Nonsolomamma

saturazioni

stamane, quando hanno preso il treno per rientrare a milano, dopo la vacanza romana, elastigirl era molto soddisfatta. perché, in formazione ridotta senza pater familias, lei e i tre hobbit erano stati proprio bene, avevano visto posti belli, passato del tempo con affetti e amici simpatici, mangiato parecchio cioccolato, dormito quasi sempre senza interruzioni e scoperto un’intimità nuova, complice e ridanciana.

subito dopo essere saliti sul frecciarossa, carrozza otto posti sedici a e b, quindici a (ché il piccolo è ancora piccolo e non ha diritto o il dovere al posto), hanno cominciato a montarle un’insofferenza bizzosa, un desiderio di solitudine, un fastidio sottile che, con l’approssimarsi della meta, virava in esasperazione allo stato puro.

perfino quando lo hobbit piccolo ha annunciato a se stesso e al treno “io ho l’ansia”, perché da quando ha scoperto che esiste questa bella parola, unita a questo bel concetto, la usa e ne abusa, accompagnando l’annuncio con un respiro affannoso e dei colpi vigorosi sul petto, lei, invece di ridere, ha pensato che non si può sempre dare spettacolo e assomigliare più a un circo di weirdos, come direbbe eliza, che a una tranquilla famiglia con padre emigrato.

e ha capito di avere i sintomi della saturazione. e quando è arrivata a casa, ha trovato eliza, la ragazza alla pari, reduce da cinque giorni in giro freneticamente per l’italia, che aveva già il mantello da cavaliere e la spada per un combattimento hobbit. “avevo così tanta voglia di tornare qui a casa a giocare con i ragazzi”, ha detto. elastigirl ha vuotato le valigie, ha fatto andare la prima lavatrice, è andata a fare la spesa, l’ha sistemata con lo hobbit picccolo che si era fatto passare momentaneamente l’ansia, ha steso e ha fatto partire la seconda lavatrice. “eliza, ho bisogno di non esserci, per un po’”, ha dichiarato. e si è infilata nella vasca da bagno, con i rapper francesi nelle orecchie e l’illusione di essere sola ché da quei tre là doveva disintossicarsi. lo hobbit piccolo ha passato vari minuti a cercare di sfondare la porta del bagno, ma questa è un’altra storia, o forse la stessa.

53 thoughts on “saturazioni

  1. Non sentirti in colpa. Tutti noi genitori abbiamo quei momenti ogni tanto. Per tirarti su magari puoi pianificare un weekend romantico sola con Mr.I. al suo ritorno…o tre giorni da sola via da tutto e da tutti 🙂

  2. Pure a me capita così, all’improvviso sono satura… A volte penso di non avere la tacca che segnala che sono entrata in riserva e l’assenza di carburante mi prende così, come direbbe tuo marito, all’infamona!

  3. Quello che non capisco è perchè, visto che si tratta di un periodo di tempo limitato, e dunque scevro da accuse di schiavismo, non utilizzi Eliza un po’ di più. Non dico che non avresti raggiunto comunque la saturazione ma perlomeno saresti, forse, un po’ meno affaticata. Non so, la butto lì…

  4. Ti seguo da relativamente poco ma da abbastanza per dire che i tuoi momenti di “saturazione” sono incredibilmente rari. Io ne ho almeno due o tre al giorno. Forse perché ho un solo figlio piccolo. Forse perché al caos e alle intromissioni ci si abitua lentamente, come a quasi tutto nella vita.
    Quando leggo questi post mi dico “ma allora è umana”… 🙂
    Comunque pensa a me, che ho la porta del bagno che non si chiude per l’umidità e un compagno che ogni tanto fa capolino con “Vittorio ha fatto la cacca, che faccio? Lo cambio?” No, teniamolo così per due o tre giorni e vediamo se fermenta.

    1. Quanto ti capisco 😉
      E quando dopo 2 anni gli chiedi: “Che mi prenderesti i calzini per la bimba?” Lui fa: “E dove sono?”
      Dove sono sempre stati… 🙂

      1. stamattina il mio maschio Alfa mi ha chiesto: “ma lo devo vestire io il bambino?? Sono in giacca!” e come dovresti essere? in camice? in tutina da domatore di leoni?

