Nonsolomamma

susanna mi vuol bene

andando all'asilo.

"a-u-t-o… auto! z'è sclitto auto!"

"bravo! lo hai detto alla maestra susanna che hai imparato a leggere?"

"no. pelò susanna mi vuole molto bene"

"certo che ti vuole bene"

"e anche le altle maestle e le commesse"

"sì, e anche tu vuoi bene a loro, no?"

"natulale".

arrivati all'asilo.

"zao susanna. io so lezzele. ho impalato da solo. velo che tu mi vuoi bene?"

"certo hobbit piccolo che ti voglio bene. ti voglio bene se sai leggere e se non sai leggere, se sei felice e se sei triste. ti voglio bene anche quando fai il monello. ti voglio bene sempre".

lui tace e gongola con lo sguardo perso, fintamente assorto nei suoi pensieri. elastigirl, che si commuove anche leggendo le istruzioni del telefonino, scoppierebbe in singhiozzi e inviterebbe a cena susanna, il fidanzato di susanna, la famiglia di susanna, cane compreso, e tutti gli amici del liceo di susanna, ma si trattiene e si limita a tirare su con il naso. a bassa voce però.

"sai, elasti? lo hobbit piccolo è un bambino molto intelligente"

"ehm, cof cof, sniff, sì. però ha anche un'indole anarco-insurrezionalista che bisogna arginare, talvolta reprimere selvaggiamente…"

"be', considera che è nella delicata fase della costruzione del sè. è un momento difficile per un bambino: deve capire chi è. tanto è vero che passa molto tempo a disegnare e a costruire case. e le sue case, mi dice, hanno sempre un salotto enorme… che significa che lui sa di avere bisogno di molto spazio…".

susanna ha, insieme a un'altra educatrice, una classe di 28 bambini, eterogenea per età. 28 bambini sono moltissimi e tra tre e cinque anni ci passa un mondo intero.
susanna riesce a voler bene a ognuno di loro, per le sue luci e le sue ombre, a trovare il tempo e i modi per dirlo, a valorizzarli e a rassicurarli. riesce a osservarli, a riflettere con loro e su di loro, ad entrare nei loro disegni e a farsi aprire le loro case.
elastigirl non capirà mai perché sulle susanne, sulla loro professionalità, sulla loro passione e sulla loro dedizione non si investano risorse, energie ed entusiasmi pubblici. né perché le susanne vengano lasciate sempre più sole.

118 risposte a "susanna mi vuol bene"

  1. Mai detto di essere un'eroina. Ho sempre sostenuto, e sostengo ancora, che sono sottopagata, e che se non avessi davvero amore per il mio lavoro, tornerei di corsa a fare l'impiegata. Ne conosco parecchie che appena il capo non c'è passano ore in Internet.
    Ah, e non ditemi che sto generalizzando, dato che parecchie di voi lo stanno facendo. Tutte hanno una mamma che ai tempi faceva tre mesi di vacanza, un'amica che fa settimane intere di ponte a Carnevale…Mi sembra che non abbiate per niente colto lo spirito del post di Elasti, che andava in una direzione ben diversa.
    Comunque, i concorsi per insegnare sono aperti a tutti, eh

  2. troppo simpatico il paragone fra gli insegnanti e gli impiegati alle poste… per indicare che gli insegnanti non fanno niente ;-))) 

    bah, a me queste polemiche sulla classe insegnante sembrano così sterili…

    MarinaM, e tu che ci facevi una settimana a Parigi? certo che anche 'sti giornalisti non hanno niente da fare tutto il giorno e riempiono i giornali di fuffa eh!, senza spina  dorsale  ;-P

  3. Partecipo da esterna a un network che si chiama La scuola che funziona (http://www.lascuolachefunziona.it). Si tratta di insegnanti che partecipano a progetti, li promuovono, raccolgono buone pratiche nella scuola italiana e a breve pubblicheranno un libro a proposito (con un editore americano: per quanto a noi sembri strano, negli USA possono interessare le buone pratiche della nostra scuola). Quindi so che non sono pochi gli insegnanti di qualsiasi categoria che lavorano come pazzi.
    Senza contare che ho provato a insegnare (ad adulti e per non più di 2-3 ore consecutive) e lo trovo un grande sforzo (a meno che non si voglia fare come la mia prof di greco, che si sedeva in cattedra, attaccava a parlare e se ne fregava se la classe era nel marasma – la considero un caso limite).
    Il motivo per cui un genitore può invidiare un insegnante è il fatto che metà del lavoro dell'insegnante può essere fatto da casa e quindi non è incompatibile col fatto di avere figli in età scolare.
    Ho fatto un conto: alla materna, grazie anche ai vari doposcuola o campi estivi organizzati dai comuni, i bambini restano a casa 60 giorni lavorativi all'anno. Per quanto io sia una schifosa statale, ho 32 giorni di ferie e mio marito ne ha 21. I nonni o sono lontani o lavorano ancora.
    Gli insegnanti li potrei invidiare per questo, ma lungi da me l'idea che sia un lavoro facile. Soprattutto se lo si fa con coscienza.

