Nonsolomamma

quando il gatto non c’è

oggi, in redazione.
“vi rendete conto che oggi non c’è nemmeno un capo?”
“chiamali scemi. è vacanza…”
“scusate, ma io cosa sarei?”
“ah, già. ci saresti tu…”
“come ci sarei?”
“sì, dai. ci sei tu però, ecco, i capi quelli ingombranti…”
“non dite niente dei miei capelli?”
“cosa dovremmo dire?”
“me li sono tagliati. è stato un trauma per me. sono ancora sotto shock”
“per me sei uguale a prima”
“anche per me”
“cosa dite??? sono completamente diversi! li ho tagliati per andare in messico. parto da sola, domani, per tre settimane. e ho il panico. ma ho sempre il panico prima di partire da sola”
“in messico farai furore, con quei capelli”
“be’, non è che i messicani siano noti nel mondo per essere appetitosi bocconcini… mica sono cubani”
“e comunque, con quei capelli, ti scambieranno per una sacerdotessa atzeca e ti venereranno come una divinità”
“va be’, i miei capelli ed io andiamo a prenderci un ginseng alla macchinetta”
“sabato scorso ho portato i miei figli a una mostra fighetta per bambini fighetti”
“te pareva…”
“a un certo punto la guida-educatrice ha detto, parlando dei pasti quotidiani: ‘e se la vostra mamma, la vostra nonna o la vostra zia hanno avuto un po’ di tempo, magari vi hanno preparato per merenda una buona torta’. allora io ho alzato la mano”
“la solita rompiballe”
“zitto tu! ho alzato la mano e ho detto: ‘anche il papà potrebbe avere avuto un po’ di tempo per perparare una torta…’. e sapete cosa ha risposto la guida-educatrice???”
“cosa?”
“prima si è bloccata un po’ contrariata. e poi ha detto: ‘be’, se il papà fa il cuoco…’. ma vi sembra una risposta sensata? io l’avrei schiaffeggiata”
“bisognerebbe che tutti facessero più sesso”
“sono d’accordo. sesso obbligatorio per tutti almeno tre volte a settimana”
“a me sembra un po’ tanto…”
“no, è sano, non è tanto. io sono favorevole alle forzature legislative per il bene della comunità. come quando hanno vietato il fumo nei locali pubblici, o hanno imposto la raccolta differenziata. all’inizio tutti si lamentano, poi ci si abitua e si è tutti felici. succederebbe lo stesso con il sesso obbligatorio”
“la verità è che gli interisti vanno picchiati da piccoli”
“la verità è che gli interisti mangiano cose sane e gli juventini mangiano merda”
“ti sei messa gli stivali sado-maso?”
“come sado-maso? a me sembra di essere vestita da educanda…”
“con gli stivali da dominatrix?”
“a che età si sviluppa la dissonanza percettiva ed esci di casa vestita da zoccola, convinta di sembrare una collegiale?”
“alla tua”
“io e i miei capelli andiamo a pranzo. chi vuole venire con noi?”.

74 thoughts on “quando il gatto non c’è

  1. Ps: hai dei colleghi simpaticissimi, uno dei miei invece e’ completamente fuori di testa, da complottista convinto crede che il maltempo a NY sia stato fabbricato e adesso pensa che sul terrazzo dell’ufficio ci sia una navicella che lo sta spiando!

      1. Per me mira al congedo pensionistico anticipato per appurata follia e in realtà poi prende i soldi del sussidio e se ne va a NY in gita alla faccia di tutti. Se fa sul serio, stai alla larga…

      1. io lavoro in un ufficio italiano, mezzo open-space….ovverio io sono all’ingresso per l’accoglienza e a due passi da me c’è l’open space dei miei colleghi….non è poi così diverso da quello svedeso (almeno per la mia esperienza) senti solo i tasti del pc, ogni tanto un colpo di tosse…e a preanzo tutti con la testa sul piatto…mi sta venendo la depressione a furia di lavorare con questi qui 🙂

