Nonsolomamma

giornata di una homeworker

oggi.
ore 6,52. “mamma, ho fatto un brutto sogno. dov’è papà?”
“è partito ieri sera, non ti ricordi?”
“no”
“vieni qui vicino a me, dai”

ore 7,10 “svegliatevi, hobbit grande, hobbit piccolo!”
“sai qual è il capo dei miei cololi plefeliti?”
“no”
“il dolo”
“il color oro? pensavo fosse il rosso…”
“no. il losso è solo l’aiutante del dolo”
“ah”.

ore 8,10 “veloci, ragazzi, usciamo siamo in ritardo, mettetevi le scarpe, prendete le cartelle, forzaaaaaaa”.

ore 9,10 alla scrivania.
dlin dlon
“chi è?”
“siamo quelli delle finestre. l’avevamo avvertita che saremmo venuti oggi a cambiare gli infissi e a mettere la porta blindata nuova, no?”
“ehm, non so, forse. probabilmente il signor ncnp – non c’è nessun problema, colui che ci ha ristrutturato la casa e la vita – ha parlato con mio marito ché lui chiaramente preferisce parlare coi maschi. poi però mio marito si dimentica tutto e quindi io non so mai nulla. ma va bene. venite. uhm… farete molto rumore?”
“abbastanza per le finestre. per la porta blindata faremo un caos infernale. deve avere pazienza”
“volete un caffè?”
“sì, grazie”

ore 9,20 spostamento della mobilia per agevolare la sostituzione degli infissi ai signori che bevono il caffè. via le tende, via il letto, via i comodini, via le sedie, via il tavolo.

ore 9,50 la postazione di lavoro è ora trasferita nell’unica stanza agibile: quella hobbit. precisamente sul letto a castello, piano basso.

ore 10,10 si scatena l’inferno. eliza, la ragazza alla pari che, grazie ai tappi per le orecchie color rosa, ha la capacità di dormire anche quando scatta l’allarme anti-rapina, anti-incendio e anti-atomico e arrivano i carabinieri con gli elicotteri, i pompieri con le sirene e le teste di cuoio con le armature, esce correndo dalla sua stanza convinta che sia esploso l’appartamento di eritreo cazzulati, l’iracondo vicino del piano di sopra.

ore 10,30 drin “pronto, elasti? ti ricordi che devi registrare un video di tre minuti tre per l’8 marzo?”
“certo, ce l’ho già qui pronto, ehm”
“bene. mandamelo appena puoi”

ore 10,40 maquillage per la registrazione del video. sostituzione della felpa sbrindellata con una camicetta frou frou. poiché il video è rigorosamente a mezzo busto, la tuta diserotizzante rimane indosso. e anche le ciabattone con il pelo. di là i signori degli infissi sacramentano.

ore 11,00 “ehm… scusate… io… dovrei registrare un video per l’8 marzo. quindi, ecco avrei bisogno di sette minuti di silenzio. non so se sia possibile, però, ecco io… è una cosa piuttosto urgente”
“eh?”.

ore 11,10 registrazione di tre minuti di video con il muro della cucina di sfondo. l’ottanio della parete sbatte. ma non ha importanza. al minuto due e 47 un signore degli infissi chiede dell’acqua. elasti sacramenta, offre l’acqua e ricomincia da capo la registrazione.

ore 12 lezione di step nella palestrina del quartiere con ipertoniche e iperallenate pensionate. loro volteggiano in leggings rosa, cantando “don’t wake me up up up up up”. elastigirl arranca annaspando nel tutone diserotizzante.

ore 13 endorfine in circolo. doccia e pedalata verso casa.

ore 13,25 pasto a base di uno sbobbone di yogurt bianco, kiwi e cereali croccanti all’avena, uno dei motivi per cui vale la pena vivere. il tutto davanti al computer.

ore 13,30 i signori degli infissi sono passati alla bestemmia libera. elastigirl non sa decidersi se materializzarsi in mezzo a loro o continuare a fingere di non esistere. di là eliza mangia burro di noccioline, pane e marmellata ai lamponi.

ore 13,45 lavoro, vero, sperabilmente. fisiologicamente intervallato da controllo compulsivo di email, twitter, facebook e da chat di autocoscienza su whatsapp con amica.

ore 14,15 il rumore assorda, lo stress monta, il lavoro ingrana, la produttività ha un picco inaudito.

ore 14,17 “pronto, sono la mamma”

ore 14,27 caffè post stress telefonico

ore 14,45 “scusi, signora, ha una scopa, una scala, uno straccio, una paletta, un tappeto, un asciugamano e un po’ di musica?”