  4. Partecipo da esterna a un network che si chiama La scuola che funziona (http://www.lascuolachefunziona.it). Si tratta di insegnanti che partecipano a progetti, li promuovono, raccolgono buone pratiche nella scuola italiana e a breve pubblicheranno un libro a proposito (con un editore americano: per quanto a noi sembri strano, negli USA possono interessare le buone pratiche della nostra scuola). Quindi so che non sono pochi gli insegnanti di qualsiasi categoria che lavorano come pazzi.
    Senza contare che ho provato a insegnare (ad adulti e per non più di 2-3 ore consecutive) e lo trovo un grande sforzo (a meno che non si voglia fare come la mia prof di greco, che si sedeva in cattedra, attaccava a parlare e se ne fregava se la classe era nel marasma – la considero un caso limite).
    Il motivo per cui un genitore può invidiare un insegnante è il fatto che metà del lavoro dell'insegnante può essere fatto da casa e quindi non è incompatibile col fatto di avere figli in età scolare.
    Ho fatto un conto: alla materna, grazie anche ai vari doposcuola o campi estivi organizzati dai comuni, i bambini restano a casa 60 giorni lavorativi all'anno. Per quanto io sia una schifosa statale, ho 32 giorni di ferie e mio marito ne ha 21. I nonni o sono lontani o lavorano ancora.
    Gli insegnanti li potrei invidiare per questo, ma lungi da me l'idea che sia un lavoro facile. Soprattutto se lo si fa con coscienza.

  5. @ la biondaprof, effettivamente ho insegnato per un po', poi ho capito che non siamo fatti l'uno per l'altra e avendo avuto al liceo molti professori che erano braccia rubate all'agricoltura ho preferito non infliggere ai poveri ragazzi la stessa tortura. c'è da dire che alla mia epoca e dalle mie parti ad insegnare erano soprattutto le mogli dei professionisti che si facevano così l'argent de poche;
    @ anonimo 102 a Parigi ci stavo per fare delle richerche e delle interviste per una cosa che sto scrivendo. e grazie alla mia amica prof ed alle sue vacanze ho potuto godere aggratise di un appartamento prestatole da una amica. che culo, eh! ad ogni modo essendo io precaria o free lance o a cottimo o come vuoi chiamarmi, se non lavoro/scrivo non mangio per cui…

    MarinaM

  6. MarinaM, anche il giornalista a cottimo puo' essere preso di mira come privo di spina dorsale perche' accetta tutti i tipi di lavoro, si piega al giornalismo piu' becero tipo la giostra si Sarah Scazzi, e ….. poi …. se rimane a cottimo e non entra di ruolo un motivo ci sara', no? Poi, vuoi mettere l'alone di fighetteria che gira intorno alla professione di giornalista, che mostrando la tessera fa fermare i treni per prendere la coincidenza "altrimenti vi sputt…. dappertutto"…
    Il fatto e' che un paese qualunquista non tratta da eroe chi lavora normalmente, ma costringe chi lavora normalmente a difendersi dall'accusa di essere un mangiapane a ufo… sottraendo risorse ed evitando di monitorare i risultati ….. perche' in fondo in fondo, al di la' delle parole, non gliene frega nulla a nessuno……
     

  7. @ 105 "e ….. poi …. se rimane a cottimo e non entra di ruolo un motivo ci sara', no?" si si un motivo c'è se non ho uno straccio di contratto (ma sono in numerosa compagnia in questo periodo, anzi mi dicono dalla regia che il 9 aprile c'è una mobilitazione dei precari del giornalismo…) è che banalmente non sono tesserata (anche manco la tessera acli o quella degli scout che in zona Madonne – di Loreto – vanno piuttosto bene).
    potrei direi che le leggende sul potere della stampa non sono vere, ma per onestà devo ammettere che si per la maggior parte sono verissime. ma più che potere della stampa parlerei di strafottenza di chi tiene la penna in mano. per la stessa onestà però devo anche ammettere che nel periodo in cui ho lavorato (a contratto rinnovato di sei mesi in sei mesi) per una pubblica amministrazione ho visto cose inimmaginabili che, pur non avendo simpatia per il governo Berlusconi, mi fanno dire "bravo Brunetta".

