Nonsolomamma

non passa giorno

C è un’elasti-amica. ha una bambina e ne aspetta un’altra che arriverà a febbraio. lavora da anni in una società importante, con migliaia di dipendenti.
C è brillante, spiritosa, intelligente e coraggiosa. è partita da un piccolo paese tra le montagne alla conquista del mondo, tanto tempo fa.
C ed elastigirl hanno pranzato insieme.
"in ufficio non passa giorno che non mi dicano ‘contavamo tanto su te, poi però…’", dice C con gli occhi tristi.
"non passa giorno che non mi guardino il pancione scuotendo la testa, non passa giorno che non mi facciano notare la loro delusione", prosegue C.
"non passa giorno che non mi tolgano un pezzettino del mio lavoro, non passa giorno che non mi facciano sentire esclusa, non passa giorno che non mi ricordino la brillante carriera che avrei fatto se solo non avessi avuto la balzana idea di un secondo figlio".
"non passa giorno che non mi senta fuori posto, che non mi senta in colpa, che non mi senta una traditrice".

95 pensieri riguardo “non passa giorno

  1. Amica C!
    Per il lavoro c’è sempre tempo, per un secondo figlio magari no…ringrazia il cielo.”Loro” non capiscono.
    Non sentirti in colpa, non sentirti traditrice perchè non hai motivo.
    Ciao elasti.

  2. Come la capisco, elasti, io lavoro da 7 anni, non sono molti ma ho già collezionato:
    – ad un colloquio di lavoro, prima domanda del selezionatore per una importante multinazionale:”Lei è sposata?”
    – il mio ex-capo, dopo 3 anni che lavoravo in un’azienda: “Quel lavoro importante potrei affidarlo a te – ne saresti capace – ma devi promettermi che per i prossimi 3 anni non ti sposi e non fai figli!”
    Donne, teniamo duro, perché il mondo del lavoro è veramente molto maschilista!!! Ciao ailicec

  3. Una questione di uova e di galline: nasce prima lo stronzo che ti fa pesare la maternità come se fosse una colpa, o la lavativa che usa la maternità come sistema per farsi alcuni anni di stipendio senza quasi presentarsi al lavoro? Il punto è che le seconde esistono, e danno ai primi lo spunto per fare poi storie alle donne responsabili che si fanno il mazzo vero per essere madri (vere) e professioniste (altrettanto). Qualcosa nel nostro modello economico proprio non va.

  4. quoto Bostoniano.
    occupandomi anche del personale a lavoro mi rendo conto le lavative ci sono, e anche tante. è impossibile credo, statisticamente parlando, che in un’azienda di 100 dipendenti, su 4 donne incinte 3 siano dal primo mese sotto ispettorato. e da qui i pregiudizi sulle persone che lavorano seriamente anche durante la gravidanza.

  5. delle di cambiare lavoro
    da noi nasce 1 figlio virgola 3 da più di dieci anni ma siamo ancora qui a lavoare mamme e felici

  6. Quante discriminazioni per quelle che, oltre che lavorare, vorrebbero fare anche le mamme! Io ho due figli: per il primo lavoravo part time e sono stata a casa dal lavoro solo i canonici 2 + 3 mesi; quando è nata la seconda lavoravo già full time, ed ho scelto di lavorare fino all’ottavo mese. In pratica poi ho lavorato fino al giorno prima di partorire. Mi è andata bene così, però conosco ragazze che hanno fatto la maternità a rischio dal giorno in cui il test è risultato positivo. Per questo poi i datori di lavoro sono così rigidi: se una così di filgi ne fa due, sono come minimo 42 mesi di maternità!!!!!!
    Che tristezza!
    Veronica

  7. Mi si accappona la pelle a sentir dare delle lavative a quelle che accompagnano la crescita dei propri figli senza sbatterli nelle mani di tate ed educatrici facendo estremi sacrifici (Le assenze prolungate non sono retribuite). Ho un bambino che ha un anno, e da quando è nato ha già avuto dieci bronchiti. Impossibile mandarlo all’asilo nido, impossibile lasciarlo a qualcuno quando è necessario portarlo continuamente a visite, ospedali e somministrargli farmaci. Ho dovuto mollare il lavoro, dopo mesi di assenza. Immagino che io figuri come una di queste lavative negli uffici del personale, uh?

