Nonsolomamma

come complicarsi la vita e (cercare di) vivere felici

nella città di A, a cena con P, amico e collega di mister i.
“non ti dispiace che te lo rubiamo, elasti?”
“rubiamo?”
“sì, mister incredible…”
“ah, già. lui… be’, è stata una scelta condivisa, ne abbiamo parlato a lungo, abbiamo valutato i pro e i contro, e… è un esperimento per noi… e poi a me la città di A piace tanto”
“ma non così tanto da venirci a vivere con gli hobbit”
“no, non così tanto. non posso vivere in un posto nel bosco nel mezzo del nulla dove l’inverno dura dai fine settembre a metà aprile, dove la temperatura raggiunge meno 30 gradi e le tempeste di neve sono frequenti come la nebbia a milano. non posso mollare tutto, lavoro in primis, per venire qui a fare la casalinga che d’estate doma topi e serpenti e d’inverno si fa largo tra i ghiacci a colpi di piccone. temo che annegherei nella depressione prima e nell’alcol dopo… e poi non vogliamo che i nostri figli crescano americani. nonostante tutto siamo ancora convinti che le scuole italiane siano un ottimo posto dove formarsi. però la città di A ci piace, tira fuori il meglio di noi e continueremo a passarci le estati e sono felice che il nostro destino sia ancor più legato a questi luoghi adesso”
“e come farai nei mesi in cui mister i sarà qui e tu sarai sola a milano?”
“ehm, non è una situazione totalmente nuova per noi. mister i ora lavora a londra e fa avanti e indietro ogni settimana. ci siamo abituati a un pendolarismo settimanale, ci abitueremo a un pendolarismo annuale… e poi, per i mesi in cui lui non sarà con noi, pensavo di prendere qualcuno alla pari, preferibilmente giovane, maschio e aitante. una via di mezzo tra un baby sitter e un toy boy, un elemento multitasking…”
“mi sembra un’ottima idea. avete uno strano equilibrio voi due. ma se funziona…”
“diciamo che entrambi siamo sempre stati molto egoisti con il nostro lavoro e molto generosi con il lavoro dell’altro. siamo convinti che ognuno debba seguire i propri talenti e le proprie passioni e se questo è compatibile con il benessere familiare, si può fare”
“quindi?”
“quindi vediamo un po’ che succede”.

lo scorso inverno mister i ha avuto un’offerta dall’università di A. elastigirl e mister i hanno trascorso giorni e notti a discuterne. e sono giunti alla conclusione che vale la pena provarci e vedere come va. al momento, quel che è certo è che a gennaio mister i sarà ad A, per un semestre, che significa fino a fine aprile. quel che è possibile è che questo si ripeta nel tempo e che il pendolarismo londinese lasci il posto a un’organizzazione nuova e ancora ignota. tutto è reversibile e parecchio confuso. ma complicarsi follemente la vita è un talento dell’elasti-famiglia. trovare la felicità nell’entropia, si spera anche.
come dicono gli americani, sperèm in bén.

217 pensieri riguardo “come complicarsi la vita e (cercare di) vivere felici

  1. Non mi piace scoraggiare nessuna scelta, soprattutto quando è stata ben ponderata, ma io mr. i non lo avrei mollato per un semestre. Ti mancherà, non basterà skype, non basteranno i tuoi bellissimi resoconti per riempire questa assenza. Ma quello di mezzo rimane nella città A?

    1. i rischi ci sono ma, in una prospettiva di lungo termine, se tutto funziona, potrebbero anche esserci lunghissimi periodi in cui mister i è a milano con noi, cosa che non è mai avvenuta nella storia della nostra famiglia. lo hobbit di mezzo resta con i suoi fratelli. non ha senso spostarli per qualche mese all’anno e poi adesso due su tre vanno a scuola

  2. Elasti, ma visto che Mr I. e’ un’economista marxista, qualche consiglio di strategia economica a Mr Monti & Co. non lo puo’ dare? Mi sa che e’ l’ennesimo caso di cervello in fuga, vero? I migliori se li prendono all’estero…
    In bocca al lupo con il nuovo progetto di vita! Io nel mio piccolo sto solo pensando di cambiare citta’ e andare a vivere dal Lazio a Bologna. Supermamme bolognesi, mi dite i vostri pro e contro sulla Dotta?
    Un caloroso abbraccio a tutte
    laPaola

  3. Contenti voi.

    Pero’ non ho capito una cosa: perche’ nella citta’ di A. ti vedi come una “casalinga che d’estate doma topi e serpenti e d’inverno si fa largo tra i ghiacci a colpi di piccone”, abbiamo appena finito di dire quante opportunita’ di reiventarsi ci sono negli States, che le persone li, cambiano lavoro e nulla deve per forza essere dogmatico e fermo, possibile che non ci sia proprio niente niente li per te?
    Possibile che il mondo debba per forza iniziare e finire a Milano?

    Si si lo so, non sono affari miei, le scelte di vita degli altri, sono degli altri e basta, ma tu ci hai fatto partecipe della tua scelta ed io mi sono presa la briga di scriverti la mia opinione.

    1. innanzi tutto, con il visto che darebbero a mister i, io potrei risiedere ma non lavorare negli stati uniti e questo sarebbe un ostacolo non da poco, ma anche ponendo che io trovassi un datore di lavoro qui pronto a sponsorizzarmi e a farmi avere un permesso di lavoro, io non sono così convinta di volere abbandonare uno, anzi due lavori che amo e che mi sono costruita con tanto tempo e tanta fatica per ricominciare da zero qui. ammiro chi si reinventa perché non è felice di quello che ha ma chi lo è perché deve per forza buttare all’aria tutto e ricominciare? io non chiedo a mister i di rinunciare a una bella opportunità lavorativa, così come lui non mi chiede di rinunciare a quello che ho costruito io. è amore anche questo. forse non ortodosso ma ti assicuro che lo è.