ore 15,30 “shell i take the kids at school? can we stay out for a while?”
“sì. sì. fai con loro quello che ti pare, eliza. ho bisogno di silenzio, di finire un lavoro, di combinare qualcosa, altrimenti mi verrà il senso di colpa e di inconcludenza e l’ansia e il mal di stomaco. quello un po’ già ce l’ho. devono essere tutti quei cereali croccanti…”

ore 16,45 “signora, abbiamo finito. andiamo via”
“bene. grazie. gli infissi nuovi sono bellissimi. la casa è una cambogia, ma non è solo colpa vostra”

ore 17,00 ripristino del decoro casalingo

ore 17,20 rientro degli hobbit. entropia.

ore 18,00 falliscono anche gli ultimi tentativi di isolamento lavorativo. la giornata è finita.

ore 19,00 preparazione della cena.

e nonostante tutto questo, l’homeworking è l’invenzione più geniale e irrinunciabile della storia, dopo i cereali croccanti all’avena.

 

PS di servizio. sabato 8 marzo elastigirl sarà alle 11,00 a vaiano, in provincia di prato, alla biblioteca f. basaglia per questa cosa qui. invece alle 18,30, sempre l’8 marzo, grazie al superpotere dell’ubiquità e alle ferrovie dello stato, sarà a milano, all’inaugurazione della casa delle donne. qui il programma.

37 thoughts on “giornata di una homeworker

    1. Lavorare a casa è bello, solo che a me capita di lavorare sia “per la casa” e sia “per il lavoro”… una faticaccia.
      Certo, si risparmia su trasporti, make-up, out-fit 🙂 e sullo stress da interazioni con colleghi e Co.
      Io, però, a casa ho un compulsivo richiamo da parte del frigo o della dispensa dei dolcetti…non riuscirei a nutrirmi soltanto di yogourt, frutta e cereali…:)

  1. Secondo la mia esperienza (che poi è anche quella di Elasti come organizzazione), l’ideale è lavorare alcuni giorni a casa e altri in ufficio. Otto ore cinque giorni su sette in ufficio, con le tecnologie di oggi, mi sembrano ormai davvero pesanti e anacronistiche; anche lavorare solo da casa però non è bello: il lavoro migliora quando puoi confrontarti coi colleghi e interagire anche nei momenti scherzosi sul lavoro. Quindi un metà e metà mi sembra l’ideale (dipende ovviamente anche dal tipo di lavoro)!

    1. Confermo assolutamente. Solo in ufficio diventerei isterica, solo a casa diventerei depressa. Poi compenso il senso di colpa per giornate tipo quella di questo post, lavorando di notte 😦

  2. Ciao Claudia, ma toglimi una curiosità,com’è il tuo rapporto con i libri di Brunella Gasperini?
    Brava, grazie:
    5 minuti di allegria e/o pensieri tuttd le sere, per un’altra milanese piena di figli, lavoro e cose intense

    1. li ho avidamente letti da ragazzina e li ho molto amati. poi di recente, siccome spesso veniva evocata qui, ho riletto qualcosa di suo e non ho ritrovato la magia che ci avevo trovato allora.

      1. li ho adorati anche io da ragazzina!!!!
        Comunque il più adulto, che mi fa pensare alle tue avventure e che di tanto in tanto rileggo con piacere è Una donna & altri animali
        ROCS

  3. Povera mamma, la tua intendo. Certe volte telefoniamo ai nostri figli per sapere come stanno, siamo volonterosi , ansiosi di consigliare,aiutare, invece diamo fastidio, perché era il momento sbagliato . Pazienza,siamo out.

  4. uh uh uh ah ah ah! post bellissimo!
    ps, l’ 8 marzo sono a Milano per ricongiungimenti amicali! Un salto alla casa delle donne proprio lo faccio con tutta la truppa!

  5. Ho provato l’ebbrezza del telelavoro quando ero in gravidanza: una cosa fantastica! In tre ore ben fatte avevo la stessa produttività di 8 ore con interruzioni. E facevo le riunioni via skype, quindi mantenevo il contatto coi colleghi. Se non s’era capito, mi manca molto quel modo di lavorare, sob!

  6. beh dalle 17 alle 17,20 per risistemare casa….
    i signori degli infissi sono stati braverrimi !!
    ah ah ah
    un abbraccio!
    con simpatia

  7. Il Dalai Lama a te ti va a fare la spesa…!
    Quando hanno sostituito porte e infissi a me… altro che sacramenti!
    Comunque, tantissima amichevole invidia per l’homeworking.

