Nonsolomamma

come complicarsi la vita e (cercare di) vivere felici

nella città di A, a cena con P, amico e collega di mister i.
“non ti dispiace che te lo rubiamo, elasti?”
“rubiamo?”
“sì, mister incredible…”
“ah, già. lui… be’, è stata una scelta condivisa, ne abbiamo parlato a lungo, abbiamo valutato i pro e i contro, e… è un esperimento per noi… e poi a me la città di A piace tanto”
“ma non così tanto da venirci a vivere con gli hobbit”
“no, non così tanto. non posso vivere in un posto nel bosco nel mezzo del nulla dove l’inverno dura dai fine settembre a metà aprile, dove la temperatura raggiunge meno 30 gradi e le tempeste di neve sono frequenti come la nebbia a milano. non posso mollare tutto, lavoro in primis, per venire qui a fare la casalinga che d’estate doma topi e serpenti e d’inverno si fa largo tra i ghiacci a colpi di piccone. temo che annegherei nella depressione prima e nell’alcol dopo… e poi non vogliamo che i nostri figli crescano americani. nonostante tutto siamo ancora convinti che le scuole italiane siano un ottimo posto dove formarsi. però la città di A ci piace, tira fuori il meglio di noi e continueremo a passarci le estati e sono felice che il nostro destino sia ancor più legato a questi luoghi adesso”
“e come farai nei mesi in cui mister i sarà qui e tu sarai sola a milano?”
“ehm, non è una situazione totalmente nuova per noi. mister i ora lavora a londra e fa avanti e indietro ogni settimana. ci siamo abituati a un pendolarismo settimanale, ci abitueremo a un pendolarismo annuale… e poi, per i mesi in cui lui non sarà con noi, pensavo di prendere qualcuno alla pari, preferibilmente giovane, maschio e aitante. una via di mezzo tra un baby sitter e un toy boy, un elemento multitasking…”
“mi sembra un’ottima idea. avete uno strano equilibrio voi due. ma se funziona…”
“diciamo che entrambi siamo sempre stati molto egoisti con il nostro lavoro e molto generosi con il lavoro dell’altro. siamo convinti che ognuno debba seguire i propri talenti e le proprie passioni e se questo è compatibile con il benessere familiare, si può fare”
“quindi?”
“quindi vediamo un po’ che succede”.

lo scorso inverno mister i ha avuto un’offerta dall’università di A. elastigirl e mister i hanno trascorso giorni e notti a discuterne. e sono giunti alla conclusione che vale la pena provarci e vedere come va. al momento, quel che è certo è che a gennaio mister i sarà ad A, per un semestre, che significa fino a fine aprile. quel che è possibile è che questo si ripeta nel tempo e che il pendolarismo londinese lasci il posto a un’organizzazione nuova e ancora ignota. tutto è reversibile e parecchio confuso. ma complicarsi follemente la vita è un talento dell’elasti-famiglia. trovare la felicità nell’entropia, si spera anche.
come dicono gli americani, sperèm in bén.

217 pensieri riguardo “come complicarsi la vita e (cercare di) vivere felici

  1. Un grosso in bocca al lupo a tuo marito e a te.
    Sono sicura che avete preso la strada migliore per la vostra famiglia (e soprattutto, certo non devi renderne conto ai lettori del blog).
    Tienici aggiornate 🙂

  2. Capisco benissimo la vostra scelta e fate bene a tentare! Noi finora siamo sempre riusciti a spostarci tutti insieme (prima due, ora tre), ma io ho la fortuna di potermi portare il lavoro al seguito, ho l’istinto nomade e sono convinta che due o tre anni si possa vivere dappertutto, anche a Ulan Bator. Però il tuo punto di vista è sacrosanto.
    Non capisco invece il tuo commento sul visto: con un J1-coniuge puoi lavorare negli USA. Che poi tu per ora non voglia trasferirti è un altro paio di maniche, e rispettabilissimo.
    Auguri e in bocca al lupo per il vostro nuovo assetto.

      1. Immagino che ci siano delle buone ragioni se avrà l’h-1 e non il j-1, quindi non dico altro.

        Comunque, leggendo tanti commenti “io non potrei mai” mi viene un po’ da sorridere, pensando a quante famiglie dei nostri paesi, dal profondo Nord al profondo Sud, sono vissute con i padri all’estero a lavorare che stavano via 11 mesi l’anno, tornavano a casa un mese, giusto il tempo per mettere incinta la moglie di un altro figlio, e ripartivano, e non c’erano skype, internet e tutti i sistemi di telecomunicazione moderni, se andava bene qualche lettera.
        Non dico che non sarà dura in alcuni momenti anche per voi, ma i quattro mesi voleranno e poi vedrete e deciderete.
        Magari convinci UMass a sponsorizzarti un j-1 tutto per te! 😉

  3. Devo dire, a malincuore, che una volta leggendo i commenti potevi cogliere riflessioni, spunti, visioni diverse.. noto da un pò di tempo un certo appiattimento e me ne dispiace.
    Speriamo che dipenda soprattutto dal fatto che, in linea di massima, non è ritenuto il web (e lo condivido anch’io per la stragrande maggioranza delle cose) lo spazio adatto.. E che nella vita vera invece venga dato risalto alle proprie, singole, speciali e diverse visioni della vita e punti di vista!!!

      1. non è una critica. o almeno non voleva esserlo. nè verso chi lascia traccia, come delle volte faccio io, nè verso il sistema di gestione dei commenti. di solito do sempre un’occhiata ai commenti, sono uno specchio delle nostre reazioni dichiarate.. e alcune volte, ne sono uscita meravigliata..

    1. da quando c’è stato il cazziatone con conseguente “epurazione” è rimasta la solo la frangia più giulbilante delle commentatrici e questo è il risultato: una serie di commenti adoranti, pochissimi pareri contrari all’elasti pensiero e tanti, tanti, tanti complimenti!
      se noti, infatti, i commenti sono calati a picco!

      1. ma cosa leggete a fare se pensate solo male di chi scrive? è chiaro che i commenti sono positivi, la maggior parte delle persone si trova qui xchè apprezza, non xchè deve criticare…elasti è anche troppo democratica. altro che epurazione, qui manca l’educazione basica

  4. In bocca al lupo! Tentare di sicuro non nuoce e poi vedrete.
    Per il resto, immagino abbiate riflettuto a lungo e prima di povare non si può sapere davvero come andrà.