    " " si s"

  8. @Bionda, a me sembra invece che tu, come qualcun altra, non abbia colto il senso del mio intervento.
    Rispondevo a chi, dopo il post di Elasti, ha approfondito l'argomento sulla situazione della scuola in Italia, e quindi degli Insegnanti, e si è parlato di retribuzione non proporzionata.
    Solo su questo punto io osservo che, facendo il confronto con la situazione dei lavoratori in generale in italia ( media stipendi nazionale ca 22.000€ annui) la classe insegnante non mi sembra quella messa peggio. Non ho detto che lavorate poco, o che non sia stressante, pesante e faticoso. Ho detto che avete più tempo libero. E questo è un dato di fatto. Lavorate per meno giorni l'anno, e questo è un dato di fatto. Fate un lavoro che si concilia meglio di tantissimi altri con l'essere donna e soprattutto madre. E questo è un dato di fatto.
    E' pura matematica: quantificando le ore lavoro in un anno, rispetto al resto dei lavoratori di medio livello/quadri in Italia, credo siate abbastanza favoriti come stipendio e condizioni.
    Nei paesi dove gli insegnanti sono pagati 5000€ al mese gli operai sono pagati 2/3000€. Magari fosse così anche in Italia, chi dice di no!

    Quello dell'insegnante è un lavoro ambito, soprattutto dalle donne, per i motivi suddetti. Se fosse un lavoro così malretribuito non credo esisterebbero schiere e schiere e schiere di aspiranti insegnanti.
    E' un lavoro duro come tanti altri: a me sembra un po' presuntuoso questo credere che lo sia al di sopra della norma. Tutto qui.

    Ciao a tutte
    Isa (giasel)

  9. Isa, cedo di schianto. Faccio l'ultimo interevento e poi mi zittisco. Tu continui a pensare che le ore sono poche perché valuti il lavoro a casa un non-lavoro, come se potessi correggere un tema dandomi lo smalto alle unghie o potessi preparare un progetto di integrazione per stranieri con mia figlia che mi pasticcia sul foglio. Invece è lavoro, come stessi a scuola. Certo, se suona il postino sono a casa e firmo la raccomandata però, dai…
    Ti dico solo che nel mese di Aprile, tra riunioni e commissioni e lezioni di recupero (alcune pagate, altre no perché non ci sono i fondi) invece di stare a casa ogni pomeriggio, come dovrei, sono a scuola 3 pomeriggi su 5. Esclusa la settimana di Pasqua. Quasi come quando facevo l'impiegata, con la differenza che quando uscivo dall'ufficio, a casa non pensavo più al lavoro.
    Che sia ambito da molte donne, è solo perché è un posto pubblico, quindi sicuro, non fai carriera ma non rimani a casa: se sei assunto, prima di licenziarti devi almeno sparare a un alunno. Poi, io ho detto che è un lavoro malpagato e sottostimato socialmente, a volte difficile (genitori prevenuti, alunni con mille problemi, stranieri ingestibili), ma non ho mai detto che sia un lavoro duro. Mio padre, medico con quasi 40 anni di sala operatoria, lui sì che ha fatto un lavoro duro.

  10. @Bionda
    …non riesco a spiegarmi, comunque spero che tu non insegni matematica ..
    intendevo: un impiegato lavora 48 settimane all'anno ( e comunque di solito i gg consecutivi di ferie non sono mai più di 20 se i capi sono clementi) per 40 ore settimanali.
    Un insegnante, tu mi dici e sono d'accordo, arriva comunque alle 40 settimanali, ma siamo d'accordo che un anno lavorativo non è di 48 settimane ma molte meno? tra estate, Natale, Carnevale ,Pasqua ponti Ecc? Se fai la moltiplicazione le ore sono meno.
    Qui è il mio "lavora meno", solo qui.
    Comunque anche io, come te, pensavo a chi lavora nella sanità. Ai medici, sì, ma soprattutto agli infermieri. Lavoro delicato, prezioso, con turni massacranti e quello, secondo me, davvero malretribuito!
    Non so se mi leggerai, ormai la discussione è vecchia! Ciao prof!

