Nonsolomamma

come complicarsi la vita e (cercare di) vivere felici

nella città di A, a cena con P, amico e collega di mister i.
“non ti dispiace che te lo rubiamo, elasti?”
“rubiamo?”
“sì, mister incredible…”
“ah, già. lui… be’, è stata una scelta condivisa, ne abbiamo parlato a lungo, abbiamo valutato i pro e i contro, e… è un esperimento per noi… e poi a me la città di A piace tanto”
“ma non così tanto da venirci a vivere con gli hobbit”
“no, non così tanto. non posso vivere in un posto nel bosco nel mezzo del nulla dove l’inverno dura dai fine settembre a metà aprile, dove la temperatura raggiunge meno 30 gradi e le tempeste di neve sono frequenti come la nebbia a milano. non posso mollare tutto, lavoro in primis, per venire qui a fare la casalinga che d’estate doma topi e serpenti e d’inverno si fa largo tra i ghiacci a colpi di piccone. temo che annegherei nella depressione prima e nell’alcol dopo… e poi non vogliamo che i nostri figli crescano americani. nonostante tutto siamo ancora convinti che le scuole italiane siano un ottimo posto dove formarsi. però la città di A ci piace, tira fuori il meglio di noi e continueremo a passarci le estati e sono felice che il nostro destino sia ancor più legato a questi luoghi adesso”
“e come farai nei mesi in cui mister i sarà qui e tu sarai sola a milano?”
“ehm, non è una situazione totalmente nuova per noi. mister i ora lavora a londra e fa avanti e indietro ogni settimana. ci siamo abituati a un pendolarismo settimanale, ci abitueremo a un pendolarismo annuale… e poi, per i mesi in cui lui non sarà con noi, pensavo di prendere qualcuno alla pari, preferibilmente giovane, maschio e aitante. una via di mezzo tra un baby sitter e un toy boy, un elemento multitasking…”
“mi sembra un’ottima idea. avete uno strano equilibrio voi due. ma se funziona…”
“diciamo che entrambi siamo sempre stati molto egoisti con il nostro lavoro e molto generosi con il lavoro dell’altro. siamo convinti che ognuno debba seguire i propri talenti e le proprie passioni e se questo è compatibile con il benessere familiare, si può fare”
“quindi?”
“quindi vediamo un po’ che succede”.

lo scorso inverno mister i ha avuto un’offerta dall’università di A. elastigirl e mister i hanno trascorso giorni e notti a discuterne. e sono giunti alla conclusione che vale la pena provarci e vedere come va. al momento, quel che è certo è che a gennaio mister i sarà ad A, per un semestre, che significa fino a fine aprile. quel che è possibile è che questo si ripeta nel tempo e che il pendolarismo londinese lasci il posto a un’organizzazione nuova e ancora ignota. tutto è reversibile e parecchio confuso. ma complicarsi follemente la vita è un talento dell’elasti-famiglia. trovare la felicità nell’entropia, si spera anche.
come dicono gli americani, sperèm in bén.

217 thoughts on “come complicarsi la vita e (cercare di) vivere felici

  1. premessa uno: pendo sempre un po’ di più dalla parte di elasti, cioè, come dire, ho una specie di pregiudizio positivo nei suoi confronti, dettato probabilmente dalla simpatia, e mi piace sempre che trovi la voglia di condividere i fatti suoi con un nutrito gruppetto di estranei, scrive bene e per me tanto basta.
    premessa due: ovvio che tutte guardiamo le sue cose attraverso la lente della nostra esperienza personale, che leggere i fatti di elasti ci consente di rimestare come una marmellata appena fatta.
    per cui (e tre): c’è un fondo di restistenza al cambiamento che comprendo: non è due più due sapere di avere costruito quello che si ha – compreso la scelta del part time, che non mi pare sia stata indolore, se ben ricordo – e comunque un bell’equilibrio, con fatica e sacrifici, e farsi venire la voglia di rimettere tutto in discussione. siamo donne mica macchine.
    in più (e quattro): sarebbe o no molto peggio sentirsi dire: “non ti lascio ma non è perchè ho voglia di stare con te, ma è perchè credo che se ti lasciassi da sola a badare ai nostri figli fra tre quattro dieci anni mi ritroverei dei ladri drogati”? (fatto vero, giuro).
    insomma, lui si fida, han già fatto i conti ciascuno con la propria emotività, secondo me alla fine elasti prende il meglio, della situazione.
    ciao buon mezzo agosto. aleanna.