  5. trovo giustissimo e bellissimo avere un tale equilibrio da lasciare l’altra persona “libera” di seguire anche strade importanti che portano a stare lontani …come hai detto tu, elasti, è Amore anche questo!!!

    sinceramente però, non so se ne sarei in grado, credo che io starei malissimo senza poter stare con la persona che Amo con cui voglio vivere e cotruire il futuro e la famiglia.

    credo che non ci sia una cosa giusta e una sbagliata, dipende da caso a caso, dalle persone …e l’unica cosa giusta (qualsiasi essa sia) è quando si trova un equilibrio, e mi pare che voi in qualche modo lo avete trovato!
    complimenti!!!
    🙂

  6. UMass è famosa, ad esempio, per il suo Labor Center. Chi fa carriera accademica lo sa. C’è chi sposa un calciatore ed è pronta a cambiare città ad ogni campionato, chi sposa un poliziotto/poliziotta e magari ha un po’ di paura ogni giorno, chi sposa un/una musicista e ogni tournée è un distacco. Ci sono tanti lavori che non sono ufficio dalle 9 alle 5. Certo, se Elasti volesse fare la giornalista che segue le Olimpiadi per 3 settimane allora sarebbe un casino con il marito negli States, ma ogni coppia trova il proprio equilibrio.

    1. Dopo scambio con il saggio marito, penso che il punto centrale sia il concetto di “amore coniugale”.
      Certo ogni coppia lo vive in modo unico e irripetibile, mi ripeto, a ciascuno il suo.

      Ma ha senso una vita “coniugale” separati fisicamente? L’amore può sopravvivere all’assenza di unione fisica?

      Certo, certo, 4-5 mesi saranno per alcuni bruscolini. Per me sarebbero un’eternità, ma questo riguarda me.

      Il problema è più generale: come ha detto bene Sail num 57, anche se ogni coppia deve trovare il suo equilibrio, ci sono persone, me e marito compresi, che intendono la vita insieme proprio come “vita insieme”, fatta di condivisione di piccole e grandi cose, fisicità, contiguità, conversazione, sguardi, carezze e baci, scambi e aggiustamenti continui per la voglia di decidere “insieme” le questioni che riguardano i figli.
      E tanto altro, possibile solo vivendo fisicamente insieme.

      Certo, tutto questo rientra nelle differenze di scelta e di modi di ogni coppia.

      Resta però un punto su cui riflettere vale la pena: che differenza c’è tra un’amicizia ricca di progetti comuni e una unione amorosa matrimoniale?

      E il sesso è fondamentale, eccome se lo è.

  7. 4 mesi all’estero e lunghi periodi a casa… potrebbe essere anche meglio di come è ora… Bravi secondo me fate bene.

  8. Così non va.
    Io, letti alcuni commenti in cui mi sono ritrovata, sento di dirti che stavolta NO, non sono d’accordo e non vi ammiro!
    I motivi sono tanti:
    – già il part time londinese avrebbe dovuto avere una fine tempo fà, ed il fatto che abbia continuato, che i figli ormai si siano abituati non è una buona ragione per dire che è giusto;
    – tu elasti, che avrai scritto questo post perchè auspichi dei confronti, e anche perchè sotto sotto non sei sicurissima di questa vita free-lance, dici che ” se questo è compatibile con il benessere familiare”. Cosa intendi? Come lo valuti? Dovete aspettare che i vostri figli abbiano qualche sintomo psicologico preoccupante per capire che è una vita familiare che per i bambini non va bene? Il problema, a mio parere non è vedere o meno il padre, è proprio l’iidea di famiglia che state vivendo ed inculcando, convincendovi voi per prima che va bene, che per mè è proprio sbagliata.
    vedi elasti, già io sono emigrata dal sud al nord ed ho vissuto con un marito che per lavoro lavorava fuori. Alla nascita del primo figlio, io ho detto BASTA. O il lavoro o la famiglia! E non che non potessimo trovare altre compromessi, ma il papà non deve essere sostituito dagli estranei.
    Sono assolutamente d’accordo con chi si schiera dalla parte dei figli, perchè voi due adulti state prendendo scelte sbagliate che ricadranno pesantemente su di loro, e non tanto oggi che sono piccoli, ma quando diventeranno grani vi rinfacceranno questa scelta di vita, diciamolo francamente, molto discutibile.
    Sinceramente ammiro molto più quei genitori che sono EROI e si sacrificano guadagnando forse neanche mille euro al mese, lasciando da parte i progetti gloriosi, perchè nella vita c’è un tempo per tutto, per lo studio, per i sogni e per la famiglia, ma mai mettendo la famiglia tra un impegno ed un altro ma sempre al primo posto.
    – tu moglie hai anche bisogno di non avere tutta la repsonsabilità su di te, i nonni sono anziani e passibili ogni momento di diventare fragili, e tu lo sai bene con il tuo papà, che l’hai perso da un giorno all’altro e i bimbi già lo sono di per se. Quanto ancora pensi di trattenere il respiro?
    Io ripeto, questa volta davvero non sono d’accordo. Mi sembra tanto un maschilismo travestito dei tempi moderni.
    Qualcuno ha detto che tanti figli sono cresciuti con i padri che lavoravano fuori: infatti, è proprio per questo che ora i papà hanno più consapevolezza del loro ruolo.
    Come dire, non perchè tanti si separano che la separazione sia una cosa giusta, per dei figli.
    Mi dispiace elasti, ma questo tuo post mi ha creato tanta amarezza. Non si fà porta avanti così una famiglia!

  9. Chiedete ai figli di genitori di cui la mamma stava in italia e il papa’ lavorava per 6-8-10 mesi all’anno in giro per il mondo (perche’ aveva un fallimento di un’impresa alle spalle e milioni di debiti da pagare, mica per passione personale, e nei cantieri all’estero davano quattro volte la paga che davano in italia ad un operaio).
    Io me lo ricordo:le feste senza il papa’, i compleanni senza il papa’, i mesi senza il papa’. Certo, una volta c’erano le lettere e qualche telefonata e ora c’e’ skype, che pare la panacea per tutte le lontananze ma non sostituisce un bacio e una coccola quando ci si sbuccia un ginocchio. Ma la mia infanzia, e quella di mio fratello, sono state segnate da questa assenza, e io a trent’anni di distanza me lo ricordo, eccome se me lo ricordo.
    Ricordo anche che i mesi migliori erano quelli in cui potevamo raggiungere mio papa’ in africa, in mezzo la nulla, e in quel periodo mia mamma rinunciava al suo lavoro di farmacista per stare con la famiglia. Avevamo poco, ma quando si poteva si stava insieme, e io ammiro i miei genitori per questo: per essere stati insieme, entrambi, con noi quando potevano.
    Pensate ad ora, pensate alla vostra gestione familiare, economica e lavorativa come voi due meglio credete per ora. Quando ci ripenserete tra dieci, quindici, vent’anni magari insieme ai vostri figli vi auguro di non avere rimpianti.

