Nonsolomamma

i cinque momenti

“qual è il tuo momento preferito, nella giornata?”
lo hanno chiesto oggi a elastigirl e lei, lì per lì, ha avuto un vuoto, o un pieno, a seconda dei punti di vista. e ha risposto frettolosa, senza pensare troppo.
adesso però è sera, gli hobbit hanno cenato e i pensieri possono depositarsi per terra e sul tavolo. e allora, tanto vale fare le cose seriamente ed elencare i cinque momenti migliori della giornata. e poi, per non farsi mancare il lato oscuro delle cose, i cinque peggiori.
i migliori:
1. la mattina, camminando con lo hobbit grande e il medio verso la scuola, quando non sono in un ritardo spaventoso e non devono correre come una famiglia in fuga. perché, magicamente, lungo quella strada vanno tutti d’accordo e si fanno parecchie confidenze e ridono molto e c’è quella complicità preziosa, magica e rara.
2. la mattina, quando tutti e tre sono a scuola ed eastigirl prende il caffé prima di cominciare a lavorare. un caffè in piedi, frettoloso ma buonissimo e irrinunciabile.
3. in ufficio, nell’open space, senza capi. quando tutti danno il meglio di sé e si raccontano i fatti propri e si prendono in giro come tra compagni di scuola e si sentono parte di un gruppo, ognuno con il suo username e la sua password, le sue nevrosi, i suoi talenti e i suoi buchi neri.
4. la sera, mentre lei prepara la cena e, dalla porta della cucina vede gli hobbit che guardano un film, stravaccati sul divano, tutti sotto lo stesso plaid, anche se è settembre e fa ancora caldo. e lei pensa che non c’è un posto migliore nell’universo dove stare.
5. la sera, quando tutti dormono e lei no. e fa quello che le pare.

i peggiori:
1. alle sette, quando suona la sveglia e deve dire “alzatevi” dieci, cento, mille volte e fa finta di essere di buon umori e vigile e positiva. ma vorrebbe soltanto dire: “sapete una cosa? ho sonno tanto quanto voi, quindi ora torno a letto e chi se ne frega del mondo”.
2. a colazione, quando gli hobbit si lanciano i cereali e si danno gomitate e litigano urlandosi cose terrificanti ed è chiaro che in quel momento si odiano e vorrebbero vedersi morti. e forse vorrebbero vedere morta pure la loro madre.
3. la sera, quando devono fare il bagno e traccheggiano. e allora lei li minaccia, li sgrida, li e si sfinisce. e loro continuano a traccheggiare. ed è tardissimo.
4. la sera, quando sono già a letto, elastigirl è sotto le coperte, la giornata sembra finita e chiedono l’acqua.
5. la sera, quando sono già a letto, elastigirl è sotto le coperte, la giornata sembra finita e loro chiedono un fazzoletto.

chi volesse indicare chi sotto i suoi cinque o due o cinquanta momenti migliori e peggiori della giornata, è libero di farlo.

103 thoughts on “i cinque momenti

  1. la sera…quando torno a casa dal mio amore!
    la mattina del sabato o della domenica… quando mi sveglio abbracciato a lei senza nessuna sveglia!
    🙂

  2. Non c’è un momento preferito, è tutto un caos,sempre e comunque,a lavoro come a casa,dalle 7,30 alle 22.
    Sono l’unica mamma di 3 figli medico ad essere in queste condizioni?!!!

  3. A me piacciono gli elenchi, aiutano a fare ordine, a focalizzare.

    Questo elenco però un pò mi mette in difficoltà, mette probabilmente in discussione le mie giornate, che, invero, non sono per niente uguali tra loro.

