Nonsolomamma

scelte

poter scegliere è un gran bel privilegio e una enorme responsabilità.
talmente enorme che talvolta vorresti che qualcuno lo facesse per te. qualcuno che sa, qualcuno che ti vuole bene e desidera il meglio per te, qualcuno che conosce un orizzonte che tu non riesci a vedere.
elastigirl si è di colpo ritrovata in un pantano, di quelli neri e vischiosi, di quelli in cui ti ci ficca qualcuno, ma non lo stesso di cui sopra.
lei sapeva che poteva succedere perché, razionalmente, è parecchio lucida e fredda e consapevole. eppure, quando è successo, le è venuto un gran mal di stomaco e una grande voglia di piangere perché, a volte, la pancia è molto più forte della testa.
in quel pantano, tuttavia, le è stata data possibilità di scegliere.
il passato o il futuro, il noto o l’ignoto, la sicurezza o l’azzardo, la rete o il buio, il vecchio o il nuovo, il pieno o il vuoto, la strada o il mare aperto, il suolo o la vertigine, la certezza o il dubbio. ‘fai con calma, sentiti libera. nessuna pressione. hai sette giorni per rispondere’.
già, poter scegliere è una grande fortuna. anche se dopo, qualsiasi cosa tu scelga, niente sarà uguale.
elastigirl forse è pavida, forse conosce le insidie del mare aperto, forse sa che non deve pensare solo a sé, forse non è mai stata e non sarà mai un’avventuriera, forse non se lo può permettere, forse, in fondo stava troppo bene così.
quindi ha scelto il passato, il noto, la sicurezza, il vecchio, il pieno e tutto quello che non le fa paura.
ha scelto, ricacciando giù quella vertigine che per un momento l’aveva percorsa, richiudendo quella porta che si era aperta e fermando quella gran corrente d’aria.
ha scelto con convinzione e senza rimpianti perché probabilmente, al momento, non ha spalle abbastanza larghe  e braccia abbastanza forti per il mare aperto.
eppure il mal di pancia è ancora lì, insieme alla malinconia, all’amarezza e alla puntura di una sconfitta.
certo, poter scegliere è un gran bel privilegio.
e questo basta, per adesso.

142 thoughts on “scelte

  1. evito di riprendere polemiche sterili e senza senso, io sono felice di poter entrare in questo stupendo angolo di casa tua da ormai molto tempo. Sono felice che scrivi quello che senti che sia piacevole o meno, e che racconti ciò che puoi raccontare quando puoi raccontare.
    Scegliere a volte è difficilissimo, ci si riempie di domande sia prima che dopo… in bocca al lupo! …e grazie!

  2. Scusate, ma io penso che qui elasti possa scrivere quello che le pare. Ognuno di noi può scegliere se leggere i suoi post o no e se seguirla o no. Se non scrive alcune cose è perchè non può o semplicemente non vuole scriverle. E mi sembra giusto.

    Dai elasti, siamo con te 😀

    **

  3. io ho dedotto si trattasse di un’opportunità lavorativa, forse una promozione, che avrebbe stravolto l’attuale routine e vita scolastica dei tuoi figli.

    Tranquilla … se davvero hai le capacità e queste sono le tue aspirazioni… quando i tuoi figli saranno grandi ed indipendenti ti si ripresenterà un’occasione simile (certo non uguale ma forse migliore) che potrai accettare perchè avrai di nuovo tempo da dedicare al lavoro!

    i sogni devono essere coltivati e coccolati dentro di noi perchè si possano avverare … il quando però non è dato sapere!

  4. ribadisco il concetto. non è un’opportunità lavorativa. se lo fosse non mi sentirei male. mi sentire comunque felice che mi si sia presentata, anche se non fossi in grado di accettarla. si tratta di una sconfitta lavorativa a tutti gli effetti. basta. il fatto che sia possibile mantenere lo status quo non la rende meno bruciante.

    1. E anche qui cara, ci viene in aiuto il nostro Manuel (che ha sempre ragione) e dice:
      “ma non c’è niente
      che sia per sempre
      perciò se è da un po’
      che stai così male
      il tuo diploma in fallimento
      è una laurea per reagire
      puoi finger bene
      ma so che hai fame”.

