Nonsolomamma

nanami alla nostra tavola

tanti anni fa, circa 15, mister incredible prestò il suo lavoro studentesco e schiavile per un progetto di collaborazione tra la sua università di allora a un’università giapponese. tra le disparate mansioni a lui richieste figuravano anche delle lezioni di lingua italiana a una ragazzina di tokyo con la frangia sugli occhi e il terrore per le lucertole, piombata per un semestre in terra straniera al seguito del padre accademico. aveva dieci anni e si chiamava nanami.
dal lontano 1995 a oggi di nanami sono giunte notizie vaghe e sporadiche.
qualche settimana fa mister incredible ricevette un messaggio di posta elettronica. "sono nanami. studio architettura e sono in europa per qualche mese per uno scambio universitario. vorrei trascorrere qualche giorno a milano e mi piacerebbe salutare te e conoscere la tua famiglia".
nanami, venticinquenne, un metro e ottanta, frangia sugli occhi e un appetito da rugbista, è stata ospite tre giorni nell’elasti-casa.
ha mostrato allo hobbit grande come si fa un cigno origami ("adesso che c’è qui lei è facile, ma appena se ne va, io con questi foglietti quadrati tanto carini combinerò solo porcherie"), ha guardato con un sospetto misto a timore lo hobbit piccolo da cui si è saggiamente mantenuta a distanza di sicurezza e ha lanciato sguardi obliqui e inteneriti al microbbit che ha più volte tentato la scalata delle sue lunghissime gambe da fenicottero, incredulo e ammirato, abituato com’è alla taglia mediterranea delle elasti-estremità.
dell’italiano diligentemente insegnatole da mister incredible non ha alcuna memoria.
è sorridente e taciturna. ha bevuto tè ogni sera e ogni mattina e ha mangiato formaggi stagionati a qualsiasi ora, spalmandoli di marmellata ai pomodori verdi.
e poi, l’ultima sera, a cena, ha raccontato una storia.
"in giappone si lavora molto. spesso uomini e donne escono di casa la mattina alle nove e tornano non prima delle nove di sera"
"e se hanno dei bambini come fanno? a che ora finisce la scuola?"
"la scuola elementare finisce alle 3 del pomeriggio"
"e i bambini fino alle nove con chi stanno? con i nonni? con una baby sitter?"
"no. le baby sitter sono molto rare e i nonni spesso non ci sono"
"e chi va prenderli a scuola?"
"i bambini dai sette anni tornano a casa da scuola da soli. spesso prendono la metropolitana o l’autobus. e hanno le chiavi di casa. tokyo è un posto molto sicuro e i bambini possono circolare da soli"
"e cosa fanno a casa da soli fino all’arrivo dei genitori?"
"fanno i compiti, guardano la televisione e poi… be’, preparano la cena per il papà e la mamma che rientrano tardi, stanchi dal lavoro"
"vuoi dire che cucinano per loro?"
"sì, certo. da noi è normale".

97 pensieri riguardo “nanami alla nostra tavola

  1. elasti, per quel che può valere ricordo un compagno delle medie che raccontava di rientro a casa in solitaria fin dalle elementari (all'epoca io abitavo a torino, per dire, non nella solitaria e pacifica provincia, ecco).E, sempre ripescando nella memoria, ricordo una compagna di liceo che era abituata a metter su l'acqua per la pasta, dagli otto anni in poi.Cucinare no, ma far bollire l'acqua sì.Noi – mio fratello ed io – preparavamo la crema pasticcera per la merenda (sempre verso gli otto anni)Ho esaurito i ricordi, ma insomma: diciamo che fino al cucinare non siamo arrivati mai, ma qualche piccolo cenno di collaborazione esisteva anche nei tardi anni '70 in Italia…

  2. Per quanto riguarda il Giappone i bambini sono esattamente come la Fenicottera ti ha raccontato, uguale identico ed i bambini già da piccoli imparano a destreggiarsi nel mondo, prendendo i mezzi e preparando la cena per i genitori morti esausti dopo troppe ore di lavoro.Ora,non so bene quanto tutto questo responsabilizzare anche bimbi di 4 o 5 anni sia giusto ma è splendido che la mamma di una mia carissima amica giapponese si alzasse ogni mattina alle 5 per preparare il bento-box a lei e ai fratellini piccoli,prima di andare a scuola.Se tu compri la colazione o il pranzo, in giappone vuol dire che i tuoi non ti amano abbastanza e più il bento è originale e quasi"artistico" più significa che tua madre, nonostante sia stanca e mezza in coma dal sonno, voglia per te il meglio.Il Giappone è fatto di enormi incongruenze da una parte templi e religiosità da un'altra il mondo dell'hentai e della trasgressione ma i bambini,posso assicurarlo perchè ho amici che vanno lì ogni anno per mesi, sono tranquilissimi e prendono metropolitane anche di sera, chiavi di casa in tasca e sereni come non mai.Credo che lì anche a scuola( che sia anche asilo eh) si insegni a gestire un nucleo, pulendo le aule a turno, portando biscotti e cose da bere per tutti almeno 2 volte a settimana per parlare e raccontarsi, usa molto fare così.Questo è il mondo orientale che tanto amo, ma anch'io da piccola ho dovuto sempre cavarmela da sola, con tanti casini e problemi ma ora, posso dire che mia madre ha fatto il meglio che ha potuto e nonostante fosse assente per il lavoro ha fatto sì che capissi determinati compiti da subito e se lei tornava tardi aveva la cena calda nel piatto e io felice di coccolarla un pò.Sei un elasti-donna super, sappilo 😉

