Nonsolomamma

le pokemon evolute

“mamma?”
“sì, hobbit piccolo, detto sneddu?”
“senza le femmine non ci sono nemmeno i maschi, vero?”
“be’, sì. senza femmine, niente maschi”
“e perché?”
“perché in un mondo senza femmine non ci sarebbero nemmeno le mamme e quindi i bambini maschi chi li fa?”
“ah… quindi le femmine sono necessarie…”
“sì. però, se ti può consolare, anche i maschi sono necessari. perché in un mondo senza maschi non ci sarebbero i papà che danno i semini alle mamme per far crescere i bambini dentro la pancia”
“capisco…”
“sembri preoccupato. come mai ti fai queste domande? vuoi eliminare le femmine dal pianeta terra?”
“no, non io: eugenio, il mio compagno di scuola. dice che un mondo senza femmine sarebbe molto migliore”
“perché?”
“perché le femmine comandano sempre”
“ah dai! che bella novità questa! dove comandano sempre le femmine?”
“in classe nostra. dicono: tu sei pikachu! io sono raichu! loro sono sempre le pokemon evolute mentre noi…”
“voi siete i pokemon modello base…”
“oppure noi siamo i pokemon e loro le wings che ci comandano…”
“le winx…”
“sì, quella roba lì… femmine comandanti”.

ma allora dove e quando si ferma la nostra evoluzione? in quale momento del nostro percorso decidiamo di lasciare il passo ai pokemon modello base? quando smettiamo i folgoranti panni delle winx comandanti e lasciamo che sia il primitivo di pikachu a conquistare il mondo? bisogna chiederlo a raichu e prendere provvedimenti.

43 thoughts on “le pokemon evolute

  1. Si purtroppo anch’io me lo chiedo sempre. Ho due figli, un maschio e una femmina ed è palese la maturità, lo spessore della femmina rispetto al maschio. E non è un caso perché anche in altri contesti emerge la figura della femmina. Anche all’università ricordo….ma poi? Perché veniamo sempre dopo gli uomini? Perché i colleghi maschi vengono chiamati avvocati e noi pure con i capelli bianche solo dott.sse??

  2. Il titolo del tuo prossimo libro sará “MODELLO BASE”

    Ovvero perché tutti i magnifici rettori della Universitá Commerciale L. Bocconi di Milano dalle origini ai giorni nostri sono maschi …. ( e non solo i magnifici rettori )..

    Carissima quello che dici è giusto .. ed è vero che le donne nella loro delicatezza e complicatezza sono per molti versi (anche se non sempre) modelli evoluti, quanto meno in media.. pero’ poi alla fine prevale il maschio ?

    La risposta risiede nella rapporto di correlazione inversa che esista tra la “resistenza” e “complessita”

    I modelli base … sono appunto basici .. ma sono anche resistenti. Pensa ad un cubo di granito ad esempio.

    I modelli evoluti … sono piu’ complessi ma anche piu’ delicati … pensa ad esempio ad un’anfora o a una statuina di porcellana o un qualunque oggetto d’arte delicato.

    Appare evidente ai piu’ che la statuina è sicuramente un oggetto superiore rispetto al cubo sgrezzato dallo scalpello.

    Pero’ il cubo ha un vantaggio rispetto alla statuina.

    Se casca in terra o subisce urti solitamente (dico solitamente) rimane intatto al massimo si scheggia lievemente.

    La statua pur nella sua bellezza si danneggia facilmente al minimo urto.

    La statua rimane superiore al cubo .. pero’ il cubo resiste agli urti della vita e agli urti tra gli altri cubi e va avanti : è una forma di selezione inversa.

    f.to

    Vedetta Lombarda

    1. L’anfora lascia al cubo la prospettiva di scheggiarsi e cerca di mantenersi intatta, cercando di scivolare grazie alle sue linee sinuose indenne in mezzo a quei cubi grezzi.

    1. Mi ha colpito l’immagine della mamma che spinge con tanta allegria la figlia verso la porta della bellezza, le apre la porta e le cede il passo. Lo dico spesso alle mie figlie che sono bellissime, perché bisogna sentirsi belle, non esteticamente, ma persone belle. Se ti senti bella diventi bella.. Grazie per aver postato questo video 🙂

    2. Quella di Fefo mi ha commosso. Ma sono belle entrambe. Le mando alla mia 16enne… con l’augurio che possa sempre correre “like a girl” vera (!) e decida di scegliere sempre la “beautiful door”….