  10. Ciao Elasti,

    Sono 10 anni che seguo mio marito per lavoro, in luoghi facili e meno facili. Ho lasciato il mio lavoro che mi piaceva e dava soddisfazioni, ma nel farlo non ho sofferto, sapevo che avrei saputo trovare altro (oltre all’amore) a dar senso alla mia vita. E cosi’ e’ stato, in ogni posto nuovo una nuova passione, a volte anche un nuovo lavoro.

    Credo che la cosa fondamentale quando si decide di cambiar vita per seguire qualcuno sia scegliere con entusiasmo, senza sentire di sacrificare qualcosa di unico e irrinunciabile, altrimenti si parte col piede sbagliato e ogni difficolta’ puo’ diventar tragedia.

    Cambiar vita per seguire qualcuno implica molte cose. Si perde l’indipendenza economica, si perde lo status lavorativo (e inevitabilmente sociale) che si e’ tanto faticato a costruire, si perde la quotidianita’ di amici e parenti. Dall’altro lato pero’ si acquista la liberta’ di potersi reinventare, il lusso e il tempo di esplorare nuove, affascinanti, e a volte improbabili, passioni. Si scoprono posti, cibi e persone diversi, si fanno nuovi amici.
    L’unica cosa fondamentale e imprescindibile e’ appassionarsi a cio’ che si fa, altrimenti hai ragione tu, si finisce per tirar a fine giornata e a buttar via la propria vita, con tutte le frustrazioni che questo comporta.

    In bocca al lupo
    Fx

  11. Ho letto solo alcuni commenti. Sarà che la ragionevolezza non è una mia qualità, ma credo che il rispetto che avete l’uno per l’altro (per i talenti, le passioni, la crescita, la libertà…) sia amore, almeno come lo intendo (e un po’ lo vivo) io. Amore per voi stessi e per la vita, e non c’è amore migliore da regalare ai propri figli…

  12. Ma quindi Mr. I. lascerà il suo lavoro all’Università di Londra? Oppure può prendersi un semestre di aspettativa per vedere come vanno le cose nella città di A.? Elena

  13. cara Elasti, spero che il clima olimpico ti invogli ad intensificare gli allenamenti perché per la partita che vuoi giocare di elasticità te ne servirà tanta.
    I commenti sono svariati, ed ognuno ha la sua ragione.
    Avendo conosciuto la vita accademica USA, non riporrei molte speranze nell’idea di semestre come limite temporale. Nessuna società, come quella americana, è capace di assorbirti nel lavoro 24/7. Certo spesso hai la libertà di organizzarti il lavoro con grande autonomia, ma nell’insegnamento non c’è tutta questa flessibilità. Per il ménage familiare, si entra in un campo delicato. È vero che ogni coppia ha i suoi equilibri. Ma è anche vero che assai spesso alla ricerca di questo equilibrio di una coppia se ne fanno due, non so se mi spiego. Quando toccò a me, una saggia amica, a cui una premurosissima studentella 25enne aveva appena soffiato il marito mi disse: “due case, due vite. Regolati”.
    Ora io non conosco Mr I – che ti auguro comunque sia il miglior tocco di manzo del ranch – ma conosco le studentelle americane e le pollastrelle nostrane (anche di importazione): rischi certamente più a Milano che negli States.
    Le giovani americane subiscono poco il fascino dell’intelletto, se possono confrontarlo con il guizzare di muscoli giovanili, meglio se non costretti dalla teca cranica. Ed i campus americani sono degli affollatissimi lupanari.
    Ma c’è invece un esemplare della fauna statunitense dai cui devi seriamente guardarti: le temibilissime donne fatte e finite, anzi quasi mai finite visto l’abuso di interventi estetici. La donna americana, lo saprai, è molto emancipata – può frequentare orde di maschi senza mai, ecco… dover esser cinta d’assedio dai vari achille, per circumnavigare educatamente un concetto.
    Gli Yankees sono “very assertive”: se vogliono una cosa, la puntano e la chiedono. Non pensare che simulacri quali matrimonio, famiglia, figli, fungano da corone d’aglio contro quel tipo di vampiri.
    Ecco, quindi, fin tanto che il nostro cena a base di sushi, nessun problema. Ma se senti odor di collega femmina, cara, addrizza le antenne.
    Certamente le teorie marxiste nel 2012 non hanno proprio il fascino di quella del bosone di Higgs, ma le ex cheerleaders (lo sono praticamente tutte) hanno grandissima capacità di adattamento. Ricorda che loro possono contare su interminabili stands di biancheria Victoria Secrets, conoscono le virtù del silicone e spendono fortune nel nails caring. Capisci che hai a che fare con delle machine da guerra. E la tua arma di difesa sta nella saldezza di un uomo…italico e barese.: non è proprio come mettere un euro nel caveau di una banca svizzera.
    Beh, naturalmente c’è molto dello scherzo in quanto ti ho detto sopra, ma non tutto, anche Arlecchino scherzando si confessava.
    “Essere fedele” è una coniugazione che ha un senso solo al presente, al futuro al massimo è un auspicio. È anche il suo bello, se vuoi.
    Un tentativo esplorativo va bene, ma una decisione dai termini così indefiniti non è proprio quello che gli ortodossi chiamerebbero “vita familiare”. I figli l’assenza del padre l’hanno già sperimentata. Certo hanno la sicurezza di un padre che gli vuol bene, ma anche la certezza che non son mai stati scelti per primi. E non sempre le premure genitoriali possono subordinarsi alla tenuta di una buona linea ADSL.

    1. Ed anche di questo bel ritratto, cerchero’ di fare buon uso.

      Oggi, e’ stato un piacere leggerti.

