Nonsolomamma

ci voleva qualche giorno di limbo

ci voleva qualche giorno di limbo. magari dentro un aereo, preferibilmente in classe business, così, per provare una volta nella vita. o nel vagone di un treno regionale, di quelli a due piani che da piccola le piacevano tanto. o magari in un albergo. un albergo né bello né brutto, senza un fuori che meriti di essere guardato. o a casa di un’amica che non c’è mai. affondata dentro un divano, a guardare il soffitto. nella sala d’attesa di un ufficio comunale, con il numero 6.428 tra le dita. lungo una strada alberata, senza discese né salite, con una meta lontana e irrilevante.
ci voleva un limbo, tra qui e lì.
tra l’uganda,
le donne con i media sei figli a testa, le malattie misteriose, i padri irresponsabili, la zanzariera dentro cui rifugiarsi di notte, le strade rosse, le classi con 120 alunni che dicono “good morning” in coro, le corse pazze, le case con i tetti di paglia, i gesti rivoluzionari come lavarsi le mani, i tabù come il preservativo, le ex prostitute, gli ex bambini soldato, il mercato dove “no, da sola non ci puoi proprio andare, mi spiace”, una rana nel bagno, le ragazzine che sognano una vita diversa dalle loro madri, un’osterica che ti abbraccia, come fosse tua sorella.
e l’italia,
con la spesa all’ipermercato, le scadenze lavorative, le incombenze burocratiche, la torta di compleanno, le candeline, il corso di nuoto, la riunione di classe, il colloquio con le maestre, la presentazione di un libro, la gomma a terra della bicicletta, i capricci, i risvegli notturni (“mamma, ‘ve zuzzo mio blu?”), il mutuo per la casa nuova, l’ansia di non essere capace, l’insofferenza, le partenze per londra del pater familias, la piscina del martedì, il primo dentino che se ne va, un signore che vuole venderti una polizza assicurativa per telefono, la consapevolezza che questa è casa.

ci voleva qualche giorno di limbo. forse sarebbe stato tutto più facile.

55 thoughts on “ci voleva qualche giorno di limbo

  1. Invece, a parer mio, serve proprio un effetto sauna finlandese seguito da in bagno gelato nel mare del nord.
    Non c’è altro modo che lo shock (termico e mentale). Tanto quello rimane: un inconciliabile, drammatico, dilaniante shock

  2. non lo so..ma tutto quello ke nn è definito , chiaro, palpabile mi mette ansia…limbo come grigio..cn tt le sfumature ke + ci convengono e ke pare vadano tanto di moda tra le caslinghe disperate e nn solo..non so elasti..tornare a casa nel tuo mondo sapendo ke esiste davvero anche quell’altro e nn solo quello…tanti mondi forti e importanti e veri..in cui inventarsi ed adeguarsi provando a viverci…ma il limbo no…stare a guardarsi, anke dentro..no….
    ma forse domattina la penserò in maniera diversa..scusa..è un momento di m…uscendo da un limbo appunto x vivere nn so bene cosa..buonanotte fiorellino

  3. considera pero’ l’esperienza bellissima fatta in uganda, tornare alla realta’ milanese senza l’intervallo di un limbo sembrera’ piu’ leggero.

  4. Ma tu sei di scorza dura mamma Elasti, questo ed altro sai superare, con leggerezza da bimba curiosa, mai stanca, ti hanno formato su una struttura al tungsteno ( non sarà tecnica, ma rende l’idea ).

