Nonsolomamma

dentro e fuori

“e twitter a cosa mi serve?”
“a sapere cosa succede nel mondo, cosa scrivono i giornali, cosa pensano i tuoi amici, cosa fanno quelli che ti stanno simpatici…”
“voyeurismo puro, in pratica”
“ma no. perché dici così?”
“perché la mia amica giovanna scrive i fatti suoi su twitter e seguirla è come guardarle in casa. e io a casa mia chiudo tutto, anche le tende perché quella è la mia vita e nessuno ci deve entrare, a meno che non gli apra la porta io. giovanna è un’esibizionista e come lei un mucchio di altri che ritengono di dovere condividere. ma chi se ne frega di condividere!”
“…”
“e facebook. non mi dirai che è utile facebook…”
“ma… dipende. facebook non è male secondo me”
“e linkedin? e tutte le altre boiate di social network? dei bei metodi per ripiegarsi sui propri mondi virtuali e smettere di vivere fuori, per davvero”
“be’, la vita reale e quella sui social network non si escludono a vicenda”
“mica si può moltiplicare il tempo! la verità è che se sei troppo lì, non fai una mazza nella vita vera. la verità è che non riesci più a concentrarti su niente e fai tutto alla carlona…”
“bisogna forse imparare a vivere su più livelli. del resto i ragazzini fanno così e sono bravissimi credo e probabilmente molto più flessibili e aperti di quanto non lo fossimo noi alla loro età”
“i ragazzini hanno deficit di attenzione bestiali. te lo dico io”.

questo pomeriggio, durante una conversazione in un luogo improbabile ma rappresentativo di una variegata umanità, elastigirl ha avuto l’impressione – e non per la prima volta – che il mondo si divida in due: chi sta dentro e chi sta fuori, chi da una parte e chi dall’altra, chi è integrato e chi resiste, chi si perde e chi no, chi è risucchiato e chi chiude la porta e le tende.
e ha avuto per un attimo l’atroce dubbio di essere finita nella parte sbagliata, insieme agli esibizionisti, ai ragazzini con bestiali deficit di attenzione, a quelli che fanno tutto alla carlona, ripiegati su troppi mondi. e che ormai sia troppo tardi.

125 thoughts on “dentro e fuori

  1. Basta che non lasci il blog che l’ho scoperto da poco e mi ruba sempre un sorriso 😉 Per lavoro, o meglio per quella via di mezzo tra studio e lavoro che è il dottorato, sono spesso a contatto con persone che si occupano di sicurezza della rete… alcuni considerano i social network il demonio e stanno attentissimi a non pubblicare nemmeno mezzo dato personale, la grande maggioranza come me li usa tranquillamente con quel minimo di precauzioni dettate dal buon senso. Anche perchè lavorando quasi tutto il giorno di fronte al computer sono un’ottima via di fuga quando hai bisogno di staccare per cinque minuti! Sul cellulare però mi sono imposta di usare Internet solo per il controllo delle mail, trovo davvero estraniante vedere le persone che anche per strada se ne stanno con lo smartphone sempre in mano…

  2. Come ti capisco.. Un giorno si’ ed uno no faccio lo stesso pensiero! Ad esempio, sarebbe divertente poter leggere tutti i commenti ai tuoi post tutti i giorni, ma ci vuole effettivamente un sacco di tempo, a meno che uno non sia una scheggia, e cio’ significherebbe sottrarlo ad altro… Quindi ho deciso: un giorno si’ ed uno no li leggero’ tutti perche’ mi diverte, ma devo anche tenere a mente che ci sono un sacco di altre cose interessanti da fare la sera, tipo preparare i vestiti ai marmocchi, controllare le loro cartelle, verificare che non mi abbiano raccontato delle balle sui compiti da fare o meno (visto che una settimana si’ e l’altra pure capita almeno una volta!). Divertentissimo davvero! Vorra’ dire che quella sara’ la sera che mangero’ cioccolata! E io giuro che non ne sono golosa, ma dopo quest’ultimo terzo parto non c’e’ pezza: niente mi da’ piu’ godimento del fondente… Devo preoccuparmi?

  3. però secondo me è vero che chi sta troppo dentro si perde un sacco di cose della vita fuori.
    al giorno ci sono 24 ore per tutti e se ne passi un tot seduto qui davanti, le restanti ore diminuiscono vertiginosamente…

  4. E chi è contemporaneamente un po’ dentro e un po’ fuori?
    Chi come me non ha faccebook né twitter ma ha appena aperto un blog?
    E’ in corso il passaggio da snob a ripiegata sul mio ombelico? Speriamo di no 🙂

  5. Eppure a me sembra che il tutto si riduca alla saggezza della mi nonna:
    “Il troppo stroppia” diceva.
    E’ tutto lì, è semplice. Ed è lei che mi ha insegnato che una passeggiata all’aperto in un #lunediverso di sole non ha prezzo, mica Mastercard. Per dire.

    mimì

    1. E’ gia il secondo commento che leggo (non so se ce ne sono altri), che riporta questo detto!! Anche mia nonna (materna) lo diceva sempre ed anche io cerco di applicalo piu’ che posso. In ogni campo!!!
      Pensavo pero’ fosse un detto delle sue parti (Lazio Nord)…ma a quanto pare sembra essere parecchio popolare!

      1. “Il troppo stroppia” si dice dappertutto, al Nord come al Sud.
        Strano che ci sia ancora qualcuno che non l’ha mai sentito.

  6. Eccoci, ora invece è partito il piagnistèo sulla dipendenza da Rete. La vostra elasti vuole essere consolata per il fatto di passare troppo tempo a raccontare i fatti propri al vento.
    Chiudi tutto e passa più tempo con i tuoi figli, che ci vuole?

  7. siccome non è proprio possibile – almeno spero – che elasti riesca a trovare modo per lamentarsi di tutto, credo che queste divagazioni (la dieta – che se devi perdere 3 kg non ti martirizzi con le gallette di riso, smetti di magnare pasta e cioccolato e stai a posto – e il web ed altro ancora) siano solo esche per acchiappare lettori. elasti è una giornalista, è una che sta sulla notizia e conosce il web e sa benissimo quali sono gli argomenti che tirano ora che i suoi pupi sono meno pupi e le loro disavventure fanno sorridere di meno.

  8. cara elasti, anche a me lo smartphone sta mettendo un po’ in crisi, perché rende perenne quel collegamento a fb o anche a wikipedia e alle notizie… ci ho pensato in particolare quando sei mesi fa ero in ospedale neomamma trentenne e mi distraevo con sto benedetto aggeggio: mi ha fatto compagnia o mi ha distaccata dal piccolo? resta il dubbio e l’ipotesi di abbandono.

  9. Infatti: è tutto studiato e calcolato.
    Come quando stila una classifichina e poi invita le lettrici a fare altrettanto.
    Quelle, che per un attimo si sentono finalmente protagoniste di qualcosa, vi si buttano a capofitto.
    E’ questo atteggiamento finto-candido dell’autrice che infastidisce.

  10. Io son dentro fino al collo. Col lavoro, con la vita, col blog, col Twitter. Mi vergogno a dirlo ma non mi trovo mica tanto male! Relazioni vere ce le ho, quelle virtuali pure, al lavoro i clienti che arrivano da Facebook hanno un atteggiamento meno aggressivo. A me piace, anche se fosse sbagliato…

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