Nonsolomamma

cosa fai stasera?

ieri sera.
“sei pronto?”
“prontissimo”
“quale pagina è?”
“questa”
“allora, parlami della montagna. hobbit piccolo no! non in piedi sullo sportello della lavastoviglie!”
“la montagna?”
“be’, il titolo del capitolo che dovevi studiare è ‘la montagna’, fai un po’ tu…”
“ah. sì. dunque… la montagna è… fatta così… a cono!”
“mamma, possiamo vedere un film?”
“a cono??? no, hobbit di mezzo: nessun film. non vedi che tuo fratello sta studiando?”
“no, cioè. a cono rovesciato…”
“senti, facciamo così: io ti restituisco il libro, tu riguardi la pagina e tra dieci minuti ti interrogo”
“no! no! ho già studiato. la so bene!”
“allora dimentichiamoci del cono e dimmi… la montagna è molto o poco popolata? e perché?”
“molto popolata!”
“no!”
“ah. già. fa freddo e le strade sono in salita. quindi nessuno vuole andarci a vivere”
“non è esattamente così. comunque. andiamo avanti. quali sono le risorse della montagna? cosa si coltiva?”
“si coltivano ovi e bovi”
“prego?”
“ovi e bovi! sono sicuro. c’è scritto lì. guarda bene!”
“oviNI e bovINI che sono le pecore e le mucche. e non si coltivano! si all…”
“allevano!”
“ma io ti ho chiesto cosa si coltiva”
“questo lo so: legumi, orzo, il segale”
“CACCA-PIPI’-CACCA-PIPI'”
“lA segale e poi? la smetti di urlare hobbit piccolo?”
“e altre spezie…tra cui il formaggio”
“come altre spezie??? mica saranno spezie i legumi, l’orzo e la segale. le lenticchie e lo zafferano secondo te sono la stessa cosa? la farina con cui si fa il pane nero è della stessa famiglia del pepe?! e poi è il foraggio! il formaggio lo si produce da cosa?”
“dal latte, facilissimo!”
“grazie hobbit di mezzo, ma è tuo fratello a dover studiare geografia. perché non ti porti il piccolo un po’ di là a giocare invece di stare qui come il grillo parlante e la scimmia urlatrice?”
“infatti. io così non riesco a concentrarmi…”
“tu non cercare scuse. adesso prendi il tuo libro e vai di là in camera a ristudiare tutto. perché non possiamo andare avanti con questo teatrino”
“ma no! io ho già studiato”
“e io vado a vedere un film!”
“io bimba pezza mia” (= io e bimba, la mia bambola del cuore invece puliamo la cucina con questa pezza, o spugnetta che dir si voglia)
“ho detto in camera a studiare”
“no!”
“ho deciso: mi guardo cattivissimo me”
“no!”
“sì!!”
“bella pezza!”.

superfluo dire che la serata è sfociata in tragedia, con urla, pianti, strepiti, minacce, punizioni e melodrammatica e lacrimosa riconciliazione finale. praticamente l’inferno.
mister incredible, rientrato all’1 di notte da londra, ha trovato lo hobbit piccolo nel suo lettino insieme a bimba e alla pezza, elastigirl e i due hobbit nel lettone, sudati e stremati.

145 thoughts on “cosa fai stasera?

  1. Non ci posso credere…sembra tu abbia raccontato la mia serata, allora mi posso consolare, e non sentirmi la solita mamma rompi con bimba che studia con le gambe sul tavolo e dopo 5 minuti ti domanda : mi interroghi??? per me è giusto che abbiano dei compiti da fare durante la settimana, e deve farli da sola, ma comunque controllo che abbia almeno recepito quello che ha studiato e mi interesso a quello che sta facendo come mi sembra di avere capito faccia anche tu..anche se a volte veramente mi trasformo…sembro posseduta! La prima volta mia figlia ha chiamato mia madre, e le ha detto di sgridarmi 😦