    2. be io non concordo. se i termini sono questi allora potrebbe succedere ad elasti di conoscere un fascinosissimo uomo, precipitare nel vortice della passione etcetc e tornare se stessa al ritorno di mr i, avendo vissuto qualcosa che si sara’ pure sbagliato, ma vuoi che non sia grandioso? oppure cambiare tutta la sua vita. e allora? non possiamo certo mettere la testa sotto la sabbia per paura, si vive e si vede che succede. detto questo cara pds: anch’io vivo nelle colline toscane! e si e’ molto come tu lo descrivi, ma io da sempre ci vivo da colonialista spietata, percio’ vivo in mezzo al nulla, frequento i miei amici ma mi estraneo totalmente dalla comunita’ locale che non mi appartiene e reciprocamente non ci manchiamo.

      1. è inutile darle consigli, ha già deciso. mica lo ha detto quando ci stava pensando. hanno deciso. punto.
        comunque sono d’accordissimo con puntadispillo. io mister i l’ho intravisto al volo in una foto taggata su FB e poi prontamente sparita e ecco mi sembra un bel ragazzo, non proprio un tocco di manzo tutto muscoli, ma un simpatico intellettuale, piuttosto piacente. uno così non lo farei stare solo negli Usa – e neanche altrove – per sei mesi. ma elasti se ha una dote è quella della sua straordinaria sicurezza di sé (detto con invidia, io zero sicurezza grazie), quindi…

    3. puntadispillo, i tuoi interventi mi piacciono moltissimo. non sempre li condivido ma li apprezzo moltissimo. grazie mille

  14. Ammazza che novità di peso!!! Appoggio in pieno (ammesso che abbia un senso il mio appoggio ecco :-D) Avere Mr Incredible accanto per sei mesi filati sarà un lusso, poi magari un po’ per volta potreste far coincidere una parte del semestre di lui con le vacanze vostre, a quel punto i mesi di assenza effettiva saranno davvero pochi.

  15. Ciao elasti,
    commento poco, ma questa volta proprio non riesco a non farlo.
    Mio marito per lavoro parte spesso e volentieri per periodi non inferiori ai quattro mesi e cosa peggiore va a finire sempre in posti difficili, così non possiamo proprio anda a trovarlo…
    I miei bimbi di 6 anni ne soffrono proprio tanto te lo assicuro!!!
    Valentina mamma di Filippo e matteo

  16. Da expat in America ti dico che è molto difficile che l’esperienza si limiti ad un semestre, soprattutto perchè con i benefits che si hanno qui quando si fa vita accademica, l’Italia sembrerà il terzo mondo dopo un po’.

    Io non so se i bambini avranno dei problemi o no, ma a me sembra che tutta la responsabilità dell’equilibrio familiare sia nelle tue mani e non è la migliore delle cose.

  17. Cara Elasti,
    non so se faccio bene a raccontarti, seppur in breve, la mia esperienza, perché questa faccenda dell’expat è – come qualcuno ha giustamented detto – come un parto, e io non ti voglio influenzare in alcun modo. E forse nemmeno potrei.
    Però ti capisco, oh come ti capisco. Io ho avuto un fidanzato americano per alcuni anni e all’inizio la prospettiva di trasferirmi (per quanto in un posto stupendo) mi terrorizzava ed ero fermanente contraria. Non sono nata in Italia e quindi le radici che ho qui mi sono in un certo senso ancora più care, perché sono un po’ precarie e sono le uniche che ho. Almeno, allora era così. E l’idea di prederle, come pensavo sarebbe avvenuto con un trasferimento, mi faceva sentire male.
    Dunque sono stati anni di ‘qua e là’, da parte di ambedue, che in fondo era quello che volevamo.
    Un giorno, mentre io ero qua e lui là, in un periodo di lontananza più lungo del solito, un amico che come età poteva essere mio padre mi mise in guardia dalla lontananza eccessiva, perché – disse qualcosa del tipo gli uomini non la sanno vivere, e fanno presto a trovare una pulzella. Io dissi ma va’ figurati, impossibile! Ho assoluta fiducia!
    E poi… aveva ragione. Il fatto è che lo scoprii anni dopo, quando il rapporto era comunque fortemente in crisi anche per altri motivi, ma aveva ragione eccome, e l’ho scoperto troppo tardi.
    Tra l’altro, a quel punto ero desiderosa di trasferirmi eccome, quel posto era veramente diventato ‘casa’ e l’adoravo. Ma quando ero pronta… per la relazione era troppo tardi.
    Alla fine me ne sono ritornata, a pezzi e nell’inquinamento di milano. Non ti dico cosa è stato.

    Un altro amico molto saggio una volta ha detto: ‘Si pensa di andare in un paese per una persona, ma a volte in realtà è per il posto’. E magari anche per me è stato così, perché francamente io penso e spero ancora di tornarci. Libera da vincoli questa volta, che chissà, magari è anche meglio.

    Comunque, noi non avevamo figli e non eravamo neanche sposati, dunque la situazione è molto diversa.
    Ah, un’altra cosa: quando ti avventuri un po’ nell’insidiosissimo mondo dei visti americani, ti rendi conto che un visto come ‘trailing spouse’, che ti permetta di lavorare o meno, ma almeno di stare quanto ti pare, è una fortuna pazzesca già di per sé.

    Detto questo, sicuramente troverai il meglio. A volte casa è semplicemente ‘casa’, ed è perfetto così.

    1. Forse sono l’unica a trovare un po’ fuori luogo gli avvertimenti minacciosi riguardo le cornificazioni possibili da parte di lui. Non posso credere che nessuna qui dentro abbia l’esperienza diretta o indiretta del fidanzato o marito che ti cornifica con la tua migliore amica, la vicina di casa, o la commessa del supermercato all’angolo.
      Per dire che un marito può dimenticarsi di te anche se dorme con te ogni sera.

      1. Concordo su tutta la linea. Mi fanno ribrezzo questi stereotipi del maschio italico traditore, della necessità di sapersi tenere il marito (mai il contrario), delle perfide donne americane pronte a soffiarti l’omo. brrrrrr

  18. …che notizia!!!! avete tutta la mia stima….. io sogno prima o poi di lavorare all’estero, e ogni volta che parlo col io compagno o i miei amici porto il vostro esempio..
    La vostra è una vita piena e densa, potete permettervi quello che fate, e prendete tutto con passione.. I tuoi figli cresceranno con l’immensa fortuna di conoscere un ò di più il mondo.. La famiglia è una convenzione sociale e culturale, ma il fatto di discostarsi da un modello canonico non significa affatto perderci… anzi!!!
    In bocca al lupo ragazzi..

