Nonsolomamma

piangere o non piangere

sneddu ogni domenica sera si infila nel lettone e si concede una mezz’ora di crisi esistenziale.
e piange, senza dare spiegazioni.
elastigirl intuisce che pianga perché il lunedì è un giorno complicato, perché il suo papà parte per londra, perché forse non sa abbastanza bene storia o geografia o il congiuntivo del verbo dormire, perché domani c’è una verifica, perché la vita, ogni tanto, lascia a desiderare.
in fin dei conti sneddu piange per quello per cui piangerebbero tutti se solo avessero un po’ di buon senso e la guardia abbassata.
i suoi genitori ormai lo sanno. e semplicemente lo accolgono senza tante parole perché, alla fine, con uno sneddu in preda allo sconforto domenicale, le parole servono a poco.
così, ieri sera, come tutte le domeniche sere, lui è arrivato, scalzo, in pigiama, lo sguardo liquido ma meno smarrito del solito.
approfittando dell’assenza di mister i che stava guardando di là una serie tv inadatta e violenta con il medio, ha occupato un lato del lettone, ha guardato nel vuoto del soffitto e si è interrogato.
“non so se piangere o no”
“…”
“sono molto indeciso”
“come stai di solito, dopo che hai pianto?”
“bene. meglio”
“e allora piangi”
“non so…”
“dai su. piangi due minuti e non ci pensiamo più”
“tu dici?”
“dico”
“al mio posto cosa faresti?”
“piangerei di sicuro”
“questa sera mi sa che non piango”.
non ha pianto.
forse sta diventando un uomo. pure lui. uffa.

30 risposte a "piangere o non piangere"

    1. È l’età e la vita più ancora, quindi tolgo l’età . Io sono decisamente grande, ho superato i settanta e oggi ho la stessa voglia. Forse non ci saranno lacrime, solo pensieri e lì farò bastare.
      Oggi però cercherò la mia fragola, una al giorno e in lei sarò felice.
      Grazie Elasti .

  1. Comprendo ovviamente lo sconforto, di qualunque natura esso sia, però mi inquieta il fatto che capiti sempre nello stesso giorno, alla stessa ora. È uno sconforto programmato?
    Io non mi lascio mai piangere( le poche volte che ne sentirei il bisogno), e spero che i miei figli riescano ad imparare meglio di me a gestire la propria intelligenza emotiva.

    1. Inquietava anche me quando succedeva a mio figlio. Era l’anno della terza elementare e ogni domenica si comportava come Sneddu. Ogni volta la motivazione era diversa e riguardava qualcosa successo nell’arco della giornata solo mooolte ore prima. Poi è passata e il fatto che stesse crescendo, almeno da questo punto di vista, non mi ha rattristato per niente.

      1. Allo stesso modo in cui mia madre si era rassegnata che inevitabilmente da ogni escursione in montagna tornassero con me fradicia x un tuffo imprevisto nel ruscello più vicino 😉

  2. Non sai quante risate, conforto, senso di sorellante condivisione e avventurosa compagnia continui a regalarmi da anni! Non ti scrivo mai o quasi, ma oggi sì! Con tanto affetto! Roberta (quella della lista dells boiate a NY)

  3. il mio primogenito ha avuto per anni la malinconia da domenica pomeriggio, non piangeva, ma erano ore di agonia ogni we del periodo scolastico. un disagio forte. ora che è grande (14 anni) ogni tanto esprime in modo diverso. il mio è casalingo, ama i tempi distesi, avere per tante ore il corpo a scuola non gli piace. suo papà ha lavorato per tanti anni da casa, era la sua dimensione, magari farà così anche il figlio, oppure si cercherà un lavoro prolunga di casa …

  4. Da quando sono bambina, l’avvicinarsi del crepuscolo alla domenica mi mette ansia e mi getta nello sconforto. Ancora oggi che sono adulta la sensazione è la stessa…è l’ora in cui non è ancora buio ma quasi, è il tempo frenetico di quando sembra che non ci sia più tempo e il fine settimana con le sue promesse scivola via veloce verso l’implacabile lunedì. Anche la mia bimba grande sta crescendo, sta diventando adolescente e piange piange…

    1. Certo a me non fa piacere vedere le mie figlie soffrire per qualcosa: ma si parla, si consola, a volte si coccola e basta perché a volte, davvero, serve solo questo.
      La mia figlia maggiore per tutta la sua prima infanzia, ogni volta che qualcuno (nonni, zii, cugini, amici, zii putativi), andava via di casa dopo una visita soffriva terribilmente. Pianti, crisi vere e proprie. E che fai? Nulla la consolava. E quindi stai lì, vicino, abbracciandola, tenendola per mano o semplicemente seduta sul pavimento accanto a lei in attesa che accetti di essere consolata. In fondo non è facile imparare a gestire le emozioni. Spesso anche gli adulti faticano a farlo, come possiamo non accettare che un bambino non ci riesca?

      1. Senza giudizio. Ma non è che noi genitori possiamo fare poi molto se non quanto descritto sopra, amio avviso. Ascoltare, ascoltare sempre per capire i motivi di certi disagi ma una volta appurato che non vi siano casi di bullismo o altro che ne minano la serenità, semplicemente accettare e accogliere mi sembrano davvero l’unico modo di affrontare determinate situazioni. 🙂

  5. Mai avuta la malinconia della domenica sera, mi è venuta solo verso i 14 anni quando, andando al ginnasio, beccai un gruppetto di compagne di classe proprio str**** e una prof di latino e greco che pareva la cattiva di qualche favola. È sparita quando mi sono fatta amici miei e al liceo ho cambiato professori. Me la sono ritrovata a 26 anni suonati, quando ho iniziato un nuovo lavoro incontrando una collega maligna, ma così maligna che una volta ha fatto piangere uno di 50 anni. Sparita nuovamente l’anno successivo, quando al termine del contratto temporaneo mi sono dileguata come nebbia al sole rifiutandomi di rinnovarlo, più testarda di un mulo. La manager non capiva, la verità è che mi ero trovata una nuova posizione mesi prima, appena avevo inquadrato la dinamica abusiva all’interno del team. Nessuno in quell’ufficio durava più di sei mesi. Però prima di andare feci due chiacchiere con lei e le risorse umane.
    Mi pare chiaro che ho un serio problema con il bullismo.

  6. Il mio grande, che è in terza, per un anno scolastico abbondante ha pianto ogni lunedì a pranzo: tornava a casa da scuola e piangeva. Perché l’ora di ginnastica era stata deludente, perché aveva fatto 3 errori nel dettato, perché il bullo di turno l’aveva bistrattato, perché non voleva andare a lezione di musica, perché aveva litigato con un amico… si aggrappava a qualunque cosa, e io mi sono tormentata per settimane prima di arrivare all’unica soluzione sensata: il lunedì fa schifo. Ne abbiamo parlato ampiamente, gli ho spiegato che il lunedì è un trauma anche per molti grandi, e pian piano ha smesso. Ora non succede più da molto tempo. Credo che abbia accettato ineluttabilità del lunedì.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.