  2. Elasti, ma che bella seratina! La terza è il passaggio epocale: gli orali! Ma devo dirti che dopo essere impazzita dietro alla mia promogenita, che ora è in quinta e ancora ha bisogno di sostegno, il secondo già ora dalla prima elementare lo lascio da solo a fare i compiti, malgrado un avviso a inizio anno delle maeste in cui si chiedeva di seguirli.
    mi fa un po’ impressione quando vado fuori scuola vedere i genitori dei ragazzi di quinta che si “ripassano” tra di loro i compiti che devono fare i figli… mi fa pure un po’ tristezza devo dirti. Io sono stata molto poco seguita e piuttosto abbandonata a me stessa in periodi di baby-boom e doposcuola dalla suore e ne ho piuttosto sofferto: mancanza di metodo e autostima, ma ho rischiato di fare l’esatto contrario con mia figlia. Dunque seguirli ma a una certa distanza

    julia

  3. Mia madre, mi rimprovera ancora (nonostante abbia 30 anni) il fatto che la prima volta che mi provò la lezione di geografia sulla Valle D’Aosta, io dissi la seguente memorabile frase:

    “In Valle D’Aosta si allevano patate e si coltivano le mucche.”
    Giusto per entrare, insieme allo hobbit grande, nell immenso club di quelli che sbagliano allevare e coltivare.
    Lisa
    🙂

  4. secondo me un bambino che fa il tempo pieno a scuola ha già dato abbastanza e non dovrebbe proprio avere compiti. magari qualche esercizio di matematica o qualche pagina da leggere nel fine settimana, ma non qualcosa che occupi più di un paio d’ore. del resto anche gli adulti non dovrebbero portarsi il lavoro a casa.
    La scena raccontata da Elasti è esilarante, ma a ben pensarci il povero ragazzo non ha capito assolutamente nulla di ciò che ha letto, dopo l’interrogazione si ricorderà quello che ha imparato ? se lo ricorderà trr un mese o tra un anno ? ce lo ricordiamo noi tutto quello che abbiamo imparato così?
    quando dice “ah. già. fa freddo e le strade sono in salita. quindi nessuno vuole andarci a vivere”…ecco qui si che ha usato il cervello per fare un ragionamento, un collegamento e non per tentare di ricordare una parola o una frase del libro.
    Quello che la scuola elementare dovrebbe fare è alimentare la sete di conoscenza che i bambini hanno già, far in modo che il sapere di più e meglio sia appassionante e appagante non il frutto di una lenta agonia sui libri a ripetere all’infinito mille informazioni.

  5. Ho sempre svolto i compiti da sola, anche perchè mia madre lavorava fino alle cinque del pomeriggio e mio padre – insegnante di liceo – sebbene fosse disponibile per consigli e spiegazioni, aveva da sbrigare il suo lavoro, correggere compiti in classe, preparare lezioni e via dicendo. Quindi lavoravo autonomamente ma, appena finito, le lezioni del giorno dopo mi venivano interrogate e i compiti corretti dai genitori. La maestra lodava molto l’atteggiamento dei miei, e diceva sempre che i bambini interrogati a casa dai genitori si riconoscevano subito, perché l’esercizio quotidiano del ripetere ad un’altra persona permetteva di imparare ad esporre, ad essere più sicuri e spigliati, a rendersi conto di eventuali lacune, cosa non sempre facile per un bambino.
    Oggi, da insegnante di scuola media, non posso che essere d’accordo con quanto sosteneva la mia maestra: c’è un abisso tra i bambini seguiti a casa e abituati a ripetere le lezioni ai genitori e i bambini che ripetono solo a se stessi o che si limitano a leggere, e io consiglio vivamente a tutti i genitori di dedicare un po’ di tempo, la sera, ad ascoltare i propri bambini ripetere una lezione di storia, recitare una poesia, riassumere un racconto (dopo che questi hanno studiato da soli, sia chiaro), per quanto mi renda conto che possa essere talvolta seccante. L’atteggiamento della proprietaria del blog mi sembra assolutamente quello giusto.