  19. Leggo da piu’ di un anno in silenzio. Avrei voluto scrivere un messaggio a fine maggio, ma pur avendone scritti almeno una dozzina nella mia testa, nessuno e’ arrivato alla tastiera, e confesso che mi sono sentita una codarda per non averlo scritto. Non mi sono piaciuta allora, quindi adesso scrivo.

    Io di solito faccio la stesso tipo di vita di Mister I., ma a volte mi capita di fare quella di Elasti. L’ho scelta da giovane, da ventun anni la condivido con la persona che amo, e da pochissimi anni con i nostri due bambini.
    In questo thread ci sono messaggi affettuosi, incuriositi e partecipi – come spesso succede in questa comunita’ – ma anche alcuni a mio avviso fuori luogo, piu’ che altro per ignoranza. Il confronto e’ importante, ma immagino che la maggior parte di noi non conosca personalmente Elasti e la sua famiglia e quindi la nostra capacita’ di offrire contributi con cognizione di causa e’ necessariamente limitata, anche perche’ – giustamente – Elasti non ci mette al corrente di tutto quello che succede nella sua vita!

    Le esperienze di ciascuno di noi sono diverse, ma vorrei rassicurare Elasti che non ho sofferto nella mia infanzia per le assenze di lavoro del mio amatissimo padre, ero orgogliosa che il suo impegno facesse la differenza. Ho sofferto invece per i sacrifici di mia madre, anche se non percepiti come tali da lei.

    Non c’e’ nulla di peggio, sia per una coppia che per dei figli, del non confrontarsi costantemente e del rinunciare alle proprie aspirazioni … che non sono ‘progetti gloriosi’ ma solo il doveroso impegno morale di utlizzare i propri talenti al meglio date le circostanze.
    Certo e’ stancante, faticoso, e ci sono momenti in cui l’assenza fisica ha certamente un peso. Non e’ per tutti, ma si puo’ fare, e soprattutto non ha senso giudicare vite ‘diverse’, quando le scelte sono state fatte consapevolmente da due adulti maturi, intelligenti e dotati di sense of humour.
    Tanti auguri dal profondo del cuore, e ad Easti non serve un toyboy ma un ‘manny’!

    1. Messaggi fuori luogo per ignoranza, la nostra capacità di offrire contributi con cognizione di causa è limitata……..
      Non mi stupisco che per scrivere un messaggio tu ne abbia pensati almeno una dozzina.
      Io scrivo qui quattro righe senza stare a pensare che forse sono inappropriata perchè non ho gli strumenti tecnici per commentare. Non ho una laurea in psicologia nè in sociologia, sinceramente non mi ero accorta che si trattassero argomenti da un punto di vista scientifico.
      Sono daccordo che i protagonisti sono maturi, intelligenti , dotati di un grande senso di humour e praticamente quasi perfetti ma allora noi cosa ci stiamo a fare?

      1. Lori datti una calmata! Ignoranza perchè ignoriamo tutti gli aspetti della vita di Elasti “Elasti non ci mette al corrente di tutto quello che succede nella sua vita!” e perchè non la conosciamo personalmente; non perchè non abbiamo una laurea in psicologia o sociologia. Pertanto i nostri commenti sono limitati alle nostre conoscenze (dirette o indirette) e alle nostre esperienze. Rileggi il commento con + serenità!

      2. Premessa: il 98-99% delle persone che scrivono qui non conoscono personalmente elasti, pertanto non sono in grado di dare consigli calzanti alla realtà dei fatti.
        Trovo inutile e antipatico ricordare che elasti non ha bisogno del nostro giudizio perchè superficiale.
        Se togliamo l’emotività ai commenti, rimane l’aspetto tecnico che sarebbe fuori luogo perchè non richiesto.
        Pertanto non mi piace che qualcuno faccia il giudice dei commenti.
        Scusa anonimo se ti sono sembrata eccessivamente aggressiva.

  20. “temo che annegherei nella depressione prima e nell’alcol dopo”
    hai ragione Elasti, e te lo dice una che ha passato diversi mesi nel Vermont in pienissimo inverno … ho quasi abbandonato il mio ex fidanzato all’altare! Sono scappata una settimana prima del sì per paura di diventare alcolista …

  21. io faccio il tifo per voi: se va bene, tanto di guadagnato… e se a un certo punto a uno di voi non piacerà più, si ridiscuterà la decisione! In bocca al lupo 🙂

  22. Ciao Claudia, non credo di avere il diritto di esprimere giudizi su una scelta che tu e la tua famiglia avete preso dopo averci a lungo riflettuto. Vorrei solo complimentarmi con voi per il modo in cui inseguite le vostre passioni. In bocca al lupo

  23. E comunque, a corollario dei discorsi del tipo “viva la parità dei sessi” e “egoisti con il nostro lavoro e generosi con il lavoro dell’altro”, qui abbiamo l’uomo che sceglie il lavoro a tempo pieno dall’altra parte dell’oceano, e la donna che rimane in italia con 3 figli a cui badare e 2 lavori da portare avanti, di cui uno ridotto a part time perchè full time non ce la faceva (ovviamente!) senza il marito in appoggio.

    Correggetemi se sbaglio, ma qui non è questione di essere “egoisti E generosi”, qui è più questione di CHI è egoista e CHI è generoso.

    O no?

    1. io non sono d’accordo. Partendo dal fatto che comunque nessuno si dovrebbe permettere di giudicare le scelte di vita degli altri, in ogni caso io non sono d’accordo con la frase “siamo egoisti con il nostro lavoro” credo che quando ci sono in gioco la vita di 3 bambini prima bisognerebbe pensare alla loro felicità e dopo pensare alla propria carriera lavorativa. Ribadisco il fatto che è solo un opinione personale non una critica perchè ognuno decide di vivere la propria vita come meglio crede.

  24. Al sesso ci sono alternative, con tutti i rischi connessi, e dobbiamo dircelo chiaramente perché non credo che starete mesi a guardarvi al pc. Così come dobbiamo dire chiaramente che la scelta, appunto frutto di reciproche concessioni tra coniugi, non può tenere conto dei figli che subiranno questa situazione più di tutti e non sono tenuti a fare ragionamenti del tipo meglio un papà felice all’estero che un papà triste in casa. A loro serve comunque un papà. Detto ciò ogni famiglia decide in casa propria.