    Ti seguo sempre anche se non commento mai mea culpaUn mega abbraccioLaVale

  3. Interessantissime notizie.spero di ricordarmene quando vedo le mie due figlie strabbaccate sui divani e io come una scema che lavo-stiro-cucino-ecc.ecc. e la cosa grave e che riesco anche a sentirmi in colpa quando per gravi motivi le lascio sole in casa con dei piccoli compiti da eseguire.hanno 15 e 8 anni!!STELLA

  4. La cosa bella è che a Tokyo un bimbo ha la possibilità di girare da solo senza pericolo e di assumersi responsabilità. Come diceva Artu imparano ad arrangiarsi per tutta la vita. La cosa che non mi piace è che i bambini stanno da soli per troppo tempo, e noi tutti sappiamo quant’è importante dedicare del tempo ai nostri figli.Ci vorrebbe la solita via di mezzo: bimbi che possono essere indipendenti e lontani dai pericoli, ma con mamma e papà sono presenti al momento del bisogno.Ciaoo

  5. scusate ma certi commenti mi lasciano basita… va bene stupirsi che un bambino di sette anni in giappone sia così indipendente, ma sinceramente non capisco questa preoccupazione per un undicenne che di solito frequenta la scuola del quartiere che deve tornare a casa da solo e aspettare il rientro della madre e cucinare. Ho 25 anni non 50 in prima media con una madre che lavorava uscivo da scuola tornavo a casa facendo una parte della strada con i miei amici, poi man mano ci dividevamo perchè le nostre case erano in direzioni diverse. Aprivo la porta con le chiavi di casa che avevo dall'età di otto anni (nel caso mia nonna non potesse venire a prendermi a scuola alle 16.30) e mettevo a preparare il pranzo per me e per mia madre, mio padre non riusciva a tornare perchè lavorava fuori (ora è felicemente in pensione). il pomeriggio lo passavo a casa sola a studiare e se c'era qualche commissione da fare mia madre mi lasciava i soldi ed andavo a farla e lo stesso ho continuato a fare finchè la situazione non si è ribaltata e sono stata io a lavorare e rientrare dopo a casa. Un bambino è piccolo finchè vogliamo che resti piccolo e non gli permettiamo di imparare a cavarsela da solo, ho amiche che a 25 anni non sanno caricare una lavastoviglie perchè le madri non hanno mai permesso loro di provarci e che quando restano sole piuttosto che prepararsi un piatto di pasta vanno a mangiare a casa della zia o della nonna o anche non mangiano, sono quelle stesse amiche che hanno sempre avuto i genitori che le prendevano a scuola e facevano trovare loro tutto pronto. inutile dire che nemmeno guidano… forse un po' più di responsabilità nell'infanzia avrebbero fatto la differenza

  6. Dì la verità Elasti… l'hobbit grande – a sentir cotali parole – ha visto un lampo nei tuoi occhi e un brivido freddo gli ha percorso la schiena in lungo e in largo? Non lo trovi più ubbidiente dalla visita di Nanami?Disordine:D

  7. una giapponese alta 1.80 cm? La ragazza forse è figlia di immigrati watussi? Mah… il resto del racconto avrà qualcosa di vero, ma forse la giapponesona più di qualcosa se l'è immaginata…

  8. Beh, la "giapponesina" tipica è alta -molto- meno di un metro e sessanta e pesa sui quaranta chili (non ho ancora capito come sia possibile), ma ci sarà qualche eccezione… se è vero quel che racconta nel suo blog un'artista di Udine emigrata in Giappone (www.isolataingiappone.blogspot.com), però, Nanami-san avrà molte difficoltà a trovare vestiti e scarpe della sua taglia. Forse potrebbe approfittare di questo soggiorno italiano per fare shopping…Emi-chan (ecco, il -chan è un diminutivo/vezzeggiativo giapponese)

