Nonsolomamma

ambivalenze e priorità

elastigirl questo pomeriggio aspettava una telefonata di lavoro. un’opportunità. forse non di quelle che ti ribaltano l’esistenza ma che, se gestite con saggezza, possono migliorartela e magari aprire strade nuove e inesplorate. una di quelle opportunità che potrebbero chiamarsi sfide se la parola sfida le stesse più simpatica.

“sentiamoci dopo le due”, aveva detto lei al suo interlocutore, colui che questo lavoro lo aveva ventilato anche se non veramente proposto.

poi lei è andata a prendere lo hobbit grande a scuola perchè aveva urgentissimo bisogno di scarpe (“mi sono piccole queste, mamma! non posso più metterle!” “che numero sono?” “36 o 37, non so” e tu, secondo te, che numero avresti?” “almeno 38” “vuoi dire che hai il piede più grande del mio?” “certo” “no, non sono pronta. lo so che sarebbe successo. lo so che era un evento perfino auspicabile, prima o poi. ma io, ora, non sono pronta ad affrontarlo”). siccome the more the merrier, con loro è andato anche un amico dello hobbit grande, in qualità di consulente di immagine. c’erano scarpe da ginnastica che costavano 170 euro. hanno optato e votato all’unanimità per un paio a 17,50 euro, in saldo di saldo, ché non conoscono le mezze misure. tuttavia, mentre discettavano animatamente di scarpe, di pianta dei piedi, di misure, di stringhe e di colori tamarri e non tamarri, e ridevano, tutti e tre insieme, ed elastigirl pensava che, in fin dei conti, anche lo shopping con i maschi può essere divertente ed esistono modi strani e inimmaginabili per essere in sintonia e curiosamente prossimi alla felicità, drin! è arrivata la telefonata.

per un attimo lei ha esitato. perché la vita è un vorticoso susseguirsi di priorità e spesso la sua direzione sta proprio lì, nella capacità e nel talento di sceglierle, quelle priorità, preferibilmente in tempi rapidi.

“vogliamo parlare di questa idea?”, ha chiesto lui, dall’altra parte.

“…”

“elasti?”

“scusa, no. ora non posso. sono nel mezzo di un appassionante dibattito calzaturiero con due preadolescenti. se abbandono il campo adesso, li perdo. dobbiamo risentirci, mi spiace”.

e dopo, quando ha pensato che forse aveva fatto un’irrimediabile idiozia perché alcuni treni passano solo ogni tanto, perché ci vuole pudore nel dichiarare i propri minor e i propri maior, perché ci sono segnali che si trasformano in stigma, è giunta alla conclusione che il danno era ormai fatto. e se non altro era stata se stessa. poi si è seduta sul telefono e ha cominciato a covarlo, nella speranzosa e spasmodica attesa di una chance di redenzione.

176 pensieri riguardo “ambivalenze e priorità

      1. se cercava Elasti e non una qualunque pseudo-elasti, ti richiamera’ di sicuro.
        Se no, vuol dire che si accontenta di poco, e di gente e occasioni cosi’ si puo’ fare a meno

      2. Richiama tu 🙂 D’altra parte se gli hai risposto come gli hai risposto, un minimo di dimestichezza fra voi ci deve essere. Magari ieri era libero in quel momento e poi non ha più avuto tempo. In fondo tu gli hai detto “Dobbiamo risentirci” , non vuol dire che debba per forza chiamare lui. Dai, chiama!!!

  1. Non pentirti, hai fatto quello che ti sei sentita in quel momento… Se ti stima ti richiamerà, se no vuol dire che non sarebbe andata in porto comunque!!!!

    1. una volta ho fatto richiesta x partecipare ad un quiz televisivo. L’incaricata mi ha richiamato una mattina, mentre ero in ufficio. Chiaramente ho risposto che in quel momento non potevo rispondere all’intervista e ho chiesto di essere richiamata in un altro momento… non si sono fatti più sentire… lo so non c’entra niente, ma che cavolo!!!

  2. Quando i miei figli mi hanno superato come misura di piede ho ereditato: dalla ragazza un paio di sneakers griffatissime. Dal maschio un paio di scarponcini da montagna molto più carini e colorati di quelli che avevo…e le infradito hawaiane.
    P.S. Non puoi proprio richiamare tu?