      1. sono d’accordo con te sotto il profilo teorico ma questo secondo me andrebbe bene su una coppia childfree e non su una famiglia con tre bambini.

      2. Il problema del visto e dello sponsor per una persona qualificata come lo sei tu non è un problema negli USA.

        Però, Elasti, non mi devi mica delle spiegazioni sai, non le devi a nessuno.

        Io, con il mio carattere, al solo pensiero di rimanere nella stessa città, nello stesso paese, a fare lo stesso lavoro, mi sentirei soffocare, per questo ho chiesto, perchè scegliere di “rimanere” non è un gene che hanno caricato nel mio DNA, nel bene e nel male.

      3. Cool! Mi dispiace solo che Londra perda un economista marxista e qualcuno un buon capo.

      4. Fai benissimo infatti a perseguire i tuoi obiettivi. Io non condivido la fuga a tutti i costi, a meno che non ci siano prospettive concrete e allettanti. Il proprio lavoro può dare soddisfazioni anche sul suolo italiano e non sempre le proposte lavorative all’estero si rivelano questa grande opportunità.
        Ammiro il vostro menage, il vostro rispettarvi a vicenda come individui al di fuori della coppia. Questa è una grande dimostrazione d’amore. Bravi.

      5. Una lunghissima sequela di visti negli USA, mia e di amici in ogni possibile (e impossibile!) situazione, hanno mostrato che, anche partendo da un visto “2” (J2, presumo, data la posizione di Mr I.), in genere si riesce a lavorare, senza per questo dover essere sponsorizzati direttamente da un datore di lavoro (cioe’ senza dover ricorrere ad un visto a parte). Si tratta di chiedere un working permit, che viene dato anche *prima* che si sia trovato un lavoro (cioe’ addirittura in assenza di un employer). Quindi la questione burocratica e’ risolvibile.
        Diverso e’ ovviamente il discorso di cosa uno voglia fare, lavorativamente e non – e qualche dubbio sulle scuole americane ce l’ho anch’io…
        G.

      6. G, se per caso vedi questo mio messaggio… paolamaya AT virgilio PUNTO it. Vorrei chiederti un’info… grazie!

      7. ribadisco che sei una grande x come ragioni e soprattutto x come rispondi a certi commenti insensati!!!

  4. Seguo il tuo blog da tanto tempo ma non ho mai commentato. Questo per precisare che non sono una che è solita tessere le lodi delle bloggers (come ben sai, si viene anche accusati di questo!).
    Tuttavia, ho voglia di farti i complimenti. Primo, per il coraggio delle tue e delle vostre scelte, in quanto donna, in quanto moglie, in quanto madre. Secondo, perché siete una bella ed equilibrata famiglia, capace anche di stare a distanza e di essere, al contempo, unita. Come coppia poi, dimostrate di essere assolutamente solidali e complici. E questo è solo che ammirevole.
    Sono più giovane di te e sto intraprendendo una carriera accademica che mi porta spesso in giro per il mondo per vari mesi all’anno. Ho la fortuna di avere al mio fianco un compagno che, esattamente come tu con Mister I., mi supporta e mi è vicino, felice per le opportunità che mi si presentano. Ogni tanto mi chiedo come potrei gestire una situazione del genere se un giorno vorrei essere madre. Ebbene, voi siete un bell’esempio, e ve ne ringrazio.

    Buona giornata e grazie per condividere anche certe situazioni e decisioni che vi espongono, ahimé, alla pubblica gogna !

    PS Probabilmente lo sai già, anzi ne sono certa, ma colui che parte è raramente nelal posizione più facile. E lo affermo con cognizione di causa. Per colui che resta, c’è una specie di comprensione e giustificazione che lo mette di diritto nella posizione della “vittima”, allora che colui che parte viene spesso tacciato di egoismo o altro. E’ davvero molto bello vedere che tra te e tuo marito c’è un rapporto equo fatto di complicità e di comprensione.

    1. grazie. e in bocca al lupo. ma tanti! e se poi il tuo compagno ha bisogno di qualche consiglio da una che ha scelto di sostenere ma rimanere dov’è, digli di scrivermi 🙂

      1. Intendevo che vivendo in Italia, l’italiano non è un optional anche se non sono italiana. Quindi ho ringraziato per la correzione.
        Che commenti acidi su questo blog !

      2. Intendevo che vivendo in Italia, l’italiano non è un optional anche se non sono italiana. Quindi ho ringraziato per la correzione.
        Che commenti acidi su questo blog !

        (scusatemi, ho postato il commento nel posto sbagliato, qui sopra)

    2. “…se un giorno vorrei essere madre…”?????????????????????????????????
      Esattamente, carriera accademica e consecutio temporum (vacillante) come si conciliano???
      Scusa la puntigliosità, ma l’italiano non è un optional.

      1. Hai ragione e grazie per la correzione, l’italiano non dovrebbe essere un optional nemmeno per chi non è italiano 🙂

  5. Un po’ come essere la moglie di un capitano di mare.
    Non so che dirti, forse voi un equilibrio l’avete già trovato.
    In bocca al lupo!

