Nonsolomamma

saremo capaci?

saremo capaci? di riempire i silenzi, di trovare la parole e i gesti, di riscoprirci complici, di ridere, di essere amici, di essere amanti, di camminare per mano, di volare insieme, di sentirci due mezzi e non due quinti, di ricucire i fili di quello che eravamo prima, di costruire da qui il nostro futuro perché il nostro futuro sarà sempre più questo. saremo capaci di tornare coppia, da soli, in viaggio, ma anche nella vita?

quando sono saliti sull’aereo senza gli hobbit, mister i era assorto e indecifrabile. ed elasti, seduta accanto a lui, lo guardava di sbieco, domandandosi se si sarebbero riconosciuti loro due, da soli, senza uno sneddu a intenerirli, un medio a farli ridere, un grande a provocarli. perché dopo tanti anni i ruoli cambiano e si perde l’allenamento a essere soltanto se stessi.

poi sono arrivati a catania. e hanno mangiato un arancino e un cannolo, hanno visto l’etna da lontano e una strada che porta a lui, anzi a lei perché è una montagna, la montagna. hanno visto il duomo e le luminarie di natale e palazzi barocchi e la pietra lavica. hanno letto di un’eruzione devastante nel 1669 e di un terremoto nel 1693 (e quei figli del 1600 catanesi cosa dovevano pensare dell’accanimento della natura contro di loro?) e di una città che è stata ricostruita da un architetto che si chiamava vaccarini e che si incontra ovunque. hanno rinunciato alla salita sull’etna per colpa della neve ma si sono consolati con il monastero del benedettini che oggi è l’università e l’ufficio del preside era lo studio privato dell’abate. a lei è venuta voglia di leggere i viceré dove quei monaci ricchi e privilegiati vengono chiamati “beoni e mangioni”. mister i si dava le arie perché gli accademici hanno accesso a internet in qualsiasi università del mondo e poteva navigare nella biblioteca dei benedettini (“io sì tu no”). sono andati al mare, su una spiaggetta nera di lava dove una signora aveva fatto il bagno e prendeva il sole con il costume ancora bagnato.

e mentre scoprivano catania, si riconoscevano e reimparavano a giocare in due, si inventavano un nuovo lessico familiare, costruivano ricordi privati, si prendevano in giro.

hanno parlato di scemenze e di cose serissime, si sono commossi di fronte alla magia di un teatro romano tra le case, si sono innamorati di una libreria e di un vaso greco, hanno assaggiato prelibatezze, hanno preso una bizzarra bevanda gassata e salata in un chiosco e mister i è andato in deliquio.

sono stati felici e sì, anche capaci di essere quelli che erano o quelli che sono e che saranno. ed è un gran sollievo.

12 pensieri riguardo “saremo capaci?

  1. Che invidia, Claudia, io e il mio mezzo ci siamo persi anni fa, a causa della vita fatta di figli/lavoro/casa e, soprattutto, a causa della sua famiglia d’origine disturbata e poi lui mi ha mollata per una sua dottoranda che ha meno della metà dei suoi anni

  2. I Viceré assolutamente da leggere… Bellissimo festeggiamento: emozioni ed esperienze rese a valanga dal tuo personale stile! Elena

  3. Mi sono riconosciuta in quella paura di perdere il gioco a due e mi sono riconosciuta nell’aver vinto assieme ritrovando il gioco di due che si amano ancora. Se è amore ne siamo ancora assaliti, dunque non necessitiamo d’amore ma lo viviamo o lo perdiamo.❤️ Ps- sono pazza😁

  4. 1) ci troviamo in una situazione inversa perché orfani dei figli che sono all’università. Dobbiamo reinventarci la quotidianità senza di loro , è tutto un po’ strano, troppo silenzioso, il nido vuoto.
    2) nei vostri stessi giorni una figlia era ed è in Sicilia dal suo fidanzato bellissimo , biondissimo con occhi blu, un discendente dei normanni, mi piace che c’eravate anche voi!
    Ps. Grazie per l’aggiornamento….

  5. Ho sposato un catanese: saranno 20 anni a Giugno. Menomale che ho letto i Vicere: mi ha aiutato a capire una realtà molto particolare, con il modo in cui De Roberto esprime il suo disprezzo per alcuni personaggi, ma anche il suo amore per una città martoriata. In un’intervista fece il nome della famiglia che aveva ispirato il suo romanzo, ma credo che in città ne siano a conoscenza tutti. E questo la dice molto lunga. Buona lettura!
    p.s. anche uno dei nostri due bambini biondo con gli occhi verdi, uguale al suo nonno siciliano.
    p.p.s. ci sono almeno 5 Sicilie, luce, architettura, geologia, cibo, accenti diversi: Palermo con i nomi delle strade in due lingue, la parte orientale greca, il cuore delle Madonie, il Ragusano e noto, e, naturalmente, le Eolie.

  6. Continua così Elasti … alla tua età io e mio marito cercavamo anche noi piccole fughe ( lui in giro per lavoro qualche volta insieme ) impegno dei figli permettendo …
    Poi a poco a poco più liberi da impegni di lavoro suoi e miei abbiamo continuato ad assaporare questi momenti sempre di più ! Siamo settantenni ma la voglia di staccare dalla routine ci è rimasta …ed è sempre bello !! Qualche volta con amici , spesso da soli . Da due giorni siamo tornati da Napoli , città vista più volte , tre giorni per scoprire sempre più pezzi della sua storia in luoghi nuovi e sorprendenti . Auguri !

  7. Non è facile riscoprire il gioco a due dopo tanto tempo. Le nostre bimbe sono ancora nell’età adolescenziale, ma di tanto in tanto faccio delle prove tecniche uscendo noi due da soli, e lasciandole con la babysitter. Riscopriamo nostalgicamente quello che eravamo “prima di loro”, i nostri gusti, le nostre frasi di un tempo. Ma non è più la stessa cosa, ed anche se l’amore non manca, loro sono oramai un pezzo di noi, e sarà dura quando andranno all’università.

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