  2. Ri-commento del marito dopo aver letto la situazione (premetto, molto maschile):
    “Ma questo mica s’è sposato davvero. Ha scelto una donna per fare figli, ma il marito e il padre non gli piace farli”.

    Credo sia questo il punto centrale che spiega la divisione dei commenti e la perplessità di molti:

    E’ una questione di priorità.

    Ci sono persone che non vivono la coppia e la famiglia come principale realizzazione di sé, fonte di gioia e pienezza. Quelle le sentono solo nel seguire le proprie individuali aspirazioni.

    Ci sono altre persone che invece sentono il vivere insieme la coppia, seguire i figli dedicandogli tempo, energie, coinvolgersi nella loro crescita, coltivare la coppia, l’unione, come centro della propria esistenza (direi della propria identità) intorno al quale ruota il resto, comprese apprezzate espressioni lavorative che, però, restano secondarie.

    La differenza tra queste 2 razze è la presenza/assenza di frustrazioni nel caso di rinuncia lavorativa a beneficio della coppia/famiglia.

    Non sono egoisti i primi e generosi i secondi.

    Non sono più intelligenti e primi e deficienti i secondi.

    Sono semplicemente diversi, degni di rispetto reciproco.

    Dal suo commento sulla vicenda dell’Elasti-family ho l’ennesima conferma che il marito sta nella squadra famiglio-centrica. Meno male, perchè ci sono anch’io in quella squadra, ci siamo scelti anche per quello.

    Perchè, in fondo, l’importante è stare nella stessa squadra. Si soffre e si sanguina quando ci si accorge, magari in ritardo, dopo qualche figlio, che stiamo giocando in squadre diverse.

    1. Cara quarantatre, siamo sicuramente tutti molto felici che la tua vita di coppia sia molto appagante dal punto di vista tanto sentimentale quanto sessuale… non importa che tu scriva tanti commenti per ricordarcelo! 😉

      1. @laquarantatre
        C’entra perché il tuo pensiero ossessivo ritorna ciclico con la pressione di un martello pneumatico.

  3. Mazza che vespaio hai suscitato! Non so che dire, ti apprezzo per il tuo coraggio, anche se sono d’accordo con chi dice che il vero dilemma sara’ dopo, quando a tuo marito proporranno di far diventare i semestri due. Quattro mesi con pausa in mezzo “son bravi tutti”, si fa per dire, ma se dovesse diventare un impegno piu’ importante? “condito” dai vari benefit di cui abbiamo bisogno tutti ma che qui in Italia sono un sogno? allora sara’ un bel problema prendere una decisione…

  4. A me piace leggere quello che scrivi Elasti, e mi piace tanto il modo in cui lo fai. Hai un senso dell’umorismo un po’ british che mi ricorda uno dei miei libri preferiti di sempre, letto e riletto dagli 11 anni in poi. E’ un romanzo autobiografico di Gerald Durrell, “La mia famiglia e altri animali”. Lì si narrano le gesta della singolare famiglia Durrell, inglesi in trasferta nell’isola di Corfù negli anni ’30. Stavo quindi pensando che da un tuo eventuale trasferimento, parziale o estemporaneo, negli Usa, ho solo da guadagnarci; mi pregusto già le descrizioni della vita americana della Elasti family o anche solo della nuova avventura che li aspetta con il cambiamento che coinvolgerà mr i e tutti loro… Cara E, comunque vada, non smettere di scrivere, di raccontare, visto che hai una “buona penna”. Good luck!