  9. Mio figlio ha passato la vigilia della prima elementare ad osservare autobus e tram, informandosi da sconosciuti alle fermate su orari e percorsi, disegnando astruse mappe. Un po' stupiti, un po' perplessi per una tale, maniacale curiosità, l'abbiamo trovato un giorno che tentava, tutto concentrato, d'imparare i numeri oltre il dieci. "Mi avete detto che a settembre prenderò da solo lo scuola-bus, ma come farò a capire qual è, se qui gli autobus hanno tutti numeri grandi, che io non so nemmeno leggere?"Tutte le nostre meravigliose spiegazioni sui cambiamenti che avrebbe vissuto, su quanto sarebbe stato bello essere grande e autonomo, non avevano tenuto conto delle assonanze verbali, né delle sue reali competenze in materia di tipologie di trasporti e lo avevano invece spinto verso un salto nel buio. Così si era ingegnato e tentava di costruirsi una "mappa", appunto, per orientarsi.Oggi prende il pulmino senza problemi e molto orgoglioso. E quando, uno dei primi giorni di scuola, l'autista, confuso dagli orari, non si è presentato, mio figlio è tornato dalle maestre e mi ha fatto chiamare. Senza paura, solo con una gran fame.In fondo i bambini hanno più risorse di quanto immaginiamo. Spesso li proteggiamo troppo proprio per questo, impedendo loro di fare esperienze, che possono far conquistare fiducia in se stessi e stima, autonomia quindi. E un processo del genere significa dover affrontare anche l'imprevisto, la paura. Anch'io e mia sorella siamo andate a scuola da sole, abbiamo scaldato il pranzo, passato pomeriggi in casa senza adulti. Dagli otto anni miei (cinque suoi) in poi. Ci siamo divertite molto, ma anche annoiate, fatte male e spaventate. Fa parte del crescere. Quando è a piccole dosi, però. Quando si tratta di piccoli passi che includano i bambini, con le loro reali capacità, nell'organizzazione della vita quotidiana. Ma quando il ritmo dell'acquisizione dell'autonomia non è dato dalle scelte di una famiglia, bensì da un sistema che impone i suoi diktat all'insegna di produttività ed efficienza, senza un tessuto sociale (parenti, amici, vicini,…), che si possa attivare nell'emergenza, allora le cose cambiano. A me fa paura un Giappone dove piccoli bambini in divisa scolastica si aggirano soli, di sera, in sotteranei metropolitani, per tornare a micro-appartamenti bui e cucinare cene per genitori stressati. Generalizzo, ovvio, e sarà anche placidamente normale in una cultura diversa, ma è comunque una brutta immagine.I nostri figli stanno perdendo la bellezza di esplorare e sentirsi padroni di sé nel proprio quartiere, o in una casa liberata dagli adulti, col sottile brivido di poter fare quello che si vuole, ma anche senza aiuti tempestivi. Per paura dell'"altro" e iper-protezione. Poi, magari, diventano adolescenti annoiati, spaparanzati sul divano, mentre alle loro madri spuntano otto braccia. Ad altri figli viene imposta una solitaria indipendenza disciplinata. Poi, magari, diventano adulti perfettamente efficienti, integrati, responsabili. Eppure io ci vedo molta tristezza e un po' di violenza.  A me non sembra che si tratti tanto di una cultura ancestralmente diversa, ma di una cultura diversa, che è stata permeata da un sistema produttivo aberrante, dove tanto vale il presente e ben poco il futuro.Ce

  10. io avevo sei anni, mio fratello nove tronavamo acasa  e ci cuocevamo la pasta rigoramenbte alburro e senza parmigiano, perchè nessuno dei due si alzava per prenderlo dal frigoprifero (questione di principio) e relativa fettina ai ferri e insalata anche questa scondita perchè nessuno dei due si alzava. (come sopra) E' vero sono passati tantissimi anni. Ma anche i mei figli quando il grande faceva  la quarta  elementare (è nello spettro autistico) e il fratello non aveva ancora  cinque anni stavano  qualche volta durante le vacanze specialmente di pasqua e natale da soli a casa. Io gli lasciavo cucinato, ma loro si cucinavano altro,.Alcune volte tornavo a casa dal lavoro e trovavo i bimbi festanti che avevano apparecchiato con tovaglia "buonissima che non usavo per non sporcarla" bicchieri in cristallo e piatti "buoni" candela e miservivano  il pranzo che si erano cucinati.. A me tutto questo è sempre sembrato normale. (tovaglia e bicchieri a parte) . Ho sempre  abitato a Roma non avevo genitori ne suoceri e soltanto alcune conoscenze nel palazzo .Quindi  i ragazzi soon sempre molto più giudiziosi di quello che pensiamolorenza

  11. Ho sbagliato tutto, sob.
    Però come si fa a lasciar soli sei ore figli di sette anni? Che cucinano per i genitori pure?
    Che fanno i compiti, studiano le tabelline da soli?
    Vita grama quella delle mamme italiane!!! *_*

  12. E infatti il Giappone è il posto con i tassi più alti di suicidio.La gente è sola fin da piccola, impara a crescere subito e a fare profitto,e la cosa più triste è che anche noi ci stiamo allineando a questo stile di vita.E' vero che è giusto responsabilizzare i bambini, eppure siamo sicuri che questo modo di fare non significhi in realtà abbandonare i propri figli a se stessi, condannandoli ad aver paura di stare soli per sempre?io ho i miei dubbi…Stefania

  13. che orrore!cito le parole che dell'educatrice del nido dello hobbit piccolo: "una società che nn è attenta agli anziani, ai malati ed ai bambini è destinata a morire …" manu da romaps (se nn si fosse capito ieri ho comprato ieri il tuo secondo libro !)  

