Nonsolomamma

un tubo in due

lo hobbit di mezzo vive spesso sconnesso dal mondo, o unplugged che dir si voglia. un giorno, mesi fa, giunse alla conclusione che la colpa era tutta di un tubo che lo collega al mondo.
“ehi, tu… mi senti? ti sto parlando da mezz’ora… pronto? c’è qualcuno lì dentro???”
“eh? cosa?”
“dov’eri?”
“qui, perché?”
“perché sei distratto, assente, non ascolti. sembra che tu sia altrove…”
“vedi mamma, io, per essere presente, ho bisogno di avere il tubo inserito nella testa. esattamente qui”
“nella tempia? tu per collegarti con noi, devi avere un tubo infilato nella tempia?”
“già”
“e come mai sei quasi sempre sconnesso?”
“perché spesso il tubo si stacca. e poi si perde in giro. tipo, prima, mentre mi parlavi, il tubo era in bagno. l’avevo appoggiato per terra mentre facevo la cacca, ché tanto non mi serviva”
“ah. certo. adesso però lo hai recuperato, il tubo?”
“sì, adesso sono presentissimo! non vedi?”

lo hobbit di mezzo non è il solo, in famiglia, ad avere un problema di tubi e sconnessioni. anche la zia matta soffre dello stesso disturbo o dello stesso talento, a seconda dei punti di vista. anche a lei, come al nipote, di tanto in tanto si annacqua lo sguardo. anche lei possiede una stanza in un universo parallelo inaccessibile ai più.
quest’estate, quando l’elasti-famiglia era al mare con la zia, elastigirl scoprì, con sconcerto, che la connessione contemporanea della zia e del nipote era un evento con probabilità pari a zero. giunse pertanto alla conclusione che, per risparmiare, si dividevano un solo tubo, che usavano a turno.

la zia matta stamane è partita da milano per raggiungere il sociologo guatemalteco, suo marito, in salvador. dopo un anno a bruxelles in cerca di fortuna, hanno scelto di emigrare in un altro continente. lui è andato quattro mesi fa e ha trovato un lavoro. lei è partita all’alba, con una valigia più pesante e più grande di lei. una roccia, piccola piccola, determinata, un po’ incosciente, con la voce che tremava, ma solo ogni tanto.
è andata, lasciando un messaggio su facebook: “ciao vecchia europa”.

“mi sa che la zia si è portata via il tubo”, ha detto lo hobbit di mezzo oggi andando a scuola.
“come mai?”
“mi sento più sconnesso che mai”.

73 thoughts on “un tubo in due

  1. Sto invecchiando: in tutto questo mi e’ venuto da pensare solo ai genitori di Mr I con un figlio diviso tra Milano, Londra e gli Usa, una in Salvador e un altro a Roma (credo). Mi si stringe il cuore e cerco di non pensare all’eventualita’ che tra trent’anni possa capitare a me. Meglio andare a letto va, e’ stata una giornata pesante…

    1. Perdonami, ma forse non è così catastrofica la situazione che descrivi, mica è obbligatorio tenerli sempre attaccati alla gonna, i figli. Se per la loro vita vogliono (o devono) essere fisicamente lontani… dove sta il problema? Mica siamo ancora all’epoca di “partono i bastimenti”!

      Floralye

      1. oh mamma, io pure ho pensato a mr brown e signora. sto invecchiando? comunque sbattimento. se il mio emigra in salvador emigro io pure: che scherziamo? e comunque lo spirito della famiglia ci ha sempre salvati: agli esterofili è mai venuto il dubbio del perchè in italia non esistano assembramenti di case con le ruote come in america?

      2. Io sono stata più volte sull’orlo di partire e non tornare. Mio padre me l’ha sempre impedito. Sono e sarò pronta a sostenere mio figlio se vorrà o dovrà andarsene dall’Italia. Ma che male c’è a dire che è bello avere un figlio vicino? Ad augurar si che trovi la felicità da queste parti? Ora, che sia oggettivamente difficile oggi in questo paese, è davvero un altro paio di maniche. Ma il bianco e il nero in mezzo hanno una miriade di sfumature di grigio… No?