  5. ciao elasti, oggi avrei tanto voluto venire a sentire te e la bernardini alla feltrinelli… ho letto una recensione qualche settimana fa su vanity fair di questo libro e voglio assolutamente leggerlo… purtroppo alle 17.30 devo andare a prendere la mia bimba più grande dalla logopedista, poi dobbiamo andare con la mezzana a ritirare gli occhiali da vista ed infine non posso certo lasciare la piccolina con i nonni fino a chissà che ora … ti ricorda niente tutto questo? la differenza è che io non ho ancora imparato a ritagliarmi quelle briciole di spazio che servono per sopravvivere… quei momenti che farebbero di me una persona e non semplicemente un’autista/ segretaria / cuoca / donna delle pulizie /maestra … mi sarebbe tanto piaciuto sedermi li con voi e semplicemente ascoltarvi e rilassami un po’… oggi è una giornata grigia… è tutto un po’ grigio…
    scusa lo sfogo… un bacio, daniela

    1. Cara Daniela, non sai quanto avrei voluto esserci a Milano! Ero andata a Monza per la presentazione del primo libro della dottoressa e lì ho incontrato anche Elasti. Adesso spero di portarle entrambe vicino a dove abito. Perché x la sottoscritta con lavoro a tempo pieno e due figli è mission impossible andare di sera oltreconfine.
      Su, forza e coraggio: dalle tue parole si evince che sei una brava mamma. E non è poco.

  6. Sì, dopo un mese in Africa, sono rimasta chiusa in casa per 3 giorni, ma anche lì non resistevo, non resistevo ad avere delle mura intorno e il soffitto sopra la testa, dopo che per giorni avevo avuto il bush intorno e il cielo stellato sopra la testa. Non accendevo la luce né la radio o la TV, perché per molto tempo eravamo stati senza accesso alla corrente elettrica (quando andai io i telefonini ancora non erano così diffusi e, tanto per dire, seppi dell’attacco alle Torri dell’11 settembre dopo 3 giorni che era successo).
    La prima incursione al supermercato per riempire il frigo vuoto fu un incubo, mi aggiravo fra gli scaffali disorientata tra le mille marche di un solo prodotto, come se non fossi cresciuta nell’era del consumismo.
    Poi passa, ma delle cose ti rimangono dentro: ancora oggi, quando mi lavo i denti chiudo il rubinetto ricordandomi quanto era prezioso quel rivolo di acqua fredda che usciva da un tubo fra quattro tavolacci di legno che per 1 mese erano stati la nostra doccia. Oppure, non butto mai il cibo e congelo tutti gli avanzi, anche quelli da cui non si ricaverebbe una porzione, e poi un giorno li tiro fuori tutti e ne ricavo un pasto abbondante per quattro persone.
    E guardo con altri occhi i tanti extracomunitari che incontro per strada e capisco perché si adattano a vivere qui in condizioni che per noi sono disumane; e allo stesso tempo nei loro occhi vedo tutta la nostalgia per la loro terra e lo struggimento per aver lasciato le loro famiglie.
    Mi fermo, sennò finisco nella retorica: però veramente bisognerebbe vedere certe cose di persona, anche solo per sapere, poi magari per capire.
    Continuarne a scrivere qui e a parlarne con chi puoi può essere d’aiuto per questo momento di transizione.

    1. Hai detto ciò che avrei voluto dire io, in modo splendido, e condivido il tuo cambiamento di prospettive e di valori dopo un’esperienza forte come quella dell’Africa o, come nel mio caso, dell’India. L’India povera, poverissima, dove una ragazza raccolse un frammento di vetro del mio specchietto rotto per avere anche lei la possibilità di guardarsi il viso. E io mi vergognai di me stessa, per aver avuto un moto di stizza alla rottura di quel ridicolo specchietto da borsa. Da allora faccio come te, chiudo i rubinetti, non spreco il cibo e cerco di attribuire il giusto valore alle cose. Grazie per il tuo commento e grazie a Claudia per averci permesso di aprire gli occhi su un altro mondo.

  7. non lo so se ci voleva o se è meglio così.
    eri mai stata prima in africa? secondo me il famoso mal d’africa, se ti prende (perchè non a tutti fa lo stesso effetto), non se ne va più.
    sei qui e sei là: col tempo questa sensazione si affievolisce, ma non passa mai del tutto. bentornata, con affetto 🙂

  8. Ti capisco. Io vado almeno tre volte l’anno in Africa per lavoro. Oramai dovrei averci fatto l’abitudine, ma non è così.
    Ci ho anche vissuto due anni di seguito e il rientro non è stato per nulla facile. Ma ci si può abituare e dopo un po’, dopo aver fatto decantare i colori, i suoni, i visi ti scopri più ricco.