      2. Oddio la rabbia. Pannolini, calzini, crema, tutine, magliette. “Dove sono?”. Ho adottato la tattica del guardarlo in cagnesco e rimanere in silenzio, e funziona. Dopo qualche secondo si risponde da solo ad alta voce, in modalità “che ti credi? sto parlando da solo ma so esattamente dove andare a prendere quello che mi serve”. La fatica…..

      3. Rilancio con ”caro, ma la bambinae’ andata a scuola cosi’?”
        Si’, cara.
        La 3enne indossava la maglia della 6enne, sembrava il nano cucciolo…

    2. ahhh, come ti capisco! oppure la piccola chiama dal bagno , tu in cucina a spentolare, lui sul divano e ti dice: ma ha chiamato te!!! argggggghhhhhhh

    3. ecco…adesso ho capito a cosa serve quel pannello bianco che ho in bagno! è una porta! non serve come tirapugni per mio figlio o come tiragraffi per la gatta! 🙂

  5. A me capita alle 20 in punto. Ma io ho la fortuna di avere un compagno che torna a casa tutte le sere, più o meno alla stessa ora. In quel momento, dopo un pomeriggio trascorso a dividere le mie due Erinni, che mentre si abbracciano ne approfittano per tirarsi i capelli a vicenda, io ho bisogno di una spazio fisico e temporale per me, solo per me.
    è sopravvivenza.

  6. In questo periodo ogni volta che apro il tuo blog e come se leggessi parole mie . . . Sai descrivere benissimo come mi sento io oggi . . Grazie per scrivere . .

  7. Se durante il giorno -e in generale- te ne sbattessi allegramente e non ti dessi loro al 100% non proveresti questo.
    Ti senti cosi’ perche’ provi a dare loro il meglio di te

  8. Una coppia di amici ha quattro figli maschi. Un paio di anni fa lui ci è venuto a trovare viaggiando da solo con loro (età: 9, 4, 3, 1) in macchina per un migliaio di chilometri, mettendoci un paio di giorni. Quando è arrivato gli ho domandato se fosse stancante stare con loro quattro.
    – No, per niente. Alla fine ti diverti.
    – Ah, beh, pensavo che lavorando da casa e avendoli sempre intorno ogni tanto ti stressassi.
    – (ride) Pensavo ti riferissi a questi due giorni! Sei matta! Normalmente li tiene O. (la compagna), mentre io lavoro. (ride ancora, scuotendo la testa) Se dovessero stare sempre con me, mi sparerei!

  9. Beata verità quella del padre di quattro maschi. Dopo cinque giorni di full immersion romana coi tre maschi, una full immersion nella vasca a suon di rap francese è il minimo sindacale.
    Ma perché non ci ho pensato ieri sera, che i bambini erano dai nonni? Accidenti al senso del dovere e al ferro da stiro…
    Roberta

  10. Da romana non sono mai andata ad explora …c’ho paura che mi viene l’ansia. Da madre non ho mai permesso a me stessa di ammettere che vorrei ogni tanto stare senza mia figlia e infatti c’ho spesso l’ansia. Perché è’ normale vero? Desiderare di essere soli ogni tanto e anche diversi!

  11. Mi consoli, ti capisco, la saturazione qui è all’ordine del giorno, ed è una sensazione che prima dell’arrivo della mia banda bassotti di 6 anni, 3 anni e sei mesi non sapevo nemmeno esistesse – per fortuna scopro che è comune perché tendo a vivere attanagliata dai sensi di colpa per il semplice fatto di provarla 😀

  12. Dopo 4 giorni di vacanze pasquali passate dietro ai nani 24 ore su 24 ho preso un giorno di ferie aggiuntivo, e adesso mi godo la MIA giornata cercando di ignorare sensi di colpa e sensi del dovere! Ogni tanto ci vuole…

  13. Anche io quando avevo anni 3-4 anni non volevo che mia madre si chiudesse in bagno e battevo sulla porta.
    Credo fosse ansia da abbandono.
    Roba da figli unici. O da figli ultimi.

