Come stai? Viaggio così tanto che faccio fatica a ricordarmi dov’ero mercoledì della scorsa settimana, o domenica, o giovedì. Alterno giornate casalinghe in pantaloni a righe e sciatteria a giornate altrove in vestitini e rossetto. Ho qualche punto fermo, a cui mi aggrappo disperatamente per non volare via: una serie tv, un libro che sembra bello ma mi addormento sempre troppo presto per esserne sicura, la rassegna stampa, lo smalto blu, il chill di Sneddu che mi dice che ho un buon profumo anche quando saluto il sole a 36 gradi umidi, il divano che è diventato il mio ufficio.
Come stai? Ho cominciato ad andare da una psicoterapeuta. Lei mi parla del sé, molto saggio ed ecumenico, che governa le parti che invece sono mine vaganti. Credo mi stia facendo bene: passerei la vita a piangere. Fa bene piangere, no? Perché piangi? Perché è tutto terribilmente complicato e io non so mica come se ne uscirà. Prendo decisioni per chi ha smesso di prenderne, attraverso incubi e pedalo molto. Le mie colonne vacillano e io devo imparare a ballare da sola. Del resto, ho l’età giusta per farlo.
Sul mio balcone hanno nidificato degli orridi piccioni. Ho cercato di mandarli via ma mi ignorano. Chiaramente sono loro adesso i padroni e io devo scegliere le mia battaglie.