    5 BEST:
    1. la colazione lenta e buona da sola [il mio compagno è trooooppo lento!]
    2. il tempo per leggere
    3. le gratificazioni professionali esplicite e/o concrete
    4. i panorami per/dal lavoro
    5. a nanna con il mio compagno lento a mangiare

    5 WORST
    1. mettermi le scarpe
    2. la noia
    3. le pulizie
    4. che cose da fare da rimandare necessariamente
    5. i mezzi pubblici

  4. Migliori: alzarsi mezz’ora prima, fare una colazione gigante e leggere il giornale online;
    Farsi svegliare dalla minuscola che si insinua nel lettone chiedendo di fare il “panino” tra mamma e papa’;
    Andare a fare la spesa tra “soli grandi” neanche fossimo al luna park;

    Peggiori
    Ripetere un milione di volte la stessa cosa a 4 orecchie che fanno finta di non sentire
    Aver voglia di fare mille cose ma essere stanca e sentirti perennemente inadeguata;
    Vedere mamma invecchiare e capire che adesso devi fare tu un po’ tu mamma..ma voler essere ancora solo figlia…

  5. Un post davvero molto impegnativo. Allora,
    migliori
    1) sveglia che suona e io che allungo la mano, accarezzo Isotta, mi faccio consolare dalla sua morbidezza e solo a quel punto apro gli occhi;
    2) il tragitto in macchina -dono di mamma e papà per la laurea, che mi fa sentire grande e indipendente- per arrivare in studio: mi sintonizzo sulla stazione radio preferita, ascolto il notiziario; tempo che cominci una canzone che quasi sicuramente canterò a squarciagola, sto attraversando un cavalcavia con una vista mozzafiato che, come diresti tu, ti ricorda essere nel posto giusto. Sono pronta per cominciare.
    3) il whatsup complice di un’amica che, incredibilmente, arriva sempre al momento giusto della giornata;
    4) il messaggio sdolcinato che vorrei inviare verso le ore 18 all’amore e che poi non scrivo perchè tanto so che sarà lui a farlo. Infatti, dopo poco, il telefono vibra;
    5) la cena a casa con i genitori che, finalmente, mi trattano come un’adulta;
    6) il pranzo del lunedì a casa di nonna tutti assieme, nonna che c’è sempre, ma sta invecchiando.
    peggiori
    1) papà che la mattina vorrebbe intavolare conversazioni sui massimi sistemi quando io a stento ricordo le mie generalità;
    2) il tragitto di ritorno studio-casa della sera in cui mi domando se stia facendo bene a fare quello che faccio, se non avessi dovuto fare altro, se non stia sprecando il mio tempo; in cui mi tormento nel desiderio di una convivenza con l’amore; dove mi accorgo starmi stretto questo limbo post universitario incolore ed insapore, che nulla garantisce e molto spaventa; in cui mi chiedo se il futuro esiste, se merita pensarci, se tra dieci anni tutto sarà come immagino;
    3) il pranzo del lunedì a casa di nonna tutti assieme, nonna che c’è sempre, ma sta invecchiando…… …. …