  6. Questa frase ““diciamo che entrambi siamo sempre stati molto egoisti con il nostro lavoro e molto generosi con il lavoro dell’altro. siamo convinti che ognuno debba seguire i propri talenti e le proprie passioni e se questo è compatibile con il benessere familiare, si può fare” la stamperei e la darei a tutte le coppie che si sfaldano, sbrindellato, si crepano fino a rompersi davanti a scenari diversi da moglie-marito-famiglia-cena-alle-8-ogni-sera.

  7. io capisco, anche noi siamo pendolari. Abbiamo deciso che finché funziona, si va avanti così. Quando non funzionerà più, cambieremo assetto.
    Appoggio il toy boy

  8. Come fruttacandita, mi piace molto l’idea del ragazzo alla pari in modalità multitasking (ma esiste davvero un maschio multitasking?).
    Però, lascialo andare dopo il trasloco, che sennò ricade tutto su di te. Perché la casa l’avete presa, vero?
    Roberta

  9. Noi l’abbiamo fatto per un anno e mezzo. Un solo figlio. Una fatica immensa, e non parlo di quella fisica. Poi ho deciso che valeva la pena di mollare ogni certezza, per il benessere famigliare. Adesso vivo negli usa in una zona dove le scuole sono buone — sì, quelle pubbliche 🙂 — con un figlio bilingue, tante incertezze ma il senso appagante che il futuro ce lo stiamo costruendo insieme, non via skype.
    In bocca al lupo, che tu finisca o meno per mollare l’ancora (per me più che un’ancora era un cordone ombelicale!)

    1. noi siamo durati tre anni con un figlio inizialmente e poi due. E’ stato durissimo e tristissimo per tutti e 4 vivere vedendoci due giorni a settimana. Ormai quasi quattro anni fa abbiamo raggiunto il papà in germania e i figli sono diventati tre. Siamo tutti molto felici adesso, i figli sono bilingui ed io sto migliorando il mio tedesco…magari tra qualche anno cercherò qui il lavoro che facevo in italia.

  10. Accipicchia… in bocca al lupo! Per come sono fatta io, stare separati per dei mesi sarebbe forse troppo dura, ma capisco il vostro ragionamento e, be’, non posso che tifare per voi, siete un bell’esempio 🙂

  11. anch’io quando mi sono trasferito negli usa per la prima volta sono stato separato dalla mia moglie e dai miei figli per un anno, volevo solo darti il mio sostegno morale e dirti che può funzionare non preoccuparti…

  12. Mio padre ha lavorato all’estero tanti anni e mia mamma ha cresciuto 3 figlie. Forse le femmine sono più complicate non so ma per lei non è stato facile… soprattutto per quel che ha riguardato l’educazione, i primi amori, le varie crisi, il rapporto con il cibo di una di noi… E ora che mio padre non c’è più da 1 anno, appena andato in pensione, appena riunitosi a lei….mi chiedo che senso abbia avuto questa lontananza..

  13. Cara Elasti,
    è proprio vero il detto “a ciascuno il suo”.

    Io non potrei mai e poi mai accettare una cosa del genere. Ma proprio mai.

    Non perchè mi sfiancherebbe la fatica di allevare praticamente da sola 3 figli piccoli, che l’aiuto mercenario si trova sempre (anche se la presenza in casa del genitore titolare è un’altra cosa).

    Non per mancanza di rispetto verso le aspirazioni lavorative dell’altro, (anche se, porca miseria, m’ha sposato e c’abbiamo 3 figli e le sue aspirazioni lavorative magari se le deve vivere da marito e padre e non da studentello leggero e libero).

    Non perchè non mi sconvolgerebbe trasferirmi in un posto totalmente nuovo (anche se, da come lo descrivi, amerei pazzamente gli inverni della città di A, e starei già progettando la trasformazione della cellar in un centro fitness con idromassaggio e sala pilates).

    MA IL SESSO?
    EH?
    IL SESSO DOVE LO METTIAMO?
    PROPRIO ALL’ULTIMO POSTO?
    MA SONO L’UNICA LINFOMANE CINQUANTENNE (CIRCA) A CUI ANCORA PIACE, E TANTO, IL MARITO?
    OPPURE SONO L’UNICA FESSA FEDELE DEL CENTRO NORD?

    Ma come, skype? SKYPE E’ UN VIDEO ELETTRONICO!
    FEFO ma cosa avresti da imparare, la pace dei sensi? La castrazione chimica? La negazione di qualsiasi meraviglioso, sano e imprescindibile impulso animale??????

    MESI????????
    MA COME FATEEEEEE!!!!!!!

      1. @ kati
        Dunque se ben comprendo tu pensi che sia stato un errore vero e proprio, non di battitura ed il tuo senso dell’umorismo ti spinge a mettere in imbarazzo chi sbaglia un termine… interessante!
        @ Manu, buona giornata anche a te… che capisci l’ironia (tu sì) e rispondi adeguatamente! 🙂

      2. cara tilly, non volevo mettere in imbarazzo nessuno, e se l’ho fatto mi scuso con l’interessata. ti ringrazio per avermi edotta sul fatto che il mio tasso di intelligenza e’ inferiore al tuo, cosi’ come il mio senso dell’ironia. E’ sempre bello sapere qualcosa in piu’ di se stessi di cui non ci si era ancora accorti. grazie ancora

    1. @laquarantatre, il sesso non e’ tutto. e non sei l’unica fedele al marito del centro nord
      p.s.: che vuol dire “linfomane”?

      1. beh scusa Tilly ma la domanda mi pare legittima, visto che si dice Ninfomane, e non Linfomane !

      2. @Mano: come dire che tu ed io siamo più intelligenti della media, visto che abbiamo capito benissimo nonostante l’errore di battitura?!? bene, sono contenta 🙂

      3. @tilly 🙂 puo’ essere, e lo spero, ma non ne sarei cosi sicura.
        C’è un sacco di gente che crede realmente si dica Linfomane !
        buona giornata !

