Nonsolomamma

non senza imbarazzo

oggi elastigirl, in pausa pranzo, è uscita con la collega P, dopo un sacco di tempo che non succedeva. doveva essere un pranzo di racconti e condivisioni, di evasione e autocoscienza, di piacere, insomma.
sono uscite dal loro ufficio in vetrina e hanno fatto una passeggiata in quella che, se milano avesse una city, sarebbe la city di milano. sono entrate in un posto pieno di signore e signori che si sentono fichissimi come se lavorassero nella city, anche se milano una vera city non ce l’ha, e, soprattutto, al momento ci sono la crisi finanziaria globale e la recessione e loro, le signore e i signori che si sentono fichissimi, sono capitati nel posto sbagliato nel momento sbagliatissimo, poveracci. E un po’ fanno pure tenerezza.
poiché, quando uno si abitua a vivere in vetrina, poi non ne può fare a meno, la collega P ed elastigirl si sono sedute dietro un vetro a guardare la gente che passava, hanno ordinato il pranzo e hanno cominciato a ciacolare.
andava tutto bene ed era tutto molto piacevole. fino a quando elastigirl non l’ha vista.
e ha avuto un moto di insofferenza. ha pensato per un attimo che quella fosse una persecuzione e che l’unica via d’uscita fose andarsene. ha riflettuto sull’opportunità di creare delle zone ad hoc, o dei piccoli ghetti, dove rinchiudere quegli elementi socialmente molesti. è giunta alla conclusione che no, non era giusto che quell’esternalità negativa le funestasse quell’amabile convivio a due. si è convinta che non  mischiarsi è un diritto e che quella e tutti quelli come lei, almeno lì e ora, non fossero affar suo. “vade retro. non voglio nemmeno vederti, tantomeno sentirti. io ho già dato. anzi già do, quotidianamente. ora lontano dalle mie orecchie e dalla mia vista. grazie”, ha detto tra sé e sé.
tutto questo non senza imbarazzo.
perché lei, fin a poco tempo fa, i bambini, tutti, anche quelli altrui, li amava parecchio. e se li incontrava era contenta e li guardava con meraviglia e cercava anche di diventare amica loro.
oggi no. oggi, quella piccoletta paffuta, di rosa vestita, in braccio alla sua mamma, al tavolo accanto, l’avrebbe evitata volentieri. oggi ha avuto un moto di stizzita esasperazione. e non è stato bello. per niente.
forse è solo la stanchezza.
o forse il primo passo della metamorfosi da madre amorevole ed ecumenica a implacabile erode.

210 thoughts on “non senza imbarazzo

  1. ma certi commenti sono illegibili… @_@ concordo in pieno con Camilla e close… ma la maleducazione di tanti adulti dove la mettiamo, quando parlano forte al ristorante per far sentire a tutti le loro bravate, quando ridono sguaiatamente, quando fumano dove non si può, quando parlano al telefono nei luoghi pubblici urlando per farsi sentire da tutti…???
    ho letto dei commenti veramente assurdi…
    la maleducazione sta male ovunque soprattutto negli adulti che dovrebbero dare il buon esempio…
    i bambini crescono come li si abitua…
    purtroppo gli adulti invece sono maleducati e basta senza nemmeno la scusante dell’età.

  2. Mi presento: sono una merdaccia grande così!! Eh sì, perchè ho un ometto seienne e una cipollotta di 17 mesi e sono separata. Il papà lavora all’estero da lunedì a venerdì e quindi non c’è, e i cuccioli stanno poi un we con me e uno con il papà. Quindi io ho 4 giorni al mese (di cui due lavorativi perchè il sabato io lavoro) senza i miei amori.
    Perchè sono una merdaccia: perchè quando 10 minuti fa li ho lasciati, mi son fermata a prendere il pane e…una brioche al cioccolato per festeggiare queste 36 ore circa di pace e tranquillità!!!
    MI mancano? Certo, o meglio, domani sera sarò felicissima di rivederli, ma adesso…..uhhhhhh come sono serenaaaaa!!!

    1. Ma quale merdaccia??? Secondo me sei una gran donna, che fatica ogni giorno e che ama i suoi bambini. Ed è sacrosanto prendersi i propri spazi e ‘festeggiare’ quando puoi godere di un po’ di libertà!

  3. Anche io a dire il vero non amo molto i bambini al risorante… ma non tutti: ci sono bimbi tranqulli (ma anche allegri) che mangiano seduti a tavola chiacchierando con i genitori e bimbi che corrono all’impazzata tra i tavoli con le mamme che fanno il “pit stop” col cucchiaio di pastina per il corridoio… è quest’ultimo il genere che mi infastidisce, ma trovo che la colpa sia dei genitori. Personalmente col mio bimbo di tre anni abbiamo ripreso da poco ad andare al ristorante… ho evitato finchè sapevo di non poterlo tenere un’oretta seduto composto a tavola. Adesso ci armiamo di un libro, colori e fogli e l’esperienza sta diventando piacevole, anche per lui… non sempre facile ma quando i camerieri gli fanno i complimenti mi sento leggera (anche se, con tutta la buona volontà, non capita sempre) comunque spero che educandolo da piccolo anche se con molta fatica da grande non si trasformi in un adolescente maleducato!

  4. dunque dopo i “nn”, i “xke”, i vari cmq…. adesso impera “essere in modalità…”. Esistenze on/off che fanno tanto elettrodomestico.

  5. Ho sempre portato con me ovunque mia figlia (ora 19enne) a cui ho da sempre imposto come unica regola: “la tua libertà finisce dove inizia il fastidio degli altri”. Non so memmeno io di preciso come ho fatto, ma è stata ed è educatissima! Probabilmente molto ha influito il mio modo di comportarmi, ad esempio non le ho mai “ordinato” nulla, valendomi del potere parentale, ma le ho sempre chiesto di fare o non fare qualcosa, e sempre aggiungendo “per favore”. Perché sono convinta che se si vuole essere rispettati bisogna rispettare gli altri per primi…
    Per motivi di lavoro e non avendo nessuno a cui poterla lasciare (nessuno si è mai preso la “responsabilità” di badare ad una bimba “diversa”, dal momento che la mia ranocchia ha la sindrome di Asperger), me la sono quindi portata dai due anni in su in teatri e sale da concerto di mezza europa (ero critico musicale, specificamente opera e classica) e lei si è non solo comportata sempre benissimo, ma anche ha apprezzato da subito quel mondo fatto di luci e musica.
    Epica fu una volta a Santa Cecilia, dove mettendosi un ditino sulla bocca disse ad una signora elegante ma rumorosissima “Shhhhhh! non sci fà!” 😀 😀 😀
    Concerti, musei, mostre, ristoranti… sempre educatissima, magari curiosa, questo sì, ma non credo che una domanda posta da una bambina in modo garbato dia fastidio a nessuno e, devo dire, non ho mai trovato nessuno che le rispondesse in malo modo o che si mostrasse infastidito, anzi!
    Quindi se è stato possibile per me, nonostante la situazione non semplice, credo che chiunque possa riuscire ad educare alla civile convivenza, se lo vuole. Certo, costa fatica, ma è il nostro compito quello di crescere ed educare, preparando alla vita sociale, i nostri figli.