    2. di Gibran Kahlil Gibran (Il Profeta)

      I vostri figli non sono i vostri figli.
      Sono i figli e le figlie della vita stessa.
      Essi non vengono da voi, ma attraverso di voi,
      e non vi appartengono benché viviate insieme.
      Potete amarli, ma non costringerli ai vostri pensieri,
      poiché essi hanno i loro pensieri.
      Potete custodire i loro corpi, ma non le anime loro,
      poiché abitano case future, che neppure in sogno potrete visitare.
      Cercherete d’imitarli, ma non potrete farli simili a voi,
      poiché la vita procede e non s’attarda su ieri.
      Voi siete gli archi da cui i figli, le vostre frecce vive, sono scoccate lontano.
      L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero infinito, e con la forza vi tende,
      affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
      In gioia siate tesi nelle mani dell’Arciere,
      poiché, come ama il volo della freccia, così l’immobilità dell’arco.

      Io ringrazio il cielo di avere una famiglia che mi ha sostenuto nel momento in cui per amore ho compiuto il primo passo verso un altro paese (che poi non è tanto differente rispetto a chi ad esempio dalla Sicilia va a Milano). Ci sentiamo ogni settimana, ci vediamo diverse volte all’anno, sul cellulare il numero è memorizzato come “Casa Milano” e con mia moglie sappiamo che potrebbero esserci situazioni che richiederanno di fare avanti e indietro più sovente o magari di trasferirsi.
      Come genitore non vorrò mai essere un freno per le mie figlie.

      1. Fefo, a parte la bellissima poesia di Gibran, anche per tutto il resto sono d’accordo con te. E non penso sia questione di essere esterofili o meno…

        Floralye

      2. Anch’io che sono venuta dal Peru ho salvato il numero dei miei genitori sul telefonino come “Casa Lima” e vai con le telefonate fiumi tutti i giorni con la mamma, e-mail costanti con il papà che mi aggiorna del day-by-day del suo di lavoro, e lo skype dopo pranzo il sabato e la domenica per far condividere un po’ di tempo a nonni e nipoti. Fortunatamente viviamo un tempo, dove la tecnologia accorcia le distanze … Conosco gente, sia Lima che a Milano, che vive ad un passo dei genitori e non li frequentano mai. La distanza non è solo fisica, a volte può esserci anche una distanza di cuore, ed è questa che vorrei evitare che si produca tra noi ed i nostri figli… spero di riuscirci senza mai spezzare le loro ali. Un abbraccio a tutti.

      3. siamo tutti uguali
        casa Piano
        casa colli
        e mamma e papa’ tra i numeri preferiti… perche’ anche se si usa skype non si sa mai 🙂

      4. Nemmeno io sarei contraria se uno dei miei figli un giorno volesse andare a vivere in un altro paese, se lui è convinto e contento lo sono anch’io. Dico solo che mi dispiace, scherzando ho detto che sto invecchiando perché mi sono messa nei panni di due persone anziane che hanno ben tre figli e nemmeno uno nella stessa città. Ci sarà anche la tecnologia e tutto quello che volete, ma non mi si dica che è la stessa cosa. Poi è ovvio che non si può cercare di trattenerli, non è giusto, solo per un momento mi sono messa nei panni dei nonni e ho pensato che non mi piacerebbe trovarmici, un giorno.

      5. Io spero che i miei figli possano essere felici, ovunque andranno. Ma se potranno esserlo nella mia stessa città sarò più contento 🙂

    3. Anche a me ha colpito più quest’aspetto, sarà perche sia io che mio marito viviamo in una città lontana 700 km dai miei e 500 dai suoi. Siamo sistemati, una bella casa, due lavori non male, due figli. Ma quant’è dura, ogni volta partenze e saluti. Ora che i bimbi sono più grandi, 6 e 4 anni cominciano a piangere quando i nonni vanno via perchè la quotidianità è troppo bella. E per noi geniori è stata molto dura arrivare sin qui e oltre, e tante volte mi sono chiesta se per lavoro ne sia valsa davvero la pena. Peraltro entrambi nati al mare viviamo in una città, bellissima, ma dell’entroterra.
      Che dirvi: onestamente mi dispiacerebbe se i figli si allontanassero troppo da me per ritrovarci di nuovo soli, prima giovani senza l’aiuto dei genitori, poi anziani senza il conforto dei figli.
      Ovviamente sono consapevole che bisogna far fare ai figli le esperienze del mondo, lanciarli nella vita come dice il poeta Gilbran, ma altrettanto convinta che bisogna dargli radici forti per tornare!
      Sarò chiusa, ma la sofferenza di aver dovuto vivere lontano dalle mie radici è molto forte e più passano gli anni più mi scopro a rifletterla ed a dispiacermene!