  2. Elasti, ti rubo spazio per raccontare un episodio.
    Vita reale a Roma: ieri sera, all’uscita da Eataly, una coppia con due bambine ben vestita. Una delle bimbe scende dal marciapiede, ma senza pericolo. La madre le urla dietro: attenta alle macchine, la strattona per un braccio, la fa risalire sul marciapiede e le molla uno schiaffo in testa. La bimba piange, arriva il padre, la prende e la sbatte letteralmente dentro il carrello, le urla e comincia a picchiarla con una violenza inaudita per un tempo che a me è parso interminabile. La piccola era bloccata dentro il carrello e urlava. Il padre smette, poi ci ripensa e ricomincia a picchiarla. Mi scappa l’urlo: “vergognatevi, chiamo la polizia” e la madre: “ma è scesa dal marciapiede e poteva finire sotto una macchina!” e io: “dunque è già spaventata, smettetela”. Massimiliano interviene. Il tutto davanti ai miei figli terrorizzati dalla scena. Il padre mi urla: “Lei è una maleducata, si faccia i c. suoi e suo marito è un t. di c.”!
    La famiglia sia allontana ripetendo “fatevi i c. vostri”. E il problema è che ci credeva veramente. Le figlie sono di sua proprietà e picchiarle è una suo diritto, nonché fatto “privato”, anche se svolto in pubblico, senza pudore alcuno.
    Putroppo qui a Roma ho assistito a vari episodi del genere: anche nei bagni della civilissima Ikea, dove ho visto madri picchiare le loro figlie treenni perché… non so neanche perché, perché non sono soldatini.
    Perché in Italia non entra proprio in testa che la violenza sui minori è reato, anche se si tratta dei propri figli. Il fatto è che io non sono mai arrivata veramente a chiamare la polizia: ma dovrò farlo, per togliermi la curiosità di quale parte prenderanno. Sono certa che la convizione che picchiare i figli sia legittimo sia ancora molto radicata
    Scusa l’intrusione
    Julia

    1. Nemmeno io.
      Se davvero la scena era così dovevi chiamare i vigili, subito e senza intervenire: con la stupidità e la violenza non si ragiona.

      1. sono d’accordo Close. Va cambiato. Ma avete mai sentito in Italia che qualcuno abbia passato guai per uno “scapaccione” in pubblico? L’anno scorso un consigliere regionale pugliese in vacanza in Svezia (mi pare), è stato quasi messo in galera, e lui non si spiegava il perché. Qui a Roma le risse, gli insulti in mezzo al traffico (che è veramente snervante) sono all’ordine del giorno.
        Julia

      2. la scena era davvero così: eravamo in 4 a guardarla estrefatti. Ma, ripeto, non è la prima volta che vedo cose del genere (anche tra adulti)
        Julia

      3. Il caso della Svezia è complesso. Io ho letto le testimonianze, in svedese, dei testimoni. Non si è trattato di uno scapaccione, come hanno scritto alcuni giornali italiani. Il padre le stava veramente dando di santa ragione al figlio.
        È vero che in Svezia picchiare i bambini è tanto illegale quanto lo è picchiare gli adulti, ma la gente svedese non avrebbe chiamato la polizia per un ceffone.
        Nota: Save the children ha una campagna per cambiare la legge in quei paesi, e sono tanti compresa l’Italia, che accettano lo schiaffo o la sculacciata.

      4. Fefo, immaginavo che non fosse un “semplice” scapaccione, ma i nostri giornali c’è l’hanno venduta così, e questo la dice lunga sul come in Italia l’uso dello schiaffo sia una prassi non solo tollerata, ma ampiamente praticata. Ho amiche molto intelligenti e emancipate che lo ritengono “necessario” per l’educazione dei loro figli.
        Forse è meglio chiamare direttamente i vigili la prossima volta, ma il mio timore é che potrebbe capitare quello che lascia correre. Il confine non è così chiaro qui da noi
        Julia

  3. Onestamente mai viste scene del genere (ne di alcun tipo, nemmeno uno schiaffo) di violenza su minori in pubblico a Milano finora, ne prima che avessi figli ne ora che ce l’ho…

  4. Nemmeno io ho mai assistito a scene di violenza simile, Julia, al massimo qualche esagitato che minaccia botte per sciocchezze GLI ADULTI, ma mai i bambini. Per tipi così maneschi ti passo la mia risposta passe-partout si tratta di dire con voce ferma e calma: “Si sente bene? Guardi che c’è l’ospedale proprio qui vicino, chiamo un’ambulanza se vuole”, finora è successo che si zittiscono oppure l’eventuale accompagnatore smette di guardare me e guarda loro con un sorrisone, come a dire “Hai visto, adesso te lo fai dire pure dagli estranei!”.

    1. Ottima soluzione, a parte che a me, di fronte ad una scena del genere, non riuscirebbe proprio di parlare in modo calmo, perchè mi partirebbe una tale rabbia da cominciare io a prendere a ceffoni le sottospecie di adulti in questione!!!