    1. Non deve essere stato semplice.
      Complimenti, non so quanto possa valere detto da una perfetta sconosciuta, ma hai tutta la mia solidarietà.

      1. Grazie, lo apprezzo molto, specialmente in questo periodo nero che stiamo passando… Paradossalmente è adesso che è grande che è difficile l’accettazione da parte degli altri (non basta essere educati, di bell’aspetto, intelligenti, se non ti omologhi verso il basso ti sprangano)

    2. Mi hai fatto venire in mente un incontro fatto all’opera pochi mesi fa. Il mio compagno ed io abbiamo diviso il palco con una famiglia (mamma, papà e figlia). La bambina era grandicella, avrà avuto 7 o 8 anni, ed educatissima. Durante i vari intervalli faceva parecchie domande sul teatro e la rappresentazione e, quando i suoi non sapevano rispondere, chiedeva a me ed ascoltava le mie risposte con enormi occhi pieni di curiosità.
      E’ stato bellissimo poter insegnarle qualcosa. L’opera non sarebbe stata altrettanto bella senza di lei.

      1. ecco, la mia ranocchia era così già a 2-3 anni: una marea di domande ed una voglia immensa di scoprire il mondo 🙂
        perché avrei dovuto lasciarla a casa?
        btw è capitato a volte di avere vicino adulti che disturbavano moltissimo, gente che pensa che per essere a posto a teatro basta vestirsi eleganti e che vede l’educazione come un optional 😦

    3. “se non ti omologhi verso il basso”? E chi fa la classifica, tu? Mi rendo conto di scatenare il vespaio, ma tant’è, non me ne è mai fregato nulla. “Ti sprangano”? un gergo insolito per la madre perfetta che ti dipingi. Una rudezza almeno pari a quella dei torti che evidentemente ti hanno offesa a causa del problema di tua figlia.
      Non ti sei mai chiesta se fosse proprio la sua particolare condizione a renderla così quieta, garbata in situazioni dove il 99% dei bambini fa il diavolo a quattro?

      1. Scusa puntadispillo, non voglio polemizzare, ma anch’io, dopo anni in cui ho sentito di tutto e di più su mia figlia, anche lei ammalata, sono stufa di questo modello in cui siamo immersi, e soprattutto di persone per cui se non sei “bello, ganzo e figo” (e anche ricco, dimenticavo)… cavoli tuoi, sei semplicemente DIVERSO e ANORMALE! Quindi, adesso, semplicemente, sopporto molto meno queste persone e le ca… te che dicono, e probabilmente, si, reagisco in modo molto più deciso e forse “rude”. Non faccio l’avvocato difensore di Brix, ma non mi pare, leggendo i suoi interventi anche passati, che si sia mai presentata come la “mamma perfettini”, e neanche io lo sono, naturalmente.
        Era solo per dire che, alla fine della fiera, c’è sempre una montagna di ipocrisia, anche quando ci confrontiamo con bambini, anche ammalati…

        Floralye

      2. Putadispillo, una colta come te dovrebbe sapere che un bambino autistico è tutto furché calmo, se tirato via dalla sua routine quotidiana. Dietro la tranquillità di mia figlia c’è stato il mio essere SEMPRE presente, in modo da arginare l’ansia ed infonderle la sicurezza necessaria ad interagire con gli altri e la buona educazione che le ho insegnato sin da piccolissima.
        In quanto all’omolgazione verso il basso, è un dato di fatto: mia figlia ha un QI di 187/100, ha iniziato a parlare a quattro mesi (prima parola? no, prima frase: mamma guadda i bibbo là”), a dieci si cantava da sola la ninna nanna, a un anno usava l macintosh, a due anni leggeva e scriveva in stampatello, a tre parlava inglese in modo fluente, a cinque era in grado si dimostrare il teorema di pitagora etc etc.
        Non le ho imposto alcuno studio furioso, è una spugna che assorbe tutto, adora leggere, ogni cosa che impara resta nella sua memoria invidiabile, e tutto lo fa perché le piace. Ha intuizioni geniali e una mente prontissima. Parla tre lingue in modo impeccabile, quattro se ci mettiamo anche il latino 😀
        Come quasi tutti gli “aspie”, ha una mente geniale, e grandi difficoltà relazionali; difficoltà che ha sempre cercato, con il mio aiuto, di superare, anche forzando molto la sua natura, perché, essendo appunto molto intelligente, sa che è necessario socializzare, che non si può vivere come una monade staccata da tutto e da tutti.
        Negli USA avrebbe gà finito l’università, ma qui in Italia non solo non è possibile saltare gli anni della scuola dell’obbligo (per lei le elementari sono state di una noia mortale), ma le hanno sempre messo davanti difficoltà burocratiche e non solo.
        Non sto parlando dei ragazzi, nessuno dei suoi compagni di studio l’ha mai discriminata, anzi! Parlo dei professori, tranne poche eccezioni che hanno saputo vedere al di là della “stranezza”.
        Magari se fosse stata una mezza delinquente, maleducata e violenta, l’avrebbero trattata da vittima di una famiglia disastrata ed aiutata, ma a lei, educata, intelligente, all’apparenza normale, ma “strana”, niente sconti, anzi!
        È ipercinetica, non riesce a stare ferma, quindi se sta seduta dondola leggermente su se stessa ed ha bisogno, ogni tanto, di alzarsi e fare un giro e poi rientrare in classe. È molto facile che invece di guardare il professore, guardi fuori dalla finestra, tuttavia sente perfettamente tutto ciò che il prof sta dicendo: Per questi comportamenti le viene sistematicamente abbassato il voto di condotta, come se dipendesse dalla sua volontà.
        Sono riuscita a limitare le routine al massimo, ma toglierle i movimenti incontrollati no (non se ne accorge nemmeno, come non si accorge a volte di parlare da sola, ripetere a voce quasi impercettibile un qualcosa che ha attirato la sua attenzione). A parte questo, riesce a seguire perfettamente le lezioni, fa tutti i compiti in modo autonomo e senza problemi, non ha mai avuto bisogno dell’insegnante di sostegno, tutt’altro. Ama la musica, l’arte, ha tantissimi interessi (e questa è un’eccezione, generalmente gli Aspie sono monotematici, vanno cioè in fissa per una cosa e non fanno e non parlano d’altro) ed è davvero felice se può godere di una mostra, un concerto, un balletto
        Però siccome è “strana”, si fa di tutto per togliersela dai piedi, come se la sua sola presenza facesse fare brutta figura all’intera scuola! È capitato con l’accademia nazionale di danza (questa è una scuola di eccellenza, noi gli handicappati non li prendiamo, detto DOPO che lei aveva passato l’esame di ammissione come interna a pieni voti), è capitato con il blasonato liceo classico intitolato all’autore dei Promessi Sposi, il quale probabilente, tornasse in vita, ci sputerebbe in faccia a certa gente… Unica eccezione in mezzo a tanta cacca la scuola media Gulli, dove un preside intelligente ed un manipolo di insegnanti onesti, bravi, attenti, le ha fatto trascorrere l’anno più felice della sua vita, nonostante fosse arrivata solo in terza media, trasferita da Roma, inserita perfettamente, accolta, supportata da tutti.
        In un mondo in cui, come diceva Machiavelli, tutti vedono solo quello che appari, nessuno si prende la briga di vedere quel che sei, purtroppo di sofferenze ne ha provate tante.
        Però non si arrende, nè mi arrendo io, ed andiamo avanti per la nostra strada.
        Non sono la madre perfetta, sono solo una che ha preso sul serio le sue responsabilità e si è sempre data da fare, anche quando il gioco diventava durissimo, e questo sempre e solo per amore. Non è stato facile, non è facile nemmeno ora, momenti di panico e sconforto ne ho avuti e ne ho anche adesso, però poi guardo la mia ranocchietta e la vedo sicura di se, ed il ricordo di una bambina piccola con il viso nascosto nell’angolo del muro e con le manine agitate davanti alla faccia a voler allontanare tutto e tutti è, grazie al cielo, lontanissimo e passato.
        Non scrivo queste cose per sentirmi dire brava, le scrivo perché chi pensa di non potercela fare non si arrenda, perché con un po’ di “tigna” tutto è possibile, e non c’è ragazzino che non possa essere preso per il giusto verso, tutto sta a trovarlo.
        Scrivo queste cose anche per rifiutare con tutta me stessa, ancora una volta, ogni tipo di discriminazione, anche quella più sottile ed ipocrita.
        Galleria o Collezione, una istituzione culturale preclusa ai bambini “tout court” non sa neanche dove sia di casa l’educazione e la cultura, tantomeno l’arte e la creatività. é solo una bella scatola decorata, ma vuota dentro.