  3. Richiamalo tu ! E se è così permaloso da non tollerare un cambio di programma, ti avverto che non sarebbe comunque una collaborazione gratificante.

  4. Le occasioni vanno e vengono. Chiusa una porta si apre un portone. Vuoi mettere il gusto di essere spettatore in prima fila di Shopping pre adolescenziale?
    E quando ci sarà un altra occasione del genere. Hai già vinto. Hai già in bocciato la scelta giusta. Che culo!

  5. Consiglio per la prossima volta. Non rispondere lascia squillare. Ti richiamano di sicuro (o richiami tu millantando scuse pensate con calma).
    E comunque mia figlia che compie 6 anni tra un mese ha il 31-32 di piede… io però ho il 40 ce ne va prima che mi superi!!!!!

  6. Magari richiama lui, magari potresti richiamare tu…
    Essere se stessi spesso è difficile ma ad alcuni viene proprio naturale! 🙂
    Purtroppo non sempre paga e ci fa pensare che dovremmo imparare qualche piccola strategia…comunicativa

    Comunque no regrets!
    Un abbraccio
    da una che prende spesso treni sbagliati e perde quelli giusti (ma resta se stessa)

    P.S.
    Io porto il 41 a volte anche il 42….

  7. ma questi “bimbi” di oggi sono tutti “piedoni”!
    io ho il 37…..la “mia” ragazzina di 11 anni
    ha oramai il 38 a volte 39……………………..
    c’amm à fà!
    e per il lavoro….certi treni passano una volta sola, vero,
    a volte meglio perderli … poi ne passano altri………
    baci

  8. …non ce la faremo mai a raggiungere la parità con gli uomini…figurati se un maschio si sarebbe fatto “commuovere” e soprattutto condizionare dall’acquisto di un paio di scarpe rispetto ad una nuova, e a quanto pare, allettante opportunità di lavoro…

    1. Io non la voglio per me la mancanza di commozione dei tuoi maschi.
      Preferisco commuovermi, da mamma.

      Pensa che per le nostre questioni filiali si commuove perfino mio marito. E’ il mio tipo di maschio.

      Che ci siano più tipi di femmine e perfino più tipi di maschi? Che le frasi fatte tra maschi e femmine siano, appunto, ormai stantìe e vuote?

      1. Non sono i MIEI maschi che non si commuovono, mi riferivo a situazioni un po’ più ampie del mio uscio di casa…più o meno a come vanno le cose di solito…

  9. Eh no, mammina Elasti ha il cuore d’oro ed è anche svagatella, ma queste situazioni capitano anche ai papà e, se non sono zombi, perdono un’occasione propizia per stare dietro ai figli. Anzi vedo che troppe donne in carriera perdono di vista i valori famigliari. Durissima vita quella delle donne vorticosamente prese da lavoro, casa, figli e mariti, lo riconosco, ma la loro dolcezza è sempre affascinante.
    Ti chiameranno mammina, altrimenti non sanno quanto ci perdono.

  10. giusto per riflettere, non per fare polemiche inutili.
    In effetti lui ti chiama per una proposta professionale e tu, anzichè da professionista, rispondi da mamma.
    E’ lecito che gli venga il dubbio che in futuro tu possa rispondergli nuovamente così davanti ad un emergenza lavorativa. Tantopiù che è lui che offre e proprio tu gli hai detto di chiamarti a quell’ora.
    E’ bello rispettare i figli e i doveri di mamma, ma, siamo realisti, i bambini nemmeno se ne sarebbero accorti se li lasciavi giocare un altro quarto d’ora al negozio mentre tu parlavi al telefono. Magari contestualmente, o dopo, gli mettevi in mano un gelato.
    Un uomo non avrebbe mai risposto in maniera così intima ad una telefonata di lavoro. “sono nel mezzo di un appassionante dibattito calzaturiero con due preadolescenti”. Io, sinceramente e, ripeto, senza spirito polemico, al posto del tuo interlocutore avrei pensato “e chi se ne frega. Anche io ho una vita (e ti assicuro molto più appassionante della tua) e per essere puntuale a questo appuntamento telefonico ho messo da parte figli, nonna, mal di schiena, turbe mentali ecc. Mi sa che per questo lavoro è più affidabile Luigi Scoppelletti”.