    1. Io oggi sono nel limbo. Una giornata vuota, di impegni, di tutto. Ne ho avute tante in passato con grande angoscia. Ma gli impegni mettono anche paura. Un grande risultato può essere quello di non aver paura del limbo, di non usarlo per fare tutto ciò che non si riesce a fare, ma, come dice Elasti, stare in una casa vuota a guardare il soffitto, in silenzio. Riuscire a entrare e uscire dal limbo può essere una strada. È da come ne parla, credo che Elasti questa strada la conosca.
      Giovanna

  9. probabilmente ci voleva…. ma l’Africa non e’ mica una cosa che passa facile! ti rimane appiccicata, limbo o no, come un sassolino sotto i piedi che senti in ogni scarpa, anche nelle pantofole piu’ morbide. fastidioso per tutto quello che rende intollerabile, potente come una bacchetta magica: ogni volta che la vita sembra troppo grande per le mie forze il sassolino sta li a ricordarmi che puo’ essere solo una questione di prospettiva. che la felicità si nasconde nelle nostre solide case come sotto i tetti di paglia e qui come la’ ci vuole tanta fatica per acchiapparla

  10. vorrei che tu raccontassi ancora, in modo forte, della TUA Uganda.
    vorrei vedere quella realtà, coi tuoi occhi, sentirla densa, nelle tue frasi.
    L’africa, quando la visiti davvero, ti rimane dentro, impigliata tra le cose quotidine che affronti.

    forse il tuo limbo potrebbe essere questo Blog.

  11. …ma è “QUESTO” il tuo limbo! Qui dentro, con tutti noi che rompiamo le scatole e commentiamo tutto quello che vorresti spesso fosse solo uno sfogo e invece no! Pure lì noi veniamo a fracassare! Ci piace tanto… 🙂

  12. sì. credo anche io che il limbo sia necessario, quando si passa dal bianco al nero, dal tutto al niente, dal vuoto al pieno. E forse il solo limbo concesso è quello dei viaggi – degli spostamenti – dei trasferimenti.
    Non so, a volte penso che invece che incantarmi con la testa che si vuota, quando sono in viaggio dovrei usare il tempo come se fosse un limbo vero, per pensare (o pregare, magari?)
    Magari il limbo e il silenzio si possono ritagliare, tra le pieghe della giornata? (abbracci e in bocca al lupo per oggi pomeriggio)

  13. Anch’io ho avuto la mia settimana di limbo. Dovevo andare via da casa mia, dovevo assolutamente staccare. Ora sono tornata, piena di energie da impiegare in tutto ciò che faccio!

  14. ….ecco il post che aspettavo….non potevi tornare e riprendere la vita come se niente fosse successo come se il tuo mondo per un attimo non si fosse rivoltato per mostrarti anche l altra faccia….era impossibile….e vedere e leggere che stava succedendo mi lasciava incredula…invece ecco qua….quando cominciavo a crederci scrivi quanto tutto ti abbia profondamente segnata….Bentornata Elasti…adesso puoi parlarne..di quegli occhi di quei bambini di quelle donne ti aiuterà a non dimenticare!

  15. Me lo ricordo come fosse ieri. Agosto 1997. Avevo 20 anni, ero appena tornata dal mio secondo viaggio in Guinea Bissau. Un mese trascorso tra corse folli in pick up su strade di terra rossa, bambini che giocano con la palla di stracci, capanne di fango e tetti di paglia. E, appena tornata a casa ho la fantastica idea di andare… nell’ ipermercato appena inaugurato sotto casa mia..
    Il limbo in certe occasioni sarebbe proprio una buona idea!
    Ps: come va con il mal d’Africa? In certe sere d’estate ancora mi investe a sorpresa

  16. Mi lasci sempre con qualcosa…in questo caso l’amaro in bocca e la consapevezza di come sono tutte simili le nostre vite occidentalizzate rispetto al restante mondo

  17. Io non sono mai stata in africa, ma ho fatto esperienze di volontariato in zone problematiche e capisco benissimo la sensazione. io un tempo compensavo dormendo, adesso non poterei più permettermelo.