    1. ma certo, ascoltare sì, è giusto e sacrosanto, ma fare i compiti insieme no
      ci sta la richiesta di aiuto e la ripetizione, ma devono imparare a far da soli

  6. Anche io (e nemmeno i miei fratelli) sono mai stata seguita nei compiti, ma oggi con la mia 6enne un po’ mi tocca (e tocca alla babysitter). Anche da noi le maestre insistono nel dirci che i bambini vanno seguiti e controllati,ma io penso di aver già fatto le elementari ed ora tocca a lei. A mia figlia proprio non piace andare a scuola e l’unica cosa che riesco a dirle è che deve andare per i prossimi 10 anni, se vuole anche sempre in prima elementare!!! (e vedendo le amiche andare avanti senza di lei). Sbaglio tutto? Beh, tanto si sa che le mamme sbagliano sempre!

  7. Mamme, vi rendete conto che tipo di scuola emerge dai vostri racconti ? INDIGNATEVI E REAGITE . Non chiedetemi come e non dite che é una missione impossibile perché allora hanno ragione quelli che vi stanno disfacendo, spappolando i figli. Cosa che ognuna di voi sa benissimo: chi riconosce il bambino che ci ha descritto Elasti per tante puntate in quel povero deficiente che stava ” studiando la montagna” a casa loro, una di queste sere? Ma é il ragazzo deficiente, o la maestra che ha il coraggio di fargli “studiare” COSI’ la montagna?, No, mamme, REAGITE a chi ha il coraggio di massacrare bambini, montagna, serenità familiare, a chi ha il coraggio di mettere tutto nel mixer della più assoluta ignoranza e della psicologia infantile e della didattica e con un clic (modernissimo!) frullare il tutto e restituirvelo sotto forma di miserevoli e anche tragici sensi di colpa.

  8. difficile argomento. credo che questi discorsi bellissimi sul lasciare i bambini completamente a se stessi a scoprire le gioie e i dolori dell’apprendimento (e sottolineo che questi discorsi soprattutto quelli della prof sono davvero fonte di ispirazione) sarebbero perfetti se vivessimo in un mondo perfetto ed anche la scuola di conseguenza fosse perfetta. ma siccome non c’e’ nulla di perfetto inclusi noi stessi non credo che ci sia nulla di male a incoraggiarli o a fare delle piccole verifiche, soprattutto nei primi anni di scuola. Questo ovviamente non include sostituirsi a loro nei compiti, ma laddove i compiti sono un po’ piu’ complicati, offrire un po’ di aiuto o semplicemente ascolto non mi sembra una cosa disdicevole. Quanto al discorso poi sulla “perfezione” della scuola non mi voglio addentrare – dico solo poveri insegnanti frequentemente colpevolizzati o scherniti quando in realta’ si trovano spesso a lavorare in condizioni estremamente difficili. Non ho esperienza italiana noi viviamo in Canada ma in fondo il mondo si assomiglia sotto certi aspetti.

  9. ma come fai a sopportare un marito simile? da come lo descrivi sembra sempre assente e tocca fare tutto a te…ma come fai a sopportare una situazione del genere? non c’è mai a casa….mi pare che ti accolli tutto tu mentre lui non sacrifica nulla e continua la sua vita come se nulla fosse, tanto ci pensi tu…non lo trovo affatto giusto e non ci troverei nulla da ridere. Ma hai mai pensato di metterlo di fronte alle sue responsabilità? mi ricordi una mia amica che ha 3 figli e il marito non c’è mai…sempre a lavoro fuori città e lei a smazzarsi la famiglia e ad affrontare tutto da sola. Facile fare il padre e il marito così…troppo comodo.Come fai a tollerarlo? masochismo puro? Mi pare assurdo adattarsi ad una situazione del genere….io non potrei sopportarlo…

    1. È una scelta, va rispettata. Con una (antica) cultura maschile non hai l’opzione “b”: o così (e colludi faticando con questa cultura) o ci si separa, ma una “rieducazione” è impossibile. Chi sceglie di accettare di avere tutto sulle spalle è perchè in realtà questo era già implicito (sottotraccia, come direbbe Paolo Mieli) nel contratto matrimoniale.