  8. ehm. forse ho espresso male il concetto. non volevo dire che donna incinta = lavativa. assolutamente no. la collega che sostituisco ha lavorato fino alla fine dell’ottavo mese. una vera eroina. ma molte si adagiano su questa cosa. a discapito di chi invece lavora. ma vale lo stesso per il finto malato che si fà 5 mesi e 28 giorni di malattia in un anno.
    mi spiace se il mio commento sia stato visto come un’offesa.

  9. Lisa, per colpa di molte che, senza nessuno di questi motivi, si fanno due anni in qualche modo pagati a casa (ce ne sono che lo pianificano proprio e non ne fanno neanche mistero), è possibile di sì 😦 La maternità dovrebbe essere un sacrosanto diritto ma, grazie all’abuso, è vista come una specie di furto legalizzato

  10. Praticamente non passa giorno che questa simpatica gente non si rende conto di stare ad assistere ad un vero miracolo?
    E immagino che questa gente sia con mille qualifiche e lauree e master e dottorati.
    Se si diventa così lascio l’università.

  11. Cangurina e Bostoniano: mi spiace se sono stata polemica, non era mia intenzione, ma questo argomento mi sta proprio a cuore. E leggendo il post di Elasti mi è partito l’embolo. Se davvero c’è chi se ne approfitta (anche se in gravidanza tutto è lecito), allora ci siamo, mi allineo con voi. Nessuna scusa da parte vostra.
    Grazie Elasti, adoro il tuo blog, è davvero uno spunto per confrontarsi con persone intelligenti.

  12. noi donne… perché siamo costrette a sentirci in colpa per queste cose? perché dobbiamo sentirci divise per due cose belle? lavorare ci serve e ci piace, fare le mamme anche di più. e la gente non lo capisce? che tristezza.
    tanti auguri a lei e spero riesca a rallegrare il suo sguardo.

  13. Due premesse:sono maschio e sono le sette del mattino.
    Con questo dico anche che so cosa sono le discriminazioni. Che tu sia donna, Gay o portatore di un “difetto” fisico ha poca importanza, c’è sempre qualcuno che ti fa pesare
    (e alle volte nella maniera più subdola) questa condizione.
    Voglio dire alla tua amica una sola cosa: sbattitene i ciglioni. (adoro le correzioni automatiche di word)

    dedelanuit

  14. che poi uno capisce com’è che esistono le follie collettive…
    ci sono le persone, ci sono i sistemi, ci sono le persone che dentro ai sistemi si dimenticano di essere persone.etc etc..
    aleanna
    (che a quest’ora e di prescia non ce la faccio ad argomentare oltre…:-)

  15. Cangurina e Bostoniano:mi dite in quale contratto di lavoro le donne si fanno due anni di maternità a stipendio pieno (a parte elasti che fa 82 mesi di ferie, ma quello non conta)? cerco subito lavoro in quel settore (ammesso che riesca a trovare lavoro in qualsiasi settore). Per il resto non sono assolutamente d’accordo con voi, le mamme dovrebbero essere molto più tutelate (o almeno non continuiamo a chiederci come mai in Italia non si fanno figli)

  16. cioè, se queesto tipo di comportamento va bene perché alcune donne se ne approfittano (quante?), allora il discorso vale anche per chi ha la sfrontatezza di ammalarsi. Temo che in quest’ultimo caso gli approfittatori siano ben di più.

  17. Uguccione di Bard.

    Quando un secolo fa mi sono sposato, la mia promessa era nella stessa situazione della tua amica C.
    E’ sembrato a tutti assolutamente normale che la liquidassero, anche generosamente se ben ricordo.
    Da allora sono passati tanti decenni, il lavoro femminile è stato in parte rivalutato, gli uffici del personale hanno cambiato nome (e ci si augurava anche modo di pensare), ora si chiamano Delle risorse umane, ma devo riconoscere che il modo di pensare non è molto cambiato.
    Allevare un dipendente ha un costo per l’azienda. Quando una persona ha raggiunto un certo livello in una società intelligenza vorrebbe che tutto dovrebbe essere tentato per salvaguardare il patrimonio “lavoro”.
    Non si capisce perchè il lavoro maschile debba venir difeso molto di più di quello femminile: forse il far figli, allevarli, e il mestruo, impediscano alle donne di essere utili alle aziende per cui lavorano. Non sarà forse una difesa di noi, luridi maschioni, contro un’efficienza lavorativa delle donne superiore a quella degli omarini ??.
    Elastigirl, cerca di spiegare a C di non aver sensi di colpa, sono gli altri che dovrebbero pentirsi.

