli italiani (non le dice nulla questa frase ?).
    Lei è ottimista, certo la vita umana è limitata, anche per i politici, ma bisognerebbe che tutti sparissero contemporaneamente, in modo da non infettare gli eventuali successori.
    Speriamo bene, e tanti cordiali saluti.

    artù

  19. i capelli morti del trapianto assomigliano agli abitanti del pisello dello hobbit piccolo.. categoria conversazioni amene
    e.

  20. Gentile Artù,

    Il suo pensiero è comune a quello di una mia amica che pensa che solo la morte potrà toglierci dai piedi certi politici aggrappati al potere fino allo spasmo (anche perché se dovessere uscire di scena, li aspetterebbe la galera).
    Nella sua risposta a Triste Ce, lei ha avvalorato la mia ipotesi sul ruolo della TV odierna, oramai ridotta a strumento che passa solo divertimenti di dibbio gusto (donne nude che sculettano ogni dove), raramente trasmissioni che informano, che facciano riflettere, che mostrino realtà diverse da quella italiana. Occorre avere la fortuna di conoscere diverse lingue e installarsi una parabolica per vedere altro.
    Resto però dell'idea che i figli appartengano alla loro epoca. Ho visto una coppia di genitori che hanno negato ai figli (18 e 16 anni) di avere un cellulare, possono vedere la TV solo per 2 ora al massimo al giorno, e internet è vietato! Non sono italiani! Sono canadesi! (pensi un pò, proprio in un paese dove internet è più usato e diffuso che non in Italia). Questi ragazzi hanno la testa sulle spalle, e una cultura immensa, non si sentono da meno dei loro amici. e sono davvero molto ben educati. I genitori non hanno mai alzato la voce con loro. Il padre è medico primario in un ospedale a Montreal, e la madre è biologa e insegna all'università. Vero, appartengono a un livello sociale superiore, e sono una mosca bianca, ma fa pensare che un educazione alternativa è fattibile! e i risultati sono positivi!
    Quindi, si! condivido la sua opinione, che il più spetta ai genitori, soprattutto con il loro esempio di vita (etica, corretta e rispettosa delle regole, rispettosa degli altri…).

  21. CARA ELASTI
    ogni tanto ho scritto qualche commento, qua e là, ai tuoi post.
    Stasera ti scrivo – poi non lo farò più, ma continuerò sempre a leggerti – queste  poche righe perché mi vengono dal cuore. E pazienza se ti annoierò e annoierò gli altri lettori.
    Il mio secondo bimbo ha compiuto un anno una decina di giorni fa.
    Ma proprio un anno fa veniva diagnosticato un tumore alla mia mamma.
    Avevo partorito da pochi giorni e mi sono ritrovata a dover essere io di supporto e sostegno a mia madre, e non viceversa, come immaginavo sarebbe avvenuto, e come dovrebbe essere nella natura delle cose.
    E invece no.
    Ho vissuto "da lontano" le sue chemio e la sua lotta, perché con l'allattamento, il caos di due figli, l'inverno rigido, il piccolo sempre ammalato…insomma, dovevo pensare al mio nido e tenere le forze per loro, per non cadere nella depressione. 
    Le ho tenuto nascosti i momenti "no", ho cercato di rimuovere la rabbia perché, ragionando da egoista, mi sentivo "abbandonata" e travolta dalle fatiche fisiche e psicologiche.
    Lei, a sua volta, nelle nostre telefonate non mostrava mai un cedimento, né una preoccupazione, e cercava di non farmi sentire né sola né inadeguata, mentre con le mie sorelle talvolta si lasciava andare.
    In tutti questi mesi c'è stato il tuo blog, con i tuoi post che mi davano coraggio, spensieratezza e commozione e, soprattutto, mi facevano sentire una donna come siamo in tante, con i nostri fardelli e le nostre gioie, con i piccoli grandi problemi quotidiani. E mi sentivo meno sola.
    Pensa che ho stampato tanti post e li ho fatti avere a mia mamma, perché i piccoli progressi del tuo microhobbit sono le tappe di crescita del mio, e tu li hai raccontati (e li racconti) così bene che ci facevi sentire tanto vicine e complici, e regalavi il sorriso alla mia mamma.
    I mesi sono passati, la nonna ha potuto godere un po' della compagnia dei nipotini, è anche venuta nella tua città per tentare delle nuove terapie, ed eravamo tutti cautamente ottimisti.
    BAM.
    Quindici giorni e all'improvviso la malattia è diventata una belva feroce. Terapie interrotte.
    Rientro a casa.
    Ha fatto in tempo a fare gli auguri di compleanno al suo nipotino e adesso…
    Adesso facciamo i turni in ospedale per non lasciarla mai sola  e per accompagnarla dolcemente nel luogo dove non ci sarà più sofferenza.
    Ora dopo ora, lentamente, sta andandosene.
    E stare in quella stanza è sempre più doloroso.
    Ma è necessario, perché mai come adesso mi sento figlia.
    E vorrei "restituire" almeno un po' dell'immenso amore che ho ricevuto.
    Ho capito quanto sono stata stupida e cieca in tante occasioni, quanto sono stata "cattiva" nei suoi confronti.
    Solo ora, forse perché sono mamma anch'io, mi si sono aperti gli occhi.
    E stasera, anche per esorcizzare il timore di ritrovarmi, a letto, a piangere in silenzio (perché anche il marito più affettuoso non può lenire il dolore), ho avuto bisogno di condividere sul tuo blog questi pensieri. Sul tuo blog, cara Elasti, perché  è un mio appuntamento quotidiano; perché la mia mamma ti "conosce" (ha pure letto il tuo primo libro); perché qualcuno leggendo queste righe mi penserà con affetto, essendoci già passato, e io mi sentirò meno sola; perché qualcuno si fermerà un attimo e penserà che vuole un bene immenso alla propria mamma, nonostante tutto.
    Grazie, buonanotte
    G.

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