Nonsolomamma

everybody dance now

così, un giorno, ci siamo ritrovati soli noi due, a casa. ci siamo guardati, pietrificati. almeno, io ero pietrificata. lui non capiva la mia lingua. io non capivo la sua. eravamo due estranei, muti, in una stanza. condannati dal destino e dalla pioggia a restarci tutto il pomeriggio. e ora cosa faccio io, qui, con questo tizio bassetto che mi fissa con quello sguardo severo e rotondo? cosa gli dico? come glielo dico? e se ha bisogno di qualcosa? e se io ho bisogno di qualcosa? come comunicheremo? come potremo mai diventare amici? perché, mi sa, dovremo per forza diventare amici. lui se ne stava lì, interrogativo, sospettoso, cauto, in un angolo. io ero all’altro angolo, con quel sorriso ebete e impacciato, paralizzata dalla timidezza, dal senso di inadeguatezza, dall’interrogativo: e adesso cosa facciamo?

poi, ad un tratto, ho avuto un’idea. e sono scoppiata a ridere. lui mi osservava perplesso e divertito. ho messo della musica. i nostri sguardi si sono incrociati. e abbiamo cominciato a ballare. come due pazzi. ballavamo e ridevamo. quando la musica si fermava, ci fermavamo anche noi. rimanevamo lì, interdetti, muti e immobili, come se la musica fosse il motore di tutto. appena riprendeva, sospiravamo sollevati e ricominciavamo a dimenarci, senza pensare a niente. i primi tempi, ogni volta che rimanevamo a casa da soli, o io o lui, senza bisogno di dirci nulla, accendevamo lo stereo. e ballavamo per ore. è così che siamo diventati amici. ballando.

ieri sera, nella città di A, è venuta a cena eliza, la ragazza alla pari americana che ha vissuto nell’elasti-famiglia per due primavere. a tavola, ha raccontato del suo primo incontro tête à tête con lo hobbit piccolo, quando i ponti per unire le loro strade erano precari e accidentati. e, a elastigirl, la storia di questi due tizi, una grande e uno piccolo, che ballano per parlarsi e diventare amici è sembrata bellissima.

32 thoughts on “everybody dance now

  1. Io mi sono commossa, è una storia bellissima. E mi sono anche venuti in mente tutti i racconti di lui che balla come indemoniato non appena sente una musica. E Bamboleo. Ecco l’origine! Eliza for President.

  2. Mi ricorda un po’ quando ero bambina e feci “amicizia” con una bambina tedesca in spiaggia senza parlare…
    Si chiamava Evelyn, come un cartone animato che seguivo. Chissa’ se lei si ricorda di me…..

  3. Sono sempre affascinanti i racconti in cui due persone parlano due lingue diverse e non possono capirsi a parole, ma riescono a capirsi lo stesso. Ricordo una bella scena dello sceneggiato Shogun con Richard Chamberlain in cui un portoghese ospite in Giappone senza volere rompe con una mano la porta di carta del suo appartamento, e cerca confusamente di chiedere scusa alla padrona di casa, finché tutti e due scoppiano a ridere 🙂

  4. bellissimo post…
    inevitabile pensare a certi fatti di cronaca internazionale di adesso…brutti e dolorosi…chissà se un modo per capirsi c’è sempre…

  5. “Elastigirl” è una donna che vive ad A. e fa la giornalista. Non ho indagato oltre, ho sonno e sono le sei del mattino. Ma non ho potuto fare a meno di leggere un bel pò, anche se non so cosa siano i feed e gli RSS mi fanno un pò paura, solo dal nome. Non capisco se fa della sua vita un post o se posta la sua vita, ma è un genio, a suo modo. Si perchè non sono proprio post, ma capitoli di un romanzo infinito. Qualche aficionado segue con interesse e commenta davvero con partecipazione emotiva, qualcunaltro si azzarda al complimento, pochi capiscono la musica e la cadenza dello scrittore navigato e si arrendono alla lode pura. Elasti accetta tutto e a volte risponde, e intanto porta avanti una famiglia che è continua fonte di ispirazione creativa. Questa donna è un miracolo, io non so, ripeto, cosa siano gli RSS, i feed e non ho mai nemmeno provato lo sciroppo d’acero, ma se esistono e hanno un senso dovrebbero contribuire a portare, molto più in alto di quanto sia già, quest’anima universale, che fa compagnia a tutti e che ride e piange con la semplicità del grande scrittore. Almeno ben oltre la pubblicazione di qualche libro di settore. Non la chiamerò più giornalista! Immagino le recensioni degli addetti: sicuramente includono paragoni con Rodari, ma l’attualità e internet danno una divulgazione e una forza espressiva ben diversa al racconto flash. Alla gente piace, in fondo è un classico rivisitato. Perchè chiamare “Blog” un’impresa del genere? Perchè Elasti (forse) è anche umile? Dall’indagine concentrata di una ragazza alla pari alle metafore da fast food americano, qui siamo di fronte a roba grossa, non trovate…bloggatori? Forse uno dei grandi russi? O addirittura un Melville con spirito d’liciusamente femminile? Possibile nessuno se ne sia ancora accorto? Perchè aspettare di celebrare un genio soltanto post-mortem?

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