      4. @tilly, non pensavo di avere un’intelligenza inferiore alla media secondo te. di sicuro ho un po’ piu’ senso dell’umorismo. comunque Mano ha capito quello che intendevo dire, e non credo proprio fosse un errore di battitura

  14. “pensavo di prendere qualcuno alla pari, preferibilmente giovane, maschio e aitante. una via di mezzo tra un baby sitter e un toy boy, un elemento multitasking”

    tutto ciò è invidiabile!

  15. Già, quale esempio migliore per i figli di genitori che rispettano le loro aspirazioni e cercano di assecondarle. Meglio così che non genitori fisicamente presenti, ma infelici. Poi uno deve valutare se la famiglia tiene il colpo e riaggiustare il tiro eventualmente. Ogni famiglia è un caso a sè cmq, questa è l’unica cosa di cui sono convinta, ma la felicità dei componenti è essenziale e la fantasia con cui la si raggiunge unica. In bocca al lupo.

  16. Io approvo. Bravi, bravi e coraggiosi. E’ vero, se ne starà negli States per alcuni mesi, ma poi potrà stare lunghi periodi con voi. Per quel che può valere il mio parere, tentar non nuoce. E poi, se non provi non saprai mai come potrebbe andare 🙂

  17. Capisco il tuo desiderio di difendere quello che hai costruito. Forse farei lo stesso. Ma l’ idea di potere dare un futuro alle mie figlie diverso da quello incerto che si prospetta per l’Italia, ti confesso, mi solleticherebbe. In fondo tu di mestiere scrivi e grazie a internet si può fare ovunque. (Pensa al tuo vicino si rubrica su D!) E poi Nonna J è abituata a viaggiare e i nonni pugliesi sono cmq già una relazione a distanza. Insomma io fossi in te ci penserei una volta in più

  18. gulp! tu femmina coraggiosa, grande esempio per me femmina pavida, che poi pero’, anche grazie alla lettura della tua esperienza e quella di alcune lettrici, accetta. E in effetti dopo un anno da quando principe azz ha preso un lavoro altrove ( in altra parte d’Italia e saltuario, non esageriamo!) il bilancio e’ ottimo, amicizie saldissime, party a tutte le ore, libri letti, momenti di nulla e scorpacciate di sesso all’attesissimo ritorno. Si, anch’io sono per il provare, e se poi non va, sono anche per il provare una nuova vita altrove. La fortuna aiuta gli audaci, facci caso…

  19. non so com’e’ ma vedo il peso tutto su un piatto della bilancia…as usual…
    ma i bambini che dicono? mi sembra piu’ una scelta “adulta”, da coppia, come dire…

  20. “ohi, senti… mi hanno chiesto di passare 3 mesi ad Harvard quest’estate. Vogliamo confrontarci sulle tecniche di perfusione del cuore di maiale. Saremmo noi, un australiano ed un paio di giapponesi. Che dici?”.
    “Mah, 3 mesi… d’estate… è un’esperienza interessante.”
    Questa discussione è durata esattamente 2 sorsi di caffè. Le conseguenze sono state 15 anni di vita in diverse università USA. Ricordando le mie certezze riguardo al sicuro ri-approdo alle terre natie, e ritrovandomi poi “Ulissa” contemporanea in cerca della sua Itaca, ti consiglio di sondare il mercato immobiliare locale.
    Gli States non sono il miglior posto per invecchiare, ma ancora il migliore in cui crescere, specie se mantieni un equilibrato senso critico old europe. Ti affascinerà il senso esagerato del loro gusto celebrativo per quelle che chiamano “tradizioni”. Passerai pomeriggi a far mele candite e pumpkin pie. Ti scoprirai ad apprezzare il sesame semolina loaf di Panera (c’è ancora nei d’intorni?); e ti metterai alla prova con ricette di mele candite e pumpkin pie. Padroneggerai il tacchino farcito e la cottura medium rare dell’hamburger. Poi un evento apparantemente insignificante riaprirà lo stargate. Per me fu il ricordo di certi biscotti a “esse” che si preparavano in casa in Calabria, riaffiorato per una serie di improbabili circostanze durante un pomeriggio dove credo di aver spalato la neve anche tra i pensieri. Affannose ricerche su internet per trovare la ricetta. Il viaggio al Giant Eagle per recuperare gli ingredienti (trovai persino l’ammoniaca alimentare, cosa che peno oggi a trovare nelle coop di siena). Il ritorno a casa e la preparazione, in una sorta di bolla nostalgica che mi estraniava. Il tempo che il profumo si spandesse dal forno durante la cottura fu quello sufficiente a capire che era il momento di tornare. Naturalmente sono circa dieci anni che maledico la decisione, ma questa è un’altra storia.

    1. Adoro, adoro, semplicmente adoro leggere storie di altre expat, rimpat, che-faccio-pat. Io sono expat, USA, felice e contenta. Chissa’ se sara’ sempre cosi’; per ora, davvero, credo di dare maggiore possibilita’ ai miei figli qui (ed una doppia cittadinanza che puo’ sempre tornare utile). Altra cosa che adoro e’ leggere di coppie che trovano l’equilibrio nei modi piu’ personali possibili. Trovo ridicolo dire “secondo me sbagli”, ognuno pensi al suo di equilibrio, perche’ il trovarlo richiede certamente tutta la nostra attenzione. In bocca al lupo Elasti.