  10. Mi piace la piega pacata e di confronto di questa disussione e ne ho tratto spunti interessanti anch’io. Sono intervenuta sulla base di ciò che mi arriva in terza superiore, quando i ragazzi si confrontano per la prima volta con lo studio quello vero, quello sudato che costa fatica. Mi capitano situazioni esilaranti di mamme che vengono ai colloqui contestando il fatto che i figli non studiano perchè – testuale – “non c’è scritto sul diario”. Mamme di ragazzoni di 16 anni che vittime dell’iperattenzione, del controllo costante, del seguire sempre ogni passo scolastico hanno prodotto una manica di disadattati e per disadattati intendo “non adattati” alla scuola. Una regola che sto imponendo ai miei studenti in questi giorni è “vietato ripetere la lezione, trovate un altro metodo, il vostro specifico, ma non quello”. Questa apparente bestemmia didattica è giustificata dall’evitare gli “ovi e bovi” perchè con il disgraziato metodo della ripetizione stiamo educando pappagalli incapaci di pensare e di imparare per utilizzare i contenuti appresi, in più ammorbando giovani menti con uno studio noioso, mnemonico, che fa odiare lo studio, mentre prima dei sei anni avevamo bambini che volevano imparare qualsiasi cosa e curiosissimi. Quando dico loro “ma non ti rompi a ripetere? non ti senti un povero idiota?”, loro sono stupiti, che IO, la prof. rigida e severa dia loro ragione. Cambia metodo, o santo ragazzo! Ma non lo sai che studiare è bello? Sono perfettamente in linea – magari meno polemica – con chi vi consigliava di ribellarvi alla trasformazione del vostro bimbo curioso e creativo in un pappagallo deficiente. ProfSil

    1. brava prof., sono d’accordo con te.
      trovo sia dannoso fare i compiti con i figli.
      da prof. poi non sopporto i genitori che si vogliono sostituire alla scuola!
      e da madre credo che ci siano cose più interessanti da fare con i figli che ripetere mari e monti e declinazioni…
      baci
      chiara

  11. Che ansia! Meno male che Nanetta ha solo 5 anni e Cicciottina 16 mesi, ma per la saga dei compiti mi sa che non manca poi così tanto…aiuto!
    (Elasti, da me c’è un premio per te, se hai tempo..)

    1. perché siamo innamorate come delle pubescenti 😉 e ognuno a suo modo esprime un sentimento che è anche molto di più.
      perché sono nomignoli nostri, da mamme.. sono quei nomi con cui nessun altro al mondo può chiamare i nostri figli.
      sono i nomi con cui un domani, ridendo imbarazzati, diranno che li abbiamo chiamati.
      sono nomignoli che sottolineano un legame unico e di pancia 😀
      infine, perché di rado si ama usare il nome vero su internet, a scanso di essere (magari pure erroneamente) riconosciute, pena la libertà d’espressione su temi come scuola, educazione etc.

    2. perché ranocchia è un nomignolo affettuoso e perché il nome di mia figlia su internet lo metto il meno possibile, non è che ci vuole l’oracolo di Delfi per capirlo.

      e tu invece, perché scrivi come anonimo? non ce l’hai un nome?
      son cavoli tuoi? appunto, anche per noi vale la stessa cosa

  12. Questo post è davvero molto spassoso. Non ne leggevo di così da un pezzettino. Comunque, i bambini in terza affrontano il primo approccio alla geografia vera e propria, con lo studio fatto di nozioni da memorizzare. Mi ricordo con divertimento il mio cucciolo che in una verifica aveva scritto che in pianura si coltivano i salami. Adesso è in quinta ed è davvero bravissimo.

    1. Mi sa che ogni tanto i salami li coltivano a scuola….

      …comunque bel confronto ragazzi! Io leggendo ho cambiato idea su quel che faro’ almeno venti volte! Alla fine mi son fatta l’idea che la soluzione sara’ cercare di tener conto di cio’ che gli insegnanti chiedono, di come impostano il lavoro e le esigenze deile mie bambine!!