  6. Sono Barbara del commento 14. La domanda “terapeutica” di elasti mi ha tirato fuori un’angoscia che credevo sepolta. Forse non interesserà nessuno, ma voglio scrivere un altro pezzo della mia storia, che ormai io divido in “prima” e “dopo” quel momento. Chiedo scusa a elasti se occupo il suo spazio con un commento così lungo e personale.
    Bene, sono pronta.
    Capita di condurre una vita comune e normale, tra famiglia e lavoro, come tanti.
    Capita di fare scrupolosamente i controlli di routine per la prevenzione, scadenzando gli esami periodici di anno in anno, sentendosi solo per questo con la coscienza a posto e, del tutto immotivatamente, anche al riparo da brutte sorprese.
    Capita che una volta vai a ritirare il referto dopo la data stabilita, sono anni che ripeti i controlli e non è mai successo niente, hai troppo da fare e che vuoi che succeda per qualche giorno di ritardo.
    Capita peró che quella volta ci trovi scritto: “oncologicamente positivo”.Allora rileggi il nome sul referto, magari ti hanno consegnato quello di un altro; no, è proprio il tuo nome. Ti siedi nella sala d’aspetto, ti guardi intorno, la gente passa, sei sola. Nessuno ti ha accompagnato lì, si trattava solo del ritiro, una delle mille cose da fare in una giornata qualunque. Nessuno ti ha telefonato dalla struttura per avvisarti di quello che avresti letto, o per sollecitare il ritiro, almeno. Nessuno. Sei stata lasciata sola.
    Capita che decidi di combattere la battaglia, da sola, intimamente, anche se la famiglia e gli amici mostrano comprensione e tenerezza. Ma tu hai già capito che questa sarà una lotta solitaria, sarà un corpo a corpo: o tu o lui. O tu o il cancro. Così affronti l’operazione, e poi le cure successive con determinazione.
    Capita che durante i cicli di cura incontri altre persone come te, solo con loro si stabilisce l’intesa, perchè stanno combattendo la stessa battaglia.
    Capita che vinci la battaglia, o almeno il primo di altri possibili altri round, non sai se ci saranno recidive, ma a questo non ci pensi e ti senti come sei avessi vinto un biglietto di andata e ritorno alla lotteria della vita.
    Capita peró che ti senti molto più fragile, ora, quando fai i periodici controlli. Il referto lo vai a ritirare subito, e lo apri con circospezione.
    Capita che ora hai un altro sguardo, meno superficiale, e intercetti subito la sofferenza altrui, nascosta sotto ai discorsi banali.
    Capita anche che ora molti discorsi ti sembrano banali. Sai di non essere padrona del tuo tempo, ma di poter decidere come impiegare il tempo che ti è concesso. E di non volerlo sprecare.
    Capita così di pensare che tutto quello che è successo ha avuto un senso, non è stato un male inutile. Anzi, forse non è stato neanche un male, se ha avuto un senso.
    Capita che torni a ridere.
    Capita che passino tre anni, che una sera leggi un blog di una giornalista simpatica e intelligente, e all’improvviso ti senti chiamata per nome. Quella domanda sui momenti ti pare rivolta proprio a te. Allora senti risalire l’angoscia dell’istante in cui hai scoperto di essere malata, credevi di averla sotterrata e invece è ancora lì. E scrivi di getto la tua risposta, d’istinto, anche se prima di inviarla la rileggi trenta volte e ti trema la mano e ti batte il cuore quando premi il tasto invio. Come se stessi rivelando al mondo un segreto, una parte di te che non avevi avuto il coraggio di confessare. Neanche a te stessa.
    B.

    1. Grazie, Barbara, per aver condiviso. Per la sincerità, la lucidità, e la forza che dimostri. Per ogni frase, che è una riflessione immensa, anche se sembra buttata lì di getto. In bocca al lupo.

    2. Grazie Barbara, un abbraccio e un grosso in bocca al lupo. Mi hai fatto ripensare a un’amica che ha fatto il tuo stesso percorso, quasi vent’anni fa, e alla splendida famiglia che ha adesso.

    3. Barbara, se posso permettermi, un consiglio: di blog in blog, passa su “oltre il cancro ” e soprattutto su “anna staccato lisa”
      scusa Elasti se faccio pubblicità alla concorrenza!
      L.

      1. Perchè “concorrenza”?
        questo blog non è mica sul mercato!
        e che vuol dire “passa”? barbara ha voluto condividere con noi…

    4. diciamo che il tuo peggior momento ci ha aiutato a renderci migliori. potenza dell’arte tarepeutica della narrazione biografica. grazie barbara

    5. Qui succede cosi’, succede che nonsocome Elasti ci fa uscire allo scoperto. Pero’ ho la sensazione che, nel totale anonimato, ci siano solidarieta’ ed empatia reali.
      Grazie a te e infiniti in bocca al lupo

  7. …il lancio dei cereali mi ridurrebbe all’ombra di me stessa, non so come fai a resistere…
    Per me i momenti migliori coincidono con quelli di maggior dialogo:

