Nonsolomamma

quel che resta di una domenica

domenica mattina hanno mangiato pancake con lo sciroppo d’acero, stretti come sardine sul negletto tavolino di legno sul balcone. poi elastigirl, il medio e sneddu hanno preso le biciclette e sono andati a fare un giro dentro i tenebrosi tunnel della stazione centrale dove avevano infilato le follie del salone del mobile: enormi animali di legno, un diner americano fatto e finito, lastre di vetro altoparlanti che riproducevano il ronzio degli insetti e lo sciabordio dell’acqua, una stanza da letto quasi monastica, luci, colori sgargianti da appiccicarsi addosso. poi, saturi di esperienze glam-chic, hanno pedalato verso il naviglio della martesana, hanno divorato patatine biologiche e bevuto acqua minerale in una cascina fricchettona lungo la pista ciclabile e sono tornati a casa sudati e di ottimo umore. sneddu ha studiato l’homo erectus, il bipede che tutti aspettavamo, e le sue migrazioni dall’africa arida alla fredda europa, insieme agli elefanti e ai mammuth.
elastigirl ha steso il suo tappetino e ha fatto yoga in sala, mentre mister i accompagnava il medio alla partita di calcio, sneddu giocava in cortile e lo hobbit grande, riemerso dal suo letargo, si barricava in cucina a parlare con la principessa del tennessee (“devi per forza entrare, mamma?” “ho sete” “va be’ ma fai veloce” “guarda che puoi anche continuare a parlare. io non ascolto” “sì, certo…”).
sembrava la regina delle domeniche pomeriggio.
invece ha chiamato mister i, con tono ferale.
“si è fatto male giocando a calcio. passo da casa un attimo e poi lo porto al pronto soccorso. preparaci dei panini, della frutta, la tessera sanitaria, il tablet, il carichino del cellulare, il libro ‘exploitation and revolution”, qualche fumetto, una maglietta pulita, dell’acqua, due fette di torta…”
“andate in ospedale, non a fare una gita in montagna…” ha risposto elastigirl ma lui aveva già riattaccato.
dopo un paio d’ore e diversi laconici ma funesti messaggi whatsapp, il verdetto: frattura del radio. che è un osso dell’avambraccio. 25 giorni di gesso.
nel frattempo sneddu ed elastigirl scaricavano la tensione mangiando yogurt e guardando i primi episodi di serie televisive scelte a caso, lo hobbit grande continuava a parlare con la principessa del tennessee con un tale carico di pathos, di respingente drammaticità e d’insofferenza verso l’universo mondo, che a un certo punto elastigirl si è sentita in dovere di irrompere in cucina e fare una sceneggiata sulle priorità e la disponibilità verso i congiunti.
intorno alle dieci di sera, mister i, lo hobbit di mezzo e un gesso candido sono rientrati a casa. il sacchetto del pic nic era vuoto, il padre era devastato dal malumore e dalla sofferenza per interposta persona, il figlio era provato ma piuttosto fiero del suo braccio pronto per essere firmato l’indomani dall’intera scuola media.
“non preferisci stare a casa?”
“nemmeno per sogno”.
e alla fine sono andati tutti a letto. tranne l’adolescente che è rimasto in cucina, nonostante tutto.

13 risposte a "quel che resta di una domenica"

  1. ciao commento di corsa… mi dispiace tantissimo… correggi “colori SGRAgianti”, so che ci tieni… l’adolescente in cucina mi ha fatto ridere da morire…. nonostante tutto 😉

  2. Povero hobbit medio !
    Prima l’appendicite…..poi la frattura del radio……aggiungici la Juve che esce dalla Champions…e che perde contro il Napoli al 90’……..che dire ?
    A da’ passa’ a nuttata ☺

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