      Floralye

  5. Detto questo io avrei voluto essere un’arzilla nonnina per prendere a randellate liberamente la guida-educatrice. La mamma che ha alzato la mano sei tu, vero Elasti?

  6. No, non sono d’accordo, chiamare la polizia non risolverebbe nulla, dietro le mura domestiche tutto continuerebbe come prima, a meno che non venga deciso di togliere l’affidamento di questi bambini ai loro genitori, e in questo caso, dovendo scegliere, credo facciano meno male due scapaccioni che essere allontanati dai propri genitori per essere affidati ed estranei. Detto questo, io odio chi picchia i propri o altrui bambini.

  7. E’ vero Rots, e c’è anche il discorso dell’aggressività tollerata in un determinato contesto, a Roma mi trovo a volte a tranquillizzare gli stranieri in vacanza perché vedendo le persone che si urlano in faccia credono ogni volta che stia per scoppiare una rissa, e penso a qualche famiglia del Sud che allunga un ceffone al figlio perché non ha piegato bene la camicia ecc., ci andrei cauta a dire che sono pessimi genitori. Il discorso di mettere le mani addosso ai figli va cambiato nella mentalità generale.

    1. Non ho ben capito il collegamento Sud con la violenza sui bambini. Onde evitare polemiche ti chiedo di essere più chiara sulle tue opinioni.

      1. Effettivamente Close non credo si possa generalizzare. É vero che probabilmente a Roma siamo tutti più isterici, ma raccontavo la scena intendendo che il tutto è successo in una grande città e per di più in un posto molto frequentato e anche un po’ fighetto. Sinceramente è un scena che non ti aspetti in un tale contesto.
        Julia

      2. Evidentemente come mi capita spesso sono stata troppo sintetica, non volevo occupare troppo spazio. Non ho fatto nessun collegamento fra “il Sud” e “la violenza sui bambini”. Ho detto che può essere fonte di malintesi il fatto che rispetto al Nord, in Centro e al Sud c’è una tolleranza un po’ più alta all’aggressività, intendendo con questa il volume della voce, le interruzioni, gesti come apostrofare l’interlocutore con la mano; ho detto che mi è capitato di assistere a ceffoni isolati dati in pubblico come sintetica forma di rimprovero al Sud, mentre al Nord – in pubblico – si usa solitamente il rimprovero verbale, e ho detto anche che ho qualche dubbio a considerare maltrattanti i genitori che danno un ceffone isolato come rimprovero, perché la magnifica famiglia del Nord o Svedese che non alza mai le mani sui figli può lanciarsi in umiliazioni verbali stile “buono a nulla, testa di rapa” ecc. senza che nessuno possa chiamare i Carabinieri. Non avendo assistito alla scena di cui parla Julia potrei immaginare una coppia di genitori molto nervosi e stressati a cui magari la bambina ha già fatto tiri del genere e che magari ha rischiato la vita, però tutto dipende dall’intensità e dalla durata della cosa, immaginare un papà che urla e schiaffeggia la figlia per un quarto d’ora perché ha messo un piede giù dal marciapiede fa pensare.

  8. D’accordo con la collega rompiscatole che ha posto la domanda sui padri, da comprendere nell’elenco dei possibili preparatori di cibaglie, indipendentemente dall’esserlo per professione! forse sono una rompiscatole anche io 😉 🙂

  9. Argh, qua sopra oggi come laggiù ieri ma discorsi più tristi…meno gente forse. Sono tutti turisti fuori…per poco non mi associo ad 80enni giapponesi che seguono il classico ombrellino chiuso. Però lavoro con piacere pensando che a casa il maschio alfa fa da cuoco e baby sitter.

  10. Urca stavo per andare anch’io alla mostra per bambini fighetti ! Magari vado al planetario va così mi faccio un pisolo mentre i nani mi chiedono le cose..

  11. Sempre affascinanti i discorsi che le donne tengono tra loro. Anni fa in ufficio tra uomini soli, davanti alla macchinetta del caffè, se uno avesse riferito che delle mogli tra loro auspicavano ” sesso obbligatorio per tutti almeno tre volte a settimana ” avrebbero sbottato ” Ma va là casciaball !”
    Vero è che forse l’auspicio delle mogli non era riferito obbligatoriamente al consorte.

