Nonsolomamma

abbastanza vecchio

in macchina, dal nord uganda a kampala, la capitale. conversando con phillips, che lavora per amref e che viaggiava con elastigirl.

“tua moglie lavora?

“sì, a gulu, nell’amministrazione dell’università”

“avete bambini?”

“due, maschi, di uno e tre anni. vuoi vederli?”

“certo che voglio vederli!”

“sono fantastici. complimenti. ne volete altri?”

“in realtà io sto bene così e gli accordi con mia moglie erano di avere due figli e basta. ora però lei vorrebbe la femmina”

“capisco… e chi tiene i bambini quando voi siete al lavoro?”

“abbiamo una tata”

“i vostri genitori non vi aiutano?”

“io non ho più i genitori. mia mamma è morta qualche anno fa… mio papà nel 1997”

“mi spiace. tuo papà doveva essere molto giovane quando è morto”

“no. in realtà non era affatto giovane, anzi, era abbastanza vecchio”

“quanti anni aveva?”

“42”.

58 thoughts on “abbastanza vecchio

  1. Ti leggo sempre. Non trovo mai le parole per scriverti. Ma ora urge farlo. Tu, che sei li, dicci il modo più sicuro per poterli aiutare senza che soldi e impegno vadano nelle mani o nella direzione sbagliata. Perché essere solo rattristati, sconcertati e commossi non basta. Grazie

    1. Roberta io mi farei una bella pensata prima di espimere una posizione simile. Viviamo due realtà talmente diverse che non si possono fare paragoni semplicistici. Posso essere d’accordo con te per quelle donne che anche per i nostri standard potrebbero esere più nonne che mamme, ma anche lì, chi siamo noi per giudicare? Però nella stragrande maggioranza di casi c’è gente “qui” che di figli ne vorrebbe per amore (del proprio compagno/compagna, della famiglia, della vita, …), ma ha reali problemi di concepimento e i tempi delle terapie, da qundo inizi un percorso a quando ti indicano la strada da seguire, con gli insuccessi e i successi…sono lunghi. Ti passano i mesi così, in un attimo, che nemmeno te ne accorgi. Ma tu ti ritrovi con 2, 3 anni di più e qualcuno ti viene a dire che fai parte di quel gruppo che si “incaponisce” per ESIGENZE PERSONALI…ma per favore!!!

      1. Inoltre fare figli deriva sempre da un’esigenza personale, che lo si voglia ammettere o no. E cioè di diffondere i propri geni. In questo siamo totalmente istintivi.
        Come si può sostenere che avere un figlio sia un atto di altruismo? Nei confronti di chi, di un figlio che nemmeno esiste, prima del concepimento?
        Quindi, a 20 o a 40 anni, qual è la differenza? Il diritto di avere un figlio è il medesimo.

      2. quoto La Zingara e al di là del fatto che trovo sbagliatissimo giudicare le scelte personali altrui in questo modo e in questi termini, vorrei, sulla scia di quanto è già stato detto, raccontare un dialogo tra me e la mamma di un compagno di nido di mia figlia (2 anni). loro sono filippini e lei oltre al piccolo, ha altre due figlie, ormai adolescenti. chiacchieravamo del più e del meno e lei mi ha chiesto quanti anni avessi. “32”, ho risposto io. “e lei è la tua prima figlia?…” “sì”. “ah… l’hai avuta tardi!”, è stata la sua risposta.

    2. roberta, io ho 50 anni e una figlia di 4. Desidero avere un figlio da quando avevo 24 anni. Ne ho persi 6, insieme alle tube, e 1 durante un parto. Ho fatto fivet e icsi. La mia bambina esiste, è uno splendore, ed è qui, con me.
      Abbiamo una legge 40 che fa spavento e tu magari nemmeno lo sai.
      Ti prego, informati un pochino prima di affrontare un argomento così doloroso con la grazia di un elefante.
      Scusa Claudia, davvero, so che questi commenti sono fuori luogo e off topic, ma non sono riuscita a trattenermi.

  2. L’aspettativa di vita tanto breve è uno degli elementi che rende così diverso quel mondo. A quattordici anni sei donna fatta e finita, non come qui che possiamo leggere di donne di 28 anni che si considerano nei guai perchè incinte per caso. Fare confronti tra le due realtà è davvero improponibile.