    3. Bellissimo il video, però con rammarico sperimento che anche la donna più bella,realizzata del mondo x delicati meccanismi qualche volta (x non dire spesso) basta un nulla x farle diventare delle fanciulle tremolanti😉Pare che quest anno fosse l anno x la rettrice in Bocconi….ma nulla di fatto 🎓

  3. Io lo so quando succede, a 12/14 anni quando le ragazzine già muoiono dietro a qualche maschietto che, in genere, ha in testa ancora il pallone e le carte Pokemon. Basta qualche mese di cura nella totale indifferenza maschile, in quell’età cruciale dell’evoluzione psicologica, ed è fatta: da quel momento in poi passa di mano il bastone del comando.

    1. Cavoli, ecco! Pensavo anche io a quell’età, ma non avrei saputo dire cos’è che dà il colpo di grazia: l’indifferenza per mancato raggiungimento di maturità! Geniale, Fatalaura!

    2. Verissimo, se una donna ha la fortuna di passare indenne a questo periodo allora partirà già più resistente agli urti della vita e si “imporrà” ai maschi che dovrà affrontare in tutti i campi

    3. Non sono d’accordo: perché “incolpare” i maschi per qualcosa che succede alle femmine?
      Prima di leggere vedetta lombarda, stavo facendo proprio le stesse considerazioni: nella mia esperienza la differenza magggiore è l’impermeabilità dei maschi a certi problemi e la loro autostima. Il primo aspetto, secondo me è innato… sono geneticamente più forti perché dovevano cacciare, focalizzarsi sulla preda, sulla lotta e tralasciare i “dettagli” di cui si curano le donne… e questa differenza secondo me è positiva: è ciò che rende forti i team di uomini e donne insieme (comprese le coppie); sono differenze che completano.
      La mancanza di autostima delle donne, invece, secondo me è indotta dalla società, dall’educazione, ecc… ed è solo negativa. Per erntrambi i sessi: donne più sicure delle loro capacità e competenze sarebbero più in grado di non prevaricare, ma di competere con gli uomini (una sana competizione fa emergere le parti migliori di tutti) e di equilibrare una società oggettivamente squilibrata

      1. Vorrei aggiungere, che naturalmente ho semplificato tanto, ma belle analisi ed esperienze concrete sono state fatte nei paesi nordici (Fefo insegna :-).
        Mi è piaciuto il racconto di Curt Rice, professore all’università di Oslo e leader di Norway’s Gender Balance & Diversity: l’aver forzato quote rosa del 50% (parità assoluta) ha generato un maggior numero di donne che hanno provato a intraprendere carriere che non avrebbero altrimenti mai neppure tentato di approcciare, pensando di essere escluse in partenza. Contemporaneamente, la diminuzione di posti per uomini, ha selezionato maggiormente anche in quel gruppo, facendo emergere i migliori e non semplicemente “tutti solo perché c’è posto”. La conclusione è un miglioramento generale, di tutti.
        Questo il link al suo sito http://scienceinbalance.com/

  4. Ma perché si deve parlare di imporsi ai maschi?
    Se devo impormi lo farò anche nei confronti della femmina che considero meno dotata di me.
    Secondo me il discorso dovrebbe essere portato sul lavoro interiore che noi donne siamo chiamate a fare per… diventare di granito nelle nostre forme: i famosi “fiori d’acciaio”, o le “anime di diamante” che dobbiamo riscoprire di essere.
    In questo senso gli scossoni e le ammaccature (con riferimento al post di Vedetta Lombarda) servono a scrollarsi di dosso l’argilla che ha contenuto il diamante o l’acciaio in cui ci siamo forgiate
    Penso a donne come la recentemente scomparsa Francesca “Wondy” del Rosso che tramite la gioia di vivere -coltivata con tenacia- hanno mostrato di essere puro diamante
    Eppure non mi risulta che sia nota per aver fatto “tabularasa” di colleghi e colleghe, anzi
    In questo rivaluto appieno il commento di Laura 68: non preoccupiamoci di “fuori”, ma di cogliere tutte le occasioni che ci servono per crescere interiormente in sana autostima, noi e le nostre figlie e le nostre amiche e… perché no: una sana ed autentica autostima maschile che smonta la deriva bullista che c’è potenzialmente in tutti.
    E qui, permettetemi di dirlo, gli esempi quotidiani raccontati da Elasti sono fantastici spunti per una “buona giornata”, sia per il senso di condivisione che la vita vissuta dà, sia e soprattutto, per la leggerezza ed autoironia che rallegrano queste letture.
    Un saluto