  12. julia. anche io ho visto scene simili. terrificanti. chiamare i vigili. sarebbe primo passo. mentalità italica e retrograda.
    al nido anni fa vidi una maestra dare una sculacciata ad un bambino, da dietro ad una finestra. quando lo raccontai ( scrissi anche al responsabile degli asili di milano) alcuni genitori dissero che non c’era nulla di male, che due pacche sul sedere ad un bambino erano educative.
    cambiai asilo e nonostante le mie lettere la maestra rimase li al suo posto. la mentalitá diffusa è che sono accettabili gli schiaffi, le sculacciate etc etc. poi il limite, quale sia, è lasciato al buonsenso indivuduale. mi sembra sbagliato.

    1. Un conto è picchiare, un altro è mollare una sculacciata sul sedere, su una coscia o un ceffone in testa. Di solito quando si arriva ad alzare le mani “una-tantum” è perchè il figlio/a continua a fare o dire cose per le quali è già stato abbondantemente redarguito e sta semplicemente continuando a sfidare l’autorità dei genitori.
      Vogliamo dargliela vinta? Vogliamo fare i genitori che corrono a scuola ad insultare il maestro che ha dato la nota sul diario? Vogliamo fare solo gli intellettuali che non alzano mai un dito? In giro ci sono abbondanti esempi di bambini e ragazzini ai quali purtroppo un ceffone non avrebbe fatto male.
      Altrettanto ci sono esempi di bambini e ragazzini educati e rispettosi, i bambini non sono bamboline e vanno educati a stare nella società come tutti gli altri, non è certo dandogliele vinte che formeremo adeguatamente il loro carattere. Quando ero piccola le ho prese, poche ma buone (come si diceva una volta), il perchè? scomparivo dalla vista dei miei senza dirlo!
      La coppia di cui si parlava mi sembra abbia esagerato un tantino, specie se hanno alzato le mani in un momento in cui non c’era un giustificato pericolo.
      So che con questo commento mi sono attirata le ire furibonde di alcune di voi, ma un ceffone lo si prende una volta e poi lo si dimentica, invece le parole “sei un buono a nulla, non combini mai niente, non sai fare niente, etc.” creano più danno, molto più danno…

      1. E che dici del non appioppare né l’uno né le altre? Né il ceffone né le parole che fanno male? Direi che è il minimo.

  13. Stasera ho comprato e mangiato le cicorie, che abitualmente non frequento. Crude sono amare, ma cotte sono amarissime!! Come può essere il piatto *preferito* di qualcuno? De gustibus. Ci credo però che Mr. I non mangia il cioccolato…

  14. Elasti, chi è andato a UovoKids dei colleghi? 😉 Già, un po’ tanto radical chic… ma ho scoperto che per i milanesi radical chic, Emma è un nome di gran moda… Solo che mia figlia (torinese, di 2 anni) non era abituata a sentire il suo nome ripetuto così tanto (a Torino si vede che è meno di moda), e non ci capiva più nulla dalla confusione! :-)) Dolaine

    1. io sono molto triste: da quando sono bambina sognavo di chiamare le mie figlie “emma” e “matilde” (il secondo per via di rohal dahl), ma oggigiorno TUTTE le bambine si chiamano così!!!!!!! ne conoscerò una ventina!!!
      uffaaaa!!!! 😦

      😛

      1. eh, tu dillo a me… mi sono coltivata il nome Emma per anni (dato che non sono diventata mamma giovanissima), e quando finalmente ho vinto su mio marito nella top list dei nomi, mentre ero incinta… ora mi ritrovo Emma ovunque! Comunque, ripeto, a Torino non così tante Emma quante a Milano!! 😉 e addirittura nel nostro piccolo asilo è, al momento, la sola. In compenso spopolano le Viola… 🙂

  15. Scusate, offro l’ennesima dimostrazione della mia storditaggine, ma… Elasti, la capa “poco ingombrante”, se ricordo bene, sei proprio tu??