        (non so bene cosa ho scritto, tutto di getto, ma così è. pazienza)

      3. credo che nella risposta a brix, più in basso io abbia risposto anche a te. Non serve la premessa “non voglio polemizzare”, perché la polemica non è di per sè un momento di degrado, ma se ben argomentata è semmai uno spunto di riflessione e crescita. Un modello si crea per una serie continua di condizionamenti riconosciuti ed accettati dalla maggioranza. Il problema nasce quando il modello di riferimento non è il nostro, e dunque si pareggia l’ipocrisia altrui con il proprio egoismo. Ma un modello si affermerà sempre, e premierà sempre il migliore, il più forte. Un tempo i deboli venivano buttati dalla rupe, oggi invece si integrano, coi loro limiti, nella società. Come vedi si evolve. Ma temo non ci sarà mai parità di trattamento dove non ci sia parità di capacità. Io ho una nipote di 8 anni cieca da un occhio e con gravi problemi di deambulazione. Qualche volta piange talmente forte per le derisione delle compagne di scuola da farsi venire il laringospasma. E penso tu sappia che dietro gli insulti spesso inconsapevoli dei bambini ci sta l’ignoranza degli adulti. Darei la mia vita per regalarle anche solo un giorno da “normale”. Ma il miglior regalo che penso di poterle fare è educarla a migliorare le proprie capacità e misurare la bontà dei suoi successi con la qualità delle proprie possibilità. Ottenere il massimo di quel che può, lottare per il rispetto, pretendere tutela, non sentirsi in colpa o inadeguata. A non pietire mai accettazione se non c’è prima una vera comprensione. Ma soprattutto a non sentirsi uguale, perché uguale non è.

  6. Oppure messa in altri termini: a me pensare che un ristorante o un museo escluda i bambini – non se maleducati, ma proprio in quanto bambini perché “disturbano come e più dei cani” – ricorda da vicino quei stronzissimi padroni di ristoranti o direttori di museo che non mettono pedane e anzi allontanano i disabili perché “rattristano l’ambiente”: e che diamine, vuoi rovinare ai clienti una bella cena senza il disturbo di avere qualcuno accanto non completamente autonomo?

    1. vero, penso anch’io la stessa identica cosa…
      Purtroppo sono tanti gli ambienti in cui “il diverso disturba”
      E molti sono peggio ancora, perché predicano bene e razzolano malissimo (vedi l’ex liceo di mia figlia che ipocritamente organizza conferenze su razzismo e discriminazione, quando poi in realtà è marcio fino al midollo)

    2. tranquilla Close per quanto riguarda la Frick Collection “The museum and library are fully accessible to visitors who use wheelchairs or walkers. (The museum and library also have wheelchairs available for visitors on a first-come / first-served basis.)”.
      http://www.frick.org/information/access.htm
      ma Children under ten are not admitted to the Collection.
      e sinceramente guardare negli occhi Thomas More nel silenzio più assoluto non ha prezzo.

      1. E se mentre guardi Thomas More ti arriva accanto uno spastico o un anziano che senza intenzione ti tira una manata sulla schiena, cosa fai, chiami il direttore perché sei stata disturbata?
        Ti è sfuggito il concetto di base: questi non discriminano i disabili solo perché è fuori moda, ma il bambino è una persona né più né meno di un disabile. Spero con tutto il cuore che qualcuno denunci il museo per discriminazione delle persone con figli, che per visitarlo devono pagare il doppio – dovendo organizzarsi con babysitting e quant’altro – specie delle madri, anzi no giusto: per te HANNO FIGLIATO E QUINDI DEVONO STARE A CASA.

      2. Io un museo, galleria, ristorante che non vuole bambini, anche adesso che ovviamente figli piccoli non ne ho più, lo “banno” ugualmente: i miei soldi per il biglietto ad un covo di razzisti non li do. Non potrò vedere Thomas More? me ne farò una ragione, anche perché, essendo nata a Roma, penso che la mia città sia tutta un capolavoro immenso di cui bearsi gli occhi ed il cuore (tiè!)