      1. Agreed. E aggiungo una cosa: egoismo e altruismo sono belle categorie morali utili per interpretare quello che ci succede e per valutare quello che succede agli altri e dare consigli… Però questo è come un parto, che finchè non ci si passa non si capisce. Sia a stare in Italia col marito negli USA per mesi e mesi — e nel mio caso un bimbo confuso, fragile e che chiude lo schermo in faccia al papà perchè lo vuole nella stanza invece che nel video — sia a fare il salto nel vuoto e diventare expat. Non ti curare dei pareri altrui. Mi permetto una cosa, però: tutti quelli che conosco, me compresa, hanno inziato la via del non ritorno (o del ritorno dopo molti anni) dicendo che sì tanto è temporaneo, vedo un po’ com’è… Quindi io su quello non ci conterei!! Buona avventura 🙂

      2. io sono una probabile futura expat… più sì che no.
        sono ancora in confusione, ma la sola cosa certa è che qui non voglio più stare

    2. Anche la nostra decisione fu presa nell’arco di due sorsi di caffe’, in un locale di Oslo con -13degC all’esterno.
      Da allora sono cambiate molte cose, quella volta fu lui a seguire me, la volta successiva sono stata io a seguire lui.
      In mezzo un tentativo, miseramente fallito, di tornare in Italia, la nascita di nostra figlia e varie altre proposte di spostamenti valutate e non accettate.

      Ora abbiamo adottato la tattica “se mi vuoi prendi il pacchetto completo” ovvero o offri lavoro ad entrambi o non ti calcolo.
      Ovvio che se l’offerta e’ molto molto allettante se ne puo’ sempre parlare.
      Capisco pero’ che la nostra e’ una situazione particolare, il nostro lavoro e’ uguale in qualsiasi parte del mondo e noi siamo due disadattati di natura.
      Non lo so se un giorno avremo il coraggio di fermarci, quello che so e’ che vogliamo stare insieme.

      E, Puntadispillo, l’immagine che mi hai regalato di un ritirarsi prima o poi nelle valli senesi, mi piace tanto, grazie!

      1. uhm… certamente ci son posti assai peggiori di questo in cui vivere. Ma dopo qualche anno che son qui, posso serenamente dirti che questi colli sono assai troppo sopravvalutati. Intendiamoci, un panorama splendido. Ho girato parecchio: una campagna così non si trova ovunque. Ma non sono accoglienti. Questo colli sono degli attori bravissimi, infallibili. Ti ripropongono i loro mille colori esattamente come dovuto e quanto dovuto. Ma non risultano mai accoglienti, con la perfezione dei loro campi curati, con quei tappeti verdi precisi ed ordinati. Non ti viene di farci una corsa e calpestarli. È una campagna bella da vedere, ma che non si lascia toccare. Oltre al fatto che è ormai tutta di qualcuno. Hai presente quelle star inarrivabili ed altere, che al momento giusto si girano, ti guardano e ti fanno un sorrisetto? Ti senti un privilegiato! E tralasci di accorgerti che è un atto di convenienza loro, fatto per il flash, e quasi mai un dono sincero. Ecco, Siena ed i senesi son così, perennemente ammantati di sacralità, asserviti ad una ritualità teatrale, tutori di una storia che non vedono l’ora di sfoggiare, talvolta in modo tamarro, facendo contare le dimensioni più della qualità.
        Come spesso in Toscana, vi è un culto smodato per le vecchie mura, forse per meglio identificarvisi e giustificare gli altissimi muri – quelli si ben conservati – che molti, troppi, qui hanno nella testa.
        Trovare la ragion d’essere del presente nel proprio passato è un’offesa che nessuna storia o tradizione merita.
        La storia, come qualunque passato, va vissuta e continuata, mai perpetrata. Se vivi per fermarla, stai semplicemente morendo. Certamente non vivendo. Ed io odio profondamente la mancanza di contemporaneità. Non fraintendermi, io amo le tradizioni, il passato. Ma solo quando vi ritrovo una traccia, un orma, l’indicazione di un cammino fatto e da fare, il senso di un identità. Quando sento sciorinare la storia di ogni sanpietrino ci cui è composta una via, anteponendola alle vicende dei piedi che vi hanno camminato sopra, sento fortissimo il rintocco delle campane a morto. My 2 cents, obviously.

  21. Aappperò!

    a me mancherebbe l’aria al solo pensiero, ma voi avete due bei cervelli e chissà quanto li avete fatti frullare per arrivare a questa decisione…

    che dire, in bocca al lupo ragazza!

    solo una cosa…vedi di farlo lavorare per ‘sto trasloco, mica crederà di fare il furbo?!

  22. e’ meglio crescere i figli con delle buone scuole o, quando si puo’ ovviamente, con i loro genitori sotto lo stesso tetto? far prevalere l’amore per il lavoro oppure l’attaccamento alla famiglia?

    mi sono trasferita per lavoro in un paese europeo lasciando la famiglia in italia…dopo l’ennesima serata di pioggia ed il collegamento skype che funzionava a singhiozzo, ho passato un week end d’inferno chiedendomi se tutto cio’ avesse un senso…il mio angelo custode ha voluto che dopo un paio di settimane mi offrissero un lavoro in Italia…non ho tentennato neppure un attimo, e pensare che non ho figli e nemmeno un cane, ma un marito adorato che mi ha accolto a braccia aperte all’aeroporto…
    that’s life…good luck, elasti-family!