  14. Sapevo che  i giapponesi sono un po' matti, ma questo è mostruoso. Noi italiani saremo iperapprensivi, ma  casa da soli a 7 anni? Fare i compiti e poi cucinare e in mezzo? Videogames e internet a go go? Poi ci si meraviglia dell'alto tasso di suicidi.   

  15. Maaaaaaaaaaamma miaaaaa!

    Ho sbagliato tutto… Chiedo subito al mio mr incredibile di trasferirsi a Tokyo! Vuoi mettere?…

    Mi avete chiesto dove vivo un paio di giorni fa, nella civilissima,pulitissima,algidissima Zurigo… Dove tutto è perfetto, tutto funziona e che non ci si azzardi a dire il contrario pena esclusione sociale. Comunque anche qui sappiate che i bambini dall età del asilo DEVONO andare all asilo o a scuola a piedi da soli. Va detto che la distribuzione delle scuole è piuttosto capillare, è un diritto del bambino poter andare a scuola a piedi e la confederazione provvede (e risparmia perché non sono previsti servizi di schoolbus. Quelle sono cose fighette da scuole inglesi…700 franchi al mese x bambino per lo school bus della scuola internazionale). All inizio dell anno scolastico ed alla fine la polizia fa a turno delle uscite di servizio con le classi per istruire i bambini sull arte dell attraversamento stradale e su come comportarsi nei confronti di estranei, incidenti e varie eventuali. Ogni bambino è provvisto del kidzkibandely ovvero di un doppio triangolo catarifrangente (arancione per l asilo e giallo per le elementari) che si appoggia sulle spalle e pende sul petto e sulla schiena e garantisce un elevata visibilità. All inizio del anno le mamme fanno a turno (ognuna un giorno della settimana) il percorso con i bambini che devono fermarsi ai punti di raccolta, aspettare i loro compagni e procedere assieme fino al prossimo punto di raccolta e così via. Se un bambino non può andare a scuola o all asilo sta alle mamme avvertire le altre mamme o i bambini in attesa al punto di incontro. Il percorso è più o meno definito. Se un bambino manca i compagni danno l allerta alla maestra che controlla subito. Devo dire che fa un Po’ senso vedere questi bimbi che a piedi vanno e tornano ma ci sto facendo l abitudine.. E nei tre anni che sono qui non ho sentito dire di incidenti (magari è colpa del mio pessimo tedesco) e so che due anni fa qualcuno cercò di caricarsi in auto tre bambini del asilo ma loro non ci cascarono, scapparono assieme, corsero alla prima casa, suonarono il campanello e chiesero alla signora di chiamare la polizia, perché così gli avevano insegnato a scuola… Impressive! Va anche detto che i servizi di informazione si rifiutarono di diffondere la notizia per evitare allarmismi… La notizia girò solo perché le mamme si allertarono e fecero tam tam…
    Come sempre, in tutti i sistemi ci sono pro e contro.. Vorrei specificare che la Svizzera è uno stato confederale, i cantoni (che non sono 4 ma ben più di 20) si autoregolano ed il sistema scolastico cambia di molto anche a distanza di pochi km. Per esempio, da quest anno il cantone di Zurigo si impegna a fornire (previo pagamento) i pasti per i bambini che ne abbiano bisogno (altra camminata a piedi all ora di pranzo e ritorno per e da una mensa comunale). So per certo che questo non è possibile nel cantone accanto… 20 minuti d auto da qui.. Stesso dicasi per le vacanze.. Tutte a scaglioni… Paese che vai….

    Ps chiedo scusa x eventuali errori… Ho problemi di tastiera. Scappo.. La belva grande ha il test di nuoto (uno ogni 7 settimane) …forse passiamo da cavalluccio marino a ranocchia 😉

  16. sono nata nel 1975.a 7 anni ho cominciato a prendere da sola la navetta pubblica per andare a scuola, facevo doposcuola fino alle 18 e venivo recuperata da uno dei miei genitori.a 9 anni, causa separazione e relativa "sparizione" di mio padre da ogni luogo raggiungibile del globo terraqueo (era occupato a rifarsi una famiglia altrove), abbiamo cambiato casa e la scuola nuova era distante 100 metri dal portone del condominio.sono stata fornita di chiavi di casa, pranzo preparato la sera prima da mia madre, tv sempre disponibile, ma se portavo un brutto voto erano cavoli amari.a 11 anni ho cominciato a frequetare la palestra della scuola 4 volte a settimana, il coro della chiesa e altre attività.mia madre nel frattempo si stramazzava di lavoro per mantenerci, visto che ricevere un mantenimento dall'ex-coniuge è stata una battaglia legale.quando ne parlo con mia madre, mi sento rispondere "erano altri tempi, oggi, a.d. 2010,  tu lo lasceresti andare in giro un bambino di 7 anni sul pullman da solo nella nostra città?"ovvio che la risposta per me è no…tranne se non volessi vivere di patemi ed angosce.La società giappionese si è semplicemente evoluta in altro modo, è un altro contesto sociale e sicuramente ha altri problemi che (per fortuna)noi ci sognamo solo negli incubi peggiori.Camilla

