Nonsolomamma

giorni un po’ così

sono giorni un po’ così nell’elasti-casa.
lo hobbit grande somatizza. non si sa bene che cosa ma somatizza e ha mal di pancia da tre giorni (“ahhh! mamma, ho un dolore terribile qui!”. “ma come? fino a tre minuti fa facevi la lotta con i tuoi fratelli chiamandoli ‘vili carogne’?”. “fingevo, mamma. fingevo di stare bene per non preoccuparvi”). potrebbe somatizzare un nonno in ospedale anche se il concetto di nonno-in-ospedale è per lui molto vago e molto lieve. potrebbe somatizzare la scelta di non partecipare al programma di gare di nuoto per cui era stato gloriosamente selezionato. tuttavia ha deciso di non fare le gare per evitare di somatizzare l’ansia della competizione e, a questo punto, somatizzare una scelta fatta per evitare di somatizzarne altre, sarebbe un po’ contorto anche per lo hobbit grande che di contorcimenti è piuttosto esperto. potrebbe somatizzare la recita scolastica, ma è tra sei mesi e se somatizza ora chissà cosa potrebbe succedere a giugno.
lo hobbit di mezzo ha scoperto, di giorno, un’inesplorata vena pittorica. indossa un cappello a falde larghe, fondamentale per fare uscire l’artista che alberga in lui, e, armato di pennelli e tempere, disegna interminabili file di finestre con rubusti serramenti in legno. di notte invece ripone il pittore nella cesta dei giochi e tira fuori il sonnambulo. certe volte si limita a fare brevi e mute incursioni in bagno o nell’elasti-letto. certe altre terrorizza elastigirl, tra le due e le tre, con l’urgenza dei suoi interrogativi sui benefici che trarrebbe il genere umano dal possedere le branchie o sulla direzione delle fiamme all’interno del sole.
lo hobbit piccolo, a poco più di venti giorni dai due anni, possiede il vocabolario di un mastino napoletano adulto, superando l’insuperabile inettitudine verbale di suo fratello di mezzo alla sua età, e l’espressività corporea di marcel marceau, uniti a una passione smodata per le canzoni russe (kalinka su tutte) e napoletane (iamme’ iamme’ top of the pops assoluta nella sua categoria).
mister incredible è a londra e se non tornerà rapidamente elastigirl prenderà al suo posto un mastino napoletano che, oltre a proteggere il territorio, potrebbe intrattenere il terzogenito con reciproco diletto.
elastigirl è sfinita ma la sindrome di pollyanna non le consente di articolare oltre.
nonno A, nel reparto sorvegliati speciali, porta sempre la sua vestina bianca ma ha abbandonato l’ossigeno. ogni tanto si alza in piedi, per sgranchirsi un po’, ma non può camminare perché è attaccato a troppi fili. le infermiere lo prendono in giro e lo chiamano la bella statuina. lui ride. ha chiesto una radiolina per ascoltare un po’ di musica e ha scoperto con sconcerto che la radiolina a cui pensava lui non esiste più ed è stata sostituita da mp3 che fanno anche inutili filmini.
piano piano migliora. venerdì farà una tac e fino ad allora elastigirl avrà il mal di pancia, perché anche lei, come lo hobbit grande, è campionessa olimpionica di somatizzazione.

49 thoughts on “giorni un po’ così

  1. Beh ma nei lettori mp3 moderni non c’è anche la radio fm? io pensavo di sì.. qualcuno esperto che gliela trovi! oppure la radio-tv (o come si chiama), se non guarda il video al nonno A sembrerà la vecchia radiolina.. O un mercatino delle pulci!!
    Ho finito le idee..