    -quando la mia Princi esce da scuola, e mi racconta della sua mattinata e mi chiede della mia;
    -il post-allenamento della Princi con relativa analisi dei progressi e smargiassamenti vari;
    -a cena, in cui siamo tutti e tre allo stesso tavolo, io la Princi e L’Omone, e scaturiscono domande che spaziano da “com’è fatto il curry?” a “Invitiamo a cena Travaglio? Mamma gli fai il roast beef e ci facciamo ri-dire del T.S.O alla Santaquellalì! Eh?”
    -prima di andare a dormire, ancora chiacchiere e coccole a volontà;
    -…e quando mi avanzano dieci minuti per scrivere due bischerate sul mio blog.
    I peggiori non sono abituali, vale a dire che capitano, eccome se capitano, ma non di routine; l’utente folle in ufficio, la paturnia per un pre-interrogazione a scuola, Ettore (il mio boxer di nove mesi) che trivella il giardino fino a trovare l’acqua, una trasferta per lavoro non programmata che scombussola l’equilibrio ad incastro delle mie giornate…credo che siano grossomodo quelle di tutte noi, maghe del mutlitasking ad oltranza, e del problem solving per necessità…o no? Ciao! C.

  8. I migliori:
    – il risveglio con coccole insieme al mio compagno, ogni mattina da quasi sei anni : )
    – dieci minuti dopo, il momento in cui mi porta il caffè a letto (sono viziatissima)
    – il momento il cui fa buio fuori, quando in maniera tipicamente svedese accendo piccole candele in salotto o sul terrazzino.

    i peggiori:
    – l’inefficienza del primo pomeriggio, e i relativi sensi di colpa
    – lavorare al pc dopo cena o di notte
    – i minuti prima di addormentarmi, che a volte sono un gorgo nero di angoscie, ipocondrie e dubbi esistenziali (per fortuna tutto passa al mattino, e si ricomincia 😛 )

  9. I miei 5 migliori: parlare fitto fitto col Pargolo di mille cose mentre ci prepariamo a uscire, vedere Peppa Pig alle 20:10, trovare parcheggio al primo colpo, pedalare nell’aria frizzante del mattino o della sera, vagare per casa o vedere la tv o fare il punto croce sul corredino dell’asilo quando tutti gli altri dormono.
    I miei 5 peggiori: sentire di stare per essere inghiottita nel buco nero che attende al varco ogni mamma perché il troppo storpia, pensare a cosa mettere in tavola per cena, vedere che qualcuno che mi è antipatico mi ha “rubato” il parcheggio, perdere tempo in attesa inutilmente, fare le 10 di sera in ufficio pensando che vorrei essere a casa a mettere a letto il Pargolo.

  10. Top five (quelli buoni)
    1. La sera sul divano con figlio biondo e moroso che somiglia a Vincent Cassel e cani
    2.la sera a letto quando tutti loro dormono ed io posso leggere
    3. In qualsiasi momento in cui mi dicono che mi amano
    4. Quando lavoro
    5. Quando sto per addormentarmi dopo pranzo
    Top schifosi
    Non ho voglia di scriverli, così hanno meno peso e importanza…:)

  11. uno dei momenti migliori: quando la sera chiedono acqua e fazzoletto e tu puoi rispondere: “tesoro, sei ormai abbastanza grande da poterli prendere da solo/a, mamma è sotto le coperte”.
    I miei due hanno la stessa età dei primi due di Elasti. Capisco per il piccolo, ma Elasti, fai entrare in campo i grandi a collaborare.

    Ilaria

  12. Io, madre di quattro belve di varie età, sottoscrivo in pieno i tuoi momenti: mi rivedo in tutti e sopratutto nel 5° di quelli belli. La magia di quando sono tutti a letto nelle loro camere, padre compreso, e io posso finalmente fare (o anche non fare) quello che mi pare senza che nessuno mi interrompa dopo tre secondi……..

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