    4. Io vivo in Francia da tre anni, dopo cinque anni di studi a Bologna. Mio fratello, dopo cinque anni a Roma, vuole partire per gli USA. In tutto cio’ i miei abitano non lontano da Genova. Non riusciamo a vederci spessissimo, soprattutto tutti e 4 assieme, ma quando ci vediamo è come se nessuno fosse mai partito. E poi ci sentiamo quasi tutti i giorni. I km non contano, quando ci si vuole bene. I miei non hanno mai battuto ciglio sugli spostamenti della prole.
      Certo, talvolta penso “e se avessero mai bisogno di aiuto?”, ma mi porro’ il problema quando si presenterà.

  2. ziaaaaaaaaa un grandisssssssimo in bocca al lupo oggi sono certa, meglio il nuovo mondo che la vecchia Europa….Medio Hobbit ogni tanto vorrei perdere anch’io il tubo dimmi come fai…

  3. che tenerezza infinita…
    secondo me e’ il suo modo di dire che la zia gli manca e che e’ in apprensione per lei
    in bocca al lupo alla zia matta e comunque che figata che 4 mesi fa il marito abbia trovato lavoro!!! le cose cominciano a girare…

  4. Anche io possiedo “una stanza in un universo parallelo inaccessibile ai più”… ma nessuno me l’aveva descritto così carinamente… piuttosto mi si dice che son stordita. .. o sbrotti, come si dice in slang da noi…

  5. che meraviglia tua cognata. avrà avuto (da quel che sembra) una vita veramente degna di essere vissuta. so che tutti noi siamo artefici del nostro destino, ma io invidio molto questa sua follia e incoscienza (che poi non sono altro che coraggio) ogni volta che racconti di lei

  6. l’hobbit medio e’ veramente intelligentissimo e divertente… a me invece, pensando alla decisione della zia matta, viene da pensare tristemente che la cara vecchia europa abbia poco da offrire ai nostri figli.
    non voglio dire che debbano per forza rimanere a vita ancorati alle nostre gonne, ma e’ brutto pensare che debbano farlo per forza.
    e lo dice una che pensa sia bellissimo fare un’esperienza di lavoro/studio all’estero.
    incrocio le dita per tutti.

    1. Epilessia (Epilambanein), Narcolessia… francamente mi preoccupano un pochino queste reazioni davanti alla normale fantasia dei bambini… io sarei molto più preoccupato se questi racconti non ci fossero…

      1. Tolto che le crisi di assenza esistono… e possono avere a che fare con una forma di epilessia.
        Se invece di trovare la parola epilessia spaventosa provassimo a pensarla come il più medio?

        Non è niente, mi ero solo scordato il tubo in bagno!
        Ecco.

        Lo ho già detto che adoro questo pargolo? Oh… anche gli altri due eh, ma lui è dai tempi di Cuneo, e i vecchi lettori sanno a cosa mi riferisco, che sta in cima alla lista.

        Non lo dire agli altri due eh Elasti. 😉

      2. Cara Rabb-it, non è la parola epilessia a spaventarmi, anche se fa parte della mia/nostra (familiare) vita da più di 16 anni, e spesso mia figlia viene vista come una ragazza “strana” anche per questo.
        Quello che mi addolora e mi fa rabbia è che gli adulti non hanno, quasi mai, la limpidezza dei bambini su questi argomenti, e sono sempre pronti a etichettare il “diverso”.