  14. Che bello quando scrivi 2 post di seguito: apro il PC la mattina e trovare il tuo post lo considero un regalo fatto a me personalmente!
    Quanto alla saturazione la scuola dei miei 3 apre giovedì….. non so se reggo un’altra giornata intera con la media di 12 anni in giro per casa
    Fatalaura

  15. speravo di trovare qualche commento al commento di puntadispillo.
    io ne sono rimasta basita, attonita e anche un po’ turbata.
    è sempre stata una costante, come i post di Elasti, forse dovremmo salutarla come si conviene.

    1. e come è che si deve salutare qualcuno che sta per morire? Sono sicura (quasi) che solo nel silenzio ci sia il modo “conveniente” di salutare puntadispillo

    2. Ho letto ora il commento di puntadispillo. A parte la pelle d’oca, istintiva, per il coraggio e la lucidità, mi permetto di salutarla con un abbraccio, spero non invadente.

      Floralye

  16. Secondo me le porte del bagno per le famiglie con hobbit piccoli le dovrebbero fare di un materiale diverso dal legno..che so..acciaio! io sono in affitto e quando andrò via mi sa che gliela devo ricomprare la porta del bagno alla proprietaria!

  17. non ho mai avuto a che fare direttamente con una ragazza alla pari, ma conosco persone che in vari momenti della loro vita genitoriale hanno avuto in casa una “au pair”. una mia amica italo-finlandese per esempio, e la gestione del tempo era davvero tutta diversa e la ragazza era davvero un aiuto costante. anche perché lei e il marito lavoravano nella redazione di un quotidiano con turni piuttosto fitti. una fidanzata di mio fratello era in Italia come “au pair” e una mia conoscente svizzera ha da sempre una ragazza alla pari in casa. quindi dai racconti che fai sembra piuttosto che Eliza sia sempre in vacanza. per dire che cinque giorni a Roma con tre bambini e un aiuto sarebbero probabilmente stati più leggeri e che in fondo anche per lei avrebbe voluto dire dare comunque uno sguardo alla capitale. scusa elasti se te lo dico, ma alle volte sembri mia madre che sceglie di immolarsi sull’altare della famiglia – senza che ciò le sia minimamene chiesto – per poi lamentarsene. e… so per certo che a Milano l’Esselunga porta la spesa a casa e che BioExpress ti porta verdure e frutta di ottima qualità e anche latticini, volendo. se potessi (qua niente del genere 😦 ) spesa a casa tutta la vita. 😉

    1. Bellissima e comodissima la spesa a casa, ma dopo 5 giorni a casa con i bambini (o in viaggio) il silenzio di una spesa solitaria ha il suo fascino!!!

  18. ieri il mio compagno è rimasto l’intero pomeriggio ad accudire la duenne pazza a casa con la febbre. l’ho trovato distrutto…è che non c’hanno il fisico…. però neanche l’ansia da prestazione!

  19. Grande! I sintomi del saturazione! Di sicuro c’entra anche il luogo familiare e l’occhio altrui, ma comunque è una definizione estremamente rilassante. Ciao!

  20. oooooh! Brava Elasti, ce l’hai fatta alla fine a chiudere la porta.

    Brava, vedrai, questo è un nuovo inizio per te, e anche per i tuoi figli. Coltiva questa magnifica, giusta, meritata aspirazione al tempo solo per te anche quando in casa ci sono anche loro.

    Prenditi queste pause (bagno, rapper francesi, libro, quello che ti pare basta ci sia una porta tra te e loro) anche PRIMA di arrivare alla saturazione.

    Prova a superare il senso di colpa ultimo, quello che ti spinge ad aver bisogno di una scusa (per esempio stanchezza allo stadio finale) per prenderti questi momenti per te stessa.

    Se lo fai regolarmente, 2-3 volte a settimana, vedrai che i tuoi pargoli si abitueranno, e smetteranno di battere alla porta.

    Intanto, se battono ignorali. Stoicamente resisti ed ignorali. Smetteranno.

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