Nonsolomamma

indietro 

l’elasti-famiglia è rientrata in italia.
durante il volo, notturno, elastigirl ha scoperto il gioco 2048 sull’aereo ed è entrata in una trance ludica da cui temeva di non uscire mai più.
ha anche visto due film, scelti apposta per la loro presunta levità, per poi scoprire con sgomento e rabbia che finivano entrambi con la tragica morte dei protagonisti.
lo hobbit grande, distrutto dalla prospettiva di cambiare il fuso orario rispetto al gruppo di adolescenti scoppiati e intellettuali del campo estivo great books, con cui ogni sera si incontrava online per discutere di massimi sistemi, e devastato dall’aggiunta un oceano tra lui e la principessa nera del tennessee da cui è legato da imperituro amore, non si è mai tolto le cuffie dalla testa, ha sfogato contro i fratelli innocenti il suo pessimo umore e ha visto 4 film in sette ore.
il medio, entusiasta per definizione, era semplicemente felice e appena atterrato ha comprato la gazzetta dello sport e ha versato qualche lacrima amara nel trovare in aeroporto la maglietta del milan con la scritta bonucci, considerato traditore della sacra causa juventina.
sneddu ha dormito e vomitato. nei rari momenti di lucidità ai trasformava in garrulo grillo perché lui tende a lamentarsi e protestare solo quando non ne ha motivo mentre, quando di motivi ne avrebbe, sorride beato.
mister i commosso ripeteva “mò, ti rendi conto, torniamo alla civiltà! ora troveremo u prosudd’ – mò te li ricordi i panini con il crudo??? – la mozzarella, i taralli, la ricotta – mò la ricotta! – i cornetti, i pasticciotti… ora piango.
sono arrivati a milano, dove hanno passato un pomeriggio pieno di bagagli e sonno incoercibile e una notte di incoscienza, e stamane sono ripartiti per il salento, dove li aspettano super w e mister brown, i nonni baresi.
la situazione sembra sotto controllo per il momento, anche se non si può mai dire.

40 thoughts on “indietro 

  1. Tornati da un lungo viaggio in New England, un paio di anni fa, i miei figli quasi si commossero per il primo pranzo preparato da zia. Credo fossero sofficini…
    Che sia stato il condimento aria/amore/ognivizio? 😉

    Un saluto e complimenti per la leggerezza delle parole che non si confonde con leggerezza di contenuti.

    Anna

  2. C’è anche gente per la quale “ritorno” significa tornare a polpette, aringhe, salmone e patate.
    Ogni volta che torno la mia valigia sembra quella di Totò o di “Benvenuti al nord”…

    1. Io porto caffe’, parmigiano, biscotti… il bello e’ che il caffe’ e’ per mio marito ceco, e’ lui che non riesce a bere altro da quando ha provato il caffe’ italiano, io bevo te’.

      1. I biscotti si trovano eccome, sopratutto tanti wafers che adoro, ma alla mia prole piacciono i biscotti Galbusera, vai a capire.

  3. Non so se ti rendi conto ma chiamare la ragazzina dei sogni di tuo figlio ‘principessa nera’ del Tennessee (e ripeterlo ogni volta che ti riferisci a lei) e’ estremamente razzista. Se invece fosse di carnagione meno pigmentata la chiameresti ‘principesa bianca’ di Canicattì? il libro di Howard J. Ross, Everyday Bias: Identifying and Navigating Unconscious Judgments in Our Daily Lives puo’ forse aiutare a capire a cosa mi riferisco.

    1. Stiamo scherzando?? A me piacerebbe essere chiamata Principessa nera, perché nero è il colore della mia pelle e ne vado fiera! Mia madre è italiana, mio padre ghanese. Lei è bianca lui nero pece: io quasi! Razzista è anche il voler essere verbalmente corretti a tutti i costi. Il razzismo si vince con la quotidianità.