    Floralye

  16. trynity tre d. delle persone come te bisogna temere. pretendono di fare scuola a chi ceffoni non ne da in virtù di uno pseudo stile educativo da bar, per cui i ragazzini sono maleducati perchè non hanno preso abbastanza ceffoni. colgo una enorme coda di paglie ed un forte desiderio di autogiustificarsi, convincendosi di essere nel giusto.
    il tuo autogiustficazionismo non convince affatto. pensi che tuo figlio sia migliore di altri perchè lo educhi a scapaccioni? che il ceffone lo si prenda una vota e lo si dimentichi non è affatto vero….te lo posso garantire…

    1. Non mi sto autogiustificando di nulla, non ne ho proprio bisogno!
      Ho però assistito a questa scena: bambino di 3/4 anni con entrambi i genitori a casa di mia cugina; il bambino, molto scalmanato e anche molto maleducato, non ha fatto altro che saltare (letteralmente) su e giù per il divano, aprire e curiosare nelle ante della cucina, interrompere i discorsi gridando… i genitori continuavano a dirgli “non fare così, non fare colà, stai fermo” e lui neanche per le palle! Ti chiedo: è educazione questa? hanno tentato di convincerlo a stare buono x tutto il tempo mentre lui si faceva beffe di loro. Bello avere figli così con genitori che alla fine lo scusavano dicendo “ah è molto vivace!”… sto par di ciuffoli!!!
      Allora visto che di me bisogna aver timore (??? evidentemente coverò intenti da serial killer ^_^), sentiamo tu cosa avresti fatto in un frangente del genere… oppure avresti scusato anche tu il bambino senza redarguirlo?

  17. Scrivo con l’iphone che sono a letto con la febbre, rispondo al simpaticissimo fefo che gli rubo la battuta esilarante sulla vernice e rivendo alla prima occasione. Per le sculacciate: non possono essere educative, non dovrebbero esistere. Qui in ch e’ vietato. Detto cio’,sarei una falsa ipocrita se dicessi che non mi e’ mai capitato di dare uno scappellotto ai miei figli, salvo poi pentirmene amaramente xche’ so che sono io in quel momento ad aver fallito come educatore. Saluti a tutte/i da una che raramente ha la febbre alta e che e’ gia’ stufa…

  18. ciao elasti
    che invidia sto ambiente di lavoro con gente che va in messico e vestiti sadomaso….io di divertente ho solo i capelli quando piove che si imbizzirrascono più del solito…i miei colleghi puzzano di muffa e naftalina e gli stivali più sadomaso che puoi incontrare sono quelli della prof di religione…………
    ti seguo da pochissimo via blog ma da tanto via d di rep.
    ciau

    1. @Anonimo: nonostante io abbia puntato il dito non su delle persone, ma su un modo di interazione con i figli, poi ognuno a casa propria faccia come jè pare… tu mi dai della saccente, mentre io non voglio insegnare proprio nulla a nessuno, sto solo scrivendo il mio parere e lo faccio sulla mia esperienza personale di figlia.
      Mia madre mi redarguiva, se non bastava, se sfidavo l’autorità dei genitori per fare come mi pareva, allora c’era la minaccia “lo dico a tuo padre”, il quale aveva l’antipatico ruolo di punitore. E’ un gioco delle parti a cui i figli non possono sottrarsi, nè possono pensare di invertire i ruoli già in tenerissima età.
      Parlare, spiegare, rispiegare, dialogare, redarguire… vanno tutti sempre bene finchè si rispettano i ruoli, dopo se serve occorre la vecchia medicina dello scappellotto.
      Se rileggi l’esempio che ho fatto (e a cui ho assistito) direi che anche in questo caso il genitore ha fallito come educatore (e non solo quando alza le mani) perchè chiaramente il figlio non lo rispetta, nè rispetta la casa e le persone che lo ospitano, i bambini sono vivaci, non si pretende che stiano fermi impalati, ma non devono saltare a piè pari sul divano altrui indisturbati, punto. Educazione e rispetto prima si imparano e meglio è per tutti, ma soprattutto per il bambino stesso quando sarà un adulto.

  19. educare si, siamo d’accordo. condivido la finalità, non il mezzo che proponi. immaginavo non avessi figli. se avessi figli almeno un dubbio te lo saresti posto.
    la tua rigidità mentale è frutto dell’educazione che hai ricevuto. un solo modello, quello che hai ricevuto tu e che non sei nemmeno in gardo di valutare in senso critico.
    gli scapaccioini educano alla sottomissione, non al senso di respnsabilitá.

    1. il tuo giudizio su di me, che nemmeno ci siamo conosciute di persona, mi fa un pò sorridere, in compenso mi dispiace che tu non abbia risposto analiticamente in merito al simpatico quadretto famigliare a cui ho assistito…

  20. cara trinity. quadretti simili a quelli che descrivi li vivo pressochè quotidianamente, compreso lo sguardo altezzoso di donne sprezzanti e senza figli. teoriche saccenti come te.

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