    1. nell’mp3 c’è anche la radio fm, ma in più ci sono delle funzioni spaziali che per nonno A sono del tutto inutili, a meno che non voglia iniziare a fare filmini e foto ai suoi compagni sorvegliati speciali in vestina bianca

      1. mm.. sarebbe un documentario interessante.. 😉 ma per lo scopo di nonno A non mi rimane che il mercatino delle pulci da consigliare.. ed ora mi torna in mente pure il film Good Bye Lenin! e il pensiero del tempo che passa e della tecnologia che vola e ci sorpassa e..
        basta, non pensiamoci, la radiolina trasmetterebbe comunque programmi radiofonici attuali 🙂

  2. leggo sempre ma ho commentato poco…però stavolta non posso esimermi. sono morta dal ridere e. non so se può consolarti, volevo dirti che capisco benissimo cosa si prova ad avere a che fare con un sonnambulo… mio marito continua periodicamente a terrorizzarmi nottetempo, nonostante i suoi 32 anni. mi chiede, destandomi dal sonno più profondo, se l’idraulico è passato, disserta di sue questioni lavorative, spesso si alza di scatto perchè sta sognando il letto che va fuoco, ragni sotto le lenzuola e altre amenità del genere. da quando è nata nostra figlia, poi, ciclicamente è convinto che lei sia nel lettone insieme a noi. l’altra notte ha afferrato all’improvviso me perchè era convinto che fossi lei e che stessi per cadere. non ti dico il colpo che mi sono presa… e temo che la bimba (adesso ha 14 mesi) quando sarà un po’ più grande seguirà le sue orme… aiuto. se viene a sapere che ve l’ho raccontato mi uccide 🙂 un grande abbraccio e un enorme in bocca al lupo al tuo papà!
    Chiara

    1. il mio vecchio nokia ha un menu multimedia nel quale è compresa anche la radio. credo che molti cellulari ‘normali’, non mp3 intendo, siano così. prova a vedere. nana

    2. anch’io sonnambula , nel periodo in cui i miei bimbi , inseriti al nido, scontavano le pene dell’inserimento in comunità con febbroni e antibiotici a raffica….. li addormentavo e crollavo anch’io per poi risvegliarmi verso mezzanotte convinta di aver trovato la causa del loro star male in un gioco mal costruito, in un pannolino con radiazioni atomiche , in un cibo avariato … alcune volte ho strapazzato pure il loro papà perchè non mi aiutava a rintracciare il gioco radioattivo …….chi sonnambula somatizza di brutto …. abbraccia forte il tuo trentaduenne , anche se ti fa morire di paura ….
      baci elena

  3. oggi mi sono imbattuta in questa frase di Baricco: “a volte capitano fatti che sono come domande: passano giorni, anni e la vita risponde”. mi ha molto colpito.
    continuo a pensare a tuo papà in ospedale, ai pensieri che posso supporre ti attraversino la mente… ai miei pensieri quando mio papà era in ospedale… penso ai nostri figli e al loro somatizzare… penso e ti sono vicina.

    secondo me, se fai un giro in cantina/garage/solaio (avrai uno di questi terribili posti) trovi una radiolina perfettamente funzionante proprio come l’aveva in mente nonno A! 🙂

  4. Innanzitutto un applauso al marito di chiara e il suo sonnambulismo….non so come fai chiara,a me sarebbero venuti tre infarti…Elasti mi sembra di vederlo.il tuo hobbit grande che somatizza si strugge nella sua sensibilità..io mi auguro tutti i giorni che il mio nano di quasi sette mesi prenda quel pizzico di cinismo che ha suo babbo ma a me manca totalmente…ti abbraccio forte e ti sono vicina per venerdì. Facci saPere. Notte..