  7. da donna che non può avere figli – e ti assicuro che non è facile perché li avrei voluti tanto – penso che stai esagerando un po’, scusa se te lo dico! 😉

  8. Lori (commento 45)
    “I bambini non sono maleducati, sono semplicemente bambini.”
    Passa una settimana in classe con me, parla con i genitori, poi ne ridiscutiamo!
    I bambini sono lo specchio degli adulti che li crescono.

    1. Se i genitori sono quelli che scrivono che la donna incinta è un essere deforme, quelli che non vogliono accanto bambini che schiamazzano al cinema o al ristorante potrei essere un pò d’accordo. Comunque i bambini sono bambini e non dobbiamo avere fretta di educarli come piccoli uomini/donne per dimostrare al mondo intero che siamo genitori bravissimi. Il lavoro di maestra sarà anche pesante, addomesticare dei ragazzini a stare seduti per diverse ore non è un’impresa da poco. Ma catturare i loro sguardi è bellissimo, ricorda la maestra/o tempo fa era il primo incontro intellettuale per un bambino, un incontro indimenticabile nel bene e nel male. Renderlo magico si può. Lori

  9. Anonimo, il 16 marzo 2012 alle 09:40 scrive: Ma forse la fonte delle nostre frustrazioni dovremmo cercarle altrove, non colpevolizzare loro con gli schiamazzi o i loro piagnucolamenti, e pensarli capaci di rovinarci l’esistenza.
    ——
    Cioè, anonimo, fammi capire:
    Elasti si è laureata nella seconda migliore università d’italia,
    ha trovato un lavoro interessante
    dove guadagna una paccata (termine diventato di moda) di soldi
    ha sposato un intellettuale finedelmondo
    che fa il professore universitario in inghilterra
    e guadagna pure lui una paccata di sterline
    ha avuto tre figli come voleva lei (convincendo il marito: non è no al 100%, racconta elasti)
    ha scritto due libri stravenduti
    che le hanno fatto guadagnare una terza paccata di soldi
    e le hanno dato notorietà enorme
    va in televisione
    ha appena avuto una onorificenza importantissima direttamente da Napolitano

    e secondo te una così ha delle frustrazioni???????????????

    1. Puo’ darsi che elasti abbia quadrato il cerchio, ma non perchè ha fatto paccate di soldi. Io credo che il filo conduttore del suo successo sia l’innamoramento che ha per la vita. La tenacia e l’indubbio talento della scrittura hanno fatto il resto, cara Dolores. Ciononostante anche un capolavoro come la torre di Pisa ha bisogno di manutenzione. Lori

      1. mai detto, rileggi bene, che elasti abbia quadrato il cerchio PERCHE’ ha fatto paccate di soldi. Le paccate di soldi rientrano nell’insieme di soddisfazioni che ha avuto e che non la rendono certo frustrata.
        Poi non penso che Elasti abbia bisogno di avvocati

    2. Sono l’anonimo che hai citato…
      Cara, rileggi bene il mio post: non mi riferivo ad Elasti che non ha scritto nulla di così sconvolgente, anzi mi pare piuttosto invece che il suo sia stato solo un legittimo sfogo che io ho “appoggiato”.
      Parlando di frustrazioni mi riferivo in particolare a chi ha scritto che bisognerebbe vietare l’ingresso ai bambini in certi posti, che vita i parchi dove ci sono loro, che non va a cena con amici che hanno figli ecc ecc ecc…insomma che non sopporta più i bambini e tutto ciò che li riguarda.
      Chiaro adesso? 🙂

    3. E’ stata rilevata una frustrazione nel desiderio dell’au pair giamaicano, e una allusione razziale discriminatoria. E’ per questo che si viene elogiati in Italia. Dolores, buttati sulla prima zattera e non fare più ritorno. Le università inglesi non contano più nulla.

  10. Io mamma di due adolescenti odio ed ho sempre odiato i bambini maleducati figli ovviamente di genitori che se ne fregano …. percio’ lancio occhiate e commenti stronzissimi verso i genitori e non me ne vergogno, ma neanche un poco e se la vicina, com’e’ capitato, mi dice con fare innocente – il mio bimbo e’ proprio simpatico, cosi’ socievole- io rispondo – io piu’ che socievole lo trovo un gran scassaballe, scusa ma magari evita di lasciarlo urlare sempre visto che ha sei anni e i miei al pomeriggio vorrebbero poter studiare- naturalmente da quel giorno non mi ha piu’ salutato ma i miei finalmente possono studiare tranquillamente…ecchecavolo

    1. io ho un vicino di casa con 4 figli tutti sotto gli 8 …. e ti comprendo … però taccio col vicino perchè la mamma, ormai stremata, mi fa tenerezza …

  11. Aiuto aiuto!!!!!!!!!!Elasti ma che ci succede?Mi è successo ieri pomeriggio, nell’uscita di 2 ore con le mie amiche (era il mio comple e mi hanno degnato di due ore libere!!!). A parte che loro parlavano di figli (che non hanno) e che vorrebbero perché li hanno quasi tutti a 33 anni (il primo) e sempre secondo loro (ci ho scritto anche un post ieri sera dopo mezzanotte tanto mi ronzava in testa!) e tutto è scaturito da un mio commento sul piccoletto di 5 mesi che mi piangeva accanto e della mamma che lo mostrava agli amici accanto come un trofeo. Io mi sarei defilata a 100 km orari, mi dava fastidio tutto quel cicaleccio di ammirazione intorno a quell’esserino frignante. Forse non ne posso più (ne ho due: una di 8 mesi e uno di 3 anni e mezzo). Anch’io come te li amavo alla follia, tutti i bambini!Ora riesco a malapena a sopportare i miei. Però penso anche sia una fase. Elasti, ci vorrebbe uno stacco, ma non possiamo. Grazie del tuo post!!!!

  12. ussignùr, qualcuno l’ha già detto…certi commenti non si possono leggere! Bambini che disturbano come e più dei cani…locali che andrebbero interdetti agli under 12…altro che Erode!
    Elasti, il tuo post era carino e, ovviamente, niente di male se per una volta non ti sei sciolta alla vista di una paffuta pargola di rosa vestita.
    Io sarò una voce fuori dal coro ma prima di avere i miei non impazzivo per i bambini: certo non mi davano fastidio, ma semplicemente li ignoravo (cosa che consiglio di fare alle più intolleranti di voi), era davvero come se non ci fossero. Ora invece mi piacciono tutti, perchè mi sembra di capirli di più, mi fanno simpatia e tenerezza e se sono chiassosi e molesti mi crogiolo pensando che “i miei sì, sono proprio bravi…”. Tiè! 🙂

  13. beh mi preoccuperei di più di amarli tutti e volere diventare amica di tutte le creature…. 🙂
    Insomma niente di peggio che uscire con una amica lasciando i figli a casa e quella si attacca al primo nano di turno.. :).