  25. In fondo i bambini si erano già abituati a non avere spesso papà per casa, anche se Londra non e’ il Massachusetts e non c’è un oceano di mezzo. Immagino che le reazioni, quando si accorgeranno sulla loro pelle della differenza, non saranno rose e fiori. Ma in fondo, perché no provare questa nuova avventura, che magari porterà tantissime cose belle ( e ve lo auguro)? Se diventasse ingestibile ci si potrà sempre mettere una pezza. E non scordiamo che Elasti ha il part time che in questo caso, secondo me, e’ una salvata mica da poco, poi ci sono i nonni e gli amici…Elasti, auguro a tutti voi una splendida esperienza di pendolarismo intercontinentale, sicuramente i bambini impareranno tanto!

  26. Cara Elasti, tu e tuo marito siete uno splendido esempio di coppia che funziona. Una coppia che cammina assieme, fianco a fianco, senza che l’uno scavalchi l’altra. Vicini ma mai attaccati, soffocanti. Rispettosi uno dell’altra prima di tutto. E’ così che dovrebbe essere sempre. Vedo un grande amore tra di voi e questo mi rende ottimista perché mi permette di credere che possano ancora esistere amori così

      1. Vero, ci sono anche i figli. Ma se i genitori lavorano è anche per permettere a loro di avere un presente e un futuro migliori. Io fino a circa 16 anni mio padre non l’ho praticamente vissuto, era sempre via per lavoro. Ma appunto, era via per lavorare e per permettermi di poter godere di tante cose e opportunità di cui altrimenti non avrei potuto godere. L’unione di una famiglia non significa per forza vivere tutti sotto lo stesso tetto

    1. Diciamo che più che camminare fianco a fianco è Elasti che sa stare accanto ad un uomo come M I.
      Cioè quel tipo d’uomo che decide una cosa, ti mette a conoscenza e si aspetta che tu capisca e che tu approvi a prescindere dalle tue vere necessità, tue ed evidentemente dei figli…………
      Quale donna sarebbe felice di essere lasciata a casa sola con tre figli per mesi e mesi?
      Urgono almeno 4 babysitter a disposizione,
      oltre al lavoro, alla casa, ai bambini ,si ha anche il sacrosanto diritto di pensare al proprio personalissimo svago? O nel kit della madre e moglie perfetta c’è compresa la frusta per l’autoflagellazione?
      M I non lo fa per i soldi, o per dare un futuro migliore ai propri figli, lo fa solo per se stesso, per il suo ego, per le sue personalissime convinzioni, ed Elasti glielo concede,
      è un loro privato, e per questo non discutibile equilibrio, ma per stare accanto ad un uomo così si può essere solo una donna come lei, con il suo carattere remissivo, un po’da “devo sacrificarmi per forza” se no non faccio abbastanza, e ancora tanto innamorata,
      tanto innamorata dell’idea dell’amore,
      perchè il vero amore se sopravvive, sopravvive solo alla quotidianità e non alla fuga.

  27. “I figli l’assenza del padre l’hanno già sperimentata. Certo hanno la sicurezza di un padre che gli vuol bene, ma anche la certezza che non son mai stati scelti per primi.”
    Ognuno deve fare le proprie scelte. Ma queste poche righe di Puntadispillo mi suonano dolorosamente vere.

  28. Tutta la mia stima a Elasti: credo che si possa essere felici e costruire una bella famiglia solo quando si è appagati e soddisfatti di sè e del proprio lavoro. Non credo che i bambini preferirebbero due genitori frustrati, che passano il tempo a rinfacciarsi reciprocamente le sfumate opportunità di carriera!!! E poi ognuno ha il proprio particolarissimo equilibrio: il segreto è trovarlo e vi auguro vivamente di riuscirci!!! Un abbraccio

  29. Mi permetto di commentare e di non essere d’accordo con la tua scelta.
    Avete dei figli piccoli, medi e “grandi”, che, scusa la franchezza, al momento se ne fregano del fatto che i genitori stiano dando il buon esempio di rispetto delle decisione dell’altro coniuge, di apertura verso il cambiamento, di capacità di adattarsi e di essere una famiglia nonostante tutto.
    I bambini se ne fregano di tutto questo, perchè ciò che conta è avere mamma e papà presenti, vicini, tangibili. Un genitore lontano per mesi non può essere, per un bambino, paragonabile ad uno che c’è e che si fa sentire da vicino con la sua presenza.
    Se aveste dei figli già più “adulti” ed autonomi, forse questa soluzione potrebbe essere vagliabile; ma con dei bambini in crescita, che necessitano di entrambe le figure genitoriali, mi sembra, come spesso accade, una soluzione studiata tenendo conto solo delle esigenze dei genitori, perchè “tanto prima o poi i bambini si adattano” e “non è che papà non c’è, poi torna”, e “ci sono passati altri prima di noi e non è mai morto nessuno”.
    E’ vero, non si muore di lontananza, ma si soffre di una mancanza. Papà tornerà, certo. Ma nel frattempo si sarà perso molti attimi, molti giorni, molti mesi della loro vita. E loro, pian piano, impareranno perchè costretti, a fare a meno di lui.
    Il medio fa il “pagliaccio” per cercare attenzioni, forse questo potrebbe essere uno spunto riflessivo. Siete davvero convinti che per lui sia tutto accettabile?
    Scusa l’intromissione e il parere un po’…discorde, ma per mestiere e per scelta sto dalla parte dei bambini 🙂

    1. apprezzo il tuo intervento. ma quello che mi sento di dire è che i bambini non avrebbero il papà per circa 5 mesi (non consecutivi) in un anno e poi lo avrebbero a tempo pieno, che lavora da casa, senza contare i due mesi abbondanti in estate. certo, quando è a casa ma non passa il tempo a giocare con loro 24 ore su 24 ma c’è, è presentissimo e secondo me una presenza come la sua è molto rassicurante per un bimbo. sono convinta che gli hobbit, seppur nella follia di un’organizzazione familiare bizzarra, siano dei privilegiati nel rapporto con il loro padre. quanti bambini hanno per 7 mesi l’anno un papà tanto vicino a loro? magari mi sbaglierò e dovremo trnare indietro e rivedere le scelte (niente è scritto nella pietra) ma così non mi sembra una soluzione penalizzante per i piccoli.