  17. non sono giapponese, ma i miei genitori mi hanno cresciuta nello stesso modo, e io vivevo a Milano negli anni 80/90…. a 6 anni tornavo a casa da sola da scuola, avevo le chiavi (e guai se le perdi) studiavo, cucinavo, stendevo i panni etc…ora ho 30anni ho due figli, ma io nn riesco a crescerli nello stesso modo!!!! I miei nn potevano perdere il lavoro nn potevano permettersi una tata nn ho i nonni quindi mi hanno sempre insegnato "di necessità virtù"= quindi cresci in fretta che nn abbiamo i mezzi/possibilità di coccolarti troppo!!!!Roberta Vigevano

  18. della serie:faccio un figlio così quando torno a casa la sera trovo la cena pronta e magari anche la casa pulita…così facendo mio figlio non lo conosco proprio…ma che importa…la civiltà impone questo…ma è civiltà?????io i miei figli voglio conoscerli, capirli, seguirli, aiutali, abbracciarli, consolarli, crescerli….è per questo che lavoro!!!

  19. sono terrronissima, ma evidentemente nel sangue di mia madre scorreva sangue nipponico.. non avevo nonni, non avevo baby sitter e mia madre lavorava.a 6 anni possedevo la chiave di casa di servizio, e quando usciva da scuola tornavo da sola (ma chiedevo ai passanti di farmi attraversare), preparavo la pasta che condivo col sugo che mi aveva lasciato mia madre al mattino, e aspettavo lei fino alle 19.erano tempi diversi forse, la mia città meno pericolosa (per quanto sia tra le più pericolose di Italia), e io non ero una bambina infelice, per quanto sola.Però, adesso che sono madre, non riesco a immaginare o desiderare una tale indipendenza per mia figlia, voglio che resti bimba fin quando lo è.f.

  20. Sono stata in Giappone per qualche tempo e ne ho studiato la lingua e la cultura per altrettanto 🙂 Diciamo che, senza voler generalizzare, Nanami ha ragione. Ma…ci sono dei grandi ma. Le città sono decisamente più sicure, ma i pericoli non mancano, L'educazione è molto rigida cominciando proprio dall'asilo e anche per questo che i bimbi arrivano alle elementari già inquadrati (puliscono le aule, si occupano a turno di servire i pasti alla mensa ecc ecc). Il problema probabilmente è che, salvo alcune eccezioni di scuole meno "impostate" o famiglie meno rigide (che vivono però in un Paese rigido che la pensa diversamente da loro), i bambini vengono educati con eccessivo rigore. Forse i nostri sono lasciati liberi di fare ciò che vogliono e l'educazione è in mano quasi esclusivamente alle famiglie, ma loro sono all'opposto. C'è però una grande contraddizione: le scuole e le istituzioni sono sempre più rigide e le famiglie sempre meno, Il discorso ovviamente è lungo e approfondito e parlandone così al volo si rischia di generalizzare e minimizzare, ma il risultato è che per quanto possa essere normale che i bimbi stiano a casa da soli e cucinino addirittura per i loro genitori, il Giappone, come tutti i Paesi del mondo, è pieno di contraddizioni e i "contro" non sono meno dei "pro".

  21. …anche a me mettono tristezza i bimbi Giapponesi…anche se invidio profondamente la possibilità che hanno di muoversi in una città sicura.Io ho ricevuto le chiavi di casa a 8 anni.Prima c'era una zia che mi "accompagnava" a scuola e mi veniva incontro al ritorno (arrivava fino ad una strada particolarmente trafficata, controllava che la superassi indenne e poi tornava a casa tranquilla), poi questa zia morì…e puff, le chiavi di casa!Nulal di che, piccolo paese il mio all'epoca, abituata fin da piccolina a NON DARE RETTA A NESSUNO, mi mandavano a svolgere piccole commissioni nei negozi vicini alla tabaccheria di mia mamma…io credevo di essere "libera" in realtà c'era una rete capillare di "occhi" che mi controllavano e andavano poi a riferire a mamma se ero stata brava e attenta. Ho imparato ad attraversare la strada a 4 anni (mamma che guardava da dietro e nonna che mi aspettava 10 metri più avanti)…e soprattutto ho imparato a stare a casa da sola.Non preparavo il pranzo o la cena (mamma c'era senza problemi) ma il pomeriggio ero da sola. Facevo i compiti, giocavo…e alle 17.00 arrivava a casa mio padre. Non mi pare di avere avuto traumi particolari. Vorrei che i miei futuri figli potessero venire sù come me, senza paura ma sempre attenti. Non ho mai rivolto la parola a sconosciuti, non ho mai aperto la porta…e a quasi 34 sono qui e sorrido dei ricordi di quando, piccolina, ho ricevuto le MIE chiavi di casa.Forse basterebbe avere un po' più di coraggio nell'insegnare ai bambini a dare retta, adesso sembra che le mamme abbiano paura di imporsi. L'unica volta che non ho seguito attentamente le regole mi sono ritrovata con una sgridata epica e in punizione per una settimana (insieme alla mia amichetta del cuore più grande di me di 2 anni ce ne siamo andate a esplorare un negozio a 5 minuti da casa, ovviamente non avevamo il permesso di uscire dal cortile da sole)…tutto questo sproloquio per dire che sì, si possono e si DEVONO responsabilizzare i bambini anche piccoli. Un NO deve essere un NO e occorre mettere paletti e farli rispettare…e una sgridata non fa di sicuro male. Aiuta a crescere e lascia la memoria del "ricordati che se poi sgarri ti sgridano e non è bello" che di certo male non fa. 