    Tuo Uguccione

  18. Non c’è mai un equilibrio.
    Chi pianifica le maternità sono le persone con pubblico impiego. In particolare chi lavora in ospedale, che ha di suo praticamente due anni di maternità a figlio.
    …che tanto ci sono i TIROCINANTI specializzandi che coprono, anche se all’ottavo mese o con un bimbo di uno da allattare a casa…

  19. Elasti,
    scusa se vado al sodo, ma dille di consultare un buon avvocato specializzato in diritto del lavoro!
    Questo è un caso di discriminazione bello e buono unito ad una buona dose di mobbing!
    Negli USA l’amica C era già miliardaria!
    Che infinita tristezza!

  20. Traditrice?! Ma sta fuori?! Le hanno fatto il lavaggio del cervello?!
    Se è davvero coraggiosa come dici gli deve fare un culo così (scusa il francesismo) a quei bastardi!
    Li deve portare davanti al giudice! Che registri tutto e lo faccia mettere agli atti!
    Che veleno che mi è venuto!
    LAROTTAMATRICE

  21. detesto il mobbing, però l’insegnante di mia figlia è la terza settimana (sparse ma intere) dall’inizio dell’anno che salta per malattie delle figlie:
    se fossi una manager e la scuola la mia azienda, la licenzerei

  22. L’argomento mi sta a cuore come mamma e come professionista.
    Vorrei dire come donna, ma mi sa che è meglio dire come persona che sta pensando di fare il secondo figlio e ha molti dubbi. Non ho un capo, ma un socio, mio marito e lui, l’incosciente, è assolutamente per il si. Ma io mi sono fatta un c…o così e sentirmi dire, “tranquilla, lavorerò io di più e tu potrai staccare prima e stare con loro” non mi soddisfa a pieno. Che dire? noi donne siamo strane, o lo sono solo io, che voglio TUTTO, famiglia, carriera, tempo per me….e mi arrabbio.
    Posso dirlo? alcune donne ci marciano pesantemente su questa storia della maternità (ne conosco che dopo due anni tra gravidanza e permessi, sono tornate al lavoro e si sono lamentate che le loro mansioni erano state di fatto affidate ad altri pur a parità di stipendio e qualifica ovviamente). Per altre invece sono i preconcetti a farla da padrone, l’idea che una non sarà più affidabile. Basterebbe sapere guardare ai fatti non credete?

  23. Un abbraccio forte alla tua amica C.
    Io dopo la seconda gravidanza mi licenziai: avendo avuto “la sfrontatezza” di aver usufruito di tutti i 9 mesi di congedo dopo il parto sapevo che avrei subito un mobbing durissimo.
    A me è andata bene, nel senso che poi ho trovato questo impiego part-time (nella vecchia azienda non me l’avrebbero mai concesso), in ufficio piccolo dove xò si respira tutta un’altra aria!!
    Coraggio amica C. siamo tutte con te!

  24. Purtroppo il mondo è pieno di stupidi.
    L’ideale sarebbe prenderne atto e non prendere in considerazione certi deficienti (nel senso proprio letterale che deficiano di intelligenza!), ma non sempre è possibile, sopratutto se si ha a che fare con loro tutti i giorni e possono influenzare la tua vita.

    FORZA C!!!
    🙂

  25. elasti, mentre scorrevo le righe del tuo post mi fioriva spontaneo e prepotente sulle labbra un sonoro VAFFA rivolto ai capi dell’amica c.
    non riesco a far buon viso a cattivp gioco di fronte alle discriminazioni, e far pesare ad una donna la scelta della gravidanza è una discriminazione bella e buona. per i lavativi è tutta un’altra storia, ma quelli esistono a prescindere dal pancione.

  26. Sarà che anch’io sono fresca di scottatura da seconda pancia (nello Stato, perdipiù! dove andremo a finire?), ma C la capisco e la sostengo tantissimo.
    Tanto più che in questa scelta di fare il secondo figlio ha avuto un grosso peso il fatto che la prima maternità mi avesse relegata a un ruolo marginale e noioso, e quindi mi son detta: tanto vale.
    I datori di lavoro e loro relativi dirigenti possono essere davvero molto miopi…

  27. E’ vergognoso il trattamento che sta subendo la tua amica, ma non mi stupisce più di tanto. Visto ciò che chiedono in sede di colloquio conoscitivo alle eventuali candidate donne “hai intenzione di avere un figlio!?!??!?”. Eppure noi siamo un costo….dopo gli otto anni del bambino non c’è più alcun diritto per poter stare a casa in caso di malattia del figlio e quindi nell’eventualità si usano i permessi non retribuiti. Ma non si è tutelate in alcun modo….ma io andrei ad informarmi o presso sindacati o comunque un avvocato….e che diamine dovrebbe poter vivere la gravidanza in modo sereno e tranquillo e non così.Fanculo a questi datori di lavoro e un abbraccio alla tua amica!

