Nonsolomamma

personal action plan

nella città di A in massachusetts, ma forse in tutti gli stati uniti, si fa un uso smodato dei superlativi. qui tutto – cose, persone, luoghi, attività – è fantastic, wonderful, awesome, mind blowing. l’entusiasmo è la cifra dell’interazione umana e professionale. crederci – nel lavoretto estivo, nella straordinarietà del momento, nell’assoluta bontà della giornata di pioggia che abbiamo davanti – è un imperativo a cui non si sfugge.
la domanda “come stai?” viene posta sempre, da tutti quanti, sconosciuti in primis. non è necessario rispondere ma, se si sceglie di farlo, l’unica replica possibile e socialmente gradita è “alla grandissima”.
l’altro giorno all’uscita dal campo estivo naturalista una mamma ha chiesto al suo bambino: “how was your day?”, com’è stata la tua giornata?, ma prima di dargli il tempo di rispondere ha aggiunto: “good or great?”, bella o bellissima? evidentemente nient’altro era contemplato.
in questo contesto improntato al superlativo assoluto, allo hobbit di mezzo, in qualità di aiuto educatore in queste due settimane, è stato consegnato un foglio excel intitolato personal action plan in cui venivano poste alcune domande relative agli obiettivi che lui si pone relativamente a questa esperienza con bambini di 5 e 6 anni nel campo estivo naturalista.
seguendo il suo tipico modus operandi, lui ha compilato il modulo in totale solitudine, e, una volta finito, a consegnarlo al responsabile del campo.
ieri pomeriggio il foglio è tornato a casa ed elastigirl è riuscita a leggerlo.
1. i tuoi obiettivi
“rappresentare un esempio nel porre dei confini tra me e i bambini”.
2. quali azioni pensi di intraprendere per raggiungere i tuoi obiettivi
“cercare di parlare gentilmente con i bambini e, se non funziona, usare metodi più severi”.
3. come capirai se i tuoi obiettivi sono stati raggiunti? (criteri per la misurazione)
“vedrò se tutti si divertiranno comunque”.
l’action plan del medio è stato, comprensibilmente, definito underwhelming, deludente.

24 risposte a "personal action plan"

  1. Cavolo, ma questo non ferisce un po’ la sensibilità di un ragazzino? Già fargli fare un piano del genere mi sembra un po’ troppo da contesto lavorativo adulto, poi giudicarlo anche…!

    1. io credo che se fai le cose in modo sciatto (e lui ne è totalmente consapevole) devi anche aspettarti un po’ di delusione altrui… soprattutto in un posto dove tutti vanno a mille e tu decidi di tirare il freno a mano.

      1. Capito…però non so, dal punto di vista dell’adulto è difficile sapere se il ragazzo effettivamente si è impegnato poco (e anche in quel caso, magari aveva le sue ragioni, non puoi sapere…) o se gli sembrava invece di aver fatto bene…

      2. Cara Elasti, un posto dove tutti sono costretti ad andare a mille e’ un luogo dove ti viene impedito, di fatto, di esternare cio’ che tu realmente senti. Dovresti riflettere sul motivo che ha condotto tuo figlio a svolgere Il compito in quel modo, senza giudicarlo. Non e’ in vacanza?

    2. Anche a me pare un po’ triste…sembra la lettera motivazionale per essere ammessi a una summer school universitaria 😀
      Gli educatori non potevano semplicemente riunire i ragazzini e parlare tutti insieme di proposte e obiettivi? Più simpatico e informale

  2. l’hobbit di mezzo sta rompendo la “favola” del campo estivo. Con il grande sembrava tutto magico e perfetto, ma ora si scoprono gli altarini… e comunque è inquietante questa cosa del “buono o buonissimo”, quasi peggio di quella dei pronomi che impedisce qualsiasi attività

  3. Non mi sembra così deludente il personal action plan di tuo figlio, alla fine gli obiettivi, anche se discutibili, e i criteri di misurazione sono stati espressi correttamente. Che cosa si aspettano da un ragazzino di 11 anni?

  4. 1) Ho appena scoperto da dove proviene Filippo Solibello: dalla città di A.
    2) Ma questi che sono tutti attenti al politicamente corretto poi stroncano un pre adolescente poco entusiasta senza un minimo tentativo di rimotivarlo, mah!

  5. Ripensando alla reazione nei confronti di del ragazzino che voleva farsi chiamare “dude”, a come la partita maschi contro femmine sia stata stroncata, e a come hanno valutato il compito (seppur non entusiastico o carico di impegno) del ragazzo… A me questi educatori stanno diventando un po’ antipatici. Progressisti e aperti a tutto sì, fintantoché questo “tutto” rispecchia i loro standard. Anzi, oserei definirli pesanti e forse più superficiali di quanto piacerebbe loro pensare.

    1. Concordo. Non puoi stroncare un ragazzino alla sua prima esperienza di assistente educatore con un “deludente”, aiutalo invece ad esprimere meglio i concetti se questi ti sono sembrati poco argomentati.

  6. Io non vorrei un contesto così falso e ipocrita per i miei figli
    Ma ci crediamo davvero che tutto è sempre così splendido ?
    E alla prima delusione ? Ma dai
    Sulla situazione gender poi , non ci siamo proprio , sono discorsi totalmente inappropriati per bambini di 5/6 anni

  7. Forse, ma magari mi sbaglio, i ragazzini statunitensi sono abituati a compilare personal action plan anche a scuola, mentre per l’hobbit di mezzo, cresciuto in un ambiente didattico differente, si trattava di una cosa nuova. Se così fosse, toccava alle educatrici, in nome di una tanto sbandierata inclusività, far capire meglio a un ragazzino che proviene da un altro contesto, cosa si aspettavano da lui.

    1. Questo è il ragionamento più logico, a mio avviso; temo però che le educatrici hanno dato per scontato che i loro metodi si usano in tutto il mondo. Saranno molto sorprese ad apprendere che non è cosi.
      Ed è qui che io intravedo un’ importante differenza tra l’educazione americana, basata sul protocollo da seguire (sopratutto per non disturbare gli altri) e quella europea, volta sul capire ed esprimere liberamente se stesso (e non tarpare le proprie ali).
      Eppure ci deve essere un metodo per salvare capra e cavoli.

      1. PS: posso aggiungere che gli obiettivi prestabiliti mi sembrano alquanto difficile da comprendere e spiegare? Perché mai qualcuno vorrebbe fare l’aiuto educatore con lo scopo di porre dei confini tra lui e i bambini ?? Mi sfugge qualcosa?

  8. Che ridere!
    L’action plan di tuo figlio…che bizzarri questi americani…mi piace questa finestra sulla città di A: grazie!

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