        Floralye

  7. Anche mio figlio tiene il corpo in questo mondo e la mente in uno parallelo, ma il tubo più che averlo perso o prestato, non l’ha avuto in dotazione fin dall’inizio… Si trovano da leroy merlin? O in alternativa trovare noi genitori un sistema di teletrasporto tra un mondo e l’altro…

  8. Vedendomi un po’ sconnessa e sgomenta al pensiero della partenza di mia figlia per l’università all’estero, il mio capo mi mi ha regalato questa frase che mi è sembrata perfetta:
    i genitori devono dare ai figli solo due cose: radici e ali.
    Le ali le sta usando, spero di averle fornito anche le radici….

  9. Grazie Hobbit di mezzo, ora capisco molte cose sul mio primogenito. Anche lui ha spesso problemi di connessione con il mondo e non avevo mai pensato che fosse “solo” una questione di tubi!!

    Cosa faccio, Elasti, chiamo un idraulico o un ingegnere?

  10. mitica zia matta!! anche io tra qualche mese la raggiungo in centroamerica (però in Guatemala!) fa bene, a partire con la valigia piena di sogni, perchè in quei posti c’è molto più spazio per realizzarli. è ancora tutto da fare!
    Mi dispiace solo per voi che senza tubo dovrete chiedere all’anziano mariotereso di aiutarvi a comunicare con lo hobbit di mezzo… 🙂

  11. Il ‘tubo fluttuante’ penso sia una condizione data dal fatto di essere il figlio di mezzo, anche il mio Medio è così…probabilmente è solo pura sopravvivenza.

  12. Deve essere tipico dei secondogeniti, pure io ci ho il Vic che risiede stabilmente in un universo parallelo. Non abbiamo manco una zia matta (nessuno zio a dire la verità, per cui chissà dove si è perso il maledetto tubo.

  13. in bocca al lupo zia matta, anche io son emigrata, in irlanda ho trovato lavoro e non son dovuta andare piu` lontano.
    sono sicura che starete bene !!

    un abbraccio

    eli da cork

  14. Oh Elasti…una cosa triste dopo l’altra…
    Zia matta saluta il Salvador, ma torna presto che il tuo tubo e’ qui.
    Un abbraccio tuboso a tutti… E tanti bacini

    1. Torna presto?? Io le auguro un futuro roseo in Salvador, alla faccia degli egoismi di chi parenti e amici li vuole vicini! Da popolo di navigatori e cantanti stiamo diventando un popolo di pantofolari lobotomizzati che guardano X-factor e non sanno più cantare.
      SVEGLIA!! È il nostro futuro e quello dei nostri figli che ci stiamo facendo portare via!

      1. Davvero! mia nonna a suo tempo ha impedito a mio padre la carriera che avrebbe potuto avere in Canada o anche solo a 300 km da casa (troppi!). Io me ne sono andata all’estero per restarci, e non solo me la fa pesare in una maniera assurda, ma per giunta impedisce ai miei di venirmi a trovare, perché se no starebbero via di casa minimo 3-4 giorni. E figurarsi! E mio padre da un lato mi ha lasciato fare quel che non ha potuto lui, dall’altro si sente “fregato” due volte, e quindi col tempo che passa ha cominciato a farmela pesare pure lui. Anche perché tutti i suoi amici e coetanei gli ripetono costantemente che loro alle loro figlie non l’avrebbero lasciato fare!

  15. le auguro di fare ritorno un giorno, si. Le auguro che quelle eccellenze italiane, in cui ANCHE io credo, possano ricreare le giuste condizioni affinché ognuno, zia matta compresa, possa realizzarsi senza provare per forza il bruciore dell’amore che obbliga e divide.
    Quello che lei chiama egoismo, io li chiamo amore-radici-condivisione-complicità.
    Spero che torni si, e anche se può avere il sapore di un volo pindarico, mi auguro soprattutto che in un futuro prossimo nessuno venga più obbligato a lasciare il proprio posto, la propria famiglia, perché costretto dall’assenza di alternative.

  16. In bocca al lupo alla Zia Matta!
    A gennaio tocca a me: in 3 mesi ci sposiamo e ci trasferiamo a Dubai.
    Sono contenta ma ogni tanto trema la voce anchea me…

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