  14. Sara’ che con il lavoro che faccio, al contrario di Elasti, non rischio certamente la sovraesposizione ai bimbi, sara’ che sono cresciuta in una famiglia numerosa e felice (a modo suo), sara’ che vivo in una citta’ particolarmente children friendly, sara’ che come Isa il mio istinto materno e’ stata una rivelazione abbastanza recente ed inaspettata, ma io questo nervosismo isterico verso i bambini che ci circondano non riesco proprio a capirlo.
    Ci provo, giuro, ma non ci riesco proprio.
    Del resto non capisco molte altre cose, quindi forse e’ meglio spostare le mie energie su cose piu’ importanti.
    Come educare mia figlia.

    Eh si, concordo con chi dice che per educare i propri figli bisogna spendere molte energie e non e’ semplice. Piu’ semplice lasciarli tappati dentro casa davati alla TV. Piu’ semplice delegare la loro educazione agli insegnanti, che poi, sappiamo bene, si trovano tra le mani cio’ che e’ stato scritto qualche post piu su.
    Dentro casa non li vede nessuno, non danno fastidio a nessuno, lasciamoli crescere cosi, non e’ mica nostro dove di genitori educarli ad affrontare il mondo e le sue diversita’.

    Cosa diversa e’ il bisogno di una mamma di momenti suoi, sacrosanti e benefici. Perche’ una mamma prima di tutto e’ una persona con i suoi bisogni ed i suoi sentimenti, sempre e comunque.
    Ma questo non e’ mai stato in discussione, almeno nel mio mondo.
    E soprattutto non significa necessariamente ghettizzare i bambini portatori di vita e colore, non vedo proprio il nesso.

    Mi dispiace molto per queste mamme cosi nervose e sovraesposte (quanto mi e’ piaciuta questa parola, mi fa pensare alle fotografie completamente bianche perche’ troppo piene di luce, appunto sovraesposte), fate come me, il prossimo weekend andateve in vacanza in qualche bel posto, possibilmente caldo, con le vostre amiche di sempre, magari poi mettiamo su tutte insieme una bella campagna di boicottaggio contro ‘sta Frick Gallery.
    Vorrei proprio conoscere il suo direttore, magari esponente di spicco del locale Tea Party.

    Ma anche no, perche’ cio’ che veramente non ha prezzo per me saranno sempre gli occhioni sgranati della mia bambina e il suo “ohhh” davanti a qualcosa di nuovo e bello ed il suono delle sue manine quando le batte felice verso qualcuno che sta suonando e cantando (anche) per lei.
    Non ha avuto prezzo il commento di una signora, proprio nella razzista NY, che mi ha detto, mentre stavo cambiando la piccola: “she is the portrait of joy”. Non potro’ mai quelle parole.

    1. prova a scrivere, ma cerca bene, si chiama Frick Collection, non Frick Gallery. sono certa che ti leggeranno con piacere e poi se ne sbatteranno serenamente le palle, per fortuna.

  15. @Camomilla, concordo in tutto e per tutto, un conto è il sacrosanto diritto di avere l’attimo di respiro, un conto è il dovere dei genitori di educare i figli e non lasciarli allo stato brado, ed un altro è l’steria e peggio ancora il razzismo, che personalmente mi fa alquanto schifo, in tutte le sue forme

  16. Mi trovo d’accordo con molti commenti qui, il post è carino come al solito, ma forse è un po’ ambiguo.
    Cioè se il post riferisce solo una specie di desiderio che tutte proviamo in momenti di saturazione, perchè siamo stanche, perchè non abbiamo tempo per noi il post è carinissimo. Conoscendo elasti io credo che il post vada in questa direzione.
    Se non la conoscessi però sarei portata a pensare che lei davvero pensa, come tanti quando prenoti il ristorante spieghi che hai bimbi e ti dicono “non c’è posto mi dispiace” ed è falso, è d’accordo con quella gestione e modo di pensare. E io lo trovo un modo di pensare un tantino fascista e antidemocratico, anche un po’ frutto di questi tempi sinistri. E si che a me, sinceramente i bambini mi piacevano poco prima, mi piacciono piuttosto poco adesso. Io amo mio figlio e i figli dei miei cari e chiuso, ma tutti sono cittadini allo stesso modo, tutti hanno pari diritti.

    1. …più di 100 commenti e nemmeno una mamma che abbia detto che ai bambini piccoli andare al ristorante non piace affatto ed è per questo che tendono a fare casino. Il ristorante è generalmente un habitat contronatura per i piccolini quindi portarli è una scelta di comodo. Oltretutto i bambini di sera devono andare a dormire presto, quindi le coppie di buon senso non si sognano neppure di portare a cena un bambino piccolo in un ristorante. Ho avuto la mia prima figlia a 20 anni (24 anni mio marito), età in cui uscire di sera mi interessava eccome. Quando potevamo permetterci la baby sitter o riuscivamo a catturare qualche zio (giovanissimi zii) o qualche nonno uscivamo a cena, altrimenti stavamo a casa perchè metterla a letto all’ora giusta era per noi la priorità assoluta (avevo letto tutto sull’ormone della crescita e sull’equilibrio emotivo legato al sonno). Mia figlia è diventata mamma da poco e fa lo stesso con il suo bambino. Non è fascista, non è talebana, non è frustrata, non è senza amici, è medico e ha 30 anni, ma il bambino lo porta con sé solo nelle circostanze a misura di bambino, quando è sicura che LUI sia a suo agio, altrimenti lo affida alla tata o ai nonni o rinuncia. Non è per niente vero che i bambini sono uomini in miniatura e che fin dalla nascita debbano fare tutto: c’è un tempo per ogni cosam un’età per ogni situazione. Credo che costringere i bambini a fare quello che fanno gli adulti, trascinandoli (specialmente di sera) in luoghi dove la loro presenza non è prevista o è comunque anomala sia un furto d’infanzia. A me personalemnte vedere i piccoli che si scalmanano (giustamente) in un ristorante affollato suscita una compassione infinta: meglio starebbero nella penombra e nel silenzio della loro cameretta.