  23. Buona fortuna certo, per tutto, questo è il minimo augurabile, io penso non a mister i e non a elasti, ma penso quanto sia preziosa , la fortunata e non scontata presenza di un padre e di una madre, per dei figli in crescita, che , anche se non puó sembrare, assorbono da questa presenza, forza e sicurezza e ne sono convinta anche serenità….per un futuro da condividere…certo ci sono genitori fisicamente vicini e presenti ma lontani ugualmente, ma credo che il rapporto quotidiano , l’incrociarsi giornalmente, negli anni della crescita certo, sia qualcosa di più prezioso, che una buona opportunità lavorativa… Perché se hai dei figli prima è loro che devi tutelare….

  24. Mai, mai lo farei…gia le settimane mi sembrano mesi, i mesi mi sembrerebbero anni. Mi mancgerebbe troppo, per amore mi sono trasferita e ho abbandonato il mio percorso…col mio lavoro non posso parlare, il mio lavoro non mi abbraccia, non mi fa compagnia, non ci posso trascorrere un bel w-e. E poi loro i miei bimbi avevano bisogno del padre, non gli bastavo. Meglio la famiglia insieme. Ripensaci.

    1. io Ania concordo con te..non riuscirei mai..la quotidianità ok,a volte “uccide” la coppia,ma la quotidianità è quella che mi mancherebbe di più…con 3 bambini ancora di più,immagino.Fossi in te ci ripenserei,poi ognuno ha il suo parere e la vive a modo suo..

  25. Mio marito è tornato a vivere negli States da 2 mesi. Io dopo essere tornata all’università a 27 anni, con una passione sfrenata per ció che studio, e dopo il mazzo che mi sono fatta per 1 anno per conciliare studio forsennato e famiglia (con il mio bimbetto d quasi 2 anni)…beh, io non ce l’ho fatta a lasciare. Questa è la mia passione. Fortunatamente sia io che mio marito la pensiamo un pó come Elasti e Mister I, e crediamo nella possibilità di stare insieme pure se distanti fisicamente. Le paure iniziali erano tante ma si affievoliscono ogni giorno di più. Con le 9 ore d fuso orario, mio marito da il buongiorno e la buonanotte a nostro figlio che spesso si addormenta mentre papà gli legge “Goodnight moon” via FaceTime. La strada è lunga ma per ora credo che non potevamo fare una scelta migliore. In bocca al lupo, Elasti!

  26. Secondo me fate bene. L’importante e’ riuscire a sopportare i ritmi. Ma ce la si fa. E’ bello essere rispettati nelle proprie inclinazioni, aspirazioni, attivita’. Ricorda che oltre al resto sei pure l’archetipo femminile dei tuoi tre maschiacci, che avranno ben stampato in loro un modello di donna autonoma e realizzata pur tra mille acrobazie. In bocca al lupo e un abbraccio grande
    kati ~ ivrea

  27. Voi siete adulti e potete gestire le vostre vite come preferite, si vede lontano un miglio che vi amate e la cosa importante è questa e vivere in modo che vi permetta di essere sereni..anche se ai poli opposti ehehehe
    Mi spiace solo per i piccoli, chissà se l’hobbit piccolo si ricorderà di Mister I, per i bambini qualche mese non ha la valenza che ha per noi e se oggi succede una cosa e papà non c’è? e se c’è la festa a scuola e papà non c’è? e se è il mio complenno?la festa del papà eccecc.
    E’ vero che sono già un pò abituati ma vedersi ogni 5 giorni o ogni 90 è diverso!ecco spero che riusciate a far quadrare anche i bimbi nel vostro piani lavorativo egoistico senza farli troppo soffrire.

    1. i mesi di un semestre accademico sono solo tre e mezzo e poi ci sono 10 giorni di spring break dentro in cui lui tornerebbe.

      1. Beh, certo che due mesi è molto diverso che ‘un semestre’. Forse se avessi detto subito due mesi + break + un mese e mezzo avresti suscitato comenti molto diversi… 😉

    2. Ciao

      io ho 32 anni e in una situazione cosi’ ci sono cresciuta, quindi penso di poter dare una testimonianza “sul campo”. I bambini hanno capacita’ che da adulti forse ci dimentichiamo, io non so come ho fatto (certo molto e’ dipeso dalla bravura di mia madre) ma ti posso assicurare che mio padre c’e’ sempre stato anche nei lunghissimi mesi in cui era via. Certo, mi ricordo compleanni (e Natali anche) velati da un po’ di tristezza perche’ lui era via: ma per me era gia’ una festa enorme ricevere la telefonata la notte della vigilia. I bambini non dimenticano, l’affetto, l’amore non si dimentica. I genitori sevono per dare l’esempio, per spronare, per insegnare il valore del coraggio e a dare le ali, no? Mio padre mi scriveva lunghissime lettere, e poi quando era a casa era sempre per me. I problemi che come figlia posso aver avuto sono stati dettati dal mio carattere e dal suo, non dalla lontananza. Sono sicura che Elasti e Mr I sapranno gestire tutto questo, poi oggi c’e’ skype, gli aerei ogni 5 minuti.. Tutto e’ fattibile e sara’ un’avventura magica. Io ho di quei ricordi bellissimi della mia infanzia a due con mia mamma..:-)

  28. Un semestre passa veloce.
    Rispetto enorme per la vostra scelta.
    Ma…a scrivere dagli Stati Uniti non riusciresti? Magari usare il periodo per scrivere un terzo libro. 🙂

  29. Facciamo anche finta che tu sei fortissima e indistruttibile, e che ce la fai 6 mesi da sola con 3 bambini e 2 lavori a Milano.
    Facciamo anche finta che tu, come donna e come madre, capisci, ti adegui e ti riorganizzi la vita in quei 6 mesi.

    Ma i ragazzi, che fanno? Mesi senza il papà? Solo per provare una nuova esperienza lavorativa, non perchè non abbia altre alternative meno scomode?