  13. Ai miei tempi, i tempi del boom demografico, i genitori non seguivano minimamente i figli nell’eseguire i compiti. Erano impegnati in mille altre cose, tra cui anche a cambiare il mondo. I figli c’erano, ma non erano al centro dei loro interessi. Oggi i pargoli sono pochi, noi genitori ci siamo rintanati in casa e siamo tutti concentrati nel far dei nostri figli dei bambini da manuale. Non tropo grassi, bravi a scuola, rispettosi dell’autorità costituita, sportivi, insomma perfetti.

    1. non che condivida l’idea di fare dei figli perfetti, ma sicuramente il mondo lo cambieremo di più noi che ci occupiamo (sbagliando anche, sicuramente) dei nostri figli che chi nell’illusione di cambiare la società non si cura dei suoi cari

      1. Appunto.
        Allora passaci più tempo anziché stare incollata a questo blog.
        P.S. quelli che lasci nel blog non sono post, sono commenti. I post li scrive la padrona di casa.

  14. Diciamo che in teoria la prof. Silvia avrebbe ragione. Ma, in ordine sparso:

    1. sul diario del mio terzogenito, finalmente approdato alle elementari c’è scritto nero su bianco: “ripetere ad un genitore il lavoro svolto di storia e scienze”. Olè.

    2. quando un figlio ti dice che una delle province della lombardia è Pàvia, con l’accento sulla a, che fai, lo correggi o no?.

    3. pescando dai ricordi, figlia (ormai prossima alla maturità) in 5a elementare in lacrime alla domencia sera, perchè ha appreso al telefono dalla sua compagna di banco che l’area dei 15 quadrati che aveva calcolato e riportato in bella copia l’aveva ottenuta con la formula sbagliata: lxl invece che l “al quadrato”. Che fai, non intervieni con un “razza di deficiente, è la stessa cosa”?

    4. Cmq sia sono con chi dice che le mamme sono mamme e le prof/maestre sono le prof/maestre. A ognuno il suo mestiere.

    5. Segue naturalmente da punto 4 che in caso di compiti non fatti dal pargolo, invece che farlo andare a scuola a subire una sfuriata (ci sono maestre molto poco diplomatiche ahimé) c’è sempre la vecchia, complice, giustificazione per motivi familiari. Alla facciaccia dei compiti a casa.

    1. al punto 1.: dopo aver applicato tale sistema avremo un ragazzinoin grado di ripetere più o meno a memoria “la montagna”, ma non sarà in grado di spiegare che conseguenze ha il fatto che in montagna si allevino mucche. Ed infatti lo hobbit grande classifica il formaggio una spezia, ma non perchè sia stupido, ma perchè la sua maestra si aspetta che ripeta la lezioncina a memoria e stop, nessuno lo ha informato che l’intelligenza di cui è naturalmente fornito va usata anche nello studio. Ripetere elimina la problematizzazione e rimuove il raginamento per causa-effetto che costituisce la legge essenziale dell’intelligenza umana. Se le maestre vi chiedono collaborazione allora avete dei diritti sul loro lavoro. Personalmente preferisco – e trovo più produttivo – che casa e famiglia restino due mondi separati perchè giova agli studenti. Esistono i consigli di classe dove i genitori dovrebbero essere partecipi e non semplicemente annuire passivi alle volontà di chi si occupa dei loro figli.
      punto 2: le maestre non devono essere diplomatiche, la scuola non è l’ufficio. Se uno studente compie un grave errore o scrive malissimo, per esempio, o è analfabeta di ritorno ho il dovere di dirglielo con tutta la sincerità di cui sono capace ed essere chiara. é mio dovere farlo perchè è suo diritto saperlo per potersi correggere e migliorare. La diplomazia e la scuola del “vanno tutti bene, vanno tutti avanti” produce ignoranti e lede il diritto allo studio dei nostri figli. Non sono loro madre, ho i miei di figli, non mi interessa che piangano, mi interessa che imparino la storia, questo è il mio compito e loro devono imparare che la mamma è a casa, ti consola e ti aiuta, poi c’è il mondo dove ci sei tu che compi il tuo percorso.
      punto 5.: per la mia esperienza il numero delle giustificazioni familiari è direttamente proporzionale al numero di bocciature. Ovviamente non accetto alcuna giustificazione dei genitori: mica devo interrogare il genitore! Se la famiglia reputa più importante il week end sulla neve dell’interrogazione in storia del figlio il lunedì, si diverta pure, ma non si aspetti il 6 al figlio. E’ una questione di priorità familiari, di scelte. Non volete i compiti perchè rompono le scatole a VOI? Al vostro diritto al fine settimana tranquillo? E il diritto ai vostri figli allo studio? Volete il 6 politico? Però poi vi arrabbiate quando Carlotta “Ha preso 6 come la mia ma non sapeva niente”.
      Però non vi preoccupate, rimandate tranquillamente il problema dell’assunzione di responsabilità dei vostri figli e della loro intelligenza sino in terza superiore – perchè è questo che succede – e come ogni anno – ormai tra pochissimo – bocceremo 6 – 7 ragazzi su 25, usciremo dagli scrutini col cuore pesante dopo un anno di colloqui con genitori che o non sanno più che fare per farlo studiare oppure “poverino”. Magari a sette anni una lavata di testa ben data dalla maestra avrebbe evitato lo sfacelo cui siamo costretti. Ma sarà poi troppo tardi.
      ProfSil