    1. Aspetta, non generalizzare.
      Il ceto medio esiste anche in Uganda, come in tutti gli stati africani che ho visitato, per lavoro o diletto.
      La cosa che VERAMENTE distingue l’occidente da questi paesi è la grandissima differenza tra chi è povero e chi è ricco.
      Ma che non si pensi che l’Uganda sia su Marte, e che là a 14 anni tutte le donne partoriscono.
      Il centro di Kampala (o di Nairobi, o Dar Es Salaam, o Addis Abeba, ecc…) assomiglia più a quello di Londra che a quello di Milano, per dire (forse ho un po’ esagerato, ma rende l’idea).
      Qualcuno chiede come aiutare questi paesi… mah, difficile. Mandare soldi o aiuti umanitari è relativamente semplice, ma a mio modesto parere sposta il problema solo un po’ più in là. Meglio che niente, comunque.
      Parlarne invece, come fa Elasti, è molto utile. Per conoscere, siccome i nostri media mistificano la realtà.

      1. bah parlarne e basta mi sembra ancora più semplice….bisognerebbe agire… il problema é COSA realmente si può fare. io non ne ho idea…

      2. Mah, Nairobi e Kampala non le ho viste, ma di somiglianze tra Dar es Salaam e Londra ne ricordo pochine…

  3. un mio carissimo amico medico andò in Angola coi Medici Senza Frontiere
    quando un giorno gli chiesero la sua età (appunto 42 anni) si sentì dire che era fortunato, che lui era vissuto così a lungo perché medico
    continua a raccontarci, Elasti, che il tuo cambiare punto di osservazione cambia ognuno di noi

  4. Un post appena più leggero rispetto agli ultimi (quasi 42 anche io, posso permettermi di sorriderci – anche se rimane sempre un sorriso amaro). Grazie e complimenti, sei sempre stata godibilissima ma questi ultimi racconti dall’Uganda sono particolarmente interessanti.

  5. A 42 anni mi sento giovane, sia in Svezia che in Italia.
    La differenza è che in Italia a 42 anni si viene chiamati “giovani”, qui in Svezia “uomini”. In Svezia nessuno chiama un dirigente di 42 anni “un giovane manager”, in Italia ho sentito chiamare “giovani” dirigenti di 44 anni.

    In Africa probabilmente mi sentirei fortunato di essere vivo ed in salute.

  6. oddio certo che essere lì e vedere una realtà così diversa sarà dura da ricordare al ritorno.
    Certe cose andrebbero conosciute, divulgate il più possibile per ricordarsene quanto ci lamentiamo per cazzate e per per problemi inesistenti.

  7. A parte il commento sull’età, che messo giù così fa anche sorridere ma poi pensi all’aspettativa di vita da quelle parti e smetti di sorridere subito, quello che mi ha colpita è il contrasto tra questa aspettativa di vita così ridotta e uno stile invece di vita tutto sommato molto simile al nostro. Due persone che lavorano entrambe, con due bambini, non dodici, curati da una tata, nemmeno dai nonni, mentre i genitori lavorano. E non fanno gli agricoltori o i pastori, ma gli impiegati. Sembra una qualunque famiglia europea, probabilmente anche la moglie di questo signore ogni tanto si sente “Elasti” a far quadrare lavoro, famiglia, casa e tata. Solo che loro a 42 anni si considerano “abbastanza vecchi”…

  8. buongiorno, anch’io non commento mai… e’ interessante leggere di realta’ cosi’ diverse.
    Trovo anch’io, come hanno osservato altre persone prima di me, fare confronti tra la realta’ europea e quella africana, soprattutto quando parliamo di gente verante povera, assolutamente fuori luogo.
    nelle generazioni passate, quando la contraccezione non era diffusa, anche noi facevamo i figli a 18 anni e ne avevamo 4-5 di media.
    e’ vero che fare figli e’ un’esigenza personale, ma sia a 20, che a 30 o 40 e oltre anni…
    non voglio giudicare chi li fa dopo i 40, io personalmente non l’avrei cercata mia figlia dopo i 40, ma se avessi cominciato a cercarla prima e fossi rimasta incinta dopo i 40 l’avrei assolutamente tenuta!!
    in generale ci vuole maggior rispetto per tutti.

