Nonsolomamma

chissà

nel letto accanto c’è un signore. seduta sulla sedia alla sua sinistra c’è sua moglie. tacciono e guardano l’orizzonte dentro un muro bianco di ospedale. si parlano, in bresciano stretto, solo quando arriva il pranzo, alle 12,30. lui fa no con la testa. lei gli ordina di mangiare polpette e purée. lui piange. non ha fame. alle cinque lei va via. è lì dalla mattina. lui piange di nuovo e dice: “moglie mia, moglie mia perché te ne vai? senza di te non mangio”. poi arriva la cena e lui, rimasto solo, divora tutto a quattro palmenti e ripete: “moglie mia, senza di te non mangio”. e finalmente sorride.
nella stanza vicino c’è un altro signore. dorme l’intera mattina. alle 13,30, ogni giorno, si sveglia e chiama la mamma. ha novant’anni. e passa il pomeriggio a chiamare la sua mamma. ogni tanto bestemmia. ma tutti ci sono abituati e non ci fanno più caso.
c’è un’infermiera che sembra una principessa etiope. quando lui chiama mamma, lei risponde: “dimmi, tesoro”. per un po’ lui si calma. poi ricomincia. mamma, mamma, mamma!
al letto numero 18, nella camera di fronte, una signora con i tubicini dell’ossigeno nel naso ascolta alla radio un programma di rock&roll a tutto volume.
in lontananza la televisione parla del terremoto.
elastigirl voleva raccontarglielo, quel terremoto. voleva raccontargli del letto che si muoveva, del lampadario che oscillava, degli hobbit di là, che dormivano, della scoperta del senso profondo di twitter – la condivisione di un terremoto di notte da sola.
“e tu, qui, lo hai sentito? hai avuto paura? cos’hai pensato? cosa stavi sognando quando tutto ha tremato?”, avrebbe voluto chiedergli.
ma non lo ha fatto.
perché nonno A non sente le storie, non risponde alle domande, non si accorge del signore che fa i capricci come un bambino, del novantenne bianco figlio di una madre ventenne nera, del rock, della televisione lontana, della pioggia e del terremoto fuori.
grave iposodemia, l’hanno chiamata.
vuol dire che manca il sodio. e, pare, quando manca il sodio, l’organismo si difende così: spegnendo gli interruttori.
non si sa perché sia successo.
“la situazione è critica. bisogna aspettare, capire, ripristinare”, dicono i medici.
intanto che si aspetta, si capisce, si ripristina, nonno A non c’è.
chissà cosa si ricorderà di questo gorgo nero che lo ha inghiottito in due giorni.
chissà se ci saranno giorni per ricordare.

213 pensieri riguardo “chissà

  1. Ti leggo sempre, non commento mai. In questa circostanza ti mando un forte abbraccio virtuale dalla terremotata Ferrara. Qui in città ci è andata bene, in provincia meno. Spero tu riuscirai a raccontare del terremoto a Nonno A.

  2. Avrei potuto scrivere io questo post (se ne fossi stata capace), prima accanto a mio padre e poi a mia madre. Capisco la paura, lo smarrimento e la speranza. Ti auguro che passi la bufera, lasciando a nonn A. tutto il tempo che serve per riprendersi.
    Un forte abbraccio.
    marina trimamma

  3. Sono certa che ti sente, non essere triste quando gli parli, così si farà forza per risponderti.
    Mi raccontava un’amica che in un momento come quello del tuo papà la sua più grande tristezza e terrore era per chi gli era accanto che stava soffrendo.
    Mi ricordo mia nonna che mi disse (è morta a 90 anni!) “sono stanca, vorrei andarmene, ma poi vedo tutti voi che ci tenete così tanto e allora mi dispiace”.
    Ti abbracciamo.

  4. Coraggio Elasti, resisti. Se c’è una persona al mondo che può farcela, quella sei tu, anche se forse non ci credi. Resisti e prendi la forza da tutti noi, che siamo qui per sorreggerti.
    Un abbraccio stropiccioso e un nasinasi solo per te
    miciapallina

  5. io al mio babbo di cose da raccontare ne avrei tantissime. soprattutto dei nipoti, che non ha conosciuto. son lì con te che aspetto, come dodici anni fa.

  6. non ci conosciamo, ma per me, come per molte, ormai sei un’amica. quindi non posso non mandarti un grande abbraccio. a te e tutti voi.

  7. Ti leggo tutti i giorni. Mi fai compagnia quando ho le giornate storte.
    So che è poco ma con il cuore ti sono vicina. Ti abbraccio forte forte. Vedrai che le cose si sistemeranno.
    Ale

  8. …il mio di papà non mi ha lasciato il tempo di scrivere un post, o di pensare e nemmeno di vedere chi c’era nei letti accanto… bum!!! infarto e in un attimo non ci sei più!!!! non so se sia meglio così… ma capisco profondamente cosa stai provando…. li diamo per scontati, non pensiamo mai che tutto ciò potrebbe accadere, ma se viene a mancare ub genitore è come se ti mancasse una colonna portante della vita… ma vedrai che tutto si risolverà…. te lo auguro di cuore!!!

  9. Ciao, è la prima volta che commento…oggi è una giornata triste e ho aperto il tuo blog per il solito tenero sorriso che mi regali…poi ho letto. Poi ho pianto. Mia mamma è volata via dopo 4 mesi di devastazioni fisiche dovute ad un tumore cerebrale…1 mese rinchiusa in ospedale e noi con lei 24ore su 24…e c’erano tutte le persone di cui hai raccontato tu…e molte altre che andavano, venivano … un mese di buco nero dentro di me… e poi il volo lontano dalla sofferenza ma anche dai nostri cuori… ti abbraccio forte, ti sono vicina e virtualmente ti tengo la mano…

  10. Un abbraccio lungo e forte a Elasti e a tutti/e coloro che hanno perso il papà o la mamma come da vari commenti. Sarà che continua a piovere, che fa freddo, che nle mio Paese di origine accadono cose orribili ma oggi la malinconia che mi assale è devastante.

  11. Cara Claudia, spero che il tuo papà si riprenda per godersi ancora un po’ gli hobbit,il mio ha deciso che non vuole guarire, ha avuto un ictus piuttosto serio… la riabilitazione potrebbe dare dei frutti se solo lui collaborasse ma non vuole, neanche messo di fronte ai suoi nipoti,vuole solo stare a letto e noi intorno a faticare in ogni senso, fisico e morale.mi promette che farà la ginnastica ma poi appena esco non si ricorda nemmeno che sn stata li cn lui.è cm combattere cn i mulini a vento e chissà per quanto tempo andremo avanti così.oltre che per il mio hobbit sn molto triste anche per mia mamma, sarà tutto così difficile.estremamente difficile.spero che il tuo papà abbia la forza e il coraggio per tornare a fare il nonno, il mio ha deciso che questo coraggio non lo vuole e non vuole nemmeno fare il nonno. scusa lo sfogo.

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