    E lui, che fa? Mesi senza vedere i suoi 3 figli? Per il lavoro?
    Chi glieli ridà indietro quei mesi senza i suoi figli?

    Ma…

    1. Già. Mi associo al: “mah!” E poi c’è la questione del sesso, che sono insondabili fatti tuoi, Elasti. Ma 6 mesi son lunghi da passare..Mah!

      1. @biancarancione
        la sua vita coniugale è qua, scritta a morsi e spizzichi in tutto il suo blog.
        destino ovvio e accettato di ogni blogger ritrovarsi commentato anche il tipo di mutande che indossa.
        scelta sua.

    2. Meglio un padre padrone come quello rappresentato dal padre di Francesca in Acciaio della Avallone? Di quelli presenti, che ti tirano i calci in culo se ti metti il mascara? O di quelli che in casa ci sono si, ma seduti sul divano a vedere il calcio o le trasmissioni spazzatura?
      Che poi magari i soldi da visiting professor servono anche a pagare la casa più grande e permettere il part-time. Ci sono tante donne con il marito sulle navi o camionista che lo vedono più raramente e che devono lavorare a tempo pieno e poi curare i figli.

      1. Sì, mi viene da dire che la figura del padre è senz’altro importante, la sua presenza costante è invece a volte un po’… ingombrante. Come figlio/a padre, a volte, lo scopri più avanti. Dopo ti accorgi che la sua persona, il suo pensiero, ti hanno formata/o. Quando sei piccolo/a tante volte è quasi un sollievo che non sia sempre in casa. Per lo meno, per tanti della mia generazione era così. Ora non so, i papà sono diversi, meno distaccati con la prole.

  30. Ma ci sono anche sei mesi insieme, che prima non c’erano.. E la possibilita’ di un ritorno a meta’ del tempo. Insomma a me sembra una scelta giusta. E quanto alla necessita’ di avere entrambi i genitori, quanti sono i bimbi che godono del privilegio di una coppia di genitori che si ama? Io credo che il coraggio di inseguire le proprie aspirazioni profonde sia un insegnamento che non ha pari. E poi, nel caso perché dovrebbe essere elasti che molla e parte? Anche Mr. I potrebbe tornare in Italia no, se l’unità familiare e’ un valore perché ne devono pagare le spese le donne?

    1. Sulla comprensione da parte dei figli ho delle grosse riserve: sono molto piccoli, e la loro tenera età non permette di capire le “assenze ricche di amore”.

      Assenza=indifferenza, alla loro età (e non solo…)

      Sulla loro percezione dell’amore paterno a distanza io mi farei degli enormi problemi.
      Ma, come ho già scritto, a ciascuno il suo, sono scelte loro.

      1. ma chi sei una psicologa??? è molto + presente suo marito che lavora a londra di tanti italiani che lavorano sotto casa e neanche parlano ai figli. prima di giudicare aprite la mente e il cuore.

      2. Assenza=indifferenza

        Ho scritto sopra, il mio e’ solo un caso personale e non ne posso fare un paradigma, certo. Ma invece, ti posso assicurare che nella mia infanzia non ho mai vissuto questa equazione. Non l’ho mai sentita, ne’ pensata. Mi sono sempre sentita stra-amata, anche nella lontananza. Erano piuttosto gli altri a farmi notare l’assenza, a chiedermi se sentissi la distanza.

  31. concordo con Max… mesi senza vedre i figli!! come si fa??
    Quante fasi della crescita (soprattutto dei piccoli) si perderà?
    Spero che non ve ne pentirete in futuro .. perchè sarà troppo tardi.
    ma la vostra famiglia è già abituata a distanza e distacchi quindi probabilmente avrete meno difficoltà di una famiglia tradizionale!!
    che dire.. in bocca al lupo!

    mary

    1. Come si fa? Chiedetelo alle dozzine di badanti ucraine a Milano con famiglia a Lviv, chiedetelo ai muratori egiziani o gli idraulici romeni che non vanno a casa da mesi. Un tempo c’era chi partiva dall’Italia senza skype, internet & co. Giorni e giorni di nave e la famiglia arrivava molti mesi dopo.
      Certo, la presenza dei genitori è importante, ma anche la stabilità che deriva dalla loro soddisfazione personale. Verosimilmente è meglio un padre come Mr.I. part-time che certi padri padroni a tempo pieno. Poi certo, magari un “vaffanc… ma tu cosa vuoi che non c’eri mai” Mr.I. se lo sentirà dire da uno degli Hobbit, credo sia già in budget (e forse anche giusto).
      E che problema saranno 4-5 mesi senza sesso quando alla base c’è amore?

      1. finalmente qualcuno che si ricorda che di famiglie transnazionali ce ne sono molte, e non tutte con la stessa possibilità di scelta. auguri alla simpaticissima elasti-famiglia!

      2. Oh, finalmente! al commento 46 un po’ di buon senso ed equilibrio!
        Andate ragazzi, fate quello che sembra a voi e non agli altri.
        E poi i problemi si risolvono man mano che si presentano. Auguri!

      3. le badanti ucraine e i muratori egiziani non mi sembrano esattamente felici, quindi non li userei affatto come modello. Nella scelta di Elasti c’e’ ben altro.