      1. brava elasti. quella che sta dalla parte dei bambini casualmente sta contro una supermamma! com’è brutta l’invidia…e com’è surreale che chi dovrebbe capire certe cose x lavoro, in realtà non coglie nulla della vostra splendida famiglia

      2. Beh, che dire, non ho parole.
        Non provo nessuna invidia per Claudia, leggo il blog perchè mi piace molto e sinceramente non invidio nessuno perchè mi sento affermata come madre e come persona. Sinceramente ho solo detto la mia, e siccome proprio per lavoro mi occupo molto spesso di gestire situazioni simili, ho riportato la mia esperienza. Se poi questo è stato inteso come un “mettersi contro una supermamma”, me ne dispiaccio molto, chiedo scusa e torno nel mio angolo. Punti di vista differenti (e peraltro espressi con educazione, mi pare, visto che non ho insultato nessuno), penso possano essere utili per crescere e confrontarsi. Detto questo, senza alcuna ironia (nè invidia alcuna) faccio tanti auguri a Claudia e le auguro ogni bene, sinceramente 🙂

  30. Io credo che tentar non nuoce, una prova la si può certo fare e sicuramente i bimbi non ne saranno traumatizzati. Per quel che può valere il mio modesto parere, pero’, questa mi sembra più una scelta fatta da una coppia, non da una famiglia. Certo, e’ verissimo che i genitori appagati dal loro lavoro sono genitori felici e sereni, pero’ credo si debba tener conto della felicita e serenità prima di tutti dei bambini. Se fossero adolescenti, sarebbe diverso. Capirebbero. Ne soffrirebbero un po’ magari, ma capirebbero. Bambini cosi piccoli hanno bisogno di avere a fianco entrambi i genitori con una certa continuità, e non stare senza il padre per tre mesi.i e’ ovvio che non può fare bene. Se si trattasse di una opportunità senza via di scampo, ovvero o accetti o perdi il lavoro, allora sarebbe diverso. Della serie altrimenti facciamo fatica ad arrivare a fine mese. Ma se uno lo fa sol per la carriera, per soddisfazione personale, dovrebbe prima pensare ai figli. Pero’ ripeto: io non mi negherei la possibilità di fare una prova. Che e’ poi quello che faranno, no? 🙂

  31. Ho sperimentato un padre part-time (lavorava a 100 km da casa, partiva il lunedì all’alba e tornava il martedì pomeriggio, ripartiva il mercoledì all’alba etc etc fino al sabato), da quando ho avuto 4 anni fino ai 19.
    Non ne soffrivo. Mia mamma e mia nonna (che viveva con noi) sapevano riempire i ruoli e non mi mancava una dimensione familiare “full time” che non avevo mai conosciuto.
    Poi mio papà è finalmente andato in pensione ed è potuto tornare a casa.
    E io finalmente ho avuto in casa… un tenero estraneo.
    Per me lo era! Me ne rendevo conto quando, in stanza con lui, cercavo mia mamma o in sua assenza mia nonna per avvisarla che stavo per uscire: non mi veniva assolutamente spontaneo dirlo a lui…
    Credo ne abbia sofferto in modo terribile.
    Non c’era astio nei suoi confronti, sapevo che si era fatto una vita del genere solo per non “scomodare noi”, e non gliene volevo certo, anzi! Ma di fatto… lui non era, ai miei occhi, “parte della famiglia”. Era quel volto conosciuto che viveva con noi 3 pomeriggi a settimana + le domeniche…
    Il mio rapporto con lui è nato di fatto solo 4 anni fa, quando, 83enne, la sua salute ha fortemente vacillato, e trovarmelo catatonico in un letto d’ospedale mi ha permesso di abbattere in un attimo quel muro di timidezza/riservatezza/distanza che caratterizzava il nostro rapporto.
    Contro questo ti metto in guardia (e metto in guardia soprattutto Mister I). Indipendentemente dagli USA (che forse sono una scelta che ‘migliorerebbe’ l’attuale situazione!), l’esser marito part-time può funzionare alla grande (per mia mamma e mio papà è stato così, ed hanno appena fatto i 51 anni di matrimonio!), ma il papà part-time… non è un papà ma solo un carissimo familiare… Ed è un peccato…

  32. Elasti, sono una 23enne di Parma che studia a Milano, posso venire io a farti da ragazza alla pari (ovviamente non sono un maschio, ma sono giovane e multi tasking comunque!). 🙂

  33. Vuoi sapere?
    Noi non lo avremmo mai fatto!
    Non è una questione di concordare o meno. E’ questione di punti di vista. Non c’è un giusto o sbagliato.
    Mi sembra anche esagerato dovervi ammirare.

    Io però in prima analisi avrei pensato ai nostri bambini.
    Camionisti, minatori etc etc sono persone che viaggiano e spariscono lunghi periodi perchè campano di 1.300 euro al mese. Non penso sia la vostra situazione. E’ solo una questione di “ambizioni professionali”.

    Non posso pensare di vivere lontano dai nostri mostriciattoli.
    Bloodymaya e Puzzolone ne soffrirebbero troppo e sicuramente noi di più.

    Ovviamente voi sapete il vostro e avrete ponderato le vostre scelte… posso solo dirti… insomma Elastic.. in bocca al lupo!!!

  34. Ma tra l’altro… che senso ha dare la nostra opinione, magari accorata come se la dessimo a un’amica intima, a qualcuno che la sua decisione l’ha già presa, e che comunque sappiamo non ci risponderà?
    Forse ho un po’ il dente avvelenato, perché qualche mese fa mi era stata prospettata una risposta via mail a una mia mail, risposta che non è mai arrivata. E quando dopo un po’ di tempo ho chiesto come mai non ci fosse stata risposta – forse che so il mio messaggio non era pervenuto? – non c’è stata risposta neanche a quello.
    Da allora leggo sempre il blog con piacere, ma un briciolo di rabbia mi rimorde ogni volta.
    Evabbé, volevo dirlo. Che poi lo so che queste cose le facciamo tutti… 😉

  35. (lo so che lo scrivo sempre, ma non riesco proprio a risparmiarmi…)
    Elasti, io ti stimo. Definitivamente, totalmente, drasticamente.
    Complimenti. E se hai bisogno…batti un colpo! 😉

  36. Non la vedo una cosa così strana o impossibile da affrontare per una coppia. Io però, da neo-papà,sono fortemente convinto che il tempo di qualità abbia un senso solo se abbinato con la quantità. Non solo penso che la cosa migliore per i miei figli (per quelli degli altri non so) sia la presenza di entrambi i genitori, ma so che è la cosa migliore anche per me. Non avrei fatto due bambini per poi lasciare che mia moglie ne avesse l’affido e li crescesse praticamente senza di me (e penso proprio che non l’avrebbe accettato neanche lei XD ).