    1. evidentemente non ha problemi di lavoro. altrimenti vedi come li avrebbe mollati i preadolescenti per rispondere. alla volte ho la sensazione che ci vengano sbattute in faccia – non capisco se scientemente oppure no – le sue possibilità. il fatto che si può permettere di rispondere in un modo così leggero e superficiale a una proposta di lavoro. il fatto che in fondo non le interessava sul serio e quindi lo ha liquidato, il suo interlocutore, così con leggerezza per un motivo futile.

      1. … e mamma mia!… ha fatto quel che sentiva in quel momento, ed è stata anche sincera e trasparente, doti che, lo ammetto, possono essere merce rara, soprattutto qui. anch’io credo fermamente che nella vita ci siano delle priorità. e, potendo, vanno rispettate, che diamine. certo che se il tempo passato con i propri figli è considerato un “futile motivo” parliamo proprio due lingue diverse, ne convengo.

    2. Sono molto d’accordo con V, tranne per il fatto che io non ne farei una questione di genere. Un uomo magari avrebbe detto “scusa ma adesso non posso, sto andando alla partita”, oppure non avrebbe risposto proprio al telefono. Altrettanto poco professionale, specie se era un appuntamento telefonico concordato. Ma probabilmente ad elasti gliene fregava poco di apparire professionale, forse non era neanche così convinta di volerla, questa opportunità. Che ci sta, e quindi magari va anche bene così.

      1. è difficile che un uomo entri nel personale in generale, in un contesto lavorativo formale poi non mi è mai capitato di vederli fare una cosa del genere.
        Le donne si, a bizzeffe. Non tutte eh, non sto a fare di tutta l’erba un fascio, ma tante. L’uomo non è assorbito dalla vocazione al sacrificio di una mamma, nè tantomeno si strugge per gli stessi sensi di colpa e se lo è non lo sbandiera al proprio capo. Non a caso quello che sta via 3 giorni a settimana è Mr.I. Elasti non lo farebbe mai, non riesce a staccarsi nemmeno da un laccio di scarpe..
        E non sto dicendo che questo non sia giusto, è naturale.
        Però, ed è qui che volevo arrivare con la mia riflessione che ha preso spunto dal post di elasti, non è sbagliato pensare alla questione lavorativa femminile anche dal punto di vista del datore di lavoro.
        In fondo è uno dei messaggi di questo blog, possibilità (e difficoltà) di conciliare carriera e famiglia.

    3. @V
      Non condivido la tua risposta “di genere”. È una questione di cultura, non di sesso. Ho visto, qui in Svezia, alti dirigenti e membri di consigli d’amministrazione uomini apertamente spostare riunioni perché “quel giorno tocca a me andare a prendere all’asilo” (e parliamo di gente con stipendi molto elevati che non ha problemi a pagare una baby-sitter che qui fra l’altro viene rimborsata al 50%).
      Allo stesso modo potrei presentarti donne in carriera che sono madri eccezionali e che allo stesso tempo non si fanno problemi a star via tre giorni a settimana anzi magari il fine settimana organizzano un’uscita sole con il marito perché anche il rapporto va coltivato.
      I sensi di colpa molto spesso non vengono da dentro, ma da fuori, da chi magari è invidioso/a e ti critica perché non ha il coraggio, la voglia, o la possibilità di fare le tue scelte.
      È questione di cultura, non di genere.

      1. Fefo, la Svezia è un altro pianeta in questo campo, mi spiace ma il paragone non regge. (Purtroppo).

      2. iti bacerei per quello che scrivi, e confermo, ma qui, le donne, sono le prime a dubitare di quello che scrivi.

      3. Fefo: qui (Inghilterra) il mio collega (Finlandese, convivente con una Finlandese) l’altro giorno ha chiesto di fare la riunione entro le 6 “perche’ ho il turno in cucina stasera” 😀

    4. In effetti fosse stata un’emergenza avrei capito, ma per lo shopping, no, sinceramente mi appare poco professionale. Io non richiamerei. Esistevamo molti modi x rinviare la telefonata e restare professionali, escludendo questioni di genere. A volte mi pare che sia un vezzo intellettualoide scrivere questi post, vagamente snob.