  32. Ho completamente un’altra idea di famiglia e non potrei sopportare di anteporre il lavoro ai miei figli in nessun caso. Non trovo giusto che per seguire le proprie ambizioni personali, un padre o una madre si allontanino così tanto da casa e per così tanti mesi. Mi pare assurdo e tremendamente egoista. Per me essere una famiglia è prima di tutto condivisione degli spazi, della vita di ogni giorno..non basta telefonarsi, sentirsi su skype per sentirsi dei buoni genitori. E’ fondamentale la presenza fisica. Non parlerei di coraggio ma di enorme egoismo. Scusa ma è il mio pensiero, come tu hai il tuo. Io di un marito/padre che prendrebbe anche solo lontanamente in considerazione di eclissarsi coì in un altro continente solo per seguire le sue ambizioni lavorative piantando moglie e 3 figli per mesi..non saprei francamente che farmene…

    1. La vita è lunga, i figli crescono (bene o male, a volte prescidendo dale scelte dei genitori), le rinunce nel nome di una cosidetta “normalità” prima o poi si scontano… Certe scelte guardano al futuro. Penso più che mai che un buon regali che possiamo fare in questo momento ai nostri figli, in un paese come il nostro che – a meno di sperare nei miracoli – è in una fase storica di grande declino economico e culturale, è di diventare aperti al mondo, flessibili al cambiamento, tolleranti e coraggiosi.
      c

    2. seguendo la tua idea tutte le persone che accettano di lavorare in giro per mondo allora non dovrebbero avere una famiglia oppure se già ce l’hanno non sono dei bravi genitori. penso ai soldati, ai pescatori, a chi lavora sulle navi da crociera, sui pozzi petroliferi, ai medici e volontari delle ong, etc etc. sono forse tutti pazzi egoisti che non amano i propri figli?
      o se sono i figli ad andarsene, sono forse dei pazzi egositi perchè lasciano i genitori che vanno verso la vecchiaia e sono bisognosi come e forse più dei bambini?
      i miei figli vedono il loro padre poco più di 4 mesi all’anno che corrispondono ai sabati e alle domeniche e alle ferie, perchè quando lui si alza per andare al lavoro dormono ancora e quando torna loro sono già a letto; eppure viviamo sotto le stesso tetto.

      1. Sono d’accordo. I genitori che non concepiscono la loro assenza dai figli saranno poi gli stessi che pretenderanno che il figlio stia con loro per sempre rinunciando anche a opportunità importanti, insomma tarpando loro le ali. Questa non è la mia idea di famiglia.

    3. ma anche il tuo è egoismo…vuoi i figli solo per te…e magari loro al secondo anno di università andranno all’estero o si trasferiranno con un amore straniero conosciuto in vacanza. cosa farai? darai loro degli ingrati?

  33. ciao elasti,
    credo che il momento della vera scelta non sia adesso, poichè è vero che un semestre passa in fretta (tra l’altro un semestre che va da gennaio a fine aprile) ed è verissimo che occasioni lavorative di questo tipo non si rifiutano mai (o quasi mai) a priori. La parte più difficile forse verrà dopo il semestre, quando davvero dovrete decidere se la città di A diventerà il nuovo luogo di lavoro del papà e valutare se la vostra famiglia dovrà rimanere così divisa chissà per quanto tempo…. In bocca al lupo per adesso e per dopo!!

    1. Un appello: approfittando dei compiti delle vacanze dei figli (per chi ne ha) ce li ripassiamo un po’ i verbi?
      Non ne posso più di vedere condizionali e congiuntivi a caso, nei post qua e là… :-/

      1. scusa scusa alessia, non nel tuo commento, ho sbagliato la posizione del mio commento!!!
        Comunque era solo uno scherzo, eh, non sono certo la maestrina dalla penna rossa e gli errori li facciamo tutti, digitando. Però i verbi…mhh

  34. bravi Elasti, perchè qualsiasi cosa voi abbiate scelto, l’avete fatto con amore, complicità, lungimiranza, saggezza e libertà.

  35. Ci sono così tanti tipi di famiglie, così tanti equilibri cercati, inseguiti e a volte trovati che non mi viene in mento un modo “giusto” di essere famiglia. La famiglia vera è, il come, poi, viene dopo. Tante famiglie, purtroppo, “sembrano”, ma non sono. Se ci riferiamo al modello usuale, certo, la normalità è fatta da mamma, papà e figli tutti insieme. E’ questa la ricetta della felicità o della serenità, almeno? Non lo so. Non voglio scavare nelle pieghe del concetto moderno e “borghese” di famiglia, non è questo il luogo, ma di modelli di famiglia ce ne sono tanti, tutti storicamente funzionali. La famiglia “Mulino Bianco” è un’invenzione relativamente recente. In epoche, paesi non lontani, erano i figli a venir mandati via presto, bambini o ragazzini, per lavorare o studiare, a seconda dell’estrazione. E quanti uomini hanno lavorato via per tanto tempo… Quello che oggi può sembrare difficile domani potrà essere una risorsa. Coraggio, Elasti, la vita è lunga, ogni cambiamento è una nuova vita, in fondo… E poi ci sono gli aerei, i week end lunghi, no?
    Quello che è certo, che non cambierà mai, perchè non puoi scambiare la terra e il cielo, è il fatto che i bimbi piccoli devono/vogliono stare con la mamma. Agli uomini va tutto il peso/dolore della lontananza.
    Ma come si può pensare che sia solo scelta egoista? Cosa dovrebbe fare un uomo, responsabile anche della crescita materiale e psicologica dei suoi tre – dico tre – figli? Rinunciare al suo mestiere di economista, conquistato sul campo, e restarsene in Italia, magari cercare lavoro nel call center sotto casa? Sarebbe bello per i bambini vedere il papà triste perchè insoddisfatto?
    Lo so che la stessa scelta non poteva farla Elasti, ma questo lo sappiamo. E non credete che gli uomini non ce la invidino.

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