    Francesca

  22. Be pensandoci bene…Georgie aiutava la famiglia nella fattoria in Australia,Candy Candy aiutava nella Casa di Pony,Lady Oscar a 16 anni era a capo delle Guardie Reali,Sampei Pescava…..Heidi mungeva le muccheE' vero che i Giapponesi minuscoli lavorano sempre….I Discepoli

  23. Insomma, ti è capitata la numero 5…Spiegazione: le giapponesi vanno in giro o con il marito o, anche più frequentemente, in gruppo con altre giapponesi. Di media, il gruppo è composto da quattro signorine sotto il metro e sessanta (una può eccedere anche di parecchio i quaranta chili di cui si discettava vari commenti sopra) e da una, di solito tutt'altro che orgogliosa della cosa, che svetta due spanne sopra il gruppo ad altezze oscillanti fra il metro e settantacinque e il metro e ottantadue. QUELLA è la numero 5. C'è chi collega la comparsa di questi asparagi nel mazzo di erbette che di solito sono le giapponesi al cambio di dieta che si è avuto nel dopoguerra. Ah, anche i maschi hanno dinamiche simili, ma loro di solito sono tutt'altro che imbarazzati di aver vinto alla lotteria dei centimetri…

  24. 77 a me invece mettono tristezza i bambini italiani. Bambini agenda con le giornate fittamente programmate (nuoto/pianoforte/judo/inglese/psicomotricità). Con le camerette che traboccano di giochi fantascientifici e la cronica impossibilità di avere qualche ora per non fare asoslutamente nulla che poi coincide col fare i bambini. Mi fanno pena per le aspettative che nutrono i genitori su di loro e perchè giocoforza dovranno esserne all'altezza (e saranno infelici sia se ci riusciranno sia se non ce la faranno). Bambini adultizzati, strumentalizzati, usati come trofei, bambini preziosi che non hanno desideri nè regole. Anche quest'anno i bambini italiani si sono aggiudicati la coppa di più maleducati del mondo. Bambini senza paletti e, quindi, destinati a credersi onnipotenti, con quel che ne consegue di oceanica frustrazione al primo no della vita.  Conosco tanti bimbi giapponesi, non credo che siano da compatire più loro dei nostri. (E parlo anche dei miei, naturalmente, perchè anch'io sono una mamma italiana)

  25. ARTU'Elastigirl è stata brava a trattare un argomento che ha interessato molti.Mi sono letto tutte gli interventi (sono molti e forse qualcuno me lo sono dimenticato), ma mi sembra di cogliere una generale preoccupazione, legata ai propri bambini che girano da soli delle città grandi, dove c'è un traffico caotico: "cosa può succedere a un bambino di 7 o 8 anni in giro da solo per Tokio nel percorso da casa a scuola e viceversa. Beh, dopo le recenti notizie di pedofili, a tutti noi si rizzano i capelli in testa, ma ritengo la principale difesa di un bambino in una grande città è strettamente connessa alla profonda civiltà del popolo, che porta a occuparsi dei bambini in giro da soli. Poi c'è da considerare che i bambini imparano facilmente i percorsi che fanno tutti i giorni, imparano a prendere i biglietti ai distributori automatici, e si divertono come pazzi a fare le cose da soli.Il numero 72 ha un argomento importante ai miei occhi. Come sarebbe possibile entrare in confidenza con i figli se li si vede pochissimo (tutti la notte dormono). come tempo restano i sabati, le domeniche, le feste comandate e le ferie. Il tempo per stabilire dei rapporti non è paragonabile a quello che si ha nelle famiglie in cui lavora un solo coniuge, è evidente. Ma qui si parla di cosa avviene nelle famiglie in cui entrambi i coniugi devono lavorare, ma che anche in quella situazione possono cavarsela sia i bambini che i genitori, a costo magari di qualche difficoltà, e un po' di sonno in meno.Cordiali salutiartù

  26. evviva per la mamma italiana del commento #80 e per le mamme che, nonostante l'ansia (ma quanto siamo ansiose?), rendono responsabili i propri figli.fleq (ex bambina che andava da scuola da sola, pranzava e faceva i compiti dalle suore – spesso sbagliati! – e che tutto sommato è una persona equilibrata)