  9. Oh mamma! Io che vado a passi velocissimi verso i 64 mi sento veramente Nonna Bacuc! Al di là dei facili scherzi, i punti di vista cambiano rispetto al luogo ove si nasce e si vive. Carmen, la signora equadorena che mi aiuta in casa mi racconta che nel suo paese è normale sposarsi a 16 anni, avere un figlio a 17 ed essere nonna a 40-45 anni. Però adesso che vive in Italia con il figlio, mi dice che reputa normalissimo che suo figlio 28enne non abbia alcuna voglia di legarsi (mentre a Quito sarebbe gia sposato da almeno 10 anni) e lei è contenta così!

  10. mah… a dire il vero io ho pensato a te, elasti, e alla tua recente perdita. Chissà che questo viaggio non ti aiuti a metabolizzare meglio il tuo dolore, a confronto con “quei” 42 anni il tempo – per te giustamente troppo breve – passato col tuo papà parrà lunghissimo!
    un abbraccio

  11. Beh io ne ho fatti 41, ho un figlio neonato di due mesi e davanti (spero) una vita ancora da costruire e quando ho letto il post mi è venuto un senso di colpa fortissimo verso queste persone che vivono realtà diverse e dove la vita inizia a 14 e finisce a 40.
    Pur consapevole che tutto è relativo, sono contenta che elasti stia facendo questo viaggio e condividendo con noi questa realtà… perchè sensibilizza.
    Io nel mio piccolo faccio qualcosa, poco ovviamente, aiuto economicamente amref, però so che non basta.

  12. Elasti, complimenti per quello che stai facendo e per condividerlo in rete, a volte con sofferenza, a volte con più leggerezza. E’ importante sapere come queste ONG aiutano davvero questi Paesi, e come possiamo farlo anche noi. E poi, è inutile dirlo, leggendo di queste situazioni ridimensioniamo i nostri problemi. Io ho un amore di bambino con un disturbo di tipo autistico e, come te, ho perso il mio papà da poco (aveva ben più di 42 anni, quasi 73, ma mi sembrava ancora “giovane”). A volte mi sento la più triste e sfortunata della terra, poi leggo queste cose, alzo un pò il “naso” dal mio orticello, provo a sentirmi parte di un mondo molto più ampio del mio quartiere, della mia città, del mio paese, e mi rendo conto che in giro c’é tanta tanta sofferenza (anche dove non sembra o non te la spetti). E penso che rassegnarsi, deprimersi o essere indifferenti non è MAI la soluzione, e che abbiamo il dovere di essere ottimisti verso noi stessi e solidali verso gli altri. Però è più facile dirlo che farlo. Un saluto a tutti.

  13. Sorrido amara e leggo il commento di Fefo, è vero: da noi comunemente si parla di “ragazzi” di 40 anni.

    @ Roberta
    nei paesi in cui le donne sono “madri di una maternità implacabile” le donne infertili hanno la vita segnata. Hai mai pensato che avere un figlio in certi casi diventa – perfino qui – un’esigenza egoistica di autoconservazione? La possibilità di cercare una cura all’infertilità, in un percorso del tutto personale in cui gli estranei non mettono bocca, è una conquista esattamente come i contraccettivi.

  14. Io son stata in Africa 3 mesi a lavorare come volontaria in un centro di riabilitazione e anni dopo altri 3 mesi in Colombia. Ho visto e aiutato tante persone e bimbi diversi …sono state 2 esperienze fortissime e non ho mai trovato nessuno con cui condividere i miei vissuti, neanche i miei fidanzati di allora, che anzi non ne volevano sapere! Per me è stato difficile ritornare alle realtà del mio solito lavoro!! Quando vedi così tanto e soprattutto così tanta sofferenza ritornare a curare mal di schiena etc non è stato facile. Ma ero più giovane e con l’andare del tempo ho capito che ognuno ha le proprie sofferenze e non per questo meno importanti di altri! Non si può paragonare l’Africa all’Europa! Queste esperienze servono per ‘restare svegli’ e capire che c’è tanto da fare…. Sempre, in ogni luogo

  15. 4 anni fa ero con il mio bebè in braccio, e la badante moldava della vicina dei miei mi ha fatto le congratulazioni. “E’ bellissimo, mi fa venire voglia di bambini!” fa lei.
    “Dai, sei giovane, puoi sempre fare il secondo, no?” rispondo io.
    “Giovane io?!? Maddai!! Ormai sono fuori tempo: ho 38 anni! Anzi, lo sai che io sono diventata nonna il mese scorso?”

    Ecco. Stessa sensazione agghiacciante, e senza essermi mossa di casa! 😉

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