      Una volta ho scritto questa frase: “Ieri mi sono ricordata di nuovo cosa significa sentirsi umiliati e non all’altezza. Un’altezza molto alta, lo so, ma da un po’ ero abituata ad arrivarci sempre a quella altezza. Ed era bello.”
      Quando ho letto quello che hai scritto oggi mi e’ tornata in mente quella giornata. Lo so che brucia, lo so che vorresti soltanto madare tutti a quel paese e rintanarti sotto le coperte. Perche’ la sconfitta e’ colpa nostra e non ce ne facciamo una ragione.
      Ma succede a tutti ogni tanto. Facciamocela sta ragione e andiamo avanti. (puoi mandarmi a quel paese se vuoi, e’ una cifra liberatorio).

  5. Quoto il commento n. 50 de laquarantatre.
    La scelta migliore è quella riservata ai propri cari e non in termini di : lavoro/opportunità formative ect, si sa che ogni posto del mondo è meglio è peggio di quello in cui ti trovi, dipende sempre da che punto guardi ill mondo!
    Per noi l’italia è allo sfascio: chiediglielo un pò ai siriani che sono appena scampati agli spari libici o all’annegamento se vorrebbero stare nella noiosa italia!!!

    La scelta migliore è sempre quella,
    non fatta impulsivamente con il cuore
    ma maturata con amore!!!!

  6. mi dispiace Elasti. e’ strano sentirti così abbattuta e veramente, anche se non condivido affatto i commenti idioti e invidiosi che sono arrivati, penso che in tante abbiamo “voluto” sottovalutare il tuo grido di dolore perchè ci piace pensarti sempre ironica e combattiva… invece tu qui dentro metti proprio te stessa, anche nel dolore.
    mi dispiace. non possiamo fare molto in concreto ma siamo qui a sostenerti

  7. La scelta di cambiare quando si hanno i bimbi e delle sicurezze e’ dettata da un’esigenza psicologica molto forte e che ha bisogno di tempo per maturare. 7 giorni sono un po’ pochino. Non avere rimpianti quando sarai pronta, se sarai pronta, sarai tu a proporti o avrai un’altra occasione. Forse questa cosa che avresti dovuto fare non era davvero ciò che desideravi.

  8. Elasti forse non sei riuscita a fare quel lavoro che ti era stato chiesto e di cui parlavi qualche post fa?
    Ti leggo da prima che nascesse il piccolino anche se non scrivo quasi mai e devo dire che ultimamente (da prima dell’estate) ti “sento” stanca, come se avessi perso un pò l’entusiasmo, spero di sbagliare ma ti mando lo stesso un abbraccio.
    Riguardo al post io sono sempre stata per la privacy, qui è casa tua hai ragione ma sappiamo tutti che il web è un posto infimo e quindi sono daccordo sul non mettere in piazza i tuoi fatti più personali…però noi rosichiamo ! eheheh

  9. Scrivo una cosa che direi tranquillamente a una mia amica, tu non sei una mia amica, ma leggendoti spesso e da un sacco di tempo mi sento in confidenza…………….
    Sei veramente una “lagna lamentosa”, molto talentuosa (ti leggo per la tua bravura, spesso mi fai divertire e spesso imparo anche qualcosa; e ti leggo anche per aprire i mei confini sia mentali che di conoscenza attraverso i molteplici e variopinti commenti)……..
    però quando ti metti i panni dell’insicura (e succede spesso), e fai la vittima sfigata, sei veramente una pizza!!!!!!!

  10. Elasti…non riesco ad arrivare alla fine dei commenti, non so come tu faccia…io sarei “soccombuta” da tempo sotto i commenti sicuri e giudicanti di chi dimostra chiaramente di non conoscerti affatto.

    A volte è più difficile rinunciare che accettare.
    Evidentemente tu hai visto oltre senza lasciarti stordire dalla vertigine.
    Un bacio
    Barbara

  11. Di qualunque cosa si tratti grazie per aver condiviso con noi quello è quanto è quando volevi. Ci mancherebbe altro! Forza e in bocca al lupo per tutto.