  8. I geni che sono venuti a montare l’armadio della bambolotta si erano addirittura scordati l’avvitatore!
    La scala era mia, insieme all’avvitatore, alle punte dell’avvitatore, al caffè, alla scopa, alla paletta e agli stracci vari.
    Quando hanno finito sembrava fosse passata una tempesta di sabbia sahariana e l’armadio aveva le ante picassiane.
    “Signora, lo riempia così si assesta e tra qualche giorno le veniamo a sistemare le ante”
    Ero incintissima ma gli ho risposto “faccio io, grazie lo stesso…”

  9. Mah, in effetti anche a me 20 minuti per risistemare da sola la casa dopo il montaggio degli infissi mi sembrano una bella favola. Io ci ho messo mezz’ora ieri solo per raccogliere i coriandoli seminati in casa dopo essere rientrati per il martedì grasso passato in giro… e stamattina ce ne sono ancora sul pavimento.
    Probabilmente c’era una signora per le pulizie che sistemava man mano che i tizi montavano, e non ci sarebbe assolutamente niente di male. Perché lavorare da casa non vuol dire pulire la casa.
    Comunque concordo con il lavoro da casa e in ufficio half & half, per un giusto equilibrio, se si ha la fortuna di poterlo fare. Io ce l’ho e lo apprezzo molto.
    Carol

  10. W l’homeworking sì sì!!
    E che irrefrenabile voglia di raggiungerti l’8 marzo a Milano…ora mi guardo gli orari e ci faccio più che un pensierino!!

    Barbara esamamma

  11. Hai sbagliato titolo. Il telelavoro serio è un altra cosa. Questo si chiama perditempo. E non fa onore a chi il telelavoro lo fa seriamente, cercando di far capire ai colleghi che da casa si lavora, non si gozzoviglia, ma si lavora seriamente. Ok le pause quando vuoi, ma cosi mi pare una presa in giro del concetto di telelavoro, nobilissimo e avvenieristico modo di lavorare.

    1. Ma il telelavoro non è stato inventato proprio per avere orari elastici? E se una persona vuole lavorare di notte e di giorni andare in palestra o dedicarsi alla famiglia, cosa c’è di male? Credo che l’importante sia svolgere il lavoro bene, non in quale orario altrimenti tanto varrebbe essere in ufficio. Non è detto che chi sta in ufficio fino alle 20 lavori di più o meglio di chi gestisce il suo tempo senza esagerare con gli straordinari!!

    2. il titolo di questo post non è telelavoro ma lavoro da casa che è ben diverso. io non faccio telelavoro. io scrivo. devo produrre un tot di cose ogni settimana. non ho interlocutori dall’altra parte, se non per la consegna di quanto scrivo. non credo ci siano lavori che facciano più o meno onore a chi li fa. ci sono lavori diversi, anxhe fattibili da casa, che richiedono tempi e modalità diverse. tutto qui.

      1. Proprio quello che intendevo, hai solo maggiore libertà ma non significa lavorare di più o di meno. Concordo anche sul rispetto per qualunque lavoro, purché onesto.
        Ti abbraccio e ti ringrazio perché mi regali risate e pensieri.

  12. Elasti che invidia per il vostro 8 marzo: per la prima volta in un anno e mezzo vorrei tornare a Milano!
    C’e’ qualcuno che quando lavora da casa sente, come me, l’irresistibile richiamo della lavatrice? E dello straccio da spolverare, della aspirapolvere e di ‘in questo disordine non si puo’ stare’?
    Io da casa lavorerei benissimo (mi sono pure appena comprata un monitor enorme, per lavorare le sere e i w-e) solo che, se ci sono allora VEDO le cose da fare, e siccome non ho la scusa che sono le 8 di sera e sono sfatta dal lavoro, LE FACCIO! Con buona pace delle scadenze lavorative 😦
    Fidatevi: e’ meglio il richiamo del frigorifero 😀

  13. Quando lavoro da casa mi sento un po’ come a 16 anni che non riuscivo mai a finire la versione di Greco perché non resistevo al richiamo di Friends!! Ecco adesso i richiami sono altri, ma il risultato è simile!!

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  14. Homeworker da gennaio, e finalmente vado in palestra al mattino. Che bellezza!

    Non è che si potrebbe avere il nome dei cereali supercroccanti? Anche io avida mangiatrice di yogurt bianco, ma con muesli e sciroppo d’acero. Ottimo, ma manca di croccantezza.
    Tac, tu hai la soluzione, dimmelaaaaaaaa!

    Grazie, e ciao!

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