      1. Cara Laura, il tuo commento saggio ed equilibrato mi trova d’accordo al 100%. Per mia figlia ho sempre agito allo stesso modo: la sera va a letto presto, e non perché siamo genitori retrogradi e talebani, ma perché è stanchissima e il suo fisico ne ha bisogno. Che senso ha imporre ai bambini i ritmi degli adulti, portandoli fuori a cena fino a tardi con il solo risultato di stremare loro, il resto della famiglia, i commensali e gli altri clienti? Se non abbiamo la possibilità di lasciarla ai nonni o alla baby-sitter, semplicemente non usciamo, oppure organizziamo cene a casa nostra con orari “a misura di bambino”. Se poi gli amici vogliono restare quando la nana è andata a letto, ben venga. Oltre ai ristoranti, a me impressionano le località di mare, in estate: capita spessissimo di vedere bambini esasperati e piangenti che vagano per le strade in passeggino alle undici di sera o addirittura a mezzanotte, “vittime” di genitori che non intendono rinunciare alla vita e alle abitudini di prima. Non voglio dire che i genitori debbano immolarsi alle proprie creature rinunciando completamente a se stessi e alla vita sociale, ci mancherebbe, ma questi eterni adolescenti che ripetono “mio figlio deve adattarsi a me, non il contrario” mi spaventano parecchio. Accettare che un bambino stravolga l’esistenza e la scala delle priorità è durissimo per tutti, ma fa parte del gioco.
        Vorrei aggiungere, però, che aborro l’idea dei musei e simili vietati ai bambini. Bisognerebbe, semplicemente, organizzare meglio gli spazi, come succede altrove. Un mese fa, alla Tate Britain di Londra, ho visto un meraviglioso angolo giochi, presidiato da personale apposito, in cui i piccoli potevano divertirsi con fogli e colori.
        Che poi, all’estero, i bambini siano spesso più educati e tranquilli dei loro coetanei italici è, ahimé, indubbio. Ma qui si aprirebbe un altro lungo, lunghissimo capitolo…

    2. ma adesso cos’è, è diventato un vanto buttarla lì che non si amano i bambini, pur avendone…? Cos’è una moda, uno snobismo, schizofrenia latente? Per avere un cane è condizione necessaria che piacciano i cani, credo lo stesso per i bambini. Non è obbligatorio farli per dovere sociale, che al mondo già siamo in tanti. Si può essre donne anche senza figli, siamo daccordo no? allora, un conto è dire “Ogni tanto mi danno sui nervi”, a chi non succede, un conto è dire “I bambini mi piacciono poco, ma ne ho anch’io”. !!!??? Povera, e poveri bimbi, speriamo non lo sappiano mai. Ma che sono ‘sti cervelli in libertà???

      1. Non so se rispondevi a me. Io delle mode me ne fotto allegramente. Sono solo stata onesta. Ho fatto un figlio tardi perchè avevo molte resistenze e mi rendo conto di come, rispetto ad altre persone i bambini mi piacciano di meno. Però posso dirti anche, che sono contenta di non aver mai pensato quello che dici tu, perchè adoro mio figlio ed è un bambino felice, e non avrei mai saputo di essere una ottima madre, se avessi ascoltato una come te. Non avrei mai avuto la mia occasione.
        Sono così viscerali queste discussioni. Io volevo distinguere un piano privato da un piano di rispetto collettivo. Sui sentimenti privati e le scelte pedagogiche private tutti possiamo dire quello che vogliamo ma non dobbiamo mai pensare che queste scelte debbbano diventare norma.

  17. ma non capisco proprio cosa ci sia da intendere od interpretare.
    I figli, i propri o quelli degli altri, in certi momenti, in certi contesti sono molesti. Cosa naturalissima. Naturalmente “gli interruttori” intenderanno odio, discriminazione (si son letti commenti al limite della patologia…), crudeltà, acredine, fascismo… Gli altri si saranno fatti una sana risata, tirata una sberla al pupo che sputacchia la pappa, lodato il pargolo che avrà portato a casa un buon voto ed andranno avanti sereni. Se ho dei figli bene educati li porterò al ristorante e nei musei senza problemi. Se so di avere per le mani attila l’unno non lo porto in luoghi dove ci si va ANCHE per trovare un poco di pace dal tran-tran quotidiano. Quindi frustrerò la mia ambizione di fare la mamma-modello in modalità “a ‘nvedi quanto so’ avanti e intelliggiente” trascinando l’hobbit/ranocchia/puffo/briciola/mostrino (magari qualche volta chiamateli figli e basta) dentro un museo quando amerebbe essere sciolto al parco dove potrà gridare e saltare quanto gli pare. Senza farlo sulle palle altrui.
    E poi una parola per la cara amica Camomilla. Dal presbitismo dei miei cari anni posso facilmente prevedere il futuro di tua figlia: una miope che vivrà per concorrere al nobel (per la cui cerimonia tu avrai già pronto l’abito da adesso), che incederà verso il paclo della premiazione danzando sulle punte (l’hai già iscritta alla scuola della Scala?) e che ringrazierà la commisione in 12 lingue diverse. Ma attenta, il rischio di ritrovarti una strafatta di popper che ti manderà in culo una domenica sì e l’altra pure è assai alto.

      1. Lo so che vorresti tanto sentirti dire che con i tuoi interventi sei wow, cosi’ cinica, dissacrante e intellettualmente superiore alla media (di un forum di mamme???!!), mi dispiace non posso proprio dirtelo.
        Pero’ posso dirti che sei stata simpatica con la storia del popper, probabilmente neppure tu hai realizzato quanto e perche’.
        Certo mi sfugge il perche’ debba mandarmi in culo (l’ho riscritto, ma mi sa che e’ una parolaccia giusto?) soltanto la domenica e non gli altri giorni, ma tant’e’, il problema e’ il mio.

        Gia che siamo entrate in confidenza, pero’ spiegami un po’ bene sta cosa della presbiopia, della miopia e dei cari anni.
        Non l’ho capita proprio.
        Per quale motivo visto che tu durante i tuoi “cari anni” (gli anni dell’adolescenza? Della fanciullezza? E’ un rifermento letterario che non conosco?) non riuscivi a vedere bene da vicino, mia figlia dovrebbe avere difficolta’ a vedere da lontano quando andra’ a prendere il Nobel?

        E poi, che significa a la page’? In che senso?

        Ma piu’ che altro (questa mi dispiace ma ti ha fatto perdere tantissimi punti), ti sembra una buona idea scegliere ORA un vestito che utilizzero’ tra 30 anni?
        Sarei fuorimoda.
        Che diamine.

    1. Fosse soltanto popper gia sarebbe andata di gran lusso!!!
      Bella immagine che mi hai regalato, grazie, mi sono fatta veramente una gran risata pensando alla scena.
      Giuro, non sto ne’ facendo polemica ne’ prendendoti in giro.