  12. leggo tutto (i commenti genericamente positivo, quelli incoraggianti e anche gli altri , quelli aggressivi, quelli supponenti o sarcastici, e quelli di elasti) e penso che il futuro fa paura, quale che sia la sua forma, e che nell’affrontarlo è bello sapere che c’è qualcuno con cui condividerlo o con cui parlarne. E sì, l’onere e onore della scelta sta sulle spalle di chi vive il cambiamento, è vero: ma non per questo deve essere schiacciante (coraggio, elasti. Le sconfitte son solo strade che hanno finito il loro percorso, basta cambiare direzione, a volte solo di una virgola. Non so cosa hai scelto, ma ecco… se vale ancora un parere, io propenderei per la scelta che mi fa fare il salto: cambiamento per cambiamento, che almeno cambiamento pieno sia)

  13. Pat pat sulla spalla per la sensazione di “sconfitta”, ma se posso permettermi, comunque sia non ne vale la pena.
    Per esserci passata, so che all’inizio mi sentivo un’ameba incapace, poi mi sono resa conto che le mie capacità professionali non hanno, tutto sommato, gran relazione con le supposte “sconfitte” che a volte derivano anche da… valutazioni, diciamo così… “interessate”, e quindi sono diventata un po’ più sicura di me stessa, finendo col reagire in modi di cui non mi sarei pensata capace in termini di “coraggio”. Insomma, dopo tutto mi sono scoperta più forte. Alla fine della fiera, e scusandomi per la prolissità, se anche la scelta fosse “sbagliata” probabilmente non lo era per te e per chi ti è vicino, in questo momento.
    E come dice quell’insopportabile oca di Rossella O’Hara, mi tocca dire: “Domani è un altro giorno”… 😉

    Floralye

  14. E’ la vertigine del salto non spiccato, quella paura e quel rimpianto fuligginoso che ti restano appiccicati addosso ogni volta che dici no a qualcosa. La lasciano anche i “no” saggi, giusti, opportuni. Chi compie la scelta sa cosa perde e sa cosa mantiene. E poi ci fa i conti.

  15. Ciao cara elasti.
    Forse non c’entra, forse si. Ma oggi ho letto questo articolo e ho pensato moltissimo a me. E poi a te, a quello che scrivi in questi giorni. Forse non c’entra, forse si.

    “The most painful, crucial lesson I learned in my two years was a deep sense of my own limitations. Being well educated and well intentioned do not guarantee success in life. I am capable of repeated failure.”
    http://www.theatlantic.com/education/archive/2013/10/i-almost-quit-teach-for-america/280522/

    un grande abbraccio

  16. Elasti,
    io non capisco il senso di questi commenti al vetriolo. Boh, ma qui Elasti scrive quel che vuole scrivere. Ovvio che tutti ci rodiamo dalla curiosita’ ma, mutatis mutandis, non e’ che se uno scrittore che adoriamo scrive un libro che non ci piace o che non riusciamo a comprendere a fondo, andiamo a bussargli a casa e diventiamo stalker per fargli cambiare le cose. Elasti lamentosa? Ma per cortesia.
    detto cio’, un abbraccio, qualsiasi cosa sia successa.
    E poi ti devo scrivere per ringraziarti, a due settimane dal parto sono ancora contenta di aver accettato quell’opportunita’ dall’altra parte dell’oceano che tu mi hai convinto ad accettare. 🙂

  17. Credo che commentando questo post senza conoscere i retroscena ognuno di noi, inevitabilmente, immagini un momento in cui ha dovuto scegliere per sé e replichi le valutazioni che ha fatto a suo tempo. Per questa ragione io mi ti immagino, cara Elasti, a un bivio in cui ti hanno proposto una soluzione lavorativa che ti avrebbe portata negli USA. A differenza di qualche mese fa, io avrei scelto per il “sì”. Perché anche se hai 40 anni, realizzare un sogno tenuto nel cassetto tanto a lungo rende molto felice – così come rende infelice rinunciarci, e non è perché hai 40 anni che sei diventato più saggio, sei solo più rassegnato e stanco ed eventualmente propenso a recriminare in varie forme con i tuoi famigliari e figli in particolare.
    Ovviamente non ci avrò preso per nulla e quindi posso solo augurarti di superare il sentimento di sconfitta, si passa oltre e verrà la rivincita.
    Stai bene,
    C.