  28. Vorrei solo segnalare che i mesi di maternita’ retribuiti (sarebbe all’80%, quasi tutte le aziende integrano il 20% mancante) sono 5, che i successivi sei mesi di facoltativa sono retribuiti al 30% (a spese dell’inps, non dell’azienda! e qui nessuno integra, o quasi) e che i permessi per malattia del bambino sono tutti NON RETRIBUITI. Il problema lo sposterei dalle solite “lavative” (che reputo una sonora stronzata) ai medici compiacenti che rilasciano certificati FALSI. Se una donna ha una gravidanza a rischio invece, ha tutto il diritto di tutelare se stessa e il nascituro stando a casa dal lavoro.
    Abbracci solidali all’amica C …
    stefania

  29. Pensavo che in Svizzera su certe questioni fossimo tanto retrogradi e molto maschilisti, ma vedo che anche voi non siete messe bene.

    Io ho lavorato a tempo pieno fino a due giorni prima di partorire e sono stata in congedo maternità 6 mesi (mega lusso se si considera che di solito il congedo maternità non è più di 4 mesi). Non penso che il problema siano gli abusi. Il problema è che non abbiamo ancora ottenuto il diritto morale di avere dei figli e un lavoro senza farci colpevolizzare.
    I commenti fatti all’amica C sono commenti che fanno spesso anche a me e io non sono ancora riuscita a passare oltre.
    Chissà se quando i nostri bambini saranno grandi saranno ancora confrontati a queste situazioni? Sarà sicuramente meglio…ma, temo, che la strada sia ancora lunga.

  30. che tristezza infinita ogni volta che si sentono storie come questa, e ce ne sono tantissime. se da una parte si possono in qualche modo comprendere le ragioni del datore di lavoro, bisognerebbe anche pensare che finché c’è gente disposta a lavorare 12/14 ore al giorno senza battere ciglio e passare anche sopra il cadavere della madre pur di fare carriera… è ovvio che le donne saranno sempe e solo discriminate. aggiungiamoci pure che non ci sono abbastanza servizi né strutture a supporto della “famiglia”, e in particolare delle donne lavoratrici, e poi capisci perché stiamo in queste situazioni. e poi ci credo che qualcuna faccia “la furba”… è proprio la trama del tessuto che è troppo larga perché non si formino i buchi…

  31. quando sono entrata in maternità, ho scoperto che se il datore di lavoro assume una persona come sostituzione di maternità lo stato copre il 40% dello stipendio, facciamo due conti a me per 5 mesi dà il 20% del mio stipendio (il restante 80% lo dà l’inps) poi basta.
    quindi per tutto il tempo della maternità lui ha una persona che mi sostituisce pagando l’80% dello stipendio, non credo ci perda!!!

  32. Non passa giorno non si veda un intervento del Papa in tv dove predica di fare più figli e di quanto è importante il ruolo della donna nella famiglia, etc etc.
    Ogni volta che lo sento parlare così vorrei strozzarlo, vorrei tirarlo giù dal pero e riportarlo alla realtà.
    Basterebbero solo impegno e buonsenso, ma sono valori ormai scomparsi dalla faccia della terra.
    Gli stessi manager che storcono il naso alla maternità di una dipendente, dimenticano che anche la loro moglie è donna e mamma tanto quanto le altre… ha solo la fortuna di essere molto spesso mantenuta e quindi non ha conosciuto le maggiori difficoltà di una normale mamma lavoratrice.
    Tutti i lavativi, gli scrocconi, i millantatori che riescono ad usufruire di benefit che non meritano andrebbero smascherati e sputtanati (finte gravidanze a rischio comprese).
    Donne… teniamo duro!

  33. Quoto completamente l’utente anonimo #31.

    Il tema mi sta MOLTO a cuore, essendo io la maggiore responsabile di una (se pur piccola) azienda, e, finora, l’unica che è stata a casa in maternità. E per di più, con residue tentazioni di riprovarci.

    Ho lavorato “ufficialmente” fino all’ottavo mese, ma di fatto sono stata presente (in corpo o virtualmente) anche per tutti i 5 mesi di maternità. Ciononostante, ovviamente la mia assenza è pesata sul lavoro, e il fatto, vi assicuro, non è stato completamente compensato dall’80% della mia retribuzione passato a carico dell’INPS.