      Ti posso chiedere perche’ hai pensato proprio al popper?

      1. perché volevo comunque lasciarti l’opportunità di restare à la page, anche al momento del crollo del tempio.

      2. cara Camomilla,
        non commento mai per sentirmi dire qualcosa, ma per dire qualcosa. Il fatto che tu abbia fatto quella premessa mi conferma il sospetto. Una vita per il podio, deve esser stata dura… In confidenza non ci siamo entrate, questo sì un vanto che puoi tranquillamente farti. Per tutto il resto, hai provato a metterti in modalità “quanto so’ ironica”, ma ti deve esser saltato subito il salvavita: le reginette non sono mai ironiche. L’ironia prevede aver assaporato un minimo di frustrazione mentre tu sei cresciuta a biberon d’ambrosia. Sfila pure serena per i musei del mondo, per quanto impegno tu ci metta non sarai mai all’altezza di quei capolavori, ma non desistere! Per quanto importante sia il museo, per quanto rare ed inestimabili siano le opere d’arte che custodisce, nelle sue stanze ci trovi sempre un cestino dei rifiuti.

      3. Bello, risposta con (pseudo) insulto finale visto che non si ha piu’ nulla da argomentare.
        Non mi capitava da quando avevo 16 anni.

        Dovrebbero (cominciare? ricominciare?) ad insegnare un po’ piu’ di arte dialettica nelle scuole italiane.
        Questa e’ una mossa da scacco matto.

        BTW, it’s been a pleasure love.

  18. Zauberei@ è una vita che cerco di capire cosa significa “essere un’ottima madre”, al di là dei soliti luoghi comuni buoni per i foglietti dei cioccolatini, ed è la prima volta che mi imbatto in una donna che afferma di esserlo con una tale sicurezza. Ti ammiro e ti invidio profondamente, perché credo che sia questa certezza la chiave della serenità.

    1. Beh Laura, se mi rileggo mi vengono i capelli dritti:) è vero che non c’è una definizione, ma è vero anche che di ottime madri per me ce ne è un mucchio. Forse questo giudizio su me da me ti colpisce perchè non sai come era quello prima di diventare mamma! Cioè io ero convinta che non sarei stata amorevole, che non sarei stata capace di tranquillizzare, che non sarei stata un punto di riferimento, che non mi sarei saputa contenere quando ero arrabbiata, che il mio bambino figlio di una pazza tutta capoccia non avrebbe dormito, mangiato riso ci avrebbe avuto le turbe psicosomatiche del cosmo tutto. Perchè non sono materna! Perchè il parco me da l’orticaria!
      E’ invece fanculo, è successo. Donde la mia soddisfazione tangibile. POi il bambino è piccolo e vedrai se non avrò occasioni di ricredermi! Ma intanto sai che c’è? Me la godo col mio piccolo!

      1. Zauberei, ecco me l’hai data la definizione giusta di ottima madre, quella che ho tanto cercato

  19. Prima che puntadispillo mi immoli sull’altare della perfezione per aver “trascinato” mia figlia piccolissima in giro per teatri di mezza europa di sera, invece di lasciarla dormire nella sua cameretta…
    Pur divertendomi e godendo della buona musica, le mie soireé erano LAVORO.
    Non potevo permettermi una babysitter ed anche se avessi potuto difficilemente mia figlia avrebbe resistito più di mezz’ora lontana dal suo “gancio per il mondo” che ero (ed in parte sono ancora) io.
    Visto che con me stava tranquilla e senza me la possibilità che si mettesse ad urlare come un’invasata (avete mai sentito urlare un bambino autistico? la sirena dei vigili del fuoco ci fa un baffo…) era praticamente certa, per la sua salute e tranquillità e per la salute delle altrui orecchie era molto meglio che stesse con me.
    Non è che fossi di teatro tutti i giorni, diciamo 3-4 volte al mese, per il resto lavoravo in casa, utilizzando in gran parte internet, consentendo alla mia ranocchietta di avere ritmi regolari ed a misura di bimbo. Ed anzi, lo spezzare delle routine, in cambio del piacere di ascoltare e vedere cose belle, ha giovato molto alla sua “terapia” comportamentale, mitigando lo stato d’ansia che l’interruzione di una routine (perché un autistico di routine ci campa) può provocare.
    Mia figlia me la sono cresciuta da sola, facendomi il proverbiale “mulo” a tarallo, rinunciando alla carriera universitaria ed al lavoro per cui avevo studiato duramente, accettando mille lavori sottopagati prima di trovare quello per il giornale (purtroppo durato solo 7 anni), il cui direttore era una persona UMANA e comprensiva che mi ha permesso, vista la situazione, di fare telelavoro in un’epoca in cui qui in italia digitalmente si dipingevano ancora la faccia di blu.
    Mia figlia è educata, intelligente e riesce benissimo a stare in mezzo alle persone, addirittura stabilendo un contatto oculare (cosa difficilissima per un autistico), proprio perché l’ho abituata sin da piccola a “buttarsi”, con la sicurezza di avere me al suo fianco, a fare da “gancio”, ma sempre più defilato man mano che si va avanti.
    Da un post innocente di Elasti, in cui raccontava di un suo momento di “rifiuto da saturazione”, sono scaturiti commenti che farebbero impallidire erode.
    Non mi meraviglio più di tanto, visto il clima di “insofferenza per il diverso” che si respira un po’ ovunque, però…
    Chi “schifa” i bambini a prescindere di come essi si comportino, gli anziani spesso sordi (e quindi urlanti), i portatori di handicap, chi affigge cartelli di divieto d’ingresso, lui sì, mi fa davvero schifo, tanto schifo.