  18. e che te fanno a te?!?! te sei il Graal :)))

    Comunque si, ci vorrebbe: una volta stavo trascorrendo del tempo in una zona rurale del Tamil Nadu e mi ritrovai catapultata in Italia per un’emergenza familiare (che poi si rivelo’ meno emergenza di quella che sembrava). Mi sentivo spaesata, come in un sogno, mentre camminavo per le vie di Roma che conoscevo benissimo.

  19. Essere nata in italia nel 1974 penso sia stata una grande fortuna di cui non ho nè merito nè colpa. Se l’iper , il cibo, lo spreco lo togliessimo qua non è che andrebbe a finire “là” …. Penso… E ci sono realtà anche molto locali che non sono lontane da quelle che tu descrivi… Solo più nascoste e, fortunatamente, molto meno frequenti…. Comunque il progetto amref è buono proprio xchè non vuole esportare il nostro modello stile ‘missione buonista’ ma xcheè vuole dare gli strumenti xchè possano un giorno camminare con le loro gambe.

  20. il limbo è un lusso che ci si prende raramente, quando si è donne giovani ma con famiglia, lavoro, coscienza, figli… Il limbo è un regalo per sé, per leggersi dentro e capire come le esperienze belle e brutte, forti e intense ci scavino dentro dei tunnel inaspettati. Ci vorrebbe qualche giorno di limbo, ma i giorni li abbiamo finiti prima: a fare per gli altri, che siano in Africa o in Italia, che siano sconosciuti o ex abitanti della nostra pancia…

  21. Non sono stata in Uganda,ma spesso avrei bisogno di un pò di limbo per far finta,sperare,augurarmi che …tutto sia già passato .
    Ritaall’iniziodiunaseparazionedifficileconduehobbit
    …e scusate lo sfogo

  22. Belle riflessioni e bello questo limbo che ti dai, che ci diamo. Concordo anche con chi ha detto che ci sono zone locali in Italia dove ci sono molte forme di povertà. Basta dare un occhiata in giro per i quartieri di napoli, dove in un “basso” vivono famiglie intere, senza acqua luce e gas: dove i rom vivono sotto i ponti creandosi dei villagi interi e dormOno con il cielo sopra le stelle. Circa 15 anni fà noi avevamo una casa di “villegiatura” in campagna, in puglia, dove l’acqua non c’era per cui noi ci lavavamo una volta a settimana in delle tinozze, prelevandola da un pozzo naturale. la luce non c’era e noi la sera per cenare attaccavamo la lampadina alla batteria della macchina. Siamo andati anni avanti così, non so neanche io perchè, dato che la casa in paese era “civile” ma ai miei piaceva tanto quel paio di mesi quasi fuori dalla civiltà, un pò selvaggi, una vita di sacrifici che però riempiva quelle interminabili giornate estive di vacanza scolastica. Ancora oggi ricordo che mia madre usava due bacinelle per lavare i piatti, una col sapone l’altra per sciacquare: poi quella col sapone si buttava perchè era davvero sporca e quella usata per lo sciaquo si riciclava per la sera mettendoci dentro il sapone. Sicuramente ci hanno insegnato il risparmio, e sarà per questo, bho, che da sposata ho scelto di vivere in campagna, con i miei due figli che la sera hanno i piedi come il carbone,ma sicuramente felici e liberi ed il cielo sopra di loro.

  23. grazie di queste parole, è la prima volta che lascio una traccia. ti seguo qui e sulle parole di carta. sto leggendo il tuo secondo libro e c’è qualcosa che mi “muove”. sarà perché vivo anche io sempre in una specie di Urgenza. magari avessimo un limbo per non pensare ma chissà se poi non sarebbe la nostalgia della vita, a divorarci..

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