    2. Ma scusa,visto che qui Elasti chiama i suoi figli hobbit,il marito di sua madre Artu’,sua cognata la zia matta e suo cognato lo zio con l’orecchino al naso…cosa dovremmo pensare ?
      Che é politically uncorrect anche nei loro confronti ? 🙂

    3. Ma chi l’ha detto poi che si chiami “principessa nera” per il colore della pelle? Potrebbe avere neri i capelli, gli occhi, gli indumenti….”Il corsaro nero” era forse di pigmentazione scura?

    4. forse sono ingenua o ho un immaginario primitivo ma a me “principessa nera” sembra una definizione terribilmente lusinghiera che evoca un personaggio di una fiaba e nient’altro 😳

      1. Evidentemente la mia interpretazione era scorretta. Sono molto contenta di essermi sbagliata!

        Comunque una lettura al libro citato sopra la farei, Mi ha aiutato a vedere come alcune frasi e atteggiamenti (di cui non ero affatto consapevole) siano di fatto frutto di pregiudizi piu’ o meno nascosti, seppur completamente accettabili nel contesto sociale circostante…

      2. Omnia munda mundis….forse per deformazione professionale è la prima cosa che mi viene come risposta.

      3. Se la chiamassi qui negli States “principessa nera”, sarebbe considerato “racist” e “fetishizing”. Ma in Italia no.

      4. Credo che Pippa dimostri una sensibilità sul tema che da noi non c’è ancora.
        Da un lato fui contento quando Eleonora dimostrò che non guarda il colore della pelle
        http://congedoparentale.blogspot.de/2012/01/indovina-chi.html?m=1

        Dall’altro c’è chi chiede di riscrivere i libri come Pippi Calzelunghe (suo papà è “negerkungen”, re dei neri), togliere “Petter il nero” (figura di Natale nei Paesi Bassi), eliminare tutte le copie di Tin Tin in Congo (oramai introvabile).

        È di pochi giorni fa la notizia di una recensione di un ristorante in Sicilia dove il cliente ha scritto “peccato che i camerieri fossero di colore” (segno che si può essere razzisti senza usare la N-word).

        Credo che il significato del commento di Pippa in fondo sia che sarebbe opportuno andare oltre il definire le persone tramite il colore della pelle/la loro etnicità.

    5. Elasti cerca, attraverso la sua scrittura (estremamente immaginifica tra l’altro), di farci vedere le persone che fanno parte della sua vita. Le definizioni che dà dei suoi “personaggi” sono sempre efficaci e mai offensive, a mio parere. Non ci vedo nessun pregiudizio razzista nell’utilizzo della locuzione “Principessa Nera del Tennessee” semplicemente ci sta dicendo che suo figlio si è preso una cotta per una ragazza di colore che vive nel Tennessee. Probabilmente se fosse stata bionda e del Texas l’avrebbe definita la biondina texana, chi lo sa? Ci ha semplicemente fornito un dettaglio in più, con due parole. Nel libro Cecità di Saramago, nessuno dei personaggi ha un nome proprio ma tutti sono definiti attraverso locuzioni: la ragazza dagli occhiali scuri, la moglie del medico e via così. Io lo trovo estremamene poetico.

      1. Tu dici però che se fosse stata bianca, l’avrebbe chiamata “biondina texana”, che non fa riferimento alla pelle. “Principessa nera” è un chiaro riferimento alla razza. Qui negli States e in altre parti di Europa fare riferimenti del genere viene considerato “racist”, che a questo punto non tradurrei neanche come “razzista”, perché la definizione italiana e quella inglese non corrispondono più.

  4. a proposito di quanto ha scritto Fefo, io credo invece che dietro a tutta questa grande attenzione a non sottolineare il colore della pelle, a dire “nero”, ci sia la folle paura di far trapelare un razzismo che ci si porta dentro, proprio malgrado. Nessuno ha mai accusato Schultz per la sua ragazzina dai capelli rossi, ma nell’ottica ipocrita di oggi l’aver tratteggiare questo personaggio sulla base del colore dei capelli è senza dubbio discriminatorio. Al mio nipotino quando cerco di capire a quale amico sta alludendo chiedo: “ah il bimbo con gli occhiali?” oppure “la bimba chiara chiara con le lentiggini?”. Per me, che razzista non sono, non lo sono profondamente, vale tanto quanto dire: “ah dici il bambino nero?”. Principessa nera è una locuzione bellissima (c’è anche un film degli anni venti intitolato così) e interpretarla in base ai criteri del politicamente corretto (ah quanti delitti in suo nome!) è, a mio parere, un segno preoccupante