  11. Se hai risposto così è perchè (secondo me eh) per prima ti sentivi insicura tu della proposta ed eventuale collaborazione, che probabilemnet avrebbe stravolto i tuoi equilibri familiari.

    Bhè, riflettici bene e se davvero ci tieni con tutta te stessa richiama tu! Altrimenti vuol dire che non era l’opportunità giusta al momento giusto (quelle si colgono d’istinto) In bocca al lupo!

  12. Mi associo a chi ritiene che non aver colto l’opportunità possa essere stato un evento non così negativo. Può darsi che ti richiamino, può darsi di no, ma in ogni caso sei stata te stessa, e basta, e questo è l’importante. La qui presente a volte ha fatto cose molto simili, ed è sempre valsa la pena di aver tenuto presente quali sono le proprie priorità.
    E ora, veniamo alle dolenti note: io il “sorpasso” calzaturiero l’ho vissuto da parecchio, parecchio tempo… considerato il fatto che a volte sono riuscita io, a riutilizzare alcune scarpe appartenute a mia figlia, ma… prima che lei superasse la fatidica soglia del n. 33! Come dire: Cenerentola mi fa un baffo!

    Floralye

  13. Mia figlia, ad agosto dell’anno scorso, aveva 4 anni 5 mesi e qualche giorno: mi sono trovata a doverle comprare un paio di scarpe da ginnastica NUMERO 31.
    L’ho guardata storto e fotografata di profilo per tutto il giorno con il pensiero fisso su “Ok, suo padre è spilungone, io non sono nana, lui ha il 45/46, io il 40/41, non iperventilare, è tutto normale”.
    Al momento è ferma lì, ma le sue compagne di classe e le sue amiche sono chi al 25 chi al 28.
    Spero solo che venga altina, non una stanga che non finisce mai, ma proporzionata a quei piedoni.

    Per il resto…Elasti…io avrei risposto alla telefonata sinceramente tanto i due preadolescenti si sarebbero arrangiati per 5 minuti.
    Ogni lasciata è persa a casa mia (e farò finta di non essere quella che in questo momento si sta facendo fumare il cervello per paura di una mega decisione da prendere).

  14. Hai fatto benissimo. Sono dell’opinione che i treni non si perdano. Quelli che si perdono sono i biglietti. Ma se ne può sempre comprare un altro :-D.
    Salvietta, dal suo misero 35.

  15. A volte quella che sembra la scelta sbagliata si rivela la migliore…staremo a vedere…anche qui ci sono numeri da favola. Ieri il grande (10 anni ) ha comprato delle scarpe n. 38….il piccolo ( 6) x ora e’ al 29… In bocca al lupo!

  16. Fatto salvo l’affetto “virtuale” che provo per te, Elasti, che leggo e apprezzo da tanti anni, oggi mi sento in dovere di essere spietatamente sincera e, probabilmente, impopolare.

    Se questa proposta t’interessa veramente: richiamalo tu! E alla svelta.
    Sono d’accordo con V, che ha commentato poco più su. Non so in che confidenza tu sia con colui che ti ha chiamata, ma hai risposto in maniera assolutamente non professionale a una telefonata professionale.

    Tuo figlio non era nel mezzo di una crisi esistenziale o a letto con la febbre a 40: era a comprarsi un paio di scarpe!
    Io, al posto di chi ti ha chiamato, penserei come minimo che di questo lavoro non te ne frega proprio un cavolo. E, ne converrai con me, non è certo l’atteggiamento migliore con cui iniziare una collaborazione.

    Quindi, se invece sei veramente interessata, è compito tuo recuperare la situazione. E dimostrarti all’altezza.

    In bocca al lupo!

    1. Siamo impopolari in due allora.
      Sarà che appena letto il post avevo voglia di scrivere: al solito chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha il pane.

      Ops… lo ho scritto.

      Fatti spiegare dall’hobbit grande come si risponde al telefono quando non si vorrebbe, scommetto che colui che saprebbe intortare l’effebiai saprebbe anche inventarsi qualcosa di meglio di: sono mamma quindi il lavoro può andare al diavolo.

      Ad avercelo.