  27. Una giapponese alta 1.80??? epperò!!!So poco della cultura giapponese, in compenso ho una ex compagna di scuole che è giapponese e ora vive là… le chiederò se davvero stiano così le cose!Io da piccola sono stata responsabilizzate presto. Mia madre ci lasciava a casa da soli da sempre, mai avuto baby sitter. E da piccola mi coinvolgeva in cucina nei suoi preparativi, mi lasciava fare solo i dolci e per il resto ero l'aiuto cuoco.Tornavamo da scuola da soli, ma solo dalle medie (11 anni) alle elementari ci accompagnava lei.Erano altri tempi però… anche se non così lontani.Oggi c'è la paura del pedofilo, del pirata della strada, dello spacciatore che si apposta davanti a scuola…

  28. A me sembra buono che un bambino/a, in una condizione di sicurezza, possa andare e tornare da scuola da sola. Dove non ci siano situazioni particolari mi sembra buffo vederli accompagnati fino alle superiori dai genitori. L'autonomia è un percorso: mica ti casca dal cielo al compimento della x età. Sul lasciarlo solo in casa per pomeriggi interi credo che anche questo dipenda dalle condizioni. Se è un uso socialmente condiviso non credo sia una disgrazia. Una mia amica tedesca "pretendeva" che i suoi due gemelli si riacessero, a modo loro, il lettino sin da quando avevano due anni. Pensava che fosse un sistema per abituarli a prendersi cura di sé e delle loro cose. barbara

  29. Mi dispiace di non essere riuscita a leggere tutti gli infiniti commenti prima di questo, però confermo, per esperienza diretta, che i bambini giapponesi girano da soli, tornano a casa da soli, preparano da mangiare. Gli adulti a volte hanno orari di lavoro massacranti, resi ancora più pesanti dalla lontananza tra l'abitazione e il posto di lavoro, e da quell'attaccamento all'azienda che a noi sembra patologico (e magari lo è. Magari a loro sembrerebbe altrettanto allucinante che qui da noi un pluribocciato alla maturità venga eletto consigliere comunale e guadagni diecimila euro al mese…). A sette anni non ricordo, ma anch'io a otto-dieci avevo le chiavi di casa e tornavo da sola, con un fratello più piccolo.

  30. Ho fatto il viaggio di nozze in Giappone, ero molto prevenuta ma ho dovuto ricredermi su alcune cose.E' cosa notoria che Tokyo è molto sicura, è praticamente impossibile che un bambino venga investito da un'auto perché c'è un rispetto per il codice della strada e più in generale un rispetto delle regole che a noi Italiani farebbe venire l'orticaria. Ma mi aspettavo un clima austero e musone come nella civilissima pulitissima algidissima Zurigo, e invece !!!Il loro modo di vivere ha grandi costi sociali, ma anche lì molte cose stanno cambiando, e devo dire sinceramente che dopo aver soggiornato lì, ho iniziato a chiedermi se noi stiamo così tanto meglio, noi che passiamo le giornate a difenderci dalla maleducazione del vicino di casa, dall'automobilista che gioca all'ammazza-pedone, dalla furbizia che è diventato il primo valore sociale, dall'aggressività che non risparmia nessuno – tanto che non ci fidiamo più a mandare i nostri figli in giro da soli.

  31. Io quoto Artu in pieno e credo che un problema dei nostri tempi e dei nostri connazionali sia l’incapacita di vivere, viversi, arrangiarsi. Io sono cresciuta in campagna senza elettricità ( vedi tv) o telefono, certamente a 7 anni sapevo preparare la cena, avevo anche affidati degli animali a cui dovevo dare da mangiare solo io, naturalmente a volte mi scordavo e mi veniva fatto capire quanto era grave averli lasciati senza cibo o senza acqua. Tutto questo non era dettato da indigenza ma da un’idea del mondo diversa. Credo che molte infanzie siano patinate da polvere magica, di sicuro la mia e’ stata così, ancora oggi ne parlo poco, perché sembra un sogno incredibile, vivere con mille animali come amici, seguire i ritmi del sole, e ultimo, ma non per importanza, essere considerati in grado di partecipare a tutto questo, aiutando, avendo dei ritmi scanditi da compiti. E poi oggi cucino benissimo grazie al lungo allenamento!!! rots