  5. Credo che questo politicamente corretto stia superando i limiti del buon senso, e lo stia facendo da troppo tempo. Buona parte dei gruppi neonazisti lo sono per risposta a chi pretende di non vedere delle differenze palesi. Sbagliando per eccesso di reazione, chiaro.
    Non si può evitare di vedere il colore della pelle, è un segno distintivo evidente; il fatto che non qualifichi le caratteristiche morali di un individuo non toglie il fatto che il colore si vede e negarlo dal mio punto di vista è sciocco. Come capelli, occhi, altezza, fisicità in generale. Si vede, tutti lo vedono, per quale strano motivo dovremmo far finta del contrario? Perché dire che qualcuno ha le pelle nera (o gialla o bianca o verde o blu) dovrebbe essere razzista e non invece la precisa descrizione di una realtà oggettiva?

  6. Si ok, d’accordo. Ma…perché siete tutti così sicuri che “principessa nera” alludesse per forza al colore della pelle? Solo io non ci vedo necessariamente un riferimento alla pigmentazione? Sono tutti di pigmentazione più scura in Tennessee?

    1. Ma certo che si riferiva alla pelle!
      E adesso in realtà Pollyanna un po’ si vergogna. Dopo tanti anni ad Amherst, NH come ha fatto a non pensarci?
      Marxisti col Rolex canterebbe Fedez.

  7. Noi appena tornati dalla Calabbbria con un treno carico di…cipolle di Tropea e nduja!
    Elasti, mi ricordi su quale sito trovi le ragazze alla pari?Ci siamo decisi e anche noi siamo pronti per vivere quest’avventura…

  8. Fefo e Cate hanno capito esattamente cosa intendevo (non per nulla vivono all’estero entrambi, come me d’altronde). Non per nulla la figlia di Fefo identifica la compagna di classe per attributi piu’ rilevanti come “Quella che non ha potuto venire alla mia festa”) e non per il colore della sua pella. Questo non perche’ non ne veda la differenza, ma perche’ per lei non e’ rilevante.

    Quando torno in Italia e sento dire “e’ una brava persona ANCHE SE e’ nero/bianco/giallo/verde/del nord/del sud/dell’est” mi viene la pelle d’oca. Sono sicura ‘principessa nera’ non voleva essere razzista, ma allo stesso tempo se fosse stata una ragazzina bianca magari sarebbe stata chiamata ‘principessa dalle lunghe chiome/dagli occhi verdi/etc’, ma non ‘principessa bianca’ del tennessee

    1. Ma io sinceramente senza stare a vederci questioni razziste credo che anche un nero si sarebbe espresso con il termine “principessa bianca ” semplicemente perche’ viene automatico sottolineare la differenza con se stessi, senza voler sottendere per forza un giudizio.
      Welcome back Elasti😙

  9. Non commento mai, ma passo ogni tanto e leggo spesso con piacere. Capisco che Elasti non ci abbia pensato e sicuramente non aveva intenzioni negative, ma condivido il punto di vista di Pippa. Anzi devo dire che quello che mi mette a disagio é sopratutto la combinazione di “principessa” accostato a “nera”. Mi ricorda quegli stereotipi di tradizioni tribali accreditate a persone afroamericane le quali non necessariamente fanno parte della loro cultura. Quando ero bambina a un’amico di origine indiana dell’India gli veniva chiesto se suo padre era Toro Seduto, ecco, qualcosa del genere.. Effettivamente é importante, oltreché interessante, riflettere sul modo in cui parliamo e quali stereotipi ci portiamo dietro che siano culturali o di genere. E sarebbe davvero bello nel nostro piccolo riuscire a avere un impronta sul mondo più inclusiva e aperta. Grazie Pippa per il suggerimento del libro, lo leggerò senz’altro!

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