      1. Sono d’accordo anch’io con voi… Qui in gioco c’è quella che comincio a vedere come una grande maledizione: la Mamma Italiana. E faccio un discorso generale, prendendo spunto dai commenti di V e anche di Fefo, ma non certo per polemizzare contro Elasti. Dico solo che la mamma italiana è quella tutta sacrificio (anche quando non è necessario) e attaccamento spesso morboso, che poi spesso viene anche ostentato per avere la medaglia di brava mamma. Non è che le mamme svedesi o francesi o i padri italiani siano freddi o senza cuore: è solo che sono più equilibrate/i. Se tuo figlio è lì tranquillo che si prova le scarpe con un amico puoi benissimo rispondere in modo professionale a una telefonata di lavoro, il figlio non subirà alcun trauma (anzi…). I padri in genere sul lavoro sono più professionali e senza grossi sensi di colpa, ma quando i figli hanno bisogno, loro ci sono (sempre che la Mamma Italiana glielo permetta). Se le mamme si rilassassero un po’…

      2. Sono d’accordo con tutto quello che scrivi Ilaria, il fatto che in Italia si confonda molto l’ansia con l’amore, e questa necessità di tenere tutto ansiosamente sotto controllo – perché se i bambini non vanno a scuola con canottiera e mutande coordinate è la prova che il papà non sa accudire i figli.
        Però il post di Elasti mette necessariamente da parte alcuni dettagli, per esempio il centro commerciale può essere troppo caotico per poter discutere con calma al telefono, e soprattutto: non sappiamo se l’autore della telefonata rende visibile il proprio numero sul display dei telefonini altrui. 🙂

      3. io e mio marito viviamo attaccati al suo cellulare in attesa di una chiamata per un nuovo lavoro dopo due anni di cassa integrazione… tratteniamo il fiato e incrociamo le dita..

      4. @ Laura, un grande in bocca al lupo, ho diversi amici in cassa integrazione ma il lavoro poi è tornato, a volte simile a volte un po’ diverso da quello che facevano prima ma comunque è tornato. Bacioni!

    2. @ Laura Si e’ un brutto momento ma confermo Close the door: sono stata in pena a lungo per carissimi amici e adesso hanno trovato, uno ha appena perso, mo’ vediamo come va’… un grossissimo in bocca al lupo

      1. Grazie ragazze!! il vostro incoraggiamento mi scalda il cuore, davvero. Io cerco di essere sempre ottimista con il marito e di incoraggiarlo, perché temo lo spettro della depressione.. ma poi di notte in silenzio.. quante lacrime.. Grazie

  17. ecco, ora sto in pensiero, rimuginavo ancora sugli occhialoni di mister i. e l’hobbit di mezzo, su certi legami profondi e imperscrutabili, sul fatto che la soggettona a cui seguivano a debita distanza mamma e sorella a casa mia ero io…e ora questo colpo di scena! sono convinta che per torvare il coraggio di non spezzare un momento di pura felicità è perché si è passati a un livello superiore, come nei video games! ti abbraccio elasti, sei la mia personal-guru preferita e incrocio le dita per te!

    1. sono convinta anche io che Elasti sia a un livello superiore di consapevolezza, di vita e di amore…e per questo puo muoversi come le detta la pancia/cuore e non il cervello (o meglio quello che detta il “giusto”) non ha di sicuro bisogno delle nostre critiche…

  18. Il mio di quasi 8 anni ha il problema opposto….. Arriva a malapena al 32…….. Per la telefonata… Penso che richiamerà altrimenti fallo tu tanto per chiarirei le idee e meglio ponderare…. Hai fatto bene a non stare al tel in quel momento… Si vede che non te la sentivi…. Hai tra figli! Un lavoro! Un marito che spesso non c e .. Insomma sei già super impegnata,… Magari il tuo animo ora non ha voglia di altri carichi per quanto belli e interessanti…..

  19. Secondo me non sei abbastanza convinta, se no non c’erano figlio&scarpe che tengano! Pensaci…

    PS Aggiungo un commento acido, se al posto della verita’ avessi detto che doveva richiamarti perche’ eri in una riunione importantissima di lavoro, vedi come ti richiamava….Ah man….