  32. Appartengo alla generazione che andava a scuola in bicicletta da sola a 7 anni e che quando arrivavo a casa, visto che i miei genitori erano nei campi, dovevo prepararmi da mangiare, quindi riscaldare la minestra e cuocere la bistecca. Non mi è pesato, anzi mi sentivo più grande e responsabile.E soprattutto dopo aver fatto i compiti avevo il tempo per giocare, quindi prego alcune commentatrici di non confondere l'assunzione di responsabilità con l'automatica mancanza di gioco/svago per i bambini.Detto questo ora lavoro per una multinazionale che ha uffici anche in Giappone, i colleghi trasfertisti raccontano aneddoti di questa cultura MOLTO lontana dalla nostra. Non parlano di suicidi (notizia questa poi applicabile anche a paesi come l'Islanda o i paesi nordici), ma purtroppo di questo famoso e famigerato attaccamento all'azienda che obbliga formalmente i dipendenti a stare in ufficio più a lungo del loro capo e se questi poi li invita a bere dopo il lavoro non riescono a dire di no.D'altro canto però guardano ogni volta a bocca aperta questo paese con un senso civile così alto e radicato che un negozietto di frutta e verdura può permettersi di tenere fuori la merce esposta insieme ad una bilancia e ad un cesto per i soldi; la gente passa, pesa e paga… PAGA! Nessuno sgarra e a nessuno viene in mente di rubare quel cesto.E' evidente come in un paese del genere la microcriminalità non esista quasi, non vi dico le leggi sulla patente e sull'alcool, e che quindi i bambini possano girare sui mezzi pubblici indisturbati fino a ore tarde.Concluderei che arrangiarsi fa bene, che la vita è uno splendido terno al lotto, nonchè un luogo di incontri non sempre piacevoli, se i nostri figli fossero più abituati al peggio e non sempre dentro la bambagia ne avrebbero solo beneficio.

  33. Non sono riuscita a leggere tutti i commenti ma dico la mia: penso ci siano le vie di mezzo, oltre alle contestualizzazioni delle abitudini spazio/temporali.Nel mio paese (meno di 9.000 abitanti) il servizio di scuolabus parte dalla scuola dell'infanzia, non ci sono grossi esperimenti di pedibus o "andiamo a scuola in bicicletta". Io accompagno entrambi i figli in bicicletta, praticamente con qualsiasi tempo atmosferico, neve inclusa. Cerco di stimolari i miei figli a non rimbambirsi davanti alla tv, spegnendola spesso e volentieri anche con una certa irruenza, così come esigo piccoli gesti di rispetto, come buttare i panni sporchi nel cesto o in lavatrice; lo stesso prete ha invitato i genitori a farsi aiutare in piccoli compiti domestici, come apparecchiare o sparecchiare, riordinare la propria stanza. Non penso sia sfruttamento del lavoro minorile ma abitudine all'indipendenza e possibilità di non farsi fagocitare – come genitore – dai propri impegni quotidiani. In questo modo, c'è anche del tempo in più (quantità e qualità) da trascorrere coi figli.Per la cronaca, a 8-9 anni, andavo a scuola da sola, avevo le chiavi di casa e scendevo a comprare latte o prosciutto nel negozio di alimentari sotto casa, aiutavo mia madre in piccole faccende quotidiane. Insomma, paghetta meritata.Roberta

  34. ricordo di aver avuto le chiavi di casa a sei anni – forse anche meno. andavo e tornavo da scuola a piedi da sola fin dalla prima elementare. e la scuola era a 3 km, in salita. pur non avendo una mamma lavoratrice, bensì scansafatiche, ho imparato a lavarmi le mie cose (lavatrice) e a cucinarmi i pasti dagli 8 anni.ed ero la migliore della classe, trovavo il tempo per giocare con gli amici ecc.non ripeterei lo stesso modello educativo (?) con la mia prole, perché l'infanzia è sacra, però non farei crescere nella bambagia, quello no. si può essere responsabili anche da piccolissimi: io non ho mai perso un mazzo di chiavi in vita mia, mai. non ho mai dato fuoco a casa cucinando, ne l'ho allagata (però ho sbagliato programma e temperatura…)mio malgrado, ho imparato prima di molti a fare ogni cosa, dal prenotare visite dal medico a pagarmi il dentista o a iscrivermi ai vari corsi di musica, danza… ben prima dei 10 anni. magari non mi prendevano sul serio, quello sì.e non sono cresciuta in giappone 🙂

  35. Due cose sul Giappone:

    a) è uno dei paesi al mondo dove i bambini sono più responsabilizzati al controllo della casa e delle apparecchiature domestiche, quindi è normalissimo che a 7 anni se non prima siano capaci di stare da soli in casa e preparare la cena ai genitori;

    2) è uno dei paesi più sicuri al mondo, sia come disciplina stradale (tutti gli automobilisti si fermano sulle strisce se c'è un pedone nei paraggi) che dal punto di vista della criminalità, per cui i genitori non hanno problemi a lasciarli camminare dal soli per la città, anche se dubito comunque che possa accadere a Tokyo ed Osaka.

    Io ho studiato il Giapponese in una cittadina di provincia (Okazaki, 40 km da Nagoya) ed era normalissimo vedere bambini andare a giro da soli.

  36. Microsoft Office 2010 is so great.
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  37. Ciao, io sono d'origine sri lankese, comunque asiatica e devo dire che queste abitudini sconvolgono anche me. Eppure, anche in Sri lanka è così: mia madre ha imparato a cucinare il curry a 8 anni, a 6 faceva un buon riso e prima sapeva sistemare la casa. I miei nonni lavoravano nei campi  e facevano altri lavori, lei e i suoi fratelli si occupavano di queste.. quisquillie. 
    Saluti!

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