  37. Ho letto un po’ di commenti, tanti ma sono tantissimi! E spero di non ripetere cose già dette.
    ho la sensazione che molti qui si scaldino senza capire che, rispetto alla vecchia forma di pendolarismo questo potrebbe anche essere meglio: Mister I passerebbe più tempo a casa di quanto abbia mai fatto, ed Elasti potrebbe con i bimbi raggiungerlo in certi periodi. a monte c’è una forma di famiglia che risponde credo a dei bisogni psicologici di distanza a cui il lavoro è strumentale – questa Elasti è la sensazione che ho sempre avuto. Proprio per questo penso che possa funzionare, perché voi avete bisogno di amarvi così.
    Personalmente non è il mio modello, e non ci starei affatto comoda, psicologicamente io sono na cozza allo scoglio:) E mi sono strutturata la famiglia di conseguenza. Ma queste sono scelte personali e idiosincratiche e non penso che nessuno debba metterci bocca. Un unico pensiero mi viene e un un’unica obbiezione faccio. Quello che mi lascia diciamo perplessa in scelte del genere, è che l’amore per il lavoro dell’altro e l’egoismo per il proprio sono distribuiti in maniera asimmetrica: Perchè tu cara per i tre figli ti sei dovuta puppare il part time. Perchè da sola con tre figli devi togliere del tempo al lavoro – sottrazioni che la carriera accademica non tollererebbe. Questa asimmetria non la condivido ecco, non la condivido come modello familiare nè come modello politico. Non mi piace proprio che io faccio il genitore, e quello fa il genitore delle feste. Ma elasti è un discorso astratto e oltretutto ripeto, secondo me cambiate al meglio e non al peggio. Potreste passare più tempo insieme.

    1. zaub, ti ringrazio per il commento. la tua sensazione è esatta. noi funzioniamo bene così probabilmente e così siamo felici. per quanto riguarda la tua obiezione sul part time, ecco, io ho avuto il part time per un lavoro che era diventato inconciliabile a tempo pieno con i figli e che non mi appassionava ma contemporaneamente ho cominciato una collaborazione che mi diverte molto, mi gratifica e posso gestirmela come voglio. quindi in realtà, dal mio punto di vista, il part time ha migliorato la mia qualità di vita anche professionale e non solo familiare. questo per dire che non ho la soggettiva impressione, con il part time, di avere rinunciato a qualcosa. anzi. intanto baci e sappi che ogni tanto penso che vorrei telefonarti per fare due chiacchiere.

      1. tesora anche io ho voglia di sentirti, ora vado in esilio a nocchietta, diciamo in ritiro marmellatista. quando torno ce aggiornamo:)

  38. Io sono molto d’accordo con closethedoor, due commenti qui sopra. Andiamo gente, come se il marito o la moglie potessero cornificare il coniuge solo se lavorano lontano! Ma quante storie si sentono di corna fatte con il collega o il vicino di casa, tornando a casa ogni sera dalla propria famiglia? Eddaii, questi son discorsi un po’ provincialotti.

  39. ho esitato a lungo prima di commentare, pensando che tanto è inutile, la delillibus ha già preso la sua decisione, penso ponderata, e non saranno certo le voci anonime del blog a farle cambiare idea.
    per amore di conversazione vorrei dire la mia, cerco di dirla alla leggera: secondo me stai commettendo un errore colossale che rimpiangerete tu e i tuoi figli a lungo
    anche io lavoravo in italia per una società americana, figli a scuola, marito imbinariato, tutto come un orologio (un orologio all’italiana, è chiaro, mica svizzero)
    Un giorno il BIG BOSS dagli USA mi prospetta la possibilità di andare a lavorare a New York. Ho preso e sono partita, ho reimbullonato i figli nelle scuole a ny, si è trasferito anche mio marito, abbiamo colto al volo l’occasione di lasciare questo paese che sta affondando per offrire ai nostri figli le migliori scuole del mondo e la vita in un paese civile.
    Siamo appunto tornati in vacanza per i nonni, perché skype è bello ma un abbraccio è meglio.
    Tu hai la fortuna d’avere un marito che si inserisce nel sistema accademico, hai una laurea della seconda migliore università italiana, che è conosciuta anche qui, lavori – come me – per un datore di lavoro che c’è anche qui, padroneggi l’inglese, e rinunzi a tutto per far fare ai tuoi figli le MERAVIGLIOSE scuole pubbliche italiane?

    1. Mah… NYC e la città di A, Mass non sono la stessa cosa. Poi dopo un semestre c’è sempre tempo per valutare ed eventualmente trasferirsi, è molto peggio togliere gli Hobbit dalle rispettive scuole per poi magari tornare per il secondo quadrimestre se la cosa non si è rivelata fattibile.
      Ti lasci condizionare dal tuo giudizio sull’Italia, un’Italia che costruiamo tutti noi ogni giorno e che grazie al cielo ha persone come Elasti e tante altre qui che decidono di rimanere e di non lasciare che solo gli avvoltoi delle varie caste rimangano qui a sbranare e sbranarsi.

  40. Ecco, molto probabilmente non si era capito, ma cio’ che ha scritto Dolores e’ esattamente quello che volevo dire io.
    Non soltanto: un marito, ovvero un compagno di vita, e’ anche un compagno di avventure. Perche’ non viverle sul serio queste avventure?
    Per un lavoro in vetrina e un invito dal presidente della repubblica?

    Questa non vuole essere una critica, un giudizio o un insulto, si fa per chiacchierare, come sempre, pero’ io non ci vedo proprio niente di coraggioso nel restare.

  41. cara elasti,
    in bocca al lupo 🙂 e non parlo a caso.
    Io ho trascorso, dopo un triennio di pendolarismo del marito in germania e un paio di stagioni milanesi al cento per cento di tutti e due, un anno tosto in cui lui ha vissuto a new york mentre io e i due nani siamo stati a milano. Be, partiamo tutti e tre questo giovedi per un annetto americano, o forse due, o forse non so. Non è facile per me, per niente, rinunciare al mio pacchettone di vita, lavoro e affetti qua. Ma mi sembra giusto provarci.
    Insomma, la morale è : sempre giusto provarci! Auguri, di cuore.

  42. aggiungo, provarci ma con le spalle coperte….ho trovato una collaborazione e un accrocchio lavorativo che mi consente un anno di scambio in un laboratorio di ricerca indigeno laggiù a manhattan e cosi riesco ad andare anche per motivi miei, col visto mio e coi tempi miei… e non solo per “sacrificio” ecco….
    Questo è per me fondamentale. Per cui simpatizzo a mille 🙂

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