  20. Sarebbe ben meschino il Signore della Proposta se non richiamasse Elasti. Ma la richiamerà perché nel mondo della comunicazione c’è grande rispetto per le donne in generale e in particolare per quelle che attribuiscono più importanza al punto nero del figlio che alla lebbra dell’intera redazione. Chiara ha ragione: solo delle madri snaturate e indegne (e free lance) possono pensare che pesi di più un’offerta di lavoro di una parentesi di shopping con un figlio. Ha ragione anche Lucia: largo agli impulsi, bisogna fare quello che ci si sente, essere se stesse: che orrore l’ipocrisia di quelle che mollano qualsiasi cosa stanno facendo per rispondere a una proposta di lavoro.

    1. Spero tu sia ironica ….. lo spero proprio!!!! da mamma free lance che ha lavorato la notte per non mancare gli impegni con i figli e che ha sempre messo le loro esigenze prima ….. Qui sinparla di un paio di scarpe!!!!

  21. Secondo me la chiave è già nel titolo, Ambivalenze e priorità. Volevi e non volevi, forse volevi solo al 40% e inconsciamente lo hai messo alla prova, rispondendo in modo spontaneo e colloquiale (non conosco i rapporti)… que sera sera. Se fosse stato vitale, credo avresti risposto “no, non mi disturba affatto”, come il Verdone medico impegnato con la Pivetti in un memorabile viaggio di nozze.

  22. Eddaiii, prenderai il prossimo treno. Fosse stata L’OCCASIONE nn avresti esitato un secondo.
    Concordo che la Svezia sta su un altro pianeta! Purtroppo…

  23. @FEFO

    Che belle le favole…
    Ragazzi, italiani! Domattina dite al vostro capo che uscite prima per la recita di vostro figlio, vediamo quanti si beccano il cestino della carta dietro la nuca.
    Donne, italiane, in carriera! Candidandovi per una promozione, mi raccomando, dire che volete taaaaaaaanti figli. È una sicura via per il successo.

    1. Il punto è che altrove (come in Svezia) queste non sono favole. Le culture cambiano, si evolvono… possiamo pensare di muoverci realisticamente anche noi verso una simile direzione, anche se al momento è molto lontana.

    2. Vedi Ag, il problema è proprio questo atteggiamento del “tanto è così e non si può cambiare”. E’ in questo modo che le cose non cambieranno mai. La cultura (di cui parla Fefo) si costruisce, mica cala un bel giorno dal cielo come la grazia divina.

      1. Ag non crederà che queste cose siano possibili finché non le vedrà con i suoi occhi. Ma non serve andare in Svezia, basta andare in Germania, dove un ministro neo-papà ha chiesto di poter seguire le riunioni del mercoledì in videoconferenza perché il mercoledì tocca a lui andare a prendere il bambino all’asilo. Magari fra qualche secolo ci arriveremo anche noi.

  24. Domandina stupida:

    ma se l’appuntamento alle 14.00 lo avevi fissato tu, perchè a quell’ora eri in un negozio di scarpe con 2 pargoli al seguito?

    Un paio di scarpe può aspettare, bello comodo in negozio.

    Perchè ti ci sei messa in questa situazione?

    Secondo me non ti ci dovevi trovare.

    1. ecco si QUESTO un po’ lo penso anche io, adesso che ho riletto: il particolare che l’avevi fissata tu la telefonata mi era sfuggito! :O credevo ti avessi richiamato lui in un momento a caso

  25. È solo questione di SOLDI. Non ci vuole niente a dire “creiamo lo Stato assistenziale, compriamo più ambulanze e agevoliamo le mamme lavoratrici ” . I soldi ci sono per farlo, per promuovere tanti bei progetti e cambiare le cose. Solo che in Svezia non li rubano e li usano per fini collettivi. In Italia non c’è controllo e finiscono nelle solite tasche.
    Tutti possono fare i bravi politici, ma senza un’idea di come veramente funzionino le casse e il bilancio dello Stato (e non dico solo teoricamente) , saranno sempre parole inutili. Come quelle dei politici in televisione. Ma anziché a parole, iniziassero a rispondere coi numeri ( e non quelli di statistiche copiaincollategli dai collaboratori).
    Iniziassero a mettere bilancio come materia obbligatoria nelle scuole e sicuramente in tutte le università . Perché alla fine è sempre e solo questione di soldi. Dove stanno e a chi cavolo vanno, non si scappa. Mica non le vogliamo tutte le belle cose che hanno in Svezia, caspita se le vogliamo.