      1. Però poi ci sono delle volte, sopratutto alle elementari, in cui il concetto di causa – effetto non funziona del tutto… Mi spiego: io cerco di spiegare a mio figlio che deve studiare così, che poi se capisce le risposte le sa. Meglio un sette avendo capito che un dieci per una lezione ripetuta a pappagallo, gli dico semrpe, anche se poi l’invidia per quel dieci preso “dal pappagallo” gli rimane… Ma come studiare i nomi delle colline d’Italia (langhe, Monferrato, colli Euganei, Monti Lepini, Murge ecc ecc) se non a memoria? Per noi è facile, li abbiamo sentiti mille volte, questi nomi. Ma immaginate un bambino di 9/10 anni: nomi nuovi, tutti da sapere. L’unica è impararli a memoria, con la carta geografica, con dei trucchetti, va bene. Ma poi la maestra vuol sapere i nomi. Così come vuole sapere chi sono gli echinodermi, i celenterati, gli artropodi e i miriapodi. E non ci sono neppure nozioni di latino o greco a sostenere la memorizzazione. Quindi: liste a memoria, da ripetere a qualcuno finchè non le si sa!
        Però senza esagerare… quando si è capita la differenza tra vertebrati e invertebrati, e qualcos’altro per me può anche uscire e andare a catturare girini di salamandra nel vasetto Bormioli, nel ruscello sotto casa. In una di queste escursioni abbiamo trovato uno scheletro di capriolo (guarda la spina doorsale, un invertebrato!!!!) e altre creature nel mezzo della loro metamorfosi (i girini!!). Vari ragni e altre creature. Et voilà, lezione fatta!!! Metti una mano sul cane, com’è? Caldo!!! Tocca la lucertola, com’è? Fredda!!! Come fa i piccoli? Uova! E via discorrendo… Così ci si diverte tutti e si prende un voto ragionevolmente buono. Ah, un’altra cosa: i libri delle elementari sono scritti veramente male. La lezione sembra difficile perchè il linguaggio è tedioso e ripetitivo. Fateci caso.

  15. Otto anni sono uguali dappertutto. Comincio a sospettare di averli avuti anch’io e di non essere stato quel bambino meraviglioso che ho sempre ricordato…

  16. Ciao!
    Riemergo dopo settimane di delirio e devo recuperare un po’ di arretrati 😉
    Da noi è… identico! Con in più un nanetto che piange… si salvi chi può…
    BaCI,
    Tobina

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