  5. Dopo millenni di sottomissione, è facile che si chieda lo scambio delle parti ma per me non sarebbe una vittoria. La vera rivoluzione sarebbe vedere nell’altro un proprio pari e per “altro” intendo altro da me, a prescindere da sesso, classe sociale, età, ecc. Si potrebbe arrivare ad applicare questo concetto anche a tutti gli esseri viventi e ai delicati equilibri degli ecosistemi, del tutto assimilabili a un organismi viventi. Utopia? Sì, grazie

  6. Elasti, alla tua domanda rispondo con quel che un paio di anni fa mi disse un amico chirurgo. Le sue parole furono più o meno queste.
    “Le donne all’università sono bravissime, ambiziose, vogliono spaccare il mondo. Poi entrano nel mondo del lavoro e cominciano: la famiglia, i figli, le notti non possono farle, vogliono il part time e se lo tengono per vent’anni, quando ormai i figli sono andati via di casa da un pezzo”.
    In sintesi, secondo lui, questo tipo di donne in un reparto rappresentava un problema, la loro presenza in organico non consentiva nuove assunzioni, e tuttavia tutto quello che loro non potevano fare (turni di notte, nei festivi, ecc.) ricadeva sulle spalle degli altri colleghi.
    Cos’è che a un certo punto ci blocca? Sensi di colpa? Mancanza di aiuti? Cambiamento di aspirazioni? Insoddisfazione? Troppi ostacoli?
    Non so, se qualcuno più illuminato di me sa rispondere, lo ascolterò volentieri.

    1. Stavo facendo esattamente la stessa riflessione. Di recente ho conosciuto un cugino di mia cognata, luminare della medicina, chirurgo rampante e stimatissimo che ha fatto vari giri all’estero per approdare qua nella mia città. La moglie, medico anche lei, al seguito con un lavoro impiegatizio e facilmente esportabile per star dietro a lui. Forse era anche lei una Pokemon evoluta ma ha fatto una scelta.
      E concordo con @Shalan quando osserva che non ha senso imporsi ai maschi ma che dovremmo imporci a chi vale di meno, maschio o femmina che sia.

  7. chissà che sia quando iniziamo a renderci conto che a fare le femmine comndanti poi ci si stanca, dovendo comandare maschi tanto più lenti. Ed iniziamo a coltivare l’illusione di poter essere pari, almeno pari…

  8. Secondo me conta tanto anche l’educazione e l’esempio che si vede in casa.
    Mio papà ha sempre sbrigato tante faccende domestiche quante mia mamma. Nella casa natale del mio compagno, invece, il marito e i due figli maschi stanno seduti e la mamma li serve in tutto e per tutto.
    Mi è venuto lo sconforto quando, all’ennesimo fazzoletto lasciato nella tasca dei jeans tra la roba da lavare, il mio compagno si è giustificato con “A casa mia ci pensava mia mamma a vuotare le tasche”. Perfino quel gesto costava troppa fatica ai maschi di casa…

    1. Verissimo, l’esempio conta tantissimo. Mia madre lavorava, guidava un’auto enorme, gestiva la famiglia numerosa come un manager gestisce un’impresa. A me non è mai passato neanche per la testa che non si potesse conciliare lavoro e famiglia. Mia mamma era del 1928

  9. però non condivido questa equazione realizzazione personale = realizzazione professionale. chi l’ha detto che non essere manager o primario renda una persona (donna, ma è un discorso generale) meno importante? personalmente, con i figli ho scelto di ridurre fortemente la mia attività lavorativa e fermare il mio percorso di carriera, ma l’ho fatto spontaneamente e senza costrizioni. l’ho fatto perchè ritengo che stare con i miei figli più tempo e seguirli nella crescita sia una bellissima scelta, potendola fare, che mi gratifica e mi rende più felice degli avanzamenti di carriera. non mi sento meno “pokevoluta” di altri…

    1. beata te, ti invidio! anch’io vorrei tanto poter fare la tua scelta, ma sono bloccata in un lavoro che non mi piace, non mi dà soddisfazione e mi toglie tempo per stare con i miei figli e , perchè no, per me!