  5. Non me ne può fregare di meno di dove va Mr.i, il blog é divertente da leggere, e lo leggo con piacere, anzi questa novità potrebbe alimentare un po’ la mononotonia dei post degli ultimi mesi. Dal mio punto di vista il trasloco del professore é un po’ come un colpo di scena in una soap opera, ben venga.

  6. acc Elasti… proprio ora che sto per trasferirmi a Londra e potevo tenertelo sotto controllo 😉
    scherzi a parte, complimenti a lui per l’opportunita’ e a te per aver accettato! (e anche per affermare con coraggio che… adesso il tuo lavoro ti piace e non hai voglia di mollarlo!)
    e te lo dice una che… quando si e’ trasferita a milano da bologna per lavoro (dopo 2 anni di pendolarismo spinto quotidiano, sant’eurostar!) il compagno l’ha lasciata! 😦
    (e parlo di milano-bologna, mica di milano londra :-O)
    adesso per fortuna sono single cosi’ per Londra nessuno piange 😛 😛 😛
    in bocca al lupo a tutti e 5 per questa nuova avventura

  7. Non vorrei fare la Cassandra, ma secondo me nel giro di qualche mese/anno finirete tutti strafelici e contenti nell’amena città di A. per tante buone ragioni (futuro dei bambini in primis, visto l’attuale sfascio del nostro bel paese…).
    Ma comunque vada… in bocca al lupo!!!

  8. Non vorrei fare la Cassandra, ma secondo me nel giro di qualche mese/anno finirete tutti strafelici e contenti nell’amena città di A. per tante buone ragioni (futuro dei bambini in primis, visto l’attuale sfascio del nostro bel paese…).
    Ma comunque vada… in bocca al lupo!!!

  9. Oddio, Elasti.. ma come fai???
    Ti prego, dimmi come fai..perchè io non ce l afaccio proprio a trovare un equilibrio!! Dimmi, ti prego, qual è il segreto!
    Da quando mio marito, 2 anni fa, ha cambiato lavoro e abbiamo avuto una bimba gli equilibri di coppia e di famiglia sono inevitabilmente cambiati.
    Spesso è via per lavoro per settimane o comunque se è in sede non torna prima delle 21, e quando non si tratta di lavoro, c’è la Juve (champions o campionato). Ora ha deciso pure di iscriversi in palestra e voglio proprio capire quando ci andrà (lui dice una sera dopo il lavoro e il sabato a pranzo).
    Gli ho fatto notare tempo fa che anch’io ho bisogno dei miei spazi. Conclusione: al sabato mattina vado 1 ora a far yoga mentre lui sta con l abimba (che poi a quell’ora dorme), e il venerdì pome vado in piscina (mentre la bimba è dai miei).
    Lui dice che non sono mai contenta, che mi lamento sempre, che ho sempre il muso ed è arrivato persino a dire che sono invidiosa del suo lavoro perché lui ha un’attività di responsabilità che gli piace ed io no. E’ vero che ultimamente il lavoro che svolgo non mi piace. Entusiasmo zero.

    Dice che tutto quello che abbiamo, la vita che facciamo, la devo al suo lavoro.

    Io non so come facciamo le altre famiglie, ma noi per esempio non mangiamo mai insieme. Non andiamo mai a letto insieme. Ognuno ha i suoi orari, ognuno i suoi tempi.
    Mi manca la quotidianità, mi manca la stabilità, mi mancano le coccole e le attenzioni di coppia.

    Ma come fanno le altre famiglie? Sono io ad esagerare?

    E’ certamente giusto che ognuno abbia i suoi spazi, ed è certamente giusto che i bimbi abbiano bisogno soprattutto della mamma, ma…la coppia dove va?
    Io quando torno a casa alle 19 e sto con la mia bimba mi sento felice, ovvio, ma non mi sento “completa”. E non bastano i sabati trascorsi insieme a ridarci la quotidianità di famiglia.

    Ci piacerebbe avere un secondo bambino, ma ho forti dubbi…non siamo (soprattutto non sono) riuscita a trovare ancora un equilibrio così, non so se riuscirei ad allargare la famiglia…

    Ma spiegatemi, voi con famiglie dalle quotidianità sballottate, come fate?

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