    1. Brava Brix! Io non avrei mai saputo dirlo così bene! Ma, come forse avrai potuto leggere in unmio post precedente, talvolta, anche nei confronti dei miei e non solo dei figli degli altri, sono stata presa da sindrome di “Erode Fans Club”, ma ho sempre cercato di non farlo capire e quando proprio non ce la facevo, per stanchezza o per saturazione (sai io ho tre maschi), ormai uomini fatti, mi, educatamente e senza farmi troppo notare, eclissavo!
      Abbracci stretti e in bocca al lupo a te e alla tua splendita 19enne! 🙂
      CristinaDiRoma

      1. Grazie, crepi il lupo 🙂
        btw io pure un paio di volte, più che dalla sindrome di Erode, sono stata colta da quella dell’angelo sterminatore… avrei ucciso i genitori attaccati al telefonino dei bambini urlanti che inutilmente cercavano di parlare con loro…

    2. Brix, cuore, io ho commentato due passaggi precisi del tuo intervento. Non sono andata oltre, mi pare. E quei punti restano li: “omologarsi verso il basso”, “sprangata”.
      Il primo mi è parso un luogo comune fin troppo abusato nei giorni nostri ed il secondo stride con l’esperienza che hai vissuto e stai vivendo. Tua figlia vivrà difficoltà, nolente o volente, perché il mondo non è, e non sarai mai, quel luogo tutto accoglienza ed amore universale, che ti dipinge chi spesso ne fa una proiezione ipocrita di molta invidia, piuttosto che solidarietà. Un poco come il socialismo: siccome io non ho, dividiamo il tuo in parti uguali. Non funziona cosi, il mondo ti giudica, fa classifiche. La società dovrà garantire a tua figlia pari opportunità ma non dovrà truccare la corsa. Se hai insegnato a tua figlia che nel mondo ci sono molti più boschi coi lupi che casette con la tenera nonnina e che lei non parte con le stesse possibilità (ma, ti ripeto, pari opportunità) l’avrai preparata a dovere per quel che l’aspetta. Oppure preferiresti per tua figlia una riserva indiana? Buttala nel mondo, troverà il suo posto.
      L’altare della perfezione poi è in genere un simulacro su cui ci si pone assai volentieri e di gran corsa da sole (e qui succede assai spesso), non su cui si vien posti da altri.
      Per tutto il resto, ed intendo le difficoltà della tua situazione, ribadisco, non solo non ho un commento, ma hai la mia ammirazione. E non sei un eroina, solo una mamma, per la qual cosa – a volte – ci vuole molto più coraggio ed incoscienza.

      1. certo che la preparo al branco di lupi, lo faccio dal primo istante della diagnosi di autismo
        …però lo sconcerto davanti alla “diseducazione” applicata ed insegnata da quelli che dovrebbero essere educatori permane. Per entrare nel concreto, molti dei compagni di classe di mia figlia sono rimasti basiti dal comportamento degli insegnanti ed hanno reagito, anche a rischio di ritorsioni. Anche loro trovano raccapricciante il fatto che chi sta in cattedra invii il messaggio neanche troppo nascosto che il “diverso va allontanato a prescindere”.
        In un altro paese l’insegnate sarebbe stato allontanato, qui no… sia mai! Anzi!!!
        Per inciso, in accademia, dove il corpo insegnante ha portato avanti un vero e proprio mobbing nei confronti di mia figlia, gli unici due insegnanti fuori dal coro erano stranieri, per la precisione russi.
        Per non parlare di alcuni genitori, secondo i quali la sola presenza della ranocchia impediva “la serena fruizione delle lezioni di danza”. Ora, fosse stata la ranocchietta un tipo petulante, maleducato, urlante, etc etc, potrei pure capirlo, ma lei è sempre stata gentile, educata, obbediente, ordinata, rispettosissima, in classe a scuola o in aula di ballo PERFETTAMENTE uguale alle altre ragazzine, semmai più silenziosa e riservata.
        Io la preparo ai lupi, ma per quanto si sia preparati, la rabbia resta.

      2. la mia, di rabbia, lei si rattrista, ma non si arrabbia… Io spesso la chiamo “cuorcontento”, perché ha sempre un sorriso ed una parola buona per tutti (e meno male ch non ha letto Pollyanna!!!)

        se qualcuno vuole leggere le sue parole direttamente, qui c’è qualcosa, ma non è aggiornato:

        http://goo.gl/uZiH

        Purtroppo il passaggio dal ginnasio al liceo non è stato indolore, il cambio dagli insegnanti preparati e motivati a quelli “basta che mi paghino e che non abbia rogne” si è fatto sentire. Se aggiornasse adesso non so cosa scriverebbe del suo liceo…

  20. Brix, cuore, io ho commentato due passaggi precisi del tuo intervento. Non sono andata oltre, mi pare. E quei punti restano li: “omologarsi verso il basso”, “sprangata”.
    Il primo mi è parso un luogo comune fin troppo abusato nei giorni nostri ed il secondo stride con l’esperienza che hai vissuto e stai vivendo. Tua figlia vivrà difficoltà, nolente o volente, perché il mondo non è, e non sarai mai, quel luogo tutto accoglienza ed amore universale, che ti dipinge chi spesso ne fa una proiezione ipocrita di molta invidia, piuttosto che solidarietà. Un poco come il socialismo: siccome io non ho, dividiamo il tuo in parti uguali. Non funziona cosi, il mondo ti giudica, fa classifiche. La società dovrà garantire a tua figlia pari opportunità ma non dovrà truccare la corsa. Se hai insegnato a tua figlia che nel mondo ci sono molti più boschi coi lupi che casette con la tenera nonnina e che lei non parte con le stesse possibilità (ma, ti ripeto, pari opportunità) l’avrai preparata a dovere per quel che l’aspetta. Oppure preferiresti per tua figlia una riserva indiana? Buttala nel mondo, troverà il suo posto.
    L’altare della perfezione poi è in genere un simulacro su cui ci si pone assai volentieri e di gran corsa da sole (e qui succede assai spesso), non su cui si vien posti da altri.
    Per tutto il resto, ed intendo le difficoltà della tua situazione, ribadisco, non solo non ho un commento, ma hai la mia ammirazione. E non sei un eroina, solo una mamma, per la qual cosa – a volte – ci vuole molto più coraggio ed incoscienza.

  21. posso scrivere una cosa per laura_ve ?
    il libro in cui hai letto quella frase è caos calmo di veronesi.
    per il resto, elasti mi piaci un sacco, sei una donna “normale”, una di noi.

  22. NON PENSAVO..NEMMENO IO..TANTO AMANTE E PAZIENTE QUANTO ERO A 20COI FIGLI DI CHIUNQUE…..poi mammano che ho creato i miei …ho maturato una certa intolleranza…. anche io… aggiungo non so se a sprpoposito che a volte sono stramaleducati, (non rispetto ai miei di figli)..ma rispetto a me stessa allepoca: per intenderci…si tirano bottiglie di vetro al parco..(bimbi di 8anni) allo sbaraglio ..io li rimprovero con occhio da” killer “..e loro mi snobbano..non un po.’ .alla grandissima….non mi calcolano… ( ecco li vulcano)

  23. Benvenuta. E’ da anni che evito igenitori dei bambini molesti (anche se sto cercando di essere piu’ accomodante) ma il primo istinto che ho con i figli degli altri e’ dirinchiuderli imbragati in uno sgabuzzino finche’ non mi dicono che faranno tutto quello che gli ordinero’ io.

    Poi mi sveglio dal sogno…

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