      1. Infatti so di essere fortunata. E proprio per questo non riesco proprio a considerare le mie scelte come una minor realizzazione rispetto ad altre situazioni lavorative (peraltro, a parte le opportunità di carriera messe da parte, faccio un lavoro abbastanza interessante)

  10. Se si ragiona puramente ad un livello di carriera e avanzamento professionale, da donna, mi verrebbe da rintanarmi nella sfera Pocke e rimanerci finchè scampo
    Però, accipicchia, la vita è molto, molto, molto altro!!
    E allora mi chiedo perché ‘leggere’ l’evoluzione di una persona di sesso femminile partendo sempre da quanto avrebbe potuto avere in termini di forza e prestigio e non da quanto invece ha come affetti, serenità e amore!
    Semplicità è bello!
    Fiera di essere il modello base!

  11. Qualche settimana fa, in un altro blog che leggo, ci fu una mamma che fece proprio questa analisi e concluse, sostanzialmente, che il meccanismo potrebbe essersi inceppato a causa di quella vena romantica che si impossessa di noi durante l’adolescenza, che ci oscura la mente e fa sì che i maschi prendano il sopravvento…
    Fu un’analisi ironica e interessante, che mi ha fatto riflettere moltissimo.

  12. Forse perché, alle elementari, i maschi che prendevano ottimo venivano lodati fino alla nausea ma quando io e le mie amiche prendevamo una sfilza di ottimi ci veniva detto che era tutto normale.

    Perché quando da piccola vuoi giocare nel fango e sporcarti, ti dicono che le signorine non si sporcano mentre i maschi possono anche inzozzarsi.

    Perché quando cominci ad avere esperienze romantiche (anche solo una cottarella) ti viene ripetuto l’adagio del “se ti tratta male é perché gli piaci”.

    Perché nella mia famiglia le donne si alzano sempre ad aiutare mentre i maschi stanno seduti a farsi servire.

    Perché alla Bocconi l’executive di una delle maggiori agenzie di pubblicità europee ha offerto lo stage ad un mio compagno maschio e a me ha offerto di diventare la sua amante pagata.

    Perché quando io faccio le pulizie a casa nessuno mi fa i complimenti ma quando mio marito (americano ed abituato a un ambiente meno sessista) pulisce, mia madre passa ore a lodarlo.

    Perché, durante l’università, in Italia, quando mi arrabbiavo perché qualcuno nei lavori di gruppo non faceva la sua parte, dovevo sorbirmi dei maschi che attribuivano la mia incazzatura al ciclo. Mentre, quando i suddetti maschi si arrabbiavano per qualsiasi ragione, venivano lodati come “leader”.

    Perché le donne devono essere sempre in forma, truccate, pettinate, in ordine (odio questa espressione) ma ” l’uomo con la pancetta é sempre sexy”.

    Potrei andare avanti all’infinito.

    1. Tutto assolutamente verissimo e si potrebbe andare avanti ancora.
      Perché in tribunale se abbiamo entrambi la toga il collega è “avvocato” e io signora (un tempo, almeno “signorina”); perché la mia amica quando riceve un paziente (maschio o femmina) si sente chiedere: “Non posso vedere il dottore?”. Perché quando ero incinta del primo, del secondo (al terzo avevano capito, almeno quelli vicini) la prima domanda era. “Maschio o femmina?” e la seconda: “Stai ancora lavorando/Torni a lavorare? Sei pazza. E il bambino?”
      C’è un bellissimo libro, purtroppo non ricordo l’autrice, in cui un extraterrestre viene mandato per “un anno all’estero” in una famiglia sulla Terra. Il marziano diventerà “maschio o femmina” dopo la pubertà e i genitori terrestri non hanno idea di come trattarlo/a. Una lettura da consigliare anche ai figli

    2. È vero…l’episodio del manager è terribile! Però mi sembra che piano piano le cose inizino a cambiare, e si stia facendo strada una nuova mentalità, più giusta. L’importante è rimanere in trincea e contribuire al cambiamento (se qualcuno ha tempo, per esempio, c’è un sito molto bello, Soft revolution)!Contando che spesso il fatto del ciclo, ad esempio, se spiegato con calma poi viene recepito. Sembra banale ma a volte non è scontato ripartire dai fondamentali. Fermo restando che ovviamente in ballo c’è il rispetto reciproco, non l’obbligo per tutte le donne di essere super manager, ma la possibilità per ognuno di scegliere, ed essere, chi vuole essere (secondo me)

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