    Mentre io facevo il triplo salto mortale, ho visto e continuo a vedere casi di maternità che spiegano (non dico giustificano) i dubbi e le paure di molti datori di lavoro, compresa io stessa.

    La cultura economica e aziendale è arretrata, e io sono la prima a dirlo e ad agire – concretamente – per cambiarla, adottando criteri di flessibilità e conciliazione. Però, la cultura del “ti spremo finché posso” è complementare a quella del “se posso me ne approfitto”.

    Ciò detto, in tutto questo io non mi sento affatto una che non accompagna la crescita di suo figlio e lo sbatte nelle mani di tate ed educatrici. Io credo di accompagnare la crescita di mio figlio anche più di certe che magari fanno il parttime o le casalinghe, e tengono il figlio parcheggiato davanti alla TV. Odio le generalizzazioni, in un senso e nell’altro.

    Peraltro se non fossi soddisfatta del lavoro che faccio e di “come” lo faccio probabilmente mi verrebbe una bella depressione, e mio figlio, invece di avere a che fare con una mamma magari stanca ma soddisfatta di se stessa, avrebbe davanti uno straccetto che piange.

    Invece così crescerà con un modello femminile positivo e attivo, e (spero) la sua aspirazione non sarà quella di sposarsi una schiava disposta a rinunciare a tutto per lui e la sua prole.

  34. Ah, dimenticavo!

    Auguri C 🙂 🙂 🙂

    Le cose stanno cambiando, e, se dove lavori adesso non lo capiscono, guardati intorno, cominciano ad esserci in giro posti dove si pensa (e si agisce) diversamente.

    Auguri per tutto tutto tutto.

  35. Questa è una forma di violenza sulle donne, sottile, subdola e psicologica..
    E’ triste.
    E cmq sia, QUALSIASI scelta una donna faccia viene giudicata male da qualcuno..
    Non fai figli? sbagli.
    Fai un figlio? Sbagli.
    Fai troppi figli? sbagliatissimo
    Io dico che la gente deve iniziare a farsi i fattacci propri…………..

  36. Scusate ma se una lavoratirce sta a casa 8 mesi (non 9) con una FINTA gravidanza a rischio, (o con una finta malattia), la colpa è anche del medico, o no? Anzi direi soprattutto..voglio dire, come si fa a fingere una gravidanza a rischio?Questi medici andrebbero stroncati, come quelli che rilasciano le false dichiarazioni di disabilità. Per il resto, farei notare che, a parte i 5 mesi obbligatori e eventuali gravidanze a rischio, tutto il resto vale anche per i padri, che possono prendere anche loro i periodi di congedo, stare a casa per la malattia etc…
    A uno degli ultimi colloqui alla domanda “se suo figlio si ammala e non va al nido come fa?” mi son girate da morire…se ci fosse stato mio marito al mio posto non glielo avrebbero chiesto, e invece in questo siamo assolutamente alla pari, acc..

  37. Due cose: a me il mio lavoro piace, tanto, e non potrei smettere nemmeno se mio marito fosse Alì Babà. Questa idea che se una donna potesse, se ne starebbe a casa di sicuro, mi sembra proprio tipica della mentalità che si dice di volere combattere. Ovviamente mio figlio non sta con me 24 ore al giorno e, altrettanto ovviamente mi manca, cerco di recuperare, di stare con lui, quando siamo insieme e non farmi distrarre dalle altre cose, faccio quello che posso; non sono perfetta, ma nessuna lo è, lo mao e lui lo sa, non mi sembra poco. Sa anche che la mia vita non ruota solo intorno a lui, ancora non lo capisce ma lo capirà e, forse, questo lo aiuterà ad essere un uomo meno attento al suo ombellico da grande.
    Infine per tortadimele: scusa ma il tuo mi sembra “benaltrismo” il medico compiacente ha le sue responsabilità, anche penali, ma questo non esclude quelle della puerpera che sollecita il certificato e ne gode.
    A chi invece ritiene che il “danno” all’azienda sia solo quello dello stipendio erogato durante la maternità, dico che deve avere una considerazione molto bassa del valore del lavoro delle donne. Non lo si può solo calcolare in termini di stipendio ma di “saper fare”, di attitudine, di capacità, che non sono intercambiabili
    Auguri all’amica C, anch’io voglio dirle: “rovinali”, ma dimostrando loro che sono una manica di incompetenti se non sanno valere quanto vale.
    Se poi vuole fare causa per mobbing…..

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