    1. eh eh eh bhe non è che succede proprio tutte le notti… periodicamente 🙂 dopo 10 anni me lo aspetto. ci facciamo su anche delle grasse risate, dopo, di giorno. ma si, sul momento non è piacevole… anche perché, come a tutti, non è che ci siano concesse tutte ‘ste ore di sonno 😀

  5. E se stesse somatizzando la sua stessa crescita e avesse percezione che “perderà” inevitabilmente qualcosa?
    E se nell’assunzione delle branchie ci fosse la prossima tappa dell’evoluzione umana?
    E se per Natale tu regalassi all’ex-microhobbit un colbacco perchè si cali meglio nel personaggio del russo che canta “Kalinka”?
    E se… ma certo che sì!!!
    Andrà tutto a posto.
    Un abbraccio personale e diffuso,
    Licia

  6. il mio vecchio nokia ha un menu multimedia nel quale è compresa anche la radio, ci vuole però la cuffia. credo che molti cellulari ‘normali’, non mp3 intendo, ce l’abbiano: prova a vedere. nana

  7. Non preoccuparti troppo, potresti “somatizzare” i piccoli, i tuoi fedeli lettori ti sono vicini, forza piccola mamma.
    Perche’ non procurare uno dei normali telefonini che hanno una decina di stazioni radio che gli puoi preparare, musica, filodiffusione, radiopopolare etc.,poi un auricolare che a noi vecchietti ricorda la radiolina a transistor.
    Ti posso dare anche qualche vecchia radiolina se vuoi.
    Coraggio piccola
    Nonno talpone

  8. Il mostro piccolo cominciò a parlare a radiolina dopo i due anni, però non ascoltava Kalinka. In compenso dirigeva lo Jupiter nudo, dal suo seggiolino sul sedile posteriore. Coraggio, passerà anche questa e arriverà Natale (non in corsia).

  9. forza e coraggio elasti………….dai tuoi figli, per quanto campioni di contorte somatizzazioni, sonnambuli o pittori pazzi,inguaribili mastini napoletani, potrai sempre trarre quell’enorme forza che ci vuole per veder invecchiare i propri genitori e per frequentare poco incoraggianti reparti x sorvegliati speciali…………
    piuttosto dai un calcione a pollyanna e chiama il tuo M I nel cuore della notte e raccontagli il tuo sfinimento! Ti servirà!!!

    ciao un abbraccio

  10. sono psicologicamente vicina agli hobbit. Anche io somatizzo tutto. E sono anche sulla linea d’onda del grande: anche io evito la competizione per paura di somatizzare la sconfitto, e per questo somatizzo l’evitamento. La mente umana è contorta, ma è l’unica che abbiamo.
    Volevo solo dirti “coraggio”, e una frase di David Trueba che tante volte mi è sembrata lo scontatissimo ma ineccepibile corollario dell’altalenante andatura della vita:
    “ci saranno in egual misura dolore e piacere, solitudine e compagnia, schiaffi e baci.
    DIO. ”
    Valefantasy

  11. speriamo che prima o poi lo Hobbit grande decida di fare le gare: credo che siano un’esperienza che potrà molto aiutarlo a dominare le sue paure. Con mia figlia ginnasta è andata così. Ora ha nove anni e non si tira più indietro: ogni piccolo saggio, garetta (ma anche recite e interrogazioni) la gettava in uno stato di prostrazione e di tristezza cosmica. Adesso ho visto che ha sempre una gran paura, ma affronta le prove con più coraggio e un pizzico in più di fiducia in se stessa. Lo sport da questo punto di vista è una gran palestra di vita. Forza Hobbit, buttati in vasc!

    Alessandra

  12. Elasti, sei dolce e forte, fai venire voglia di abbracciarti! I tuoi tre uomini (e il quarto sempre un po’ latitante) sono stupendi, almeno nella luce bellissima dell’amore, e dell’ironia, con cui li racconti. Coraggio!!!!!

  13. Anche io quoto il commento 25.

    Grande nonno A, togliere l’ossigeno equivale a miglioramento, dategli un altro po’ di tempo che quando non si è più ragazzetti il tempo per il recupero si dilata un po’.
    E insegnategli a usare la funzione video, per giocare ad armi pari con le infermiere 🙂

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