    1. magari fosse solo questione di soldi!! Il problema è che invece è sempre stato un problema di PRIORITA’! (la prima, appunto, sono i soldi, ma non dei cittadini.. )

  26. Ciao, sono una libera professionista e mi e’ capitato diverse volte di dover fissare appuntamenti telefonici per collaborazioni varie. E tutte le volte mi sono scervellata innanzititto sull’orario da proporre per la telefonata perche’ non si puo’ parlare di lavoro nel negozio di scarpe, al super o dal parrucchiere, figli o non figli, preadolescenti o non. Io mi faccio chiamare al mattino, quando i bimbi sono a scuola. Elasti poteva farsi chiamare in un orario in cui gli hobbit erano con Eliza. Mi sa che non era molto convinta della proposta fin dall’inizio. Pero’ anch’io se fossi nel tizio in questione penserei che un appuntamento telefonico non si rispetta per un imprevisto, non perche’ si e’ fatto intendere di essere liberi genericamente dopo le due e poi invece si va a fare shopping. E suggerire “se gli interessa richiama” e’ un po’ presuntuoso…

  27. Mi dispiace, questa volta sono anch’io una voce critica. Ad avercela un’occasione di lavoro minimamente interessante. Ad avercelo un lavoro. Perché perderlo a 54 anni è dura. E nonostante tutto anch’io ho rifiutato ultimamente un lavoro. Perché a volte è meglio non trovarli certi lavori.

  28. Aaah…quante considerazioni accalorate.
    Secondo me va bene così come ti sei comportata. In fondo questo è a che te. E magati stavi incosciamentr testando se questo tuo interlocutore ti accetta per come sei. Certo che lo puoi e forse anche devi richiamare! Elasti, sei perfetta così, non cambiare.

    1. cioè una riceve una proposta di lavoro e testa il futuro datore di lavoro per capire se gli può dare di lungo mentre si sta facendo un mazzo di affari propri, mandando così a monte un appuntamento telefonico ?!?!
      te cara il mondo del lavoro non l’hai mai visto, manco da lontano.
      elasti di lavori ne ha diversi, si vede che gli sono sufficienti per campare bene – a Milano, con te figli, una nella casa grande, numerosi viaggi su e giù per lo stivale e anche oltre oceano – e non c’aveva voglia di rispondere a questa nuova proposta. così l’ha lasciata cadere.
      pensateci su invece di scrivere le solite banalità “sei braaaava, sei straordinaria, sei perfetta così non cambiare”. mi pare anzi un pessimo esempio.
      ‘notte.

  29. Dopo le mie piccole (ma per me importanti) docce fredde da neomadre, ho imparato a dichiarare in modo molto spontaneo e serioso: “Scusi sono in riunione, la richiamo io!” … e a non scompormi se in sottofondo si sentono urla di bambini al parco! Un po’come fanno gli uomini: negare sempre l’evidenza e dichiararsi in riunione anche quando sono in bagno!!! Pensa positivo e vedrai che andrà bene 😉

    1. ehi grazie della dritta!
      si lo so sono una ingenua de paura che ci vuoi fare cerco di imparare da tutti
      (no no nsono mamma ma magari un giorno lo divento e comunque finora ho visto che a dire tutto non si guadagna: la gente lo usa contro di te e NON fa i conti che magari lavori anche di notte e se una volta non stai bene e esci 1h prima non e’ che sei pelandrona…)

  30. Mi spiace ma concordo con il fatto che sei stata superficiale e antipatica. Al posto del tuo interlocutore non ti richiamerei. Mio malgrado perchè è davvero un peccato perdere una come Elasti, di qualsiasi lavoro si trattasse, io non ti richiamerei. Come hanno già giustamente detto il nuovo orario lo avevi dato tu e poi non avuto un atteggiamento molto rispettoso paragonando il lavoro di chi ti stava chiamando ad una cosa superficiale come comprare scarpe in un negozio. Dove comprarle non è il tuo lavoro e non c’entra nulla che tu sia mamma e che fossero le scarpe di tuo figlio. Era comune shopping. Basta tricerarsi dietro alle priorità di madre. Certo i problemi dei figli vengono prima di tutto. Ma non il loro shopping. Parliamo appunto di priorità. Probabilmente non ti interessava davvero. Se così non fosse io al tuo posto richiamerei con il capo cosparso di cenere.

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