      1. Close, ma tu alla fine sei ancora in Italia? Mi ricordo del tuo blog, di Marlon della piccola. Alle prese con la scelta del cervello in fuga in Australia. Forse era molto tempo fa, ma ora ti rivedo e mi torna tutto in mente. Non hai più il blog?
        un caro saluto
        Ilaria

  18. È che siamo curiose/i…tremendamente…:-) però, almeno per me, mi rassegno. Capisco e condivido il modo del “dire/non dire”. E in bocca al lupo, chiusa una porta si apre un portone, meglio la via vecchia bla bla, gallina vecchia fa buon buon brodo e non esistono più le mezze stagioni.:-) Capiterá qualcosa d’altro che ti fará sentire meglio e più sicura!

  19. Il cambiamento fa sempre un po’ paura, soprattutto quando ci troviamo di fronte ad un bivio che non ci aspettavamo di incontrare sulla nostra strada: soprattutto se dobbiamo scegliere tra restare ferme un giro o percorreresu una strada sterrata, che potrebbe sì portarci verso luoghi meravigliosi, ma…chi lo sa?
    E se siamo soli possiamo anche avventurarci su questo sentiero, ma se sulle spalle abbiamo uno zaino pesante che sicuramente ci farebbe camminare più lente, allora forse la strada verso l’ignoto appare più pericolosa che appetibile…
    A volte la proposta che ci viene fatta non è fra scegliere di restare nella posizione in cui siamo o andare avanti di un gradino…a volte ci viene semplicemente chiesto se restare o andarcene…e in quel caso brucia abbassare il capo e dover ammettere con sé stessi che la realtà in cui siamo e di cui conosciamo tutti i limiti è in realtà la proposta migliore che ci viene offerta…
    Pur non conoscendo i dettagli del tuo caso, mi sembra di cogliere nelle tue parole l’amarezza che tutti noi proviamo quando l’obbligo di fare una scelta ci costringe a confrontarci prima di tutto con noi stessi, ci forza ad ammettere che le sicurezze che abbiamo maturato negli anni valgono più delle opportunità che potremmo cogliere al di fuori della nostra realtà.
    Ma in questo caso, è davvero giusto abbattersi di fronte al fatto che la nostra vita con i sui pregi e i suoi difetti ci sembri migliore della strada sterrata che non abbiamo il “coraggio” di esplorare?
    Ricordati che hai scelto di non avventurarti su quel percorso perché lo zaino che hai sulle spalle è sì pesante, ma perché è ricolmo di cose preziose a cui non rinunceresti mai…
    Fermati questo giro, siediti, apri quello zaino e goditi le cose che ci custodisci dentro…
    L’opportunità di proseguire su un’altra strada, questa volta meno sconnessa e con una meta più chiara ll’orizzonte, ti verrà data più avanti; rilassati e goditi la scelta (giusta a mio parere) che hai fatto, e soprattutto non stare a crucciarti interrogandoti sul perché l’unica alternativa che ti è stata proposta era una strada così pericolosa…

  20. Hai espresso esattamente il mal di pancia che viene a me quando arrivano eventi che potrebbero sconvolgermi la vita. solo che io cerco di rimanere assolutamente la strada nota. e quando questo accade riprendo a dormire sonni tranquilli…
    l’avventura non è certo il mio mestiere!!

  21. …ma perche’ dobbiamo essere obbligate a scegliere? Per i nostri Mr Wonder quasi sempre il problema non si pone, e sono liberi di “andare dove li porta il cuore”.
    Pare invece che noi donne, tranne qualche rara e luminosa eccezione, se vogliamo ambire ad una carriera (ma che dico carriera…un lavoro che presupponga una responsabilita’ un minimo piu’ ampia, un impegno un po’ piu’ in prima persona) la famiglia o non la dobbiamo avere o dobbiamo dimenticarci d’averla.
    Io ho fatto due figli in poco piu’ di due anni e, anche se lavoro a tempo pieno pur essendo ufficialmente part-time, dando l’anima per far quadrare tutto, dal rientro dopo le maternita’ non ho ottenuto nessuna gratificazione, ne’ salariale ne’ morale…
    Tante volte ho pensato di smettere di lavorare, amareggiata dall’ottusita’ del mio ambiente lavorativo, ma non l’ho mai fatto perche’ ho capito che lo vivrei come una sconfitta; ho pensato che forse per i miei piccini e’ meglio stare un po’ meno con una mamma soddisfatta che stare tanto con una mamma infelice.

    Ora come ora, pero’, stanno poco con una mamma insoddisfatta, quindi il gioco proprio non funziona…

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