  11. 110:

    Mi spaice andar giù dura, ma l'impegno di un impiegato non è lo stesso di un docente, e parlo da docente che ha fatto anche l'impiegata.
    NOn solo, qui si fa un gran casiono, perchè la maestra del Microhobbit insegna al nido e quindi di ore ne fa 36/40.
    Il problema come al solito siamo noi docenti delle superiori.
    Il motivo per cui nella tradizione italiana il docente delle superiori fa 18 ore è lo stesso per cui il docente di Università ne fa 3/6 a settimana (d'aula), perchè dovrebbe documentarsi, aggiornarsi, studiare, prepararsi, ecc. ecc.
    Che poi ci sia gente che non fa un cazz….. vero, ma anche le aziende sono piene di fancazzisti che stanno tutto il giorno alla macchina del caffè.
    Ribadisco che io sarei per un cotnratto di 36/40 ore in cui il mio impegno a 360° di docente è visibile, quantificabile e sostenuto dallo stato, però questo non toglie, che, seppure abbiano fatto di tutto per distruggerlo sputandoci addosso e umiliandoci, io sono abbastanza colma dell'orgoglio della mia professione e quindi ritengo che il mio lavoro, prezioso, perchè io formo persone e cittadini del futuro, non possa essere contabilizzato come se mi occupassi di carta o di pulizie.
    Scusate, ma ne ho proprio le scatole piene.
    Lucia
     

  12. @ 111: non mi sembra che la matematica sia il tuo forte.
    In un anno ci sono 52 settimane. 48 settimane sono 336 giorni. Non hai contato i sabati, le domeniche e le ferie le hai contate a modo tuo.

  13. Gipo, scusa, ho parlato di settimane lavorative, forse non hai letto bene il commento nè quelli precedenti.
    52 settimane annue – 4 settimane di ferie spettanti = (a casa mia) 48 settimane lavorative per la maggior parte dei lavoratori.

    Tenendo conto poi che i "festivi" sono festivi per tutti e che si lavora 5 gg a settimana  non vedo cosa non ho conteggiato.
    Non riesco proprio a capire questa ritrosia nell'ammettere che gli insegnanti hanno più gg di ferie l'anno, davvero non la capisco! Non credevo davvero di dover difendere un'idea che è solo una ovvia constatazione…

    @Lucia: ovviamente io parlo di insegnanti che fanno il loro mestiere con impegno e dedizione e li confronto con altri lavoratori ( impiegati, operai, infermieri, artigiani, badanti, quadri, dirigenti e chi più ne ha più ne metta) che fanno lo stesso. Quindi quelli che passano le ore "alla macchinetta del caffè" li equiparo ai prof. che stanno a scaldare le sedie o che sono di un'ignoranza spaventosa ma non li conto, perchè grazie a Dio sono la minoranza.
    Anche per te: ma perchè dire che avete più giorni di ferie l'anno ti fa sentire sminuita? Certo che il tuo lavoro è prezioso, certo che è delicato…certo che è faticoso, io dico solo che il vostro calendario lavorativo ha meno giorni lavorativi l'anno degli altri. Facevo un discorso molto povero sul rapporto retribuzione/ore lavorate. Con tutto quello che c'è da sistemare nella scuola italiana io come prima cosa non aumenteraei gli stipendi agli insegnanti, prima farei un'altra ventina di cose. Questo volevo dire, e basta!
    Però attenzione, perchè non so quanti altri lavori tu abbia fatto nella tua vita da poter affermare con tanta sicurezza che il tuo impegno non è paragonabile a quello di altre categorie di lavoratori. L'ho già detto, a me questa sembra presunzione.
    Ciao, Isa (giasel)

  14. Non ho difficoltà ad ammettere di avere parzialmente male interpretato il commento di Isa.
    Poichè questo blog non è mio, mi limiterò a scrivere che:
    1. Il problema della scuola non è riducibile all'orario di lavoro e allo stipendio degli insegnanti;
    2.Le classifiche dei test Pisa – OCSE dicono molto di più sull'istruzione in Italia. Consiglio la loro lettura e un'attenta riflessione.
    3. Nessuna università italiana è tra le prime 100 del mondo. Occorrerebbe una riflessione anche su questo.
    4. Da ultimo, nel mio spazio su facebook, ho invitato alla lettura del libro di Paola Mastrocola: Togliamo il disturbo.
    Continuerò la discussione nel mio FB.

  15. E' bello leggere che esistono ancora insegnanti che amano il loro lavoro e lo sanno svolgere, aiutando a crescere i loro piccoli allievi amandoli e rispettandoli.
    Dopo tutte le notizie, che negli ultimi mesi si sono lette su educatrici/ mostro, leggere di Susanna e della sua collega, mi riempie il cuore

  16. Ho una bimba di 5 anni alla materna e uno di un anno al nido: tutte le mattine li vedo correre (la prima) e gettarsi (il secondo) tra le braccia di chi li educa/accudisce/coccola/pulisce/ per 8 ore al giorno… preziosissime educatrici!!! ho segnalato loro il tuo post perchè non avrei saputo ringraziarle in modo altrettanto bello.

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