Nonsolomamma

ma che peccato

può succedere di avere bisogno di fare pipì nel bel mezzo di un lavoro e che, nella fattispecie, il lavoro sia una diretta radiofonica soli a roma con tutti  i colleghi a milano. può succedere che, nei programmi radiofonici, ci siano delle pause pubblicitarie o musicali o di informazione e che, in questo preciso caso, la pausa sia intorno alle 658 del mattino e duri circa quattro minuti, un tempo perfetto per una pipì, sempre che il bagno sia vicino. può succedere che il bagno accanto allo studio radiofonico sia un bagno per disabili, ampio e persino luminoso, che tutti, disabili e non, usano con disinvoltura e frequenza e che si apre e si chiude con un maniglione rosso antipanico. può succedere così di correre lì, in quello stanzino più accogliente e ameno di quanto non ci si potrebbe aspettare da un luogo preposto ad attività private e intime, di provvedere alle fisiologiche necessità, di lavarsi le mani e di spingere il maniglione rosso, con una certa fretta. può succedere che la porta non si apra a un primo, a un secondo, a un terzo e a un decimo tentativo e che ci si domandi se mai qualcuno a roma si accorgerà, a quell’ora del mattino, che qualcun altro è stato inghiottito dalla toilette. può succedere così che si cominci a battere con i palmi delle mani sulla porta, augurandosi che qualche orecchio fino, da qualche parte in quell’edificio ancora buio e dormiente, si accorga del trambusto intorno al maniglione antipanico. può succedere che i minuti passino, che il bam bam! sulla porta si faccia più forte e che un tecnico pietoso provi ad aprire da fuori e, non riuscendoci, dica “aspettami qui. vado a chiamare aiuto”. può succedere che, nell’attesa dell’aiuto, si riesca magicamente ad aprire la porta e che ci si precipiti nello studio, ci si infilino le cuffie e si sentano i colleghi dall’altra parte che, in diretta, commentano la sparizione dentro un bagno della conduttrice a roma. “eccomi! ero rimasta intrappolata! ma adesso sono tornata libera tra voi”, può succedere di dichiarare esultante. e dall’altra parte può capitare che replichino: “ah, sei già qui? ma non avevi portato il telefonino in bagno?” “veramente no. comunque ora ci sono e possiamo proseguire felici!” “ma che peccato. sarebbe stato bellissimo e divertentissimo fare la trasmissione con te al telefono chiusa in bagno. non credi?”. “no, non credo” “almeno prometti che la prossima volta ti porterai il telefonino”. può succedere persino di promettere.

28 thoughts on “ma che peccato

  1. Elasti ma questa è radio-verità !!! Ora mi scarico il podcast!!! Ma quanto è’ durata la sparizione ?? Ps : sono l’unica che ha indovinato il programma tv !!! Voglio i tuoi sinceri complimenti ti prego 🙂

    1. ma sincerissimi complimenti! effettivamente la tua capacità divinatoria è stata strabiliante, o inquietante 😉
      la sparizione è durata una decina di minuti! lunghissimi!

      1. 🙂 Mi ha aiutato un tuo accenno agli studi televisivi vicino alla bufalotta e , nello stesso giorno, la lettura di un articolo sul programma tv.. in bocca al lupo per tutto!!!!!!

  2. Bloccata nel bagno per disabili non essendo disabile, sento che ti sei beccata tutte le maledizioni che i disabili tirano a chi occupa i parcheggi a loro destinati.

    O comunque una buona parte.

    😀

    No, ma cosa vuol dire che scendi a prendere le patate nel negozio bengalese?
    #QuellArrostoParlaTroppo

    😛

    1. no dai non e’ come il parcheggio: trovare il bagno occupato da un non disabile e’ come trovare il bagno occupato normalmente: aspetti 5 minuti e sei ok!
      il parcheggio e’ altra storia.. 😦
      Claire (figlia di un paraplegico – quando era in vita)

      1. Sai… mi piacerebbe invitare l’autrice di “Mi girano le ruote” a rispondere al tuo commento.
        Lei saprebbe spiegarti come mai se un bagno è per disabili dovrebbero usarlo solo i disabili, anche se alcuni di loro che sono in carrozzina dovrebbero calmarsi e ricordare che le difficoltà a fare le scale (ad esempio per i sanitari a Superga a Torino, c’è una rampa di scale che mia madre fa fatica a fare quindi lei sopra io scendo giù) le possono avere anche altri.

        La carrozzina come simbolo di difficoltà è fuorviante, secondo me.

        Ah… una cosa: pensi davvero che Elasti abbia bisogno della tua difesa?
        ^_^
        O ce la hai solo con me per la storia di qualche post addietro? 😀

      2. ??????
        cosa vai dicendo??
        dico solo la mia esperienza: ho vissuto con un disabile (il mio papino ❤ ) per 15 anni e facevamo le lotte per I PARCHEGGI ma mai per I BAGNI
        Ttutto qui
        magari ad altri disabili anche trovare il bagno occupato ostacola o da fastidio
        a noi no (aspetti, come aspetteresti fuori da un bagno normale, se fossi normale ed avessi la fila)
        Claire

  3. purtroppo per esperienza passata, adesso non vado mai in bagno senza il telefono. Consolati pensando che era mattina, prima o poi qualcuno sarebbe arrivato, a me capitò di venerdì sera, sono stata lì lì per piangere.

  4. Ha! Ha! Ha! 😀 ma che ridere!
    Scusa E;lasti lo so che tu eri nel panico ma per noi qui fuori fa ridere
    Io sono rimasta chiusa nell’ascensore dell’ICTP, un centro di ricerca di fisica teorica a Trieste, e mi sono detta: ‘Bene, moriro’ qui! nessun fisico teorico lascera’ il proprio lavoro o si fara’ distrarre da chissache scalpito di pugni e calci sulla parete di latta’ 😀
    Claire

    1. Anche a me è già successo, ben due volte. una volta in Università, e sono riuscita a farmi sentire da una ragazza che è riuscita ad avvisare gli operai, che hanno dovuto scardinare la porta. un’altra volta, in un luogo dove il cell non prendeva, e dopo lunghi minuti di panico i miei colpi sulla porta hanno finito per richiamare l’attenzione. Ma ogni volta, i bagni in cui, come in questi casi, ci si deve chiudere a chiave mi creano ansia. preferisco di gran lunga quelli con il gancio per chiudere…
      Graziella

  5. Io come te, Graziella!
    All’asilo sono rimasta chiusa in bagno per mezza giornata, prima che qualcuno si accorgesse che mancavo in salone…
    Certe esperienze ti segnano 😉
    Poi, però, mi hanno regalato un quaderno, di consolazione.
    Massima solidarietà a chi rimane chiuso da qualche parte!

    1. Tere pure io all’asilo, e da allora ho la fobia dei bagni pubblici!
      Però a me non hanno dato niente, la bidella si é arrabbiata perché avevo battuto i pugni sulla porta per farmi aprire!

  6. mio marito da piccolo è stato rinchiuso in un vecchio frigorifero vuoto dal fratello (gemello), il quale, a fronte delle richieste insistenti dei genitori sulla sorte del fratello, è scoppiato in lacrime, dicendo che lui no, non aveva proprio idea di dove fosse 🙂

  7. Allora non mi prendono per i fondelli le mie alunne TUTTE LE VOLTE che vanno in bagno portandosi il cellulare, e io a chiedere TUTTE LE VOLTE “perché mai andate in bagno con il telefonino?” loro rispondono “non si sa mai, restassi chiusa dentro”…,

    1. Credo che le tue alunne lo portino per altri motivi 🙂
      Scusate ma come facevamo un tempo? A me fa un po’ paura questa dipendenza dai device…

      1. E no, le alunne e gli alunni col cellulare a scuola no, per favore! Almeno lí, obblighiamoli a essere meno dipendenti e più presenti.
        Francesca, un’insegnante che, grazie a Dio, lavora in una scuola in cui i cellulari sono davvero vietati

  8. l’ascensore di solito e’ di metallo e il cellular non prende 😦
    (gabbia di Farday)
    e al cesso col cellular per favour no…
    uhm forse dovrei cautelarmi di piu’

    una volta la gente non era sempre di fretta, non faceva tutto di corsa, non c’era tutto questo inquinamento acustico (xex non c’era un pc in ogni scrivania) e credo fosse piu’ facile accorgersi se qlc mancava o batteva

    Claire

  9. Io resto spesso chiusa nei bagni pubblici quando sono in vacanza…ormai mio marito sa che se non torno entro cinque-dieci minuti deve venirmi a cercare… 😉

  10. io dico sempre se non mi vedi tornare sono rimasta chiusa dentro.
    se sono da sola non chiudo a chiave tipo i bagni dei centri commerciali…al massimo apre una donna.

  11. Per fortuna oggi ci sono i cellulari. Io sono rimasta bloccata nel l’ascensore della stazione a Zurigo(dove abito). Il particolare non secondario è che ero incinta di 7 mesi e avevo una capacità “idrica” di resistenza di massimo 30-45 min. Ci hanno messo quasi 40 min a tirarmi fuori e mi hanno dovuto sollevare per le braccia due omoni da fuori perché avevano potuto aprire le porte ma comunque l’ascensore era bloccato a 60 cm sotto l’uscita. Per fortuna l’ascensore